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La Scienza Sacra" di Sri Sri Yukteswarji 2
La Scienza Sacra" di Sri Sri Yukteswarji (Guru di Paramahansa Yogananda)
seconda parte
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"LA SCIENZA SACRA"
(seconda parte) _______________________
I 3.600 anni durante i quali il sole percorre i tre ventesimi della sua orbita sono chiamati Treta Yuga. La virtù mentale, dharma, è ora al terzo stadio, e quindi l'intelletto umano ha la capacità di comprendere il magnetismo divino, la sorgente di tutte le forze elettriche da cui dipende l'esistenza del creato.
I 4.800 anni durante i quali il sole percorre gli ultimi quattro ventesimi della sua orbita sono chiamati Satya Yuga. La virtù mentale, dharma entra nel quarto stadio e raggiunge il suo pieno sviluppo. L'intelletto umano può ora comprendere tutto, perfino Dio, lo Spirito oltre il mondo visibile.
Manu, un grande rsi (saggio illuminato) vissuto nel Satya Yuga, descrive più chiaramente questi Yuga nel seguente passo tratto dal suo Samhita: [Si tramanda che il Krta Yuga (Satya Yuga, o Età dell'oro del mondo) duri quattromila anni. La sua alba e il suo tramonto hanno entrambi la stessa durata di quattrocento anni (cioè: 400 + 4.000 + 400 = 4.000).
Nelle altre tre Età, considerando anche l'alba e il tramonto, le migliaia e le centinaia di anni diminuiscono di un'unità (cioè: 300 + 3.000 + 300 = 3.600, ecc.). Questo ciclo di quattro fasi, che dura complessivamente 12.000 anni, viene chiamato una Età degli Dei'. Un giorno di Brahma è costituito di mille Età degli Dèi; la notte di Brahma ha la stessa durata.]
Il Satya Yuga propriamente detto dura 4.000 anni; i 400 anni che precedono e seguono il Satya Yuga sono i suoi sandhi, o periodi di transizione tra i rispettivi Yuga; quindi il Satya Yuga ha una durata complessiva di 4.800 anni. Per calcolare la durata degli altri Yuga e dei relativi sandhi, si deve diminuire di mille anni la durata degli Yuga propriamente detti e di cento anni quella di ciascuno dei due sandhi che rispettivamente precedono e seguono ogni Yuga. Secondo questa regola appare chiaro che il Treta Yuga dura 3.000 anni e i suoi sandhi (i periodi di transizione che lo precedono e lo seguono) 300, per un totale complessivo di 3.600 anni.
Allo stesso modo il Dvapara Yuga dura 2.000 anni e ciascuno dei suoi sandhi 200, per un totale di 2.400 anni. Ed infine la durata del Kali Yuga è di 1.000 anni, ai quali vanno aggiunti cento anni per ciascuno dei suoi sandhi, per un totale di 1.200 anni. Perciò il totale complessivo degli interi periodi di questi quattro Yuga, pari a 12.000 anni, rappresenta la durata di un Daiva Yuga. L'insieme dei due Daiva Yuga, o Coppia elettrica, dura 24.000 anni e forma un ciclo elettrico completo.
A partire dall'anno 11501 a.C., quando l'equinozio di autunno entrò nella prima casa di Ariete, il sole prese ad allontanarsi dal punto della sua orbita più vicino al grande centro, per spostarsi verso quello più distante; di conseguenza, le facoltà intellettuali dell'uomo cominciarono a diminuire. Durante i 4.800 anni impiegati dal sole per attraversare la fase discendente del Satya Yuga e per compiere i quattro ventesimi della sua orbita, l'intelletto dell'uomo perse completamente il potere di afferrare la conoscenza spirituale.
Durante i 3.600 anni seguenti, impiegati dal sole per attraversare la fase discendente del Treta Yuga, l'intelletto perse gradualmente la facoltà di comprendere il magnetismo divino. Nei 2.400 anni successivi, durante i quali il sole attraversò la fase discendente del Dvapara Yuga, l'intelletto umano perse la facoltà di capire le forze elettriche e le relative proprietà. Nei 1.200 anni che seguirono, il sole attraversò la fase discendente del Kali Yuga raggiungendo il punto della sua orbita più lontano dal grande centro; l'equinozio di autunno si trovava allora nella prima casa della Bilancia. Le facoltà intellettive dell'uomo si erano talmente ridotte che egli non era più in grado di percepire nessuna cosa che andasse al di là della natura fisica della creazione.
L'epoca intorno al 500 d.C. è stata il momento più oscuro del Kali Yuga e dell'intero ciclo dei 24.000 anni. La storia conferma l'esattezza di questi antichi calcoli dei rsi dell'India e testimonia che in quel periodo l'ignoranza e la sofferenza erano diffuse ovunque.
Dall'anno 499 d.C. in poi, il sole riprese ad avanzare verso il grande centro, e l'intelletto umano cominciò a svilupparsi gradualmente. Durante i 1.100 anni della fase ascendente del Kali Yuga, che ci portano al 1599, l'intelletto umano era ancora così ottenebrato da non riuscire a comprendere le forze elettriche, Suksmabhuta, la materia sottile della creazione. Anche per quanto riguarda la situazione politica generale, in nessun paese della terra regnava la pace.
