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 Orologio neurale: il tempo seconda la scienza

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V I S U A L I Z Z A    D I S C U S S I O N E
admin Inserito il - 22/07/2020 : 10:32:18
Orologio neurale: il tempo seconda la scienza

Da diverso tempo la ricerca prova a fare luce sulla possibilità di un orologio neurale da qualche parte nel cervello. Di recente, l'Università norvegese di scienze e tecnologia sembrerebbe aver individuato tale orologio neurale.

Sin dai tempi remoti, l’essere umano ha tentato in tutti i modi di misurare il tempo: dai primi calendari lunari all’invenzione dell’orologio. Abbiamo sempre avuto bisogno di meccanismi più o meno complessi per collocarci nel mondo in relazione al trascorrere del tempo. In questo articolo vi proponiamo una nuova visione del tempo proveniente direttamente dalla scienza: l’orologio neurale.

Siamo perfettamente in grado di misurare il tempo, ma la nostra percezione di esso è difficile da quantificare. La scienza sta acquisendo sempre più dati sulla visione soggettiva del tempo, ovvero quella sperimentata dagli esseri viventi, inclusi gli esseri umani.

Un gruppo di ricerca ha individuato un orologio neurale nella corteccia laterale entorinale del cervello. Questo orologio sembra avere in carico la nostra percezione del passare del tempo attraverso le esperienze vissute. Forse è per questo che a volte abbiamo la sensazione che il tempo voli o che non passi mai. A seguire vedremo in cosa consiste la nuova visione del tempo secondo la scienza.

Le prime ricerche sull’orologio neurale

Già negli anni ’30, lo psicologo Hudson Hoagland aveva intuito l’esistenza di una sorta di orologio neurale nel cervello umano. Fu grazie alla febbre della moglie, la quale si lamentava del fatto che quando il marito lasciava la stanza impiegava molto tempo prima di tornare. Il Dottor Hoagland notò, pertanto, che quanto più alta era la febbre, più lenta diventava la percezione del tempo.

Studi successivi hanno dimostrato che la percezione del tempo può subire un’accelerazione quando la temperatura del corpo umano diminuisce. A partire da questi primi studi, molti altri ricercatori hanno lavorato sulla percezione soggettiva del tempo.

Sono state ottenute informazioni di grande rilievo in merito, utili a promuovere nuove ricerche. La scienza sta iniziando, dunque, a far chiarezza sulla visione del tempo percepito, che è nettamente diversa da quella del tempo reale.

L’orologio neurale

L’idea di un orologio neurale situato da qualche parte nel cervello è materia di ricerca da svariati anni. Di recente l’Università norvegese di scienze e tecnologie sembra aver individuato tale orologio nelle cavie da laboratorio impiegate per il loro studio.

I ricercatori May-Britt Moser e Edvard Moser hanno scoperto una rete di neuroni che crea una mappa spaziale dell’ambiente. Tale mappa è composta da varie scale ed è basata su unità esagonali.

Il Dr. Albert Tsao dell’Università di Stanford si è mosso a partire dai risultati di questa ricerca per definire la funzione della corteccia entorinale. Ha scoperto che l’attività di questa regione del cervello cambia in modo costante e senza alcuno schema predefinito. I cambiamenti si producono con il passare del tempo. Si è analizzata la struttura formata da centinaia di neuroni connessi tra loro, che danno origine a questo meccanismo di sperimentazione del tempo.

«Il tempo è un meccanismo squilibrato. È sempre unico e in continua evoluzione.»
-Edvard Moser-

La nuova visione del tempo secondo la scienza

Tutto sembra indicare che questa rete di neuroni presente nella corteccia entorinale crei dei marcatori temporali. Tali marcatori registrano gli eventi che formano delle sequenze. In tal senso, sarebbero le diverse esperienze a determinare in qualche modo il tipo di segnale temporale e il modo in cui viene percepito il tempo.

Vale a dire che questa rete di neuroni non codifica esplicitamente il tempo, piuttosto crea un tempo soggettivo nato dal flusso continuo di eventi vissuti.

“Il nostro studio ha rivelato che il cervello costruisce il tempo come un evento vissuto.”
-Albert Tsao-

Il modo in cui avvertiamo il tempo

Precedenti studi avevano già iniziato a collegare la dopamina con l’orologio neurale. Si è dimostrato che quando il cervello avverte qualcosa di appetibile, la dopamina prodotta nella sostanza nera viene rilasciata sui neuroni che dovrebbero costituire l’orologio neurale. Ed è in questo momento che iniziano a integrarsi i segnali del tempo.

Gli scienziati hanno dedotto che è il modo in cui il cervello anticipa di secondi, se non di minuti, un evento. Maggiori livelli di dopamina accelerano l’orologio neurale, mentre livelli più bassi lo rallentano.

I risultati ottenuti da queste ricerche forniscono una conoscenza più approfondita della percezione del tempo. Potrebbero persino essere una spiegazione del fatto che eventi sperimentati per pochi secondi possono essere descritti come accaduti in intervalli di tempo più lunghi. È quello che accade negli incidenti stradali, per esempio.

Spiegherebbe anche perché il tempo passa molto più in fretta quando si è impegnati in qualcosa che produce emozioni positive. O perché sembra non trascorrere mai durante le attività noiose. A quanto sembra, le emozioni sono strettamente relazionate a questa nuova visione del tempo. Qualcosa che avevamo già intuito e che la scienza sta iniziando a dimostrare.

https://www.ntnu.edu/how-your-brain-experiences-time

da lista mente





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