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 La tristezza dura piu' delle altre emozioni
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Inserito il - 17/08/2021 : 10:02:57  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
La tristezza dura piu' delle altre emozioni

Ci sono periodi in cui la tristezza diventa l'emozione che sembra prevalere su tutto. Possiamo trascorrere settimane, persino mesi sentendo la sua presenza e, ovviamente, i suoi effetti. Perché persiste così a lungo?

Perché la tristezza dura più a lungo delle altre emozioni? Molti di noi avranno avuto questa sensazione. Quando compare, la tristezza si installa nella nostra mente come la peggiore delle compagnie.

Ci avvolge con il suo velo color cenere che rende tutto opaco, con le sue tonalità grigie, invitandoci a nasconderci per giorni o settimane nel guscio della nostra introspezione.

Antoine de Saint-Exupéry diceva che la tristezza non è altro che una vibrazione e che quando risuona ci ricorda che siamo vivi. Forse è così. Può darsi che siano poche le emozioni che ci mostrano così chiaramente cos’è l’esistenza: dover fare i conti con più di una delusione, affrontare perdite, turbamenti e l’eco di quello che non torna più.

Al tempo stesso, c’è un aspetto di cui siamo consapevoli: non è facile voltare pagina, fuggire o provare a mettere da parte come chi conserva dentro un cassetto un regalo non gradito. La tristezza dura molto più a lungo rispetto emozioni come la sorpresa, l’allegria, la noia, il disgusto e persino la rabbia. Tuttavia, questo aspetto ha una spiegazione.

Motivi per cui la tristezza dura più a lungo delle altre emozioni

La tristezza, come molte altre emozioni, ha una cattiva reputazione. Non sappiamo cosa fare quando la viviamo; vorremmo disfarcene come se fosse il peggiore dei nostri nemici. Inoltre, spesso, se qualcuno percepisce il nostro sconforto e la nostra espressione affranta, non esita a ripeterci la solita, errata, frase: “Forza, non vale la pena di stare così. La vita è fatta di attimi”.

Nell’immaginario collettivo, associamo ancora questa emozione alla debolezza e forse per questo continuiamo a gestire questo stato emotivo in modo così sbagliato. Ebbene, un aspetto che ci segnala Paul Ekman, psicologo pioniere nello studio delle emozioni, è che il nostro universo psicologico sarebbe più equilibrato se conoscessimo meglio gli stati psicofisiologici che lo popolano.

Un aspetto che lo stesso Ekman spiega in testi come Knowing Our Emotions, scritto insieme a Daniel Goleman, è che la tristezza dura più a lungo rispetto ad altre emozioni per un fatto ben specifico: è composta da molte altre emozioni.

Vale a dire che si tratta di un’emozione che non viene mai da sola. Come quando stappiamo il tappo di una bottiglia e scopriamo che al suo interno si trovano collera, rabbia e persino paura.

Sezionarla, sapere “di cosa è fatta”, ci aiuterebbe a comprenderla molto meglio, dunque a superarla. Tuttavia, ulteriori fattori spiegano perché questo stato emotivo è più persistente.

La tristezza è proporzionata all’evento che la provoca e al modo in cui la interpretiamo

Avete da cinque anni una relazione affettiva per la quale avete dato tutto. Vi siete impegnati affinché le cose funzionassero, eppure, alla fine lo avete accettato. La cosa migliore è lasciare il partner.

Dopo la rottura e dopo tanto tempo a lottare per quell’amore, provate un’infinita tristezza. E questo stato è con voi da mesi, o persino da anni.

Ora, un’altra persona nella vostra stessa situazione potrebbe interpretare la rottura come un sollievo. Questo piccolo esempio ci dimostra un aspetto molto semplice. La tristezza dura più di altre emozioni perché i fattori scatenanti sono più intensi.

Perché sono associati a fatti che possono essere traumatici. Eppure, tutto dipende dal modo in cui questa esperienza viene vissuta. Oltre al modo in cui filtriamo questi fatti, entrano in gioco anche le strategie adattive.

Alcune persone dispongono di un approccio più resiliente nel modo in cui gestiscono gli ostacoli. Altre, invece, sono inermi su terreno fertile per la persistenza di quel malessere.

Il pericolo del rimuginio: quando i pensieri alimentano la tristezza

L’Università di Lovanio ha condotto uno studio per meglio comprendere le emozioni. Lo scopo era definire quante ore durano, in media, le realtà psicofisiologiche come l’allegria, la paura, la vergogna. Ebbene, è emerso che la felicità non è neanche lontanamente uno stato duraturo come pensiamo.

Emozioni come la paura, la sorpresa, la noia o il disgusto erano molto brevi. Tuttavia, nella carrellata analizzata c’era uno stato sempre percepito come duraturo: la tristezza.
I ricercatori hanno voluto indagare sulle cause all’origine di questa evidenza. Cosa porta la tristezza a installarsi per settimane o mesi nelle nostre vite? La risposta risiede nei nostri schemi di pensiero.
Rimuginare e pensare costantemente allo stimolo scatenante ne ostacolano la scomparsa. Non smettere di pensare all’evento che ha provocato la nostra delusione, la nostra perdita o sofferenza, non solo contribuisce al perdurare della tristezza, ma la intensifica.

Infine, c’è un altro aspetto. In alcuni casi possiamo vivere questa emozione senza che esista uno specifico fatto scatenante. Tuttavia, il nostro pensiero è ancora quella miccia che nutre lo sconforto, che fa alzare la temperatura della sofferenza e della negatività.

Perché la tristezza dura più di altre emozioni? La resistenza

Uno dei motivi per i quali la tristezza dura più di altre emozioni risiede nella nostra resistenza. Rifiutarci di accettare l’emozione provata ne ostacola la gestione.

Salute significa anche avvalorare ogni emozione, comprendere che in situazioni anomale le emozioni complesse sono normali. Comprenderle, accettarle e saperle gestire ci dona equilibrio e ci permette di affrontare meglio sia i giorni di quiete sia quelli pieni di ostacoli.

Pertanto, è il momento di riformulare molti schemi che ci sono stati inculcati. Non è forte chi sopporta e chi tutto può. Coraggioso è chi concede a se stesso di cadere per rialzarsi, piangere per ritrovare sollievo, rifugiarsi nella propria introspezione per prendere decisioni migliori.

Resistere, dimostrare forza e fare come se la vita non ci ferisse infetta la ferita, ingigantisce e prolunga la sofferenza. Come segnala Antonio Damasio, le persone non sono esseri razionali che si emozionano, sono creature fatte di emozioni e ragione. Essere abili nella comprensione delle emozioni ci rende capaci di condurre una vita più appagante e salutare.

Bibliografia

Philippe Verduyn, Saskia Lavrijsen. Which emotions last longest and why: The role of event importance and rumination. Motivation and Emotion, 2014; DOI: 10.1007/s11031-014-9445-y

https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Damasio

https://psycnet.apa.org/record/2014-50968-001

da lista mente gg

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