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Inserito il - 07/04/2008 : 12:20:50
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Italia, caldo e boschi
redazione ECplanet.net
PECORARO: CAMBIAMENTI CLIMATICI MINACCIANO BOSCHI E BIODIVERSITÀ
Le foreste italiane sono minacciate dalla siccità e dal caldo: in altre parole dal cambiamento climatico. Poco meno di un terzo dei boschi - il 31% - è già colpito dall'aumento delle temperature, che registra nel nostro paese un andamento a “macchia di leopardo” con grandi differenze tra zone distanti anche pochi chilometri. Mentre addirittura l'80% delle vegetazione forestale nazionale è interessata dalla diminuzione delle precipitazioni piovose e nevose diffuse su tutto il territorio italiano.
A scattare la fotografia dei boschi sottoposti allo stress climatico è una ricerca effettuata da tutti i dipartimenti botanici delle università italiane che viene presentata oggi al seminario “Le foreste d'Italia”, organizzato dal ministero dell'Ambiente come seguito della Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici e contemporaneamente come inizio del percorso che porterà alla Conferenza nazionale biodiversità, convocata per ottobre prossimo. Al convegno partecipano il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, il direttore generale del servizio conservazione natura Aldo Cosentino, il direttore del Centro interuniversitario Biodiversità Carlo Blasi, il vicepresidente del CNR Federico Rossi e otto rettori di altrettante università italiane.
Lo studio individua con precisione i punti di crisi delle foreste italiane: da questa minuziosa analisi sui dati provenienti da 400 stazioni termopluviometriche distribuite su tutto il territorio nazionale emerge una lista di 21 foreste italiane minacciate in primo luogo dalla siccità, dal caldo e dall'azione combinata di questi due elementi del cambiamento climatico.
Tra le maggiori emergenze climatiche quella che colpisce i boschi di peccio (abete rosso) del Lago Gabiet, in Val d'Aosta, dove in 20 anni la media delle precipitazioni è passata da 2.800 millimetri di pioggia l'anno a 1.000; o le faggete di Boscolungo, in Toscana, dove mancano all'appello 1.700 millimetri di pioggia l'anno (da 4.000 a 2.300 millimetri); sempre le faggete di Pescasseroli, in Abruzzo, dove si registra un saldo negativo di 900 millimetri di pioggia l'anno.
A grandi linee, per quello che riguarda la tipologia delle foreste italiane in condizioni di stress climatico, si può affermare che nell'arco alpino i boschi che stanno maggiormente subendo le conseguenze della diminuzione di precipitazioni sono le peccete (abete rosso) e i querceti di rovere e farnia. Scendendo più giù lungo la penisola, invece, le foreste soffrono del maggiore inaridimento, ossia della pressione congiunta di siccità e caldo: è il caso specifico delle faggete e dei querceti di roverella e cerro. Nell'Italia meridionale - specialmente in Puglia, Calabria e Basilicata - il maggior elemento di rischio per lo sviluppo dei boschi è costituito dall'innalzamento delle temperature che minaccia la virgiliana, la vallonea e il fragno, tutti appartenenti al genere delle querce. Mentre nelle isole, a rientrare nelle aree a maggior cambiamento climatico sono le sughere e la macchia mediterranea in Sicilia e i boschi di leccio in Sardegna.
“Il cambiamento climatico, con la siccità e l'aumento delle temperature, è oggi la minaccia più importante alla biodiversità a livello mondiale, assieme alla pressione antropica”, ha detto il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. “Meno boschi significa tra l'altro una minore capacità di assorbimento del carbonio rilasciato in atmosfera. Per spezzare questo circolo vizioso, il governo ha previsto nella Finanziaria 150 milioni di euro per la realizzazione di boschi urbani e suburbani nelle aree degradate e per il rimboschimento. Inoltre, dal summit di Bali ci aspettiamo, fra l'altro, un rilancio del ruolo dei carbon sink, delle foreste come strumento di riduzione dell'anidride carbonica che mette a rischio l'equilibrio climatico del pianeta”.
“I dati raccolti sono elementi essenziali per individuare gli ambiti territoriali più vulnerabili e i boschi da tutelare o recuperare sia a scala nazionale che a livello regionale”, spiega Carlo Blasi, direttore del Centro Interuniversitario Biodiversità, presentando lo studio. “Approfondire la conoscenza puntuale della potenzialità forestale del territorio, dei boschi realmente presenti e della loro biodiversità è di fondamentale importanza per poter monitorare gli effetti e pianificare le risposte ad eventi quali i cambiamenti climatici o gli incendi”.
