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 The Divine Cosmos: capitolo 4.1
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Inserito il - 31/07/2008 : 11:20:44  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
The Divine Cosmos: capitolo 4.1

di David Wilcock

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Capitolo Quattro

LA PROSPETTIVA SEQUENZIALE

di David Wilcock

Abbiamo davvero visto la prova che suggerisce che l’atomo è un vortice eterico con simmetria sferica e un asse centrale, formando in tal modo un toroide sferico. L’effetto Biefield-Brown prova che la “grand solution” al mistero della “polarità di carica” [=la carica dei poli] è che l’energia eterica sta fluendo attraverso le nuvole di elettroni verso l’interno del nucleo. Il dott. Ginzburg fece pochi aggiustamenti semplici ed accettabili alle equazioni della relatività e produsse un modello che spiega perfettamente i comportamenti della materia osservati in laboratorio da Kozyrev, cioè perdita di massa ed energia quando viene accelerata vicino alla velocità della luce.

Grazie alle formazioni molecolari cristalline convenzionali del tetraedro, cubo e ottaedro, e specialmente con l’introduzione dei microcluster, dei quasi-cristalli icosaedrici e dodecaedrici e del fenomeno dei condensati di Bose-Einstein, ora possiamo comprendere l’importanza dei Solidi Platonici nel reame quantico. Non possiamo più negare che queste forze esistono, dal momento che ne possediamo prova fisica inconfutabile. Queste nuove scoperte rivelano anche che non abbiamo più bisogno di pensare agli atomi come ad unità individuali, ma piuttosto [dobbiamo pensarli] come vortici di etere armonico che possono fondersi insieme in livelli più elevati di unità e coerenza, come ad esempio nei quasi-cristalli. E con questi dati a disposizione, ora possediamo una valida soluzione a tutte le “conclusioni slegate” del puzzle introducendo il lavoro di Rod Johnson.


4.1 - LE BASI DELLA “FISICA SEQUENZIALE” DI JOHNSON

Ciò che fondamentalmente si vede nel modello di Johnson è quanto segue:

Non esistono particelle “solide”, solo raggruppamenti di energia;

Ogni misurazione quantica può essere spiegata geometricamente, come una forma di campi energetici strutturati e intersecanti;

Gli atomi in realtà sono forme di energia torsionale [n.d.t.: ‘counter-rotating’ letteralmente significa contro-rotante, vedi fig. 2.3] in forma di Solidi Platonici, direzionati specificatamente nel [verso di] torsione dell’ottaedro e del tetraedro, con ogni forma di vibrazione/pulsazione che corrisponde a una differente densità principale dell’etere;

Tutti i livelli di densità o dimensioni nell’intero Universo sono strutturati da questi due livelli principali [ottaedro e tetraedro] di etere, che sono in continua interazione fra loro.

Significativamente, un sempre maggior numero di teorici avanzati stanno già sforzandosi verso un modello della fisica a “rete di particelle”, basata sulla teoria delle Superstringhe, dove tutta la materia dell’Universo è in qualche modo un elemento di una matrice geometrica interconnessa. Tuttavia gli scienziati convenzionali, poiché non hanno ancora visualizzato i Solidi Platonici che sono annidati uno dentro l’altro, che condividono un asse comune e che sono capaci di contro-rotazione (=torsione), hanno un po’ perso il quadro [reale] del reame quantico.

Ancora una volta, in questo capitolo proveremo a rendere le cose semplici facendo inizialmente una presentazione generale del modello di Johnson su “quanto avviene” a livello quantico, e discutendo poi la prova scientifica che lo avvalora. Cominciamo il nostro excursus sui principi fondamentali del modello con un’illustrazione a matita del tetraedro intrecciato, disegnata da noi per mostrare molto chiaramente come si presenta tridimensionalmente. E’ importante avere una immagine ben chiara di questa struttura prima di cominciare ad immaginare un ottaedro che vi si adatta all’interno. Possiamo chiaramente vedere che ci sono due tetraedri nell’immagine, uno con la punta rivolta in alto e l’altro con la punta verso il basso. Ricordiamo anche che esso è perfettamente inscritto in una sfera:


