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 E Raiot censurato si trasferisce in un teatro
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Inserito il - 21/11/2003 : 11:30:27  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
E Raiot censurato si trasferisce in un teatro:
domenica spettacolo di protesta

di n.l.

http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=HP&TOPIC_TIPO=&TOPIC_ID=30689

20.11.2003

Come era immaginabile, la sospensione di Raiot equivale alla chiusura. Domenica prossima le «Armi di distrazione di massa» di Sabina Guzzanti non andrà in onda. «Protesterò finché campo e sono determinata ad andare fino in fondo. Questo è un precedente gravissimo per la libertà d’espressione, in futuro». Anzi, aggiunge l’attrice in una conferenza stampa al «Piccolo Jovinelli»: «È un’occasione splendida per dimostrare che non c'è libertà d' informazione, siamo in un regime, urge fare qualcosa». Per prima cosa, lo spettacolo si sposta a teatro. Chiusi gli schermi della Rai, per domenica si prevede un evento-denuncia tutto satirico in un teatro romano ancora da trovare, purché sia abbastanza capiente da accogliere un grande pubblico che li ha inondati di e-mail: insieme a Sabina ci sarà il fratello Corrado, ha già detto di sì Paolo Rossi, Beppe Grillo interverrà in collegamento video dal teatro in cui sta svolgendo il suo spettacolo, lo stesso faranno Luttazzi e Dario Fo. Ieri anche 150 deputati del centrosinistra hanno firmato un appello contro la chiusura di «Raiot».

La Rai ha scelto la strada peggiore: passare al vaglio della censura preventiva tutte e cinque le puntate insieme, allontanandole così dall’attualità. Lo spiega il produttore della StudioUno, Valerio Terenzio: «Questa mattina ho riparlato con il direttore di RaiTre, Paolo Ruffini, che ha consultato la direzione generale e l' ufficio legale, e ha affermato che la delibera è molto chiara e che quella è la decisione della Rai», ossia la valutazione «complessiva» del programma. La Rai, quindi, «ci ha intimato di registrare le cinque puntate entro il 21 dicembre», per poi passarle al vaglio della censura preventiva. Terenzio scriverà alla tv pubblica, annuncia, chiedendo di andare in onda regolarmente: «Non possiamo realizzare il programma alle condizioni poste dal Cda, perché è un programma legato all’attualità», pur riconoscendo alla Rai il diritto di esercitare il controllo per evitare cause legali: «Invieremo una lettera all'azienda chiedendo di ottemperare al contratto e di andare in onda domenica. Se non sarà così, valuteremo con i nostri legali l'ipotesi di un contenzioso con la Rai». Scherza Sabina: «Guesda vigenda ha leso la mia immaggine, ma per la mia disponibilità al dialgo non li guerelo....subbido...». Ma andare in onda due mesi dopo la registrazione «è come se chiedessero ai giornalisti di scrivere il giornale di oggi per pubblicarlo tra un mese. Non credo che lo comprerebbero in molti...».

Sabina Guzzanti è arrabbiata, anche perché la presidente Rai, Lucia Annunziata «mi ha telefonato ieri», mercoledì dopo il Cda, «dicendomi che era stata una vittoria evitare la chiusura, spiritosamente mi ha detto “ho messo dei paletti...”. Ma i paletti non sono tollerabili. La libertà di espressione deve essere totale. Denunciamo piuttosto i programmi spazzatura che offendono la dignità e l' intelligenza degli esseri umani». Che sarebbe andata a finire così se l’aspettava, Sabina-samurai alla Kill-bill, e sulla posizione della presidente aggiunge: «Certo non credo che le piaccia il mio programma, e neppure la sua imitazione». Infatti Annunziata l’ha digerita a stento, quella gag. E anche se nel Cda la presidente ha raggiunto la mediazione evitando la chiusura di «Raiot», la delibera ha stabilito quella la valutazione «complessiva». Sapendo quindi che Sabina Guzzanti e la produzione non avrebbero potuto che dire di no. E il direttore generale, Flavio Cattaneo, nella giornata di mercoledì è uscito da quella posizione defilata che aveva tenuto, mettendosi dalla parte dei tre consiglieri che avrebbero chiuso il programma tout court.
E la querela annunciata da Mediaset, o le polemiche con la comunità ebraica o la Chiesa sono giustificazioni «pretestuose, ne avrebbero trovati altri: «la tabella sulla pubblicità di Mediaset è stata presa da “Repubblica” e comunque siamo stati coscienziosi e attenti a controllare le fonti». (Mediaset ha querelato il quotidiano per 50milioni di euro, ndr.)

