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 Wolgfang Fasser, musicoterapeuta non vedente
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Inserito il - 13/07/2010 : 12:19:15  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
I piccoli disabili di Wolgfang Fasser, musicoterapeuta non vedente

Nel cuore del Casentino ha fondato il centro «Il Trillo», rivolto a bambini con disabilità, autismo e psicosi

13 luglio 2010 - corriere.it

AREZZO - Il fiume Arno inizia da qui il suo cammino, dal Monte Falterona fino alla prima valle del Casentino, dalla montagna con i suoi boschi fitti alle colline che guardano verso le vallate intorno ad Arezzo. In questo luogo, che conserva tracce antichissime di storia e spiritualità, Wolgfang Fasser vive da circa vent’anni. Fasser è nato in Svizzera, nella cittadina di Glaros; a ventidue anni perde la vista a causa della retinite pigmentosa, ma è già un affermato fisioterapista e docente in una scuola di specializzazione a Zurigo. Si ritrova per la prima volta in Italia per un viaggio di studio e un incontro con un anziano disabile, in uno dei tanti borghi arroccati sulla vallata del Casentino, lo convince a restare. A Wolgfang bastano pochi mesi per organizzare la sua nuova vita: l’eremo di Romena, di cui è custode, diventa la sua casa e a pochi chilometri di distanza, nel borgo di Poppi, fonda il centro di musicoterapia «Il Trillo», per bambini e adulti disabili.

«IL TRILLO» - «Dal 1999, anno di fondazione del centro – racconta Wolgfang - abbiamo seguito circa sessanta bambini con disabilità motorie e sensoriali, ma anche con autismo, psicosi e disturbi gravi del comportamento. Attualmente sono quindici i bambini e venti gli adulti che frequentano il nostro centro e che una volta alla settimana imparano a entrare in contatto con se stessi e con il mondo attraverso la musica e la danza». Fasser ha un’idea molto personale di musicoterapia, lontana dalla metodologia tradizionale e affinata dalla sua stessa disabilità: per lui, che non vede, l’ascolto, il linguaggio del corpo, le percezioni tattili e acustiche rappresentano strumenti formidabili che gli consentono di entrare subito in contatto con i ragazzi. I suoni, ma anche il silenzio, i gesti e il movimento armonico annullano le disabilità e fanno emergere «sensi sommersi», capacità di ascolto, in poche parole, «l’incontro con l’altro». « Il mio handicap e il suo superamento da parte mia nonché l’handicap del paziente sono fattori caratterizzanti il processo terapico, sia in forma diretta che indiretta, tematizzata oppure soltanto vissuta – spiega Fasser - La persona che si avvicina a me si lascia condurre in un mondo fatto da un’altra cultura percettiva. La mia stessa fragilità in determinati momenti è spesso rassicurante per le persone disabili e le aiuta a non sentirsi inferiori. Il vedere o il non-vedere non sembrano avere un significato primario. I bambini, sebbene sappiano che io non vedo, talvolta reagiscono come se vedessi. In effetti i miei occhi sono aperti, vivaci e sembrano osservare. Quest’apertura è proprio ciò che mi serve per entrare in contatto, un aiuto a superare in modo creativo e funzionale le loro stesse difficoltà».

I PAESAGGI SONORI - Il pianoforte, il gong, le percussioni, il flauto, la musica classica sono gli strumenti utilizzati da Fasser durante la musicoterapia. Ma a queste tecniche se ne aggiunge un’altra, di cui Wolgfang è stato il pioniere: i paesaggi sonori, ovvero l’ascolto dei suoni, ma anche dei silenzi, della natura. Fasser conosce ormai palmo a palmo i boschi del Casentino; con il suo cane guida e il suo bastone esplora da anni vallate e foreste, registra tutto ciò che si muove nella natura, dal vento alla pioggia, dai versi degli animali al silenzio ovattato del bosco di notte, dal lento risveglio dell’alba ai suoni diversi che accompagnano i passaggi delle stagioni. «L’ascolto dei paesaggi sonori ha un impatto davvero importante nei bambini, in particolare nei pazienti con autismo e nei piccoli iperattivi – racconta Fasser – entrare in contatto con la natura li aiuta a riprendere contatto con se stessi, migliora il loro equilibrio psico- sensoriale, regala tranquillità e senso di quiete. È come se si spalancasse una porta verso una dimensione altra che aiuta a superare i limiti della disabilità, recuperando potenzialità, risorse, fiducia». Altrettanto importante è l’ascolto della musica, non solo quella classica (Mozart in particolare): i canti della tradizione ebraica, le melodie kletzmer, hanno, secondo Fasser, un potenziale terapeutico enorme. «La musica kletzmer è un compendio di emozioni contrastanti; in ogni canto ebraico si percepisce la gioia e la malinconia insieme, il dolore e la speranza, è un incontro che produce armonia, è come lo specchio della nostra anima». Una passione musicale, questa, che Wolgfang, accompagnato dal suo sassofono soprano, coltiva da anni e che porta in giro per l’Italia e l’Europa con il suo gruppo «Shalom Kletzmer», nato nel 2009 come quartetto.

IL VOLONTARIATO IN AFRICA - Dal 1981 Wolgfang Fasser trascorre due mesi all’anno in Lesotho, piccolo stato del Sudafrica. Qui, ospite di una comunità religiosa, svolge da volontario la sua attività di fisioterapista per bambini e adulti con disabilità, ma non solo. In questi anni ha formato molti giovani operatori del posto che adesso lavorano negli ospedali e nelle strutture di riabilitazione che sono sorte sul territorio. «Lavorare in Lesotho, uno degli stati più poveri del continente, con un’alta incidenza di disabilità legata all’Aids, alla tubercolosi e alle malattie croniche, è una sfida ma anche un contrappunto – conclude Fasser – in questi luoghi non si vive di belle parole, bisogna tirar fuori tutte le risorse umane disponibili, sostenere ed educare i giovani, accompagnarli verso la cultura della vita e della speranza. In Africa sperimento ancora di più la capacità dell’ascolto, difficile da affinare perché coperta dai rumori sordi della sofferenza e della povertà».

Mariateresa Marino


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