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Inserito il - 15/07/2020 : 10:09:14  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Il linguaggio ci aiuta a far succedere le cose

Il linguaggio ci aiuta ad avverare i nostri desideri perché ha il potere di cambiare le cose. Ci spinge all'azione e ci permette di fare chiarezza su chi siamo, su cosa vogliamo e su quali sono i nostri limiti.

Il linguaggio ci aiuta a far succedere le cose, e questo perché ha un grande potere. Grazie a questa risorsa, non solo siamo in grado di descrivere diverse realtà, ma le generiamo. Perché la parola non è mai neutrale, lascia un segno e ci spinge all’azione.

La nostra voce, inoltre, crea legami o stabilisce distanze, mette in chiaro dei concetti e aiuta la nostra identità a prendere forma. Ludwig Wittgenstein, noto filosofo, matematico e linguista diceva che i limiti del mondo vengono definiti dal nostro linguaggio.

A primo impatto, questa espressione è piuttosto inquietante e nasconde una curiosa testimonianza. La nostra realtà viene percepita e descritta dalle parole che usiamo nel quotidiano.

Il linguaggio ci aiuta a dare una definizione

Per esempio, definiamo orfani i bambini che hanno perso i genitori. Chiamiamo vedovi o vedove chiunque abbia perso il proprio coniuge. Tuttavia, buona parte delle lingue non ha ancora dato un nome a quei genitori che perdono i figli e lo stesso vale per chi ha subito la perdita di un fratello.

Di conseguenza, c’è un vuoto nella nostra realtà; esistono figure e sofferenze invisibili che non hanno un nome, ma che sono comunque presenti nella realtà quotidiana ovunque nel modo.

Oltre a ciò, tutti noi proviamo emozioni che non hanno ancora un nome. Viviamo delle sensazioni, delle inquietudini e dei piaceri che non sempre hanno un posto tra le parole di un dizionario.

Contempliamo caratteristiche in natura e nella vita quotidiana che la nostra mente non può esprimere attraverso il linguaggio, ma che tuttavia esistono. Per questo motivo a volte ci domandiamo con un certo stupore se a qualcun altro è successo di sentirsi allo stesso modo, se è lecito provare questa sofferenza che non viene descritta nei libri, che non viene definita da un’etichetta né un genere o un tempo verbale.

Il rivoluzionario è chi riesce a rivoluzionare se stesso.
-Ludwig Wittgenstein-

Il linguaggio ci aiuta a far succedere le cose: misure da prendere

Il linguaggio ci aiuta a far succedere le cose. Affinché ciò avvenga, tuttavia, bisogna compiere alcuni gesti, mettere in atto determinate strategie che saranno promotrici di cambiamenti e di realtà più appaganti e felici.

Sappiamo già che quello a cui non diamo un nome sembra non esistere o rimanere in uno spazio incerto, in cui una persona finisce per lottare con i suoi problemi.

I linguisti affermano che il linguaggio non determina il pensiero. Vale a dire che, come dicevamo, molte sensazioni ed esperienze non sono ancora state tradotte a parole. L’analisi psicologica, però, ci consente di affermare che il linguaggio spinge all’azione, a patto che si adottino alcuni provvedimenti.

Prima misura: il nostro linguaggio parla di noi, attenzione a come parliamo

Paul Anwandter, noto autore di diversi libri sul coaching ed esperto in programmazione neurolinguistica, ci dice che gli esseri umani creano se stessi attraverso il linguaggio. Siamo ciò che raccontiamo di noi, siamo ciò che faremo, il modo in cui ci descriviamo e in cui comunichiamo con gli altri. Siamo anche ciò che scegliamo di tacere e di far sapere.

Ci viene dunque offerta un’occasione: quella di trasformarci attraverso il linguaggio. Affinché succeda, possiamo tenere conto delle seguenti dimensioni:

Dobbiamo parlare a noi stessi con atteggiamento positivo e in modo rispettoso. Lo studio condotto all’Università del Texas dalla Dottoressa Kristin Nef ci dice che una comunicazione affettuosa con noi stessi ci permette di prenderci cura della nostra identità e autostima.
Anche la comunicazione con gli altri deve essere rispettosa; inoltre, anche quello che diamo agli altri ha un impatto su di noi. Una brutta parola ha un prezzo emotivo ovunque.
Se volessimo generare un cambiamento in noi, il nostro linguaggio dovrà essere in sintonia con questo obiettivo. Evitiamo i “non posso, questo non fa per me, di sicuro fallirò, altri lo faranno meglio di me, ecc.”

Seconda misura: il linguaggio trasforma, create la vostra realtà

Il linguaggio ci aiuta ad agire perché è in grado di trasformare gli eventi. Genera possibilità, ci rende più fermi nelle nostre posizioni e ci motiva a persistere. Per capire meglio questo concetto, faremo alcuni esempi:

Il linguaggio è azione perché determina il pensiero: domani mi iscriverò a quel concorso, domani chiamerò quella persona per chiederle un appuntamento, oggi dirò al mio capo che non gli permetterò più di comportarsi in quel modo… Queste frasi ci definiscono e ci invogliano in molti casi a raggiungere questi obiettivi.
Il linguaggio crea delle possibilità: se dite un “no” a qualcuno, state chiudendo una porta nella vostra vita. Se dite di “sì” a un progetto, state aprendo nuove porte.

Terza misura: fiducia e azione

Se desideriamo avviare un cambiamento, se aspiriamo a sentirci meglio, a risolvere un problema o a raggiungere un obiettivo, abbiamo bisogno di una bussola interiore. Una bussola che punta verso Nord, laddove si trovano fiducia e azione. Perché se non ci impegniamo con noi stessi, con costanza e perseveranza, non ci sarà movimento.

Il linguaggio ci aiuta ad agire solo se siamo coraggiosi. Dobbiamo essere disposti a pretendere ciò che vogliamo senza paura, a fare chiarezza su ciò che non vogliamo, a perseverare dinnanzi alle difficoltà, incitando noi stessi attraverso parole significative.

Per concludere, non dobbiamo mai esitare a dare un nome a ciò che sentiamo e vogliamo. Il linguaggio è il nostro migliore strumento di azione. Dobbiamo servircene allo scopo di instaurare rapporti migliori, risolvere i problemi ed essere sempre coerenti con i nostri pensieri e le nostre azioni.

Bibliografia

Echevarría, Rafael (2012) Ontología del lenguaje. JC Sáez Editor
Fausey CM et al. (2010): Constructing Agency: The Role of Language. Front Psychol 1:162.
Bylund E & Athanasopoulos P (2017): The Whorfian Time Warp: Representing Duration Through the Language Hourglass. J Exp Psychol Gen. 146(7):911-916.

https://www.tandfonline.com/doi/ref/10.1080/15298860309032?scroll=top


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