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 Prova: Internet via rete elettrica; Matrix e Diari
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admin
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8hertz

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Inserito il - 05/10/2006 : 11:34:34  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Prova: Internet via rete elettrica; Matrix e Diario


__Internet a 220 volt: estendere la rete di casa usando l'impianto
elettrico__

La rete wireless domestica è una gran bella cosa, ma se il vostro
maniero digitale è particolarmente ben costruito (con tanto ferro
schermante nei solai, per esempio), noterete che il segnale WiFi
viaggia molto male e non arriva dappertutto.

E' quello che è capitato a me, e siccome mi è impossibile trapanare
muri per far passare altri cavi e il resto della famiglia è
stranamente poco entusiasta dei 30 metri di cavo Ethernet che si
snodano lungo i corridoi che ho usato finora, si è imposta una
soluzione alternativa: la trasmissione dati lungo i cavi dell'impianto
elettrico.

In effetti l'idea è intelligente quanto semplice: le prese elettriche
ci sono in ogni stanza di una casa, e tutte le stanze sono collegate
ai fili dell'impianto elettrico. Quindi perché non usare gli stessi
fili per portare un segnale oltre che la corrente? E' una tecnica già
usata a suo tempo per gli interfoni a onde convogliate.

Ma un conto è portare la voce, che è comprensibile anche se distorta;
un altro è portare, che so, dieci megabit al secondo di dati, ossia
l'equivalente di una connessione wireless media. Così ero piuttosto
scettico in proposito, ma mi sono dovuto ricredere. Nel caso
specifico, ho acquistato gli adattatori per trasmissione dati della
Devolo (149 franchi, circa 93 euro la coppia), li ho infilati nella
presa di corrente, e basta. Senza installazione e senza
configurazione, mi sono trovato con la rete domestica ampliata di
colpo. Non ho neppure letto il manuale (cosa peraltro difficile, visto
che nella scatola non c'è, appunto perché non serve).

http://www.devolo.com/

Gli adattatori somigliano a degli alimentatori, con qualche LED in più
per indicarne il funzionamento, e sono dotati di una porta Ethernet e
di una porta USB. Ho collegato un adattatore via Ethernet al router
ADSL e l'ho infilato nella presa elettrica più vicina; poi sono andato
nella stanza del Maniero Digitale dove da sempre il segnale wireless
non arriva, ho attaccato alla presa elettrica l'altro adattatore, vi
ho collegato un laptop tramite cavo Ethernet, e mi sono trovato
online. Fantastico.

Certo, i quattordici megabit massimi teorici non sono confrontabili
con i 54 o 100 di una connessione Wifi o cablata tradizionale (per non
parlare delle connessioni gigabit), ma sono più che sufficienti per
veicolare Internet a tutti i computer di casa, dovunque ci sia una
presa di corrente (cosa di cui i computer hanno comunque bisogno) e
per condividere dati e stampanti. Ci sono comunque modelli con
velocità di trasmissione anche superiori (per esempio 85 e 200
megabit). Inoltre c'è il vantaggio di intasare meno l'etere con
segnali che possono causare interferenze o essere intercettati.

A proposito di interferenze: uno dei dubbi che avevo su questa
tecnologia era il suo effetto sugli apparecchi di casa. Dopotutto,
applicare una modulazione al segnale elettrico con una frequenza non
trascurabile (le specifiche tecniche parlano di 4-20 MHz) poteva
ragionevolmente causare qualche disturbo. Ma finora tutto funziona
regolarmente, compresi i computer e le lampade al neon e a basso
consumo, senza segni di interferenze. Se ci saranno novità, le segnalerò.

