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 Effetti degli antidepressivi sul cervello
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Inserito il - 16/11/2020 : 10:20:01  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Effetti degli antidepressivi sul cervello

Sebbene gli antidepressivi provochino una sensazione di benessere a breve termine, a lungo andare non risolvono il problema. Le pillole sono solo un aiuto momentaneo nel percorso di guarigione dalla depressione.

Gli effetti degli antidepressivi sul cervello sono diversi. Un farmaco antidepressivo stimola cambiamenti fisiologici nel cervello che si riflettono sul miglioramento dello stato d’animo. Questi cambiamenti sono dovuti all’azione chimica dei farmaci e hanno una durata limitata. Non esenti, inoltre, da effetti indesiderati ancora non del tutto compresi.

Possiamo dire che la depressione è ormai quasi una pandemia. I casi riportati aumentano di anno in anno e sono sottostimati, perché non tutti coloro i quali soffrono di questa condizione si sottopongono a consulto medico. Sappiamo, però, che il consumo di antidepressivi nel mondo è aumentato, ecco perché è importante conoscere gli effetti degli antidepressivi sul cervello.

Oltretutto, bisogna dire che gli psicofarmaci non sono l’unico strumento per risolvere il problema, poiché regolano i sintomi del disturbo a livello cerebrale, ma non lo eliminano. In altre parole, assopiscono la depressione, ma non la curano.

In seguito a ciò, esistono trattamenti esclusivamente incentrati sull’aspetto psicologico, oltre a interventi alternativi come quelli offerti dalla psicanalisi o dalla meditazione.

Il prezzo da pagare per uscire dalla depressione è l’umiltà.
-Bert Hellinger-

L’azione degli antidepressivi sul cervello

Parlare di antidepressivi significa parlare di una vasta gamma di farmaci: i classici antidepressivi triciclici, gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) e gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina-norepinefrina(SNRI).

Quali sono gli effetti degli antidepressivi sul cervello.

Vediamo in dettaglio ciascuno di essi:

Triciclici classici. Sono i più comuni, costituiti da una molecola a sette elementi e da nitrogeno terminale con tre elementi. Stimolano la produzione di serotonina, non non ne inibiscono la ricaptazione. Provocano diversi effetti indesiderati.

SSRI. Aumentano i livelli di serotonina e impediscono che vengano ricaptati o riassorbiti dall’organismo. All’apparenza sono più sicuri, sebbene il Prozac, farmaco per eccellenza tra questi, sia stato fortemente criticato da alcuni scienziati.

SNRI. Considerati i più efficaci Hanno il vantaggio di non indurre uno stato di sedazione. Tuttavia, questi antidepressivi a volte causano tremori, alterazioni dell’appetito e altri sintomi.

Secondo la maggior parte degli scienziati, gli antidepressivi non causano dipendenza fisica, ma possono provocare dipendenza psicologica. Sono diversi gli studi in cui si è osservato un effetto particolarmente nocivo di questi farmaci, soprattutto a seguito del consumo prolungato, superiore a cinque anni.

Uno psichiatra responsabile prescrive i farmaci come supporto temporaneo, non come condizione da cui dovrà dipendere la vita del paziente.

Altri approcci alla depressione

Sebbene un antidepressivo aiuti a mantenere relativamente stabile lo stato d’animo, non risolve il problema principale. Guarire dalla depressione è possibile, ma non assumendo pillole a tempo indeterminato.

Il trattamento tradizionale per questo disturbo prevende un intervento congiunto di tipo farmacologico e psicoterapeutico. I medicinali sono solo un aiuto temporaneo.

Calmano i sintomi e preparano alla psicoterapia. Gli esseri umani non sono solo un corpo dal punto di vista biologico, bensì anche esseri simbolici.

Questo significa che i neurotrasmettitori condizionano il nostro stato d’animo in modo da permetterci di interpretare e dare un senso alle nostre esperienze. Nessuna pillola dà senso alla nostra vita. Quest’ultimo viene definito solo in seguito a percorsi che permettono di reinterpretare e costruire nuovi significati.

Gli effetti degli antidepressivi e gli approcci alternativi

Dal punto di vista psicanalitico la depressione non è un’entità clinica a sé, bensì dipende da una precisa prospettiva nei confronti della realtà. Jacques Lacan ha parlato della depressione come di una manifestazione di “codardia morale”. L’effetto di “cedere al desiderio”, ovvero di non affermare l’essere. L’individuo non si assume piena responsabilità della propria vita e delle proprie azioni.

Secondo le filosofie orientali, la depressione è il frutto di attaccamenti estremi. L’enfasi è posta sul mondo esterno, dal quale si dipende. Quella dipendenza, a sua volta, induce la paura e la negazione della transitorietà. Questa è una delle possibili spiegazioni della depressione.

Alcuni studi ci dicono che le psicoterapie, la psicoanalisi e la meditazione possono produrre effetti simili a quelli di un farmaco. L’azione di un antidepressivo sul cervello è quasi immediata e ha breve durata.

La psicoterapia richiede maggiore sforzi da parte del paziente ed è più lenta. Ciononostante, è priva di effetti collaterali, restituisce al paziente il controllo sulla propria vita e si concentra sulla radice del problema.

Bibliografia

Del Río, J. (2004). Fármacos antidepresivos y antimaníacos. Florez J (Director). Farmacología Humana. Masson, Barcelona.

https://it.wikipedia.org/wiki/Inibitori_della_ricaptazione_della_serotonina-norepinefrina

https://www.youtube.com/watch?v=mj1j-uwEYpo&t=122s


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