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Anello Verde
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Inserito il - 20/01/2026 : 11:55:23
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Propongo un estratto dell’articolo “Provvidenza, Volontà, Destino: un’interpretazione simbolica del teorema di Pitagora” di Albano Martín De La Scala, pubblicato nella rivista “Lettera e Spirito” del Dicembre 2014 (Testo completo disponibile al link: https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo). … Tra le virtù richieste allo sviluppo spirituale, non ve n’è una più importante e attualmente meno reputata della “Fede”. L’espressione “fede cieca” pare assimilare questa qualificazione a una credenza piena dell’individuo, ma incapace d’orientare l’aspirazione alla Conoscenza effettiva. Tenteremo, al contrario, di mostrare che la Fede si trova in stretta relazione con l’intellettualità più elevata, essendo un elemento centrale per la corretta orientazione dell’intenzione e, secondo la citazione che apre il nostro articolo, stabilire una “comunicazione spirituale effettiva con il centro supremo”. Riferendosi alla dottrina pitagorica, illustrata da Fabre d’Olivet, René Guénon fa notare come «la Volontà “rafforzata” [Il termine utilizzato da Fabre d’Olivet, “évertuée”, richiama l’idea di “dotare di virtù”] dalla fede (e perciostesso associata alla Provvidenza) poteva soggiogare la stessa Necessità, comandare alla Natura e operare dei miracoli». Questa frase è carica di significati. Innanzi tutto, mette in evidenza lo stretto vincolo tra Fede e Provvidenza, ossia la Volontà del Cielo. Di fatto, le prime due sarebbero come le due facce della seconda; la Fede sarebbe la Volontà del Cielo secondo una prospettiva ascendente, la Provvidenza secondo una prospettiva discendente, sempre in relazione alla percezione umana. La Fede potrebbe dunque essere considerata come il punto d’unione tra la Volontà del Cielo e quella dell’uomo, attraverso il quale la prima agisce sulla seconda o, più esattamente, come la virtù che permette la loro identificazione (distruggendo l’illusione separativa). Nella Fede abbiamo quindi la chiave per la vittoria dell’uomo sul Destino. Nella misura in cui cede alla sua Volontà umana (o Libero Arbitrio), sarà preda della fatalità; nella misura in cui ha Fede, potrà rendersi “trasparente” alla Volontà del Cielo affinché governi i suoi passi e così “soggiogare la stessa Necessità, comandare alla Natura e operare dei miracoli”, vale a dire, liberarsi dalle pastoie del suo Destino di uomo mortale. L’espressione di questa relazione nella vita dell’uomo è data da un simbolo al quale il Pitagorismo accorda una grande importanza, ereditato in Occidente e tuttora tenuto in gran considerazione dalla Massoneria. Si tratta del triangolo rettangolo di proporzioni 3-4-5, le cui proprietà sono presentate nella proposizione 47 del Libro I degli Elementi di Euclide, ben noto come Teorema di Pitagora. … La dottrina tradizionale indica in questo triangolo l’equilibrio tra la Provvidenza (lato 3) [cateto verticale], la Volontà umana (lato 4) [cateto orizzontale] e il Destino (lato 5) [ipotenusa], essendo questa relazione d’equilibrio a permettere d’avanzare armoniosamente nel cammino spirituale. … Infatti, la Tradizione attraverso i testi sacri c’insegna che l’uomo, “creato a immagine e somiglianza di Dio”, è di diritto situato nel Centro del nostro mondo o, secondo un vocabolario più tecnico, del nostro stato di manifestazione. Da questa posizione privilegiata egli è chiamato a esercitare la funzione d’intermediario tra tutti gli altri esseri, dei quali è responsabile, e il Principio Universale dal quale tutto trae origine. Questa condizione, propriamente paradisiaca, è propria all’Uomo Vero o Primordiale e si riferisce a quella che la tradizione greco-romana denominava Età dell’Oro. Tuttavia, un cattivo uso del maggior dono che Dio abbia