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 Vivere con il cobra della mente
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Inserito il - 12/06/2018 : 09:38:48  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Vivere con il cobra della mente

del venerabile Ajahn Chah

© Ass. Santacittarama, 2008. Tutti i diritti sono riservati.
SOLTANTO PER DISTRIBUZIONE GRATUITA.

(Dal libro "Il sapore della libertà"
Traduzione di Letizia Baglioni)


(Breve discorso di commiato pronunciato per un'anziana signora inglese al termine dei suoi due mesi di
tirocinio presso il Maestro, fra la fine del 1978 e il principio del 1979)


QUESTO BREVE DISCORSO È DEDICATO A UNA NUOVA DISCEPOLA, che presto
sarà di ritorno a Londra. Mi auguro che possa aiutarla a comprendere
l'insegnamento che ha studiato qui a Wat Pah Pong. Semplificando al massimo,
possiamo dire che questa è la pratica che mira alla liberazione della sofferenza
implicita nel ciclo della nascita e della morte.

Se vuoi seguire questa pratica, ricorda di trattare tutte le varie attività della
mente, quelle che ti piacciono e quelle che non ti piacciono, come tratteresti un
cobra. Il cobra è un serpente estremamente velenoso, tanto velenoso che il suo
morso può essere letale. Lo stesso è per i nostri stati d'animo; gli stati d'animo
che ci piacciono sono velenosi, quelli che non ci piacciono sono ugualmente
velenosi. Essi impediscono alla nostra mente di essere libera e ostacolano la
comprensione della Verità così come è stata insegnata dal Buddha.

Per questa è necessario cercare di restare mentalmente presenti giorni e notte.
Qualunque cosa tu faccia - stare in piedi, seduta o distesa, parlare o altro -
dovresti fare con presenza mentale. Quando l'avrai consolidata, ti accorgerai che
associata a questa c'è la chiara comprensione, e che i due fattori insieme danno
origine alla saggezza. perciò presenza mentale, chiara comprensione e saggezza
funzioneranno all'unisono, e sarà come se tu fossi sveglia tanto di giorno che di
notte.

Gli insegnamenti che il Buddha ci ha lasciato non vanno semplicemente ascoltati o
assimilati solo sul piano intellettuale. Sono insegnamenti che con la pratica si
possono far vivere nel nostro cuore. Dovunque andiamo, qualunque cosa
facciamo, dovremmo possedere questi insegnamenti. E 'possedere gli
insegnamenti' o 'possedere la verità' significa che qualunque cosa facciamo o
diciamo, la facciamo o diciamo con saggezza. Noi diciamo che chi è dotato di
presenza mentale e chiara comprensione associate alla saggezza è simile al
Buddha.

Una volta lontana da qui, dovrai praticare facendo sempre riferimento alla tua
mente. Osserva la tua mente attraverso la presenza mentale e la chiara
comprensione, e coltiva la saggezza. Date queste tre condizioni, si manifesterà
l'esperienza del 'lasciare andare'. Sarai cosciente del costante apparire e
scomparire di tutti i fenomeni.

Sappi che ciò che appare e scompare è solo l'attività della mente. Una volta
apparsa, ogni cosa scompare ed è seguita da un altro apparire e scomparire.
Nella Via del Dhamma questo apparire e scomparire lo chiamiamo 'nascita e
morte'; e questo comprendo tutto, non c'è altro all'infuori di questo! Una volta
apparsa, la sofferenza scompare, e una volta scomparsa, riappare di nuovo. Non
c'è altro che che sofferenza che appare e scompare. Quando vedrai tutto questo,
sarai in grado di accorgerti costantemente dell'apparire e scomparire; e quando
questo stato sarà costante, vedrai che in realtà non esiste altro. Tutto è
semplicemente nascita e morte. Non è come se ci fosse qualcosa di permanente.

C'è solo questo apparire e scomparire così com'è, tutto qua.

