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Perché così pochi tumori al cuore? Dobbiamo ringraziare il battito cardiaco
La pressione esercitata dalle pulsazioni potrebbe spiegare perché i tumori del cuore capitino tanto di rado, tra i mammiferi. 25 aprile 2026 - Elisabetta Intini
Lo stress meccanico a cui il cuore è continuamente sottoposto a causa del suo battito potrebbe proteggere questo organo dai tumori. Una collaborazione di scienziati italiani guidati dall'Università di Trieste ha avanzato questa suggestiva e convincente ipotesi, per spiegare come mai il cancro attacchi tanto raramente il cuore dei mammiferi: negli esseri umani, tumori primari al cuore emergono nell'1% appena di tutti gli esami autoptici. La ricerca è stata pubblicata su Science.
Due cuori, un solo battito
La crescita di tumori che attaccano il cuore in modo diretto o che formano in esso metastasi è una circostanza talmente rara, che deve esserci qualcosa, nel microambiente del cuore, che rende questo evento difficile. Un gruppo di scienziati coordinati da Giulio Ciucci e Serena Zacchigna, del Centro Internazionale per l'Ingegneria Genetica e le Biotecnologie (Icgeb) di Trieste, ha trapiantato cuori incapaci di battere, ma provvisti di vasi sanguigni e ben ossigenati, sul collo di topi geneticamente modificati. Quindi ha iniettato cellule tumorali nel cuore trapiantato e in quello originale degli animali.
Dopo due settimane, nel cuore "battente" le cellule cancerose si erano moltiplicate fino a sostituire la maggior parte di quelle sane. In quello trapiantato, avevano occupato soltanto il 20% circa del tessuto.
Stress protettivo
In un secondo esperimento, gli scienziati hanno fatto crescere in laboratorio un cuore di ratto ingegnerizzato per battere a comando, solo quando esposto a ioni di calcio (che stimolano la contrazione del cuore anche nel corpo umano). Quando il team ha introdotto nell'organo cellule tumorali, ha visto che queste si diffondevano maggiormente e su spazi più ampi nella parte statica dell'organo, rispetto a quella battente.
L'idea è che le intense sollecitazioni meccaniche alle quali il cuore va incontro per pompare il sangue nell'organismo fermino la proliferazione delle cellule tumorali; questo stesso meccanismo sarebbe anche alla base della scarsa capacità di rinnovamento del cuore, le cui le cellule si rigenerano a un ritmo di circa l'1% l'anno.
La scoperta potrebbe suggerire nuove terapie anti-cancro che sfruttino la strada della sollecitazione meccanica. Che cosa accadrebbe, se potessimo esercitare la stessa pressione in altre parti del corpo, per prevenire la crescita di tumori? E condizioni che aumentano la pressione all'interno del cuore, come l'ipertensione, esercitano un effetto protettivo sui tumori?
Nesprin-2, una proteina che rileva i segnali meccanici e li trasmette al nucleo della cellula, sarebbe cruciale per inibire la crescita cellulare in presenza di stress meccanico. Se silenziata, le cellule tumorali innestate riprendono infatti la loro capacità di proliferare anche in presenza di battito cardiaco.
Ma lo studio potrebbe - come ricorda un articolo su Nature - avere implicazioni anche per alcune malattie cardiache, come la fibrosi cardiaca, che comporta un accumulo di tessuto cicatriziale nel cuore. Le sollecitazioni meccaniche che derivano dal battito potrebbero infatti spiegare la distribuzione del tessuto cicatriziale solo in alcune parti del cuore anziché in altre.
https://www.science.org/doi/10.1126/science.ads9412
da focus.it
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