“Quello che comincia oggi - afferma il direttore generale del Servizio Conservazione natura del ministero dell'Ambiente, Aldo Cosentino - è il percorso che l'anno prossimo culminerà nella Conferenza Nazionale sulla Biodiversità, prevista in coincidenza con l'Anno mondiale e la Conferenza internazionale. Questo e gli altri appuntamenti di preparazione serviranno a mettere a punto la Strategia nazionale per la Biodiversità, uno degli strumenti prioritari per la gestione naturalistica e ambientale del nostro Paese”.
Lo stato dei boschi e la mappa dello stress
Tra il 1980 e il 2000, secondo lo studio presentato oggi al seminario “Foreste d'Italia”, la siccità è il fattore di stress più comune per i nostri boschi. L'aumento di temperatura, sempre nel periodo in esame, è in atto lungo tutta la penisola, ma non in maniera uniforme, anzi con grandi variazioni tra zone che distano anche poche decine di chilometri.
Il cambiamento climatico, nel nostro paese, non è uguale dovunque. La maggiore riduzione di precipitazioni secondo i dati presentati oggi da Carlo Blasi, del Centro Interuniversitario Biodiversità - viene registrata sull'arco alpino, nella bassa pianura padana e nelle isole maggiori (Sicilia e Sardegna), mentre il più forte aumento di temperature, secondo le misurazioni raccolte dalle 400 stazioni termopluviometriche(quindi sulla base di dati misurati e non di calcoli) avviene in Toscana, Umbria, Abruzzo, Sicilia, Sardegna e Puglia. Le regioni sottoposte al maggior processo di inaridimento dei suoli sono Marche, Molise, Campania, Basilicata, Caloria, Sicilia e Sardegna.
I numeri generali non danno però conto della situazione effettiva: l'Italia è un mosaico di 28 tipologie di variabilità climatica, che danno luogo a differenti effetti sul territorio e sulla consistenza dei boschi. Tra il 1980 e il 2000 si è registrata ad esempio una significativa diminuzione delle precipitazioni nell'arco alpino, mentre nell'alta Pianura Padana si osserva un andamento opposto con evidenti diverse ricadute sul sistema forestale.
Ecco quindi la mappa degli hot spot forestali, in ordine decrescente di variazione delle precipitazioni, con l'indicazione dei luoghi, del tipo di bosco interessato e della diminuzione delle precipitazioni tra la media del periodo 1955/1985 e quella del periodo 1980/2000:
1) Lago Gabiet (Val d'Aosta), pecceta. Variazione precipitazioni: meno 1800 mm l'anno.
2) Boscolungo (Toscana), faggeta. Variazione: meno 1.700 mm.
3) Pescasseroli (Abruzzo), faggeta. Variazione: meno 930 mm.
4) Camaldoli (Toscana), faggeta. Variazione: meno 800 mm.
5) Corvara (Trentino-Alto Adige), pecceta. Variazione precipitazioni: meno 670 mm.
6) Cividale (Friuli-Venezia Giulia), querceti di rovere e farnia. Variazione precipitazione: meno 580 mm.
7) Dobbiaco (Trentino-Alto Adige), pecceta. Variazione precipitazioni: meno 450 mm.
8) Camerino (Marche), querceti di roverella/boschi misti di carpino nero. Variazione: meno 370 mm.
9) Pontebba (Friuli- Venezia Giulia), peccete/faggete. Variazione precipitazioni: meno 320 mm.
10) Mercatello (Marche), querceti. Variazione: meno 340 mm.
11) Vallombrosa (Toscana), faggete. Variazione: meno 330 mm.
12) Varzì (Lombardia), querceti roverella e cerro. Variazione: meno 280 mm.
13) Ardore (Calabria), querceti di virgiliana. Variazione: meno 190 mm.
14)Posticciola (Lazio), querceti di roverella/boschi misti di carpino nero. Variazione: meno 160 mm.
15) Armungia (Sardegna), leccete. Variazione: meno 155 mm.
16) Luserna S. Giovanni (Piemonte), querceti di rovere e farnia con carpino bianco. Variazione: meno 120 mm.
17) Rovigo (Veneto), querceti di farnia e carpino bianco. Variazione: meno 140 mm.
18)Barisciano (Abruzzo), roverella. Variazione: meno 108 mm.
19) Brà (Piemonte), querceti di rovere e farnia con carpino bianco. Variazione: meno 93 mm.
20) Chieti (Abruzzo), querceti di cerro. Variazione: meno 92 mm.
21) Larderello (Toscana), querceti misti. Variazione: meno 74 mm.
22) Arezzo (Toscana), querceti di cerro. Variazione: meno 40 mm.
23) Trapani (Sicilia), macchia mediterranea, sugherete. Variazione: 35 mm.
Oltre a quelli riferiti a queste località, la ricerca prende in considerazione i dati pluviometrici di altre 5 località (Rimini; Foggia; Mileto in Calabria; Novara e Udine) dove non sono presenti boschi.
Data articolo: aprile 2008 Fonte: www.conferenzacambiamenticlimatici2007.it
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