Successivamente, quando i 100 anni di transizione (sandhi) fra il Kali Yuga e il Dvapara Yuga cominciarono a far sentire la loro influenza, gli uomini iniziarono a rilevare l'esistenza delle materie sottili, pancatanmatra, le proprietà delle forze elettriche. Sul piano politico cominciò a ristabilirsi la pace.
Intorno al 1600 d. C., William Gilbert scoprì le forze magnetiche e osservò che l'elettricità era presente in tutta la materia. Nel 1609 Keplero scoprì delle importanti leggi astronomiche, Galileo inventò il telescopio e nel 1621 l'olandese Drebbel inventò il microscopio. Nel 1670 Newton scoprì la legge di gravità e nel 1700 Thomas Savery adoperò una macchina a vapore per sollevare l'acqua. Vent'anni dopo Stephen Gray scoprì gli effetti dell'elettricità sul corpo umano. Nel mondo politico si cominciò a nutrire un certo rispetto per i diritti dell'uomo e la civilizzazione progredì sotto molti profili. L'Inghilterra si unì alla Scozia diventando cosi un potente regno. Napoleone Bonaparte introdusse un nuovo Codice Civile nell'Europa meridionale. L'America conquistò l'indipendenza, e la pace regnò in gran parte dell'Europa.
Grazie al progresso scientifico, la terra cominciò a essere percorsa da ferrovie e linee telegrafiche.
Le materie sottili, sebbene la loro natura non fosse ancora chiaramente compresa, trovarono applicazione pratica nella costruzione delle macchine a vapore, dei motori elettrici e di molti altri strumenti. Nel l899, il termine del periodo di transizione di 200 anni del Dvapara Sandhi, avranno inizio i 2.000 anni del Dvapara Yuga vero e proprio che porteranno al genere umano nel suo complesso una più profonda conoscenza dell'elettricità e delle sue caratteristiche.
Questa è la grande influenza del Tempo che governa l'universo. Nessuno può sottrarsi al suo influsso, se non colui che pervaso di puro amore, dono celeste della natura, diventa divino; battezzato nella sacra corrente Pranava (la vibrazione Om) egli comprende allora il Regno di Dio.
Gli almanacchi indù non indicano correttamente che oggi (1894 d. C.) il mondo si trova nell'era del Dvapara Sandhi. Gli astronomi e gli astrologi che compilano gli almanacchi, essendo stati fuorviati dalle annotazioni errate di alcuni studiosi di sanscrito (ad esempio Kulluka Bhatta) vissuti nell'oscura età del Kali Yuga, sostengono che la durata di tale yuga sia di 432.000 anni, che fino ad oggi (1894 d.C.) siano trascorsi soltanto 4.994 anni dal suo inizio e che ne debbano passare ancora. 427.006. Una cupa prospettiva, fortunatamente inesatta!
L'errore si insinuò per la prima volta negli almanacchi sotto il regno del Raja Parikshit, proprio al termine della fase discendente dell'ultimo Dvapara Yuga. In quegli anni il Maharaj Yudhisthira, rilevando che era iniziato l'oscuro Kali Yuga, abdico in favore del nipote, il Raja Parikshit; poi, insieme a tutti i saggi che vivevano alla sua corte, si ritirò sulle montagne dell'Himalaya, il paradiso del mondo. Così alla corte del Raja Parikshit non rimase più nessuno che fosse in grado di comprendere esattamente il principio secondo il quale si doveva calcolare la durata dei vari Yuga.
Quindi, al termine dei 2.400 anni del Dvapara Yuga allora in corso, nessuno ebbe il coraggio di dichiararne ufficialmente il termine e di affermare che si era entrati nel primo anno dell'oscuro Kali Yuga.
In conseguenza di questi calcoli errati, il primo anno del Kali Yuga diventò l'anno 2401 del Dvapara Yuga. Nel 499 d.C., quando terminarono i 1.200 anni del Kali Yuga propriamente detto e il sole raggiunse il punto della sua orbita più lontano dal grande centro (l'equinozio d'autunno appariva in cielo nella prima casa della Bilancia), l'era del Kali Yuga nel suo periodo più oscuro fu calcolata in 3 .600 anni invece di 1.200.
Con l'inizio della fase ascendente del Kali Yuga, a partire dal 499 d.C., il sole cominciò ad avvicinarsi nella sua orbita al grande centro, e le facoltà intellettuali dell'uomo presero a svilupparsi.