Figura 4.1 - Il tetraedro intrecciato

Tenendo in mente questa struttura, consideriamo i seguenti punti del modello:

Il tetraedro e l’ottaedro sono torsionali l’uno nell’altro[cioè ruotano l’uno nel senso inverso all’altro] a livello quantico;

Entrambi hanno una simmetria sferica intorno ad un centro comune;

Il tetraedro e l’ottaedro rappresentano due livelli primari della densità dell’etere che deve esistere nell’Universo, che potrebbero essere chiamati A1 e A2;

Il campo dell’ottaedro sta perfettamente nel centro del campo del tetraedro, e pertanto è più piccola di diametro, come possiamo vedere nel seguente diagramma:


La figura 4.2 ci mostra l’ottaedro dentro al tetraedro intrecciato, che a sua volta è dentro a un cubo. Inizialmente è piuttosto difficoltoso cercare di immaginare l’ottaedro come un oggetto libero che può contro-ruotare dentro al tetraedro intrecciato. Effettivamente, in questa forma, le due geometrie sono completamente bilanciate e integrate. Comunque, la parte più importante della fisica di Johnson è capire che l’ottaedro è “staccato”, che agisce separatamente dal campo del tetraedro, ruotando nella direzione opposta. Ci sono solo otto possibili posizioni in “fase” che le due geometrie posso assumere prima tornare nuovamente all’armonia che vediamo qui sopra. Al fine di avere una posizione in fase, le due geometrie devono avere un certo grado di diretto contatto l’una con l’altra, cioè linea su linea o punto su punto. Il seguente diagramma di “fase” illustra graficamente quanto detto:

Ciò che vediamo in questo diagramma sono due onde semplici: l’onda più piccola che si adatta ad ognuno dei quattro cerchi principali e che rappresenta la rotazione dell’ottaedro, e l’onda più grande, esterna ai confini del cerchio principale, che rappresenta la contro-rotazione del tetraedro. Questo diagramma è di gran lunga il modo più facile di rappresentare come e dove il tetraedro e l’ottaedro si ricongiungeranno, ed è basato su una “fisica delle fasi”, che fu esplorata per primo da Kenneth Geddes Wilson come metodo per mappare relazioni geometriche a larga scala con i movimenti d’onda. Ognuna delle otto differenti “posizioni di fase” rappresenta un diverso elemento, come viene mostrato nella figura seguente:


Quindi, per continuare:

Il tetraedro e l’ottaedro sono entrambi sotto alta pressione – il tetraedro preme verso l’ottaedro, molto similmente a come le nuvole di elettroni negativi premono verso il nucleo;

Questa pressione può essere rilasciata solamente quando un nodo o una linea di un solido attraversa un nodo o una linea dell’altro solido, aprendo una porta (gateway) per far fluire l’energia.

Il modo più semplice per visualizzare tale “porta” che si apre sarebbe ritagliare un buco in un pezzo di cartone, e poi accendere un asciugacapelli e tenerne il becco piatto contro il cartone, e poi farlo scivolare verso il buco. Finché il becco non ha raggiunto il buco, l’aria non ha nessun posto dove andare e il motorino farà presto fatica a girare e si surriscalderà; ma una volta che il becco ha raggiunto il buco, l’aria trova un posto dove andare e la pressione si allenta, e il motorino si rilassa. Nell’atomo, per via dell’effetto di Biefield-Brown, la pressione nelle nuvole degli elettroni cercano sempre di correre verso il nucleo, e fino a quando le geometrie non collimano, tale pressione è intrappolata. In questo senso, le linee e i nodi delle forme geometriche posso essere viste come i “buchi” che si materializzano nei campi sferici annidati, che permetteranno alla pressione che scorre all’interno di fuoriuscire.