Per il momento, direi che la tecnologia di trasmissione dati su cavo
elettrico funziona: non va confusa con l'accesso a Internet via cavo
elettrico, che si è rivelato finora un fallimento a causa dei disturbi
e delle emissioni radio che comportava. Qui si tratta semplicemente di
distribuire un segnale digitale nell'ambito dell'impianto elettrico
domestico. Di conseguenza, consumi ed emissioni sono fortemente
ridotti. Inoltre gli apparecchi di trasmissione adottano uno standard
chiamato Homeplug, grazie al quale è possibile combinare anche
dispositivi di marche differenti.

http://www.homeplug.org/en/index.asp

Sul versante sicurezza, va notato che il segnale si diffonde anche al
di fuori della rete domestica (per esempio, può in certi casi arrivare
all'impianto elettrico dei vicini di casa), per cui un vicino
ficcanaso potrebbe in teoria procurarsi un adattatore analogo e
sniffare i vostri dati in transito. Tuttavia la comunicazione fra
questi adattatori è cifrata secondo lo standard DESpro, e la cifratura
è attiva di default (a differenza di quella dei dispositivi wireless).
L'unico punto debole è che la cifratura adotta una password
predefinita e comune, per cui è necessario cambiarla.

Il cambio di password è l'unica operazione vagamente complicata che
occorre fare: si scarica il software (Windows, Mac e Linux, e in buon
italiano) e si segue la procedura guidata. Prendete nota degli
identificativi degli adattatori prima di iniziare la configurazione,
visto che sono scritti in una zona dell'adattatore che è visibile
soltanto quando è rimosso dalla presa. La configurazione si fa da
remoto, senza dover armeggiare con ogni singolo adattatore.

In sintesi: la trasmissione dati via cavo elettrico è una soluzione
pratica, pulita e semplice per l'ambito domestico e vale la pena di
provarla per risolvere il problema di interconnettere il numero
crescente di apparecchi da collegare in rete e a Internet, console di
gioco comprese. Costosa, forse, ma certamente meno di quanto lo sia
spaccare e riparare un muro per posare un cavo.


__Matrix e Diario__

Neppure io sapevo della messa in onda di una nuova puntata di Matrix
dedicata all'11 settembre, in seguito alla pubblicazione nella rivista
Diario di un articolo che bolla come "boiata pazzesca" le teorie
complottiste: l'ho saputo soltanto nel pomeriggio, quando la
trasmissione era già stata registrata. L'ho comunque vista, ma evito
di commentarla per non menarla troppo con questo tormentone. A chi
interessa l'argomento, ricordo che gestisco un blog apposito:

http://undicisettembre.blogspot.com

Li' trovate già parecchio materiale e, nei prossimi giorni, un rapido
commento sulla trasmissione. Lode comunque a Deaglio, di Diario, per
aver avuto il coraggio di uscire dal coro e guardare in faccia la
realtà, anche se questo gli è costato fior d'insulti.

Ciao da Paolo.





-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-

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RobertAdams
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Città: Genoa


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Inserito il - 07/09/2013 : 22:50:31  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Citazione:
Messaggio inserito da admin

Gli adattatori somigliano a degli alimentatori, con qualche [url=http://www.peimar.it]luci led[/url] in più
per indicarne il funzionamento, e sono dotati di una porta Ethernet e
di una porta USB. Ho collegato un adattatore via Ethernet al router
ADSL e l'ho infilato nella presa elettrica più vicina; poi sono andato
nella stanza del Maniero Digitale dove da sempre il segnale wireless
non arriva, ho attaccato alla presa elettrica l'altro adattatore, vi
ho collegato un laptop tramite cavo Ethernet, e mi sono trovato
online. Fantastico.


Grazie per questa info. Posso sapere qualcosa di più su led?

Modificato da - RobertAdams in data 09/09/2013 00:04:26
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admin
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8hertz


Regione: Italy
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Città: Ponsacco


22172 Messaggi

Inserito il - 08/09/2013 : 10:34:22  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
In elettronica un diodo ad emissione luminosa o LED (acronimo inglese di light emitting diode) è un dispositivo optoelettronico che sfrutta le proprietà ottiche di alcuni materiali semiconduttori per produrre fotoni attraverso il fenomeno dell'emissione spontanea ovvero a partire dalla ricombinazione di coppie elettrone-lacuna. Il primo è stato sviluppato nel 1962 da Nick Holonyak Jr.