Questa particolare prospettiva farà nascere un sereno sentimento di distacco nei
confronti del mondo. Un sentimento del genere nasce quando ci accorgiamo che
in realtà non c'è nulla che valga la pena di volere; c'è solo apparire e scomparire,
un nascere cui fa seguito un morire. A questo punto la mente sperimenta il
'lasciar andare', lasciare che tutto segua il proprio corso naturale. Le cose
appaiono e scompaiono nella nostra mente, e noi ce ne accorgiamo. Se si tratta di
felicità, la riconosciamo; se si tratta di insoddisfazione, la riconosciamo.
Riconoscere la felicità significa che non ci identifichiamo come se fosse nostre.
Quando non ci identifichiamo e non ci attacchiamo più alla sofferenza e alla
felicità, non ci resta altro che il naturale modo di essere delle cose.

Perciò diciamo che l'attività mentale è come il velenosissimo cobra. Se non lo
disturbiamo, il cobra se ne va per la sua strada. Anche se può essere
estremamente velenoso, non ci fa niente se noi non ci avviciniamo e non
cerchiamo di catturarlo; lui non ci morde. Il cobra si comporta come è naturale
per un cobra. È il suo modo di essere. Se sei furba, lo lascerai in pace. Allo stesso
modo puoi lasciare a se stesso anche quello che sia buono. E lasciare a se stesso
anche quello che non è buono; lasciarlo essere come gli detta da la sua natura.

Prova a lasciar stare le tue preferenze e le tue avversioni, a non disturbarle come
faresti con un cobra.

Quindi una persona intelligente adotterà questo atteggiamento nei confronti dei
vari stati d'animo che nascono nella mente. Quando c'è la bontà, la lasciamo
essere buona, ma la riconosciamo. Comprendiamo la sua natura. E, allo stesso
tempo, lasciamo essere il non-buono, lo lasciamo essere secondo la sua natura.
Non cerchiamo di afferrarlo, perché non vogliamo nulla. Non vogliamo il male e
non vogliamo il bene. Non vogliamo né il cattivo umore né il buon umore, né la
felicità né la sofferenza. Quando il desiderio si esaurisce, subentra stabilmente la
pace.
Quando nella nostra mente c'è una pace di questa natura, abbiamo qualcosa su
cui contare. È una pace, diciamo noi, nata dalla confusione. La confusione è finita.
Il Buddha ha definito 'estinzione' il raggiungimento dell'illuminazione suprema, in
analogia all'estinguersi di un fuoco. Estinguiamo il fuoco là dove brucia. Laddove
c'è calore, al suo posto portiamo il freddo. Così è per l'illuminazione. Il Nibb#257;na è
nel sams#257;ra. Illuminazione e illusione esistono nel medesimo luogo, proprio come
il caldo e il freddo. Fa caldo dove prima faceva freddo, e freddo dove prima
faceva caldo.

Quando c'è il calore, il freddo scompare, e quando c'è il freddo il
calore non c'è più. In questo senso, Nibb#257;na e sams#257;ra sono identici.
Ci è stato detto di mettere fine al sams#257;ra, e ciò significa spezzare il circolo
vizioso della confusione. Mettere fine alla confusione è estinguere il fuoco.
Quando si estingue un fuoco c'è il fresco. Allo stesso modo, quando si spegne il
fuoco interiore del desiderio sensuale, dell'avversione e dell'illusione, c'è una
'fresca' serenità.

La natura dell'illuminazione è questa: è estinguere il fuoco, raffreddare quello che
era caldo. È la pace. È la fine del sams#257;ra, il ciclo delle nascite e delle morti.
Raggiungere l'illuminazione comporta questo. È la fine del morte perenne, del
cambiamento perenne, la fine dell'attaccamento, dell'avversione e dell'illusione
che abitano la nostra mente. Se a volte la definiamo felicità è perché è in questi
termini che la gente comune concepisce il proprio ideale, ma la realtà va ben
oltre. È oltre la felicità e oltre la sofferenza. È pace perfetta.

Nel congedarti, porta con te l'insegnamento che ti ho dato e fanne oggetto di
un'attenta riflessione. La tua permanenza qui non è stata facile, e per quanto mi
riguarda non ho avuto molte occasioni per darti delle istruzioni; nel frattempo
però hai avuto modo di approfondire il vero significato della nostra pratica. Mi
auguro che questa pratica ti dia la felicità, che ti aiuti a crescere nella Verità. Che
tu possa affrancarti dalla sofferenza della nascita e della morte.


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