Questo risolve un problema di pressione, ma ci dobbiamo ricordare anche della pressione che si crea per le forze di contro-rotazione del tetraedro e dell’ottaedro. (Queste sono le geometrie che si formano nelle “bolle di campo” di quelli che ora chiameremo rispettivamente etere 1 (A1) ed etere 2 (A2). Le antiche tradizioni spesso si riferiscono ad A1 e A2 come “forza positiva e negativa”). Fino a quando il maggior numero possibile di “buchi” non si sono allineati tra le due geometrie al punto di ottava del bilancio geometrico, l’intera pressione esterna non può fluire verso il centro. Così, quando le due forme “si agganciano” insieme in periodi di valenza che non sono al punto di ottava, la contro-rotazione di A1 e A2 non è pienamente bilanciata, causando ulteriore pressione e mancanza di simmetria. A1 e A2 allora rimarranno “ingessati” in questa posizione sbilanciata se non vengono disturbati da energie esterne.

La maggior parte degli elementi sulla Tavola Periodica degli Elementi di Mendeleyev sono “ingessati” in questa maniera, e quindi instabili. In questa situazione, che si verifica in modo del tutto naturale, gli elementi non radioattivi sono organizzati da sinistra a destra della tavola in gruppi di otto. Essi si muovono da una posizione di instabilità e di mancanza di simmetria a sinistra verso una posizione di estrema simmetria cristallina e di bilancio geometrico a destra. Nel modello di Johnson, è solo quando ci muoviamo verso l’Ottava posizione di fase della contro-rotazione che le geometrie riguadagnano nuovamente il loro bilanciamento perfetto.

Questo può essere visualizzato con l’idea di sedersi su uno sgabello stretto. Ovviamente, la posizione più confortevole è quando il nostro corpo è centrato nel mezzo. Ora immaginate semplicemente di sedervi sullo sgabello in otto diverse posizioni, cominciando con solo una piccola parte delle vostre gambe a contatto con lo sgabello. Ogni posizione sarà scomoda, e non sarete veramente in equilibrio fino a quando non vi siederete perfettamente al centro dello sgabello. Allo stesso modo gli atomi e le molecole che non si trovano in questo stato di equilibrio vengono considerati “instabili”e si legheranno facilmente con altri atomi e molecole instabili che posseggono l’energia mancante, al fine di creare equilibrio.


4.2 - LEGAME COVALENTE

La prima forma di legame che può avvenire è conosciuta come legame covalente. Questo nome è usato da quando si credeva che i “legami di valenza” delle nuvole di elettroni fossero condivise dagli atomi in questione. Come abbiamo detto, non ci sono veri “elettroni” ma è il completamento della simmetria geometrica tra A1 e A2, i tetraedri e ottaedri annidati, che formano questo legame. Tutti gli elementi sono semplicemente mescole diverse di A1 e A2, i tetraedri e ottaedri annidati bloccati in differenti posizioni relativamente gli uni agli altri, nel modello di Johnson. L’esempio più semplice di ciò è che un singolo atomo di ossigeno sarà naturalmente attratto da due singoli atomi di idrogeno per miscelarsi naturalmente in una molecola d’acqua, o H20. Non sorprende infatti che la molecola d’acqua è a forma di tetraedro. Nei prossimi capitoli sulla biologia vedremo le interessanti possibilità che emergono come risultato di questa struttura unica.


4.3 - LEGAME “IONICO”

L’altra possibilità di legame semplice in chimica è conosciuta come “legame ionico”. In questo caso, il legame si crea per una differenza di carica polare, dove un negativo attrae un positivo. Quando un elemento ha una carica non bilanciata è noto come ione, da cui il termine di legame ionico. L’esempio migliore potrebbe essere il cloruro di sodio o sale, che si può scrivere come Na+Cl-, e forma un cubo o un ottaedro. In questo caso è la differenza di pressione tra ioni positivi e negativi ciò che li attrae insieme. Gli atomi di Cloro sono larghi 1,81 angstrom nella molecola di sale, quasi il doppio dell’atomo di sodio, 0,97 angstrom.

Il legame ionico può avvenire anche quando singoli atomi di un particolare elemento sono attratti l’uno all’altro e si legano insieme a due a due, creando così simmetria. L’esempio più semplice di questo caso è la molecola di ossigeno gassoso, scritto come O2. L’unico modo in cui i primi chimici furono in grado di isolare questi elementi base, come ad esempio il singolo atomo di ossigeno, era di disgregare gruppi chimici elementari attraverso processi come bruciare, congelare, mischiare con acidi e basi, eccetera.