Il Dg Cattaneo ha fatto partire il provvedimento disciplinare per Andrea Salerno, responsabile satira di RaiTre e capostruttura del programma (gli si contesta l’aver partecipato alla conferenza stampa «contro la Rai», domenica) e un richiamo per «omesso controllo» a Paolo Ruffini. Entrambi hanno cinque giorni per rispondere con le loro controdeduzioni. Oltre alle proteste della sinistra, Amnesty International ha incluso l’Italia fra i paesi nel quali la libertà d’espressione è nettamente diminuita.

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L'imitatrice pronta ad un'azione legale contro l'ente pubblico

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2003/11_Novembre/20/guzzanti.shtml

Sabina Guzzanti: «Protesterò finchè campo»

L'attrice comica non registrerà più le puntate di Raoit dopo la delibera Rai di sospensione del programma

ROMA - «Sono pronta a protestare finchè campo per questa vicenda: è un precedente gravissimo per la libertà di espressione possibile nel futuro». E' decisamente arrabbiata l'attrice Sabina Guzzanti dopo che il consiglio di amministrazione della Rai ha invitato il direttore generale della Rai a sospendere «Raiot» il programma dell'imitatrice che andava in onda la domenica sera su Raitre. La delibera del cda Rai è arrivata dopo la querela per diffamazione da parte di Mediaset al programma dell'ente radiotelevisivo pubblico.
IL PROGRAMMA NON SI FARA' - «Questa - ha detto l'attrice in una conferenza stampa convocata a Roma, al Teatro Piccolo Jovinelli - è un'occasione splendida per dimostrare che non c'è libertà d'informazione, siamo in un regime, urge fare qualcosa».

Le sorti del programma, tuttavia, sembrerebbero segnate, come ha spiegato lo stesso produttore, Valerio Terenzio: «stamattina ho riparlato con il direttore di Raitre, Paolo Ruffini, che ha consultato la direzione generale e l'ufficio legale, e ha affermato che la delibera è molto chiara e che quella è la decisione della Rai», vale a dire consentire la visione preventiva delle cinque puntate successive del programma prima della messa in onda. «Non possiamo realizzare il programma alle condizioni poste dal Cda», ha sottolineato Terenzio, ribadendo la richiesta della produzione di andare regolarmente in onda, anche perchè si tratta di una trasmissione legata all'attualità, e riconoscendo che la Rai è libera di esercitare i controlli. Ma «invieremo una lettera all'azienda - ha detto ancora Terenzio - chiedendo di ottemperare al contratto e di andare in onda domenica.
Se non sarà così, valuteremo con i nostri legali l'ipotesi di un contenzioso con la Rai». In ogni caso, per domenica prossima, la Guzzanti sta già organizzando «uno spettacolo satirico: l' Ambra Jovinelli è troppo piccolo per le adesioni che abbiamo già ricevuto, speriamo perciò di trovare uno spazio più grande. Hanno già aderito, tra gli altri, Paolo Rossi, Beppe Grillo, Dario Fo e altri teatri ci hanno chiesto di collegarsi con noi».

E-MAIL DI PROTESTA - La Guzzanti ha annunciato inoltre che domenica, se il programma non andrá in onda, organizzerá una serata di satira in un luogo di Roma, ancora da decidere, «ma adatto a contenere le tantissime persone che ci hanno mandato testimonianze di solidarietá in questi giorni: ci sono arrivate più di quattromila e-mail e il sito che aveva iniziato la raccolta di firme contro la chiusura del programma ha dovuto smettere perchè era andato in tilt». E mentre Sabina parlava all'Ambra Jovinelli arrivava anche il deputato dei Ds Giuseppe Giulietti che le consegna un appello firmato da 150 parlamentari del centrosinistra perchè il programma vada in onda giá da domenica. Quanto all'interpretazione della Rai che vuole visionare tutte le puntate prima di mandarle in onda, Sabina ha sorriso: «è come se chiedessero ai giornalisti di scrivere il giornale di oggi per pubblicarlo tra un mese. Non credo che lo comprerebbero in molti... E fra l'altro registrare tutte le puntate prima della messa in onda non è in accordo con il contratto».

20 novembre 2003 - Corriere.it
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