Di conseguenza l'errore degli almanacchi venne individuato da alcuni esperti dell'epoca, i quali scoprirono che i calcoli degli antichi rsi avevano fissato la durata di un Kali Yuga in soli 1.200 anni. Ma poiché il loro intelletto non era ancora sufficientemente evoluto, essi riuscirono soltanto a individuare l'errore, ma non le cause che lo avevano determinato. Per risolvere il problema partirono dall'ipotesi che i 1.200 anni della durata effettiva del Kali Yuga non corripondessero ai normali anni della nostra terra, ma andassero intesi come altrettanti anni divini (daiva, ovvero 'anni degli Dei'), suddivisi in 12 mesi daiva, ciascuno di 30 giorni daiva; un giorno daiva corrispondeva quindi a un normale anno solare della nostra terra. Pertanto, secondo il parere di quegli esperti, i 1.200 anni del Kali Yuga equivalevano quindi a 432.000 anni terrestri.
Per arrivare alla soluzione giusta, dobbiamo prendere in considerazione la posizione dell'equinozio primaverile del 1894 d.C.
Le tavole astronomiche mostrano che l'equinozio di primavera si trova ora alla distanza di 20° 54' 36" dalla prima casa di Ariete (la stella fissa Revati), e dai calcoli appare chiaro che sono trascorsi 1.394 anni da quando l'equinozio di primavera cominciò a retrocedere dalla prima casa di Ariete.
Sottraendo 1.200 (durata della fase ascendente dell'ultimo Kali Yuga) da 1.394 otteniamo 194, che indica l'anno in corso, calcolato da quando il mondo è entrato nella fase ascendente del Dvapara Yuga. L'errore degli antichi almanacchi sarà quindi facilmente dimostrato se aggiungiamo 3.000 a 1.394; la cifra che si ottiene,
4.994, riportata sugli almanacchi indù secondo l'errata teoria predominante, corrisponde proprio al corrente anno 1894 d.C.
[Nel diagramma riportato a pag. 19, il lettore potrà vedere che l'equinozio d'autunno si trova ai nostri giorni (1894 d.C.) nella costellazione della Vergine e nella fase ascendente del Dvapara Yuga.] In questo libro si è accennato ad alcune verità, per esempio quelle sulle proprietà del magnetismo, le sue aure, le diverse forze elettriche, e cosi via, benché la scienza moderna non le abbia ancora interamente scoperte. Si possono facilmente capire i cinque tipi delle forze elettriche pensando alle proprietà dei nervi, la cui natura è puramente elettrica. Ognuno dei cinque nervi sensori ha una sua caratteristica e una specifica funzione cui adempiere. Il nervo ottico conduce la luce, ma non svolge le funzioni del nervo uditivo, ne quelle tipiche di altri nervi; il nervo uditivo a sua volta conduce i suoni e non svolge le funzioni di nessuno degli altri nervi, e così via.
Quindi è evidente che esistono cinque tipi di forze elettriche corrispondenti alle cinque proprietà dell'elettricità cosmica.
Per quanto riguarda le proprietà del magnetismo, le facoltà di comprensione dell'intelletto umano sono oggi così limitate che sarebbe praticamente inutile cercare di spiegare l'argomento al grande pubblico. L'intelligenza umana comprenderà i principi del magnetismo divino nel Treta Yuga che avrà inizio nel 4099 d.C. Anche oggi vi sono esseri eccezionali che, essendosi sottratti all'influenza del Tempo, sono in grado di capire cose che sfuggono alla comprensione delle persone normali; ma questo libro non è destinato a quegli esseri superiori che non ne hanno bisogno alcuno.
Per concludere, possiamo osservare che i diversi pianeti, esercitando la propria influenza sui giorni della settimana, hanno dato il loro nome ai giorni corrispondenti e che, allo stesso modo le diverse costellazioni che influiscono sui vari mesi hanno prestato il loro nome ai mesi del calendario indù. Ciascuno dei grandi Yuga esercita un forte influsso durante l'arco di tempo che ricopre; ecco perché sarebbe opportuno designare gli anni con un termine che indichi lo Yuga cui appartengono.
Poiché gli Yuga si calcolano tenendo conto della posizione degli equinozi, il metodo di numerazione degli anni che fa riferimento al rispettivo Yuga è basato su un principio scientifico; il suo uso eviterebbe i numerosi inconvenienti che sono nati in passato quando le varie ere venivano associate a illustri personaggi piuttosto che al fenomeno celeste delle stelle fisse. Noi quindi proponiamo che l'anno in cui è stata scritta la presente introduzione venga chiamato 194 Dvapara anziché l894 d.C., per mostrare con esattezza in quale Yuga ci troviamo attualmente.
Questo sistema è stato adottato in India fino al regno del Raja Vikramaditya, quando ebbe inizio l'era Samvat. Poiché la datazione basata sugli Yuga si raccomanda da sola per la sua razionalità, nel seguirla noi stessi suggeriamo che sia adottata ovunque.
Ora, in questo 194° anno del Dvapara Yuga, essendo da tempo tramontata l'oscura età del Kali Yuga, il mondo si sta proiettando verso la conoscenza spirituale e gli uomini sentono il bisogno di aiutarsi l'un l'altro amorevolmente. Spero perciò che questo libro, pubblicato per esplicita richiesta del mio santo paramguru maharaj Babaji, offra a tutti un aiuto sul piano spirituale.
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