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 Allucinazioni ipnagogiche e paralisi del sonno
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Inserito il - 15/03/2019 : 09:23:38  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Allucinazioni ipnagogiche e paralisi del sonno

Ci si sveglia, ma muoversi è impossibile. Si sentono, vedono e avvertono cose. Si tratta delle allucinazioni ipnagogiche.

Le allucinazioni ipnagogiche sono esperienze percettive vivide che si verificano durante la fase iniziale del sonno. Consistono in sogni molti realistici accompagnati da fenomeni visivi, tattili e auditivi. Le allucinazioni ipnopompiche, invece, sono esperienze simili a quelle che accadono al risveglio.

Il termine “pompico” (dal greco, che sospinge via), in riferimento alle allucinazioni ipnopompiche, venne usato per la prima volta nel 1918 da Myer per descrivere il fenomeno che si verifica durante la transizione tra sonno e risveglio.

La prima descrizione delle allucinazioni ipnagogiche si deve, invece, allo psichiatra francese Baillarger nel 1846. Questi le chiamò allucinazioni psicosensoriali. Il termine “ipno” (sonno) e “agogos” (indotto) venne introdotto da Maury nel 1848 per indicare allucinazioni o illusioni che annunciano il sonno.

Queste allucinazioni si verificano dunque quando il soggetto crede di essere sveglio. La persona sente e avverte, ma non riesce a muoversi. Per questo motivo, le allucinazioni ipnagogiche sono strettamente relazionate con la paralisi del sonno.

Prevalenza e storia delle allucinazioni ipnagogiche

La prevalenza delle allucinazioni ipnagogiche e ipnopompiche nella popolazione generale interessavano un 25-30% delle persone affette da narcolessia (2). Nel 1957 gli autori Yoss e Daly inclusero queste allucinazioni nei criteri diagnostici della narcolessia. Sono state riscontrate, tuttavia, anche in caso di sonnolenza diurna eccessiva, ma con frequenza anche in pazienti con paralisi del sonno prima di addormentarsi (3, 4).

Anche alcune sostanze psicoattive, come il khat (5) e l’hashish (6), sono state relazionate all’induzione di allucinazioni ipnagogiche e ipnopompiche.

Paralisi del sonno e allucinazioni ipnagogiche

La paralisi del sonno consiste in una incapacità generalizzata e transitoria di muoversi o parlare. Avviene durante la transizione sonno-veglia durante la quale si verificano delle allucinazioni.

La paralisi del sonno e le allucinazioni ipnagogiche sono state caratteristiche importanti degli incubi. La cultura popolare ha adornato questi sintomi con interpretazioni sovrannaturali. Si pensava, infatti, che potessero essere causate dalla presenza di demoni e spiriti.

Nel 1834 l’autore McNish definì per la prima volta l’incubo:

“L’immaginazione non può concepire gli orrori ai quali [l’incubo] dà luogo con frequenza… Tutti gli elementi orribili, ripugnanti o terrificanti del mondo fisico o morale si presentano dinnanzi a lui con una sfumatura temibile; … In un momento può avere coscienza di un demone maligno accanto; poi, per sfuggire alla vista di un oggetto così atroce, chiuderà gli occhi, ma pur così, l’essere spaventoso renderà manifesta la sua presenza; perché il suo alito gelato si diffonde sul viso, e lui sa di trovarsi faccia a faccia con un demone. Poi, se guarda in alto, contempla un paio di occhi orripilanti che lo fulminano con lo sguardo e un aspetto degli inferi che gli sorride con una malizia ben più infernale. Ma può anche avere l’idea di una mostruosa strega rannicchiata sul suo petto, immobile e maligna.”

Questa citazione è la descrizione di un incubo scritta più di un secolo fa. Leggendo questa e altre definizioni simili, è evidente che il termine ha subito un cambiamento di significato negli ultimi 150 anni circa.

Più di recente è stato usato per denotare sogni molto vividi dal contenuto sgradevole e che provocano una forte sensazione di paura nel soggetto, al punto da svegliarlo in molte occasioni.

Incubo: il demone notturno

Nel suo libro On the Nightmare, Jones spiega che la parola “incubo” originariamente significava “fanatico della notte” o “demone notturno“. Proprio questi demoni erano responsabili delle terrificanti esperienze durante il sonno.

Secondo la mitologia popolare europea del Medioevo, un incubo è un demone che giaceva sulle donne che dormivano. La leggenda narra che le sue intenzioni erano quelle di avere un rapporto sessuale con le donne su cui si posava. Il suo obiettivo, a volte, era avere discendenza con la donna violentata, come viene raccontato nella leggenda di Merlino (8). La controparte femminile, che si posava sull’uomo addormentato, si chiamava succubo.

Gli incubi visitavano le persone di notte e si sedevano accanto a loro o sul loro petto paralizzandole. Jones dichiara che questa credenza era quasi universale in tutte le età e culture. Le allucinazioni ipnagogiche di cui parliamo sembrano dunque essere considerate, in un certo modo, la culla della comparsa dei demoni notturni.

Queste allucinazioni, oltre alla paralisi del sonno, al giorno d’oggi sono studiate come sintomi della narcolessia. Tuttavia, sembra che questi fenomeni possono presentarsi anche in soggetti sani (9).

Bibliografia

1.Ohayon, M. M., Priest, R. G., Caulet, M., & Guilleminault, C. (1996). Hypnagogic and hypnopompic hallucinations: pathological phenomena?. The British Journal of Psychiatry, 169(4), 459-467.
2.Broughton, R. (1982) Neurology and dreaming@ Psychiatric Journal of the University of Ottawn, 7,101-110.
3.Goode, G. B. (1962) Sleep paralysis. Archives of Neurology, 6, 228-234.
4.Hishikawa, Y. (1976). Sleep paralysis. Advances in sleep research, 3, 97-124.
5.Granek, M., Shalev, A., & Weingarten, A. M. (1988). Khat#8208;induced hypnagogic hallucinations. Acta Psychiatrica Scandinavica, 78(4), 458-461.
6.Baillarger, M. (1846). Des hallucinations psycho-sensorielles. Ann Méd Psychol, 7, 1-12.
7.Liddon, S. C. (1967). Sleep paralysis and hypnagogic hallucinations: Their relationship to the nightmare. Archives of general psychiatry, 17(1), 88-96.
8.Lacy, N. J., Ashe, G., Ihle, S. N., Kalinke, M. E., & Thompson, R. H. (2013). The New Arthurian Encyclopedia: New edition. Routledge.
9.Martínez-Rodríguez, J. E., & Santamaría, J. (2005). Narcolepsia e hipersomnia idiopática. Rev Méd Univ Navarra, 49(1), 35-40.


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