I primi diodi ad emissione luminosa erano disponibili solo nel colore rosso. Venivano utilizzati come indicatori nei circuiti elettronici, nei display a sette segmenti e negli optoisolatori. Successivamente ne vennero sviluppati alcuni che emettevano luce gialla e verde e vennero realizzati dispositivi che integravano due LED, generalmente uno rosso e uno verde, nello stesso contenitore permettendo di visualizzare quattro stati (spento, verde, rosso, verde+rosso=giallo) con lo stesso dispositivo.

Negli anni novanta vennero realizzati con efficienza sempre più alta e in una gamma di colori sempre maggiore fino a quando con la realizzazione di LED a luce blu fu possibile realizzare dispositivi che, integrando tre dispositivi (uno rosso, uno verde e uno blu), potevano generare qualsiasi colore, parallelamente, la quantità di luce emessa, competitiva con le comuni lampadine, porta a prevedere nell'arco del tempo, un impiego generalizzato in tutti i campi.

I LED sono un particolare tipo di diodi a giunzione p-n, formati da un sottile strato di materiale semiconduttore. Gli elettroni e le lacune vengono iniettati in una zona di ricombinazione attraverso due regioni del diodo ricoperto con impurità di tipo diverso, e cioè di tipo n per gli elettroni e p per le lacune.

Quando sono sottoposti ad una tensione diretta per ridurre la barriera di potenziale della giunzione, gli elettroni della banda di conduzione del semiconduttore si ricombinano con le lacune della banda di valenza rilasciando energia sufficiente sotto forma di fotoni. A causa dello spessore ridotto del chip un ragionevole numero di questi fotoni può abbandonarlo ed essere emesso come luce ovvero fotoni ottici. Può essere visto quindi anche come un trasduttore elettro-ottico.

Il colore o frequenza della radiazione emessa è definito dalla distanza in energia tra i livelli energetici di elettroni e lacune e corrisponde tipicamente al valore della banda proibita del semiconduttore in questione. L'esatta scelta dei semiconduttori determina dunque la lunghezza d'onda dell'emissione di picco dei fotoni, l'efficienza nella conversione elettro-ottica e quindi l'intensità luminosa in uscita. I LED possono essere formati da GaAs (arseniuro di gallio), GaP (fosfuro di gallio), GaAsP (fosfuro arseniuro di gallio), SiC (carburo di silicio) e GaInN (nitruro di gallio e indio).

Anche se non è molto noto i LED se colpiti da radiazione luminosa nello spettro visibile, infrarosso o ultravioletto (dipendentemente dal LED utilizzato come ricevitore) producono elettricità esattamente come un modulo fotovoltaico. I LED di colore blu e infrarosso producono tensioni considerevoli. Questa particolarità rende possibile l'applicazione dei LED per sistemi di ricezione di impulsi luminosi. Intorno a questa proprietà sono stati sviluppati molti prodotti industriali come sensori di distanza, sensori di colore, sensori tattili e ricetrasmettitori. Nel campo dell'elettronica di consumo il sistema di comunicazione irDA è un buon esempio proprio perché sfrutta appieno questa particolarità.

Il LED ha una durata molto variabile a seconda del flusso luminoso (corrente di lavoro) e temperatura d'esercizio.

Lo spettro luminoso dei led varia molto a seconda del led stesso, se il led viene usato per motivi d'illuminazione, si ha generalmente una buona copertura del suo spettro, che può essere sfruttato anche del 100%, mentre se usato in altre applicazioni si possono avere tranquillamente led che emettono luce non visibile.

da http://it.wikipedia.org/wiki/LED

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