4.4 - ESPANSIONI E CONTRAZIONI DI FREQUENZA

Quindi, tornando all’argomento principale, abbiamo otto posizioni di base o fasi nelle quali il tetraedro e l’ottaedro possono trovarsi. Tuttavia, qualunque attento lettore avrà già capito che otto condizioni geometriche di base chiaramente non sono sufficienti per formulare l’intera Tavola Periodica; ci devono essere al lavoro alcune proprietà addizionali al fine di produrre il gruppo completo degli elementi naturali.

Ecco la chiave:

Entrambe le geometrie sono anche in grado di espandersi e contrarsi sui loro centri.

Ci si riferisce a ciò come a un cambio nella loro frequenza.

Quando cambiano frequenza, formano diversi tipi di solidi geometrici.

Questi solidi non sono solo quelli Platonici, bensì possono avere anche altre forme, come i solidi di Archimede, e sono tutti correlazionati da formazioni imparentate al tetraedro e all’ottaedro.

Come si vede in figura 4.5, contrarre una forma geometrica è semplice come dividere ognuna delle sue linee in due o più parti di uguale lunghezza e poi unire i punti insieme. Sezionare ogni linea in due parti si chiama divisione di “seconda frequenza”, così come sezionarle in tre parti si chiamerebbe divisione di “terza frequenza”. Cominciando dal tetraedro Buckminster Fuller dimostrò che con questo processo di espansione e contrazione di frequenza si potevano creare fino a dieci frequenze differenti (forme geometriche), e questo è un aspetto centrale delle scoperte di Johnson. Per esempio, è risaputo che la potente forza nel nucleo dell’atomo è esattamente dieci volte più potente della debole forza delle nuvole elettroniche! (Questo solitamente si scrive come la radice quadrata di 100, che è 10). Non è stata avanzata nessun altra plausibile spiegazione per questa anomalia. Qui, il nucleo rappresenta il punto più grande di geometria ripiegata, al più alto livello di frequenza di contrazione.

Quindi, quello che dobbiamo fare è combinare le otto fasi della geometria contro-rotazionale con le varie frequenze della geometria che possono emergere dalla contrazione e dall’espansione. Tenendo questo a mente, l’intera Tavola Periodica può essere ridisegnata, e ultimamente si può anche predire se l’elemento sarà un solido, un liquido o un gas e quali saranno i suoi punti congelamento, fusione ed evaporazione. Johnson rimanda gli interessati al lavoro di James Carter, che fu capace di restituire l’intera Tavola Periodica per mezzo di diagrammi a movimento spirale che chiamò “circloni”. [da “circlons”, gioco di parole fra “circle” e “cyclone” n.d.t.]Sorprendentemente, i “circloni” di Carter sono formazioni toroidi sferiche! Non pare che Carter sapesse cosa fossero le “rotazioni nelle rotazioni” spiraliformi, cicliche e arricciate quando li stava disegnando tra i circloni per mostrare i vari elementi, semplicemente essi dovevano esistere per “moto assoluto”. Per una descrizione più completa invitiamo il lettore ad esaminare la nostra intervista dettagliata e/o il nostro sito internet. Al fine di mantenere il nostro pensiero ad un livello comprensibile per i propositi di questo libro, di seguito indicheremo semplicemente alcuni dei segni più ovvii della fisica quantica che la geometria Platonica è davvero in azione.


4.5 - LA COSTANTE DI PLANCK E LA NATURA “QUANTIZZATA” DELLA LUCE

Molti di noi già sanno come la radiazione di calore e la luce siano causate dalla stessa cosa, il passaggio di scoppi di energia elettromagnetica conosciuti come “fotoni”. Tuttavia, prima del 1900, non si pensava che luce e calore si muovessero in unità separate di fotoni, ma piuttosto in fasci piccoli, fluenti e ininterrotti. Il fisico Max Planck fu il primo a scoprire che luce e calore si muovono in “pulsazioni” o “pacchetti” di energia al livello più minuscolo, che si calcola essere circa 10-32 centimetri. (Il nucleo di un atomo a confronto è grande come un pianeta!). Notevole che, se si ha una oscillazione più veloce, si avranno pacchetti più grandi, e se si hanno oscillazioni più piccole si avranno pacchetti più piccoli. Planck scoprì che questa relazione tra la velocità di oscillazione e la grandezza del pacchetto rimane sempre costante, indipendentemente dalla misura. Questa relazione costante tra velocità di oscillazione e grandezza del pacchetto è conosciuta come Legge dello Spostamento di Wien. Rigorosamente, Planck scoprì che questa relazione era espressa da un unico numero, che è conosciuto come “Costante di Planck”.

