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Inserito il - 15/09/2003 : 11:33:00
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Una lente gravitazionale
di: Massimo Ortelli - Ecplanet
Un team internazionale di astrofisici ha scoperto che una galassia intermedia (ben visibile), situata nella costellazione della Coppa (crater) nell'emisfero meridionale, fungendo da “lente gravitazionale” crea l'effetto ottico di quadruplicazione delle immagini del medesimo quasar oltre che da un'immagine assomigliante ad un anello della galassia in cui il quasar stesso risiede, il cosiddetto fenomeno “dell'anello di Einstein”. La scoperta è stata fatta utilizzando con il nuovo strumento EMM1 montato sul New Technology Telescope (NTT), il telescopio 3.6-m dell'European Southern Observatory (ESO) a La Silla, in Cile.
Il fenomeno fisico della “lente gravitazionale”, che è una risultante della teoria della relatività di Albert Einstein, è noto sino dal 1916. Esso suggerisce che il campo gravitazionale di un oggetto massivo causa la curvatura della geometria locale del cosmo, lo stesso principio vale pure per i raggi di luce curvati nel momento in cui passano vicino al medesimo oggetto. I miraggi cosmici non sono altro che una moltitudine di immagini del medesimo corpo luminoso. È come se la luce generata da loro passasse attraverso una lente. La posizione del quasar, della galassia-lente e dell'osservatore determinano la forma e il numero delle immagini e quando l'allineamento è ottimale si può scorgere come un anello che circonda la lente, il cosiddetto “anello di Einstein”, rarissimo da osservare.
Gli astrofisici, osservando gli spettri di questi corpi celesti, hanno scoperto la distanza dalla Terra del quasar è di 6300 milioni di luce (redshift è z = 0,66), mentre quello della galassia ellittica che funge da “lente gravitazionale” dista dalla Terra 3500 milioni di anni luce (z = 0,3). Il complesso, chiamato in codice RXS J1131-1231, è il più vicino quasar che abbia subito il fenomeno di una “lente gravitazionale”. La scoperta è stata pubblicata dal periodico "Astronomy & Astrophysics".
Istituzioni scientifiche citate nell'articolo:
ESO - The European Southern Observatory
University of Durham
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