concesso all’uomo (la Volontà o Libero Arbitrio) provocò quel che in termini biblici è nota come “Caduta”, ossia la perdita effettiva della centralità di cui stiamo parlando. Da quel momento, l’uomo, allontanato dal suo luogo naturale, spinto alla propria volontà d’affermazione individuale, imbocca una discesa che lo trascina sempre più in basso, lontano dalla divina Provvidenza, soggetto conseguentemente alle vicissitudini del Destino e alla sofferenza. … Il vertice superiore del triangolo rappresenta il Centro dello Stato umano, ossia la posizione spettante di diritto all’Uomo Vero, culmine della restaurazione umana. Il cateto verticale uscente dal vertice, il lato 3 del triangolo, rappresenta la Provvidenza, e il cateto orizzontale la Volontà umana. Si vede chiaramente come la rottura di quest’equilibrio 3-4-5 a causa del cattivo uso del Libero Arbitrio e dello sviluppo della Volontà aumenti corrispondentemente il peso del Destino con l’allontanamento dell’individuo dalla direzione assiale, cioè dalla Provvidenza e in definitiva dallo Stato centrale. La mentalità moderna, ignorando l’esistenza di un Ordine risultante dall’espressione nella manifestazione di un Principio Universale di carattere sovrumano, impegna la Volontà umana in un processo d’affermazione dell’individualità, unica realtà esistente secondo la sua percezione, alimentando l’ego in un processo propriamente indefinito. Ora, questa forza di Volontà può applicarsi ugualmente in senso contrario, quantunque per questo sia necessario riconoscere l’azione della Provvidenza. Quando ciò avviene, quando l’individuo si rende conto dell’esistenza di una “Volontà del Cielo”, della quale la propria non è che un semplice riflesso, e prende la determinazione innanzi tutto di riconoscerla e in seguito di sottomettersi a essa, il senso della Volontà sul cateto orizzontale s’inverte: invece di lanciarsi verso l’esteriore in una corsa senza fine, si dirige verso il centro del proprio essere, la Volontà [ci riferiamo qui al Libero Arbitrio e non a ciò che conosciamo come “forza di volontà”, quest’ultima imprescindibile per ogni iniziato e che, al contrario, si rafforza e unifica con lo sviluppo spirituale] si riduce e così anche l’influenza del Destino, avvicinandolo alla Provvidenza. Questo cambio d’orientamento, per divenire effettivo e non cadere in un semplice esercizio mentale, non può prescindere dall’Iniziazione, che stabilirà il vincolo fra la Provvidenza e l’individuo. L’“equilibrio” del triangolo pitagorico si trova nella perfetta armonia delle proporzioni dei suoi tre elementi. La tensione e il progresso della Volontà verso quest’equilibrio consentono all’iniziato di avvicinarsi alla Provvidenza riducendo gradualmente l’influenza del Destino. Portare l’iniziato a raggiungere dapprima, e poi stabilizzare questa proporzione, è precisamente il lavoro proprio di un’organizzazione iniziatica. A ogni individuo corrisponde una propria figura triangolare che ne riflette la condizione (non esistono due esseri uguali), in un lavoro iniziatico operativo le indicazioni che riceverà saranno specifiche alla sua natura propria, la situazione personale che attraversa e l’ambiente vitale nel quale si dispiega. Anche se può sembrare contraddittorio con quanto osservato sopra, è possibile che tali indicazioni vadano nel senso di un lavoro di rafforzamento della Volontà, evidentemente quando questa si trovi al di sotto della condizione d’equilibrio perché troppo debole. In ogni modo, è importante rimarcare che l’inizio di questo processo di “ritorno” alla Provvidenza, segnato dal cambio d’orientazione nell’applicazione della Volontà, è determinato dalla capacità di riconoscere un Principio trascendente e di sottomettersi a esso, capacità che non è altro che la Fede, e questo dà il giusto peso al suo grado d’importanza come elemento di realizzazione. …
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