Un articolo recente di Caroline Hartmann nell’edizione del Dicembre 2001 del 21st Century Science and Technology tratta specificatamente le scoperte di Max Planck, e rivela che il puzzle creato dalle sue scoperte rimane irrisolto:

Oggi siamo indaffarati nel continuare le ricerche di scienziati come Curies, Lise Meitner e Otto Hahn per una visione più approfondita nella struttura atomica. Ma la domanda fondamentale è: il cosa causi il moto degli elettroni, se tale moto sia forzato da qualche legge geometrica e il perché certi elementi sono più stabili di altri, non è ancora chiaro, e aspettano nuove pionieristiche ipotesi ed idee. [grassetto aggiunto]

Possiamo già vedere la risposta alla domanda della Hertmann emergere in questo libro. Come avevamo detto, le scoperte di Planck giunsero dagli studi sulla radiazione di calore. Il paragrafo introduttivo dell’articolo di Caroline Hartmann è una descrizione perfetta di quanto lui avesse compiuto:

Cent’anni fa, il 14 Dicembre 1900, il fisico Max Planck (1858-1947) annunciò (in un discorso davanti alla Kaiser Wilhelm Society di Berlino) la sua scoperta di una nuova formula di radiazione, che avrebbe potuto descrivere tutte le regolarità osservate quando la materia veniva scaldata e cominciava a irradiare calore di vari colori. La sua nuova formula, comunque, poggiava su un assunto importante: che l’energia di questa radiazione non è continua, ma avviene solo in pacchetti di una certa dimensione. La difficoltà stava in come rendere intelligibile l’assunto che stava dietro a tale formula. Cioè, cosa si intendeva con “paccheti di energia”, che non sono neanche costanti ma variano proporzionalmente con la frequenza dell’oscillazione (Legge dello Spostamento di Wien)?

La Hartmann continua poco dopo:

[Planck] sapeva che in Natura ogniqualvolta si giunge ad un problema apparentemente insolubile, dietro ci deve essere un più alto e complesso insieme di leggi; in altre parole, ci deve essere una “differente geometria dell’universo” rispetto a quella assunta prima. Planck insisteva sempre, per esempio, sul fatto che la validità delle equazioni di Maxwell dovesse essere riveduta, perché la fisica aveva raggiunto un punto in cui le cosiddette leggi “fisiche” non erano più universalmente valide. [grassetto aggiunto

Il fulcro del lavoro di Planck può essere affermato in una semplice equazione, che descrive come la materia radiante rilasci energia in “pacchetti” o esplosioni. L’equazione è E=hv, dove E equivale all’energia che si ricava dalla misurazione, v è la frequenza di vibrazione della radiazione che rilascia l’energia, e h è quella che è conosciuta come “Costante d Planck”, che regola il flusso tra v ed E.

La costante di Planck vale 6,626. E’ una costante adimensionale, cioè esprime semplicemente un puro rapporto tra due valori, e non serve assegnargli una ulteriore categoria di misurazione specifica. Planck non ha trovato questa costante per magia, ma piuttosto l’ha laboriosamente ricavata studiando radiazioni di calore di molti tipi diversi.

Questo è il primo grande misetro che Johnson ha chiarito con la sua ricerca. Egli ci ricorda che per misurare la costante di Planck è stato utilizzato il sistema di coordinate Cartesiane. Questo sistema prende il nome dal suo fondatore, Rene Descartes (Cartesio), e non dice nient’altro che per misurare lo spazio tridimensionale si usano i cubi. Questo sistema è usato talmente comunemente che gli scienziati non lo considerano per niente come [se fosse] qualcosa di inusuale: solo lunghezza, larghezza e altezza in azione. Negli esperimenti come quelli di Panck, veniva impiegato un piccolo cubo per misurare l’energia che passava attraverso quella regione di spazio. Nel sistema di misure di Planck a questo cubo veniva naturalmente assegnato un volume pari a uno (1), per banale semplicità. Tuttavia, quando Planck scrisse la sua costante non volle che fosse un numero decimale, così trasformò il volume del cubo in 10. Questo rese la costante 6,626 anziché 0,6626. Ciò che però era veramente importante era la relazione tra qualsiasi cosa si trovasse nel cubo (6,626) e il cubo stesso (10). In ultima analisi non era rilevante assegnare al cubo un valore di uno, dieci o qualsiasi altro numero, poiché il rapporto sarebbe rimasto comunque lo stesso. Planck, come abbiamo detto, ha compreso la natura costante di questo rapporto solo attraverso sperimentazioni rigorose nel corso di parecchi anni.

Ora ricordiamo che a seconda della grandezza del pacchetto che viene rilasciato, sarà necessario misurarlo con un cubo di grandezza diversa. E ancora, qualsiasi cosa si trovi all’interno del cubo avrà sempre un rapporto pari a 6,626 unità rispetto ad un cubo del volume di 10 unità, indipendentemente dalle grandezze considerate. A proposito dovremmo notare qualcosa: il valore di 6,626 è molto vicino a 6,666, che è esattamente 2/3 di 10. Quindi dobbiamo allora chiederci: “Cosa c’è di tanto importante in 2/3?”

Basandoci su semplici, verificabili principi geometrici spiegati da Fuller ed altri, sappiamo che quando si inscrive perfettamente un tetraedro in una sfera, esso riempirà esattamente un terzo del suo volume totale. Il fotone in realtà è composto da due tetraedri uniti insieme, come vediamo nella figura 4.6, e poi passano insieme attraverso un cubo la cui grandezza è sufficiente a misurarne solo uno alla volta. Il volume (energia) totale che passa attraverso il cubo sarà due terzi (6,666) del volume totale del cubo, al quale Planck aveva assegnato il valore 10. Buckminster Fuller fu il primo a scoprire che il fotone in realtà era composto da due tetraedri uniti in questo modo, e lo annunciò al mondo al Planet Planning del 1969, dopodichè fu ovviamente dimenticato.

La sottile differenza di 0,040 tra il “puro” 6,666 o 2/3 ed il 6,626 della costante di Planck è causato dalla permettività dello spazio vuoto, che assorbe una parte dell’energia coinvolta. Questa “permettività del vuoto” può essere calcolata precisamente da quella che è conosciuta come equazione di Coulomb. Per metterla in termini semplici, l’energia eterica del “vuoto fisico” assorbirà una piccola parte di qualunque energia lo attraversi. Ciò significa che esso permetterà il passaggio di un po’ meno energia di quella che è stata originariamente rilasciata. Quindi, una volta che ci caliamo nell’equazione di Coulomb, i numeri funzionano perfettamente. Inoltre, se misuriamo lo spazio usando coordinate tetraedriche anziché cubiche, allora la necessità dell’equazione di Planck E=hv decade, perché ora si misurerà che l’energia è la stessa in entrambi i lati dell’equazione, così E (energia) equivarrà a v (frequenza) senza bisogno di “costanti” nel mezzo.

Le “pulsazioni” di energia che sono state dimostrate dalla costante di Planck sono conosciute ai fisici quantici come “fotoni”. Normalmente pensiamo ai fotoni come “trasportatori” di luce, ma quella è solo una delle loro funzioni. Di maggior importanza, quando gli atomi assorbono o rilasciano energia, l’energia si trasmette in forma di “fotoni”. Ricerche come quelle del dott. Milo Wolff ci ricordano che l’unica cosa che sappiamo per certo a proposito del termine “fotone” è che si tratta di un impulso che viaggia attraverso il campo di energia dell’etere/punto-zero. Ora, possiamo comprendere che questa informazione possiede una componente geometrica, che suggerisce che anche gli atomi debbano possedere tale geometria.

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