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 L'esproprio del TFR
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Inserito il - 11/11/2006 : 11:50:55  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
L'esproprio del TFR

Da: Lucio Garofalo [mailto:l.garofalo64@tiscali.it]

L’ESPROPRIO DEL TFR – AL POSTO DELLA PENSIONE, L’ESTREMA UNZIONE?

Hanno liquidato la cara, vecchia “liquidazione”, e l’hanno sostituita con il TFR = Trattamento di Fine Rapporto = Trattamento di m****. Scusate, volevo dire di cacca.
L’accordo stipulato tra il governo Prodi(torio) e le cosiddette “parti sociali”, ossia i sindacati e la Confindustria, è semplicemente inaudito e vergognoso.
Se questo è il risultato della tanto osannata e agognata “concertazione”, allora è meglio lo scontro di classe, la lotta dura (e senza paura), dato che con il sistema concertativo siamo sempre noi lavoratori a prenderlo in quel posto.

Ma va là, non lamentarti come il solito! E chi si lagna? Io non mi lagno, mi infurio e basta!
Eppure, dando uno sguardo in giro mi pare di non essere il solo ad indignarsi e protestare.
A destra c’è chi grida e rumoreggia contro un presunto “esproprio proletario” del TFR commesso contro i “poveri padroni”, scippati e derubati dei NOSTRI soldi accumulati durante lunghi decenni di duro lavoro. E pretendono ancora di più: di farci lavorare fino a 70 anni!
Quando parlo di duro lavoro mi riferisco anzitutto a chi lavora in fabbrica per otto ore al giorno, costretto ad alienarsi diventando un automa (ricordate il mitico Charlotte, cioè Charlie Chaplin nel film “Tempi moderni”? In fondo la vita in tante fabbriche del mondo, specie del Terzo mondo, è ancora così, se non peggio). Mi riferisco a chi suda in miniera, rischiando ogni giorno di morire sepolto sottoterra (l’unica “consolazione” sarebbe quella di risparmiare le spese per la tumulazione), a chi è rinchiuso in un arido ufficio per lunghe, interminabili ore, immerso tra pratiche inutili e noiose da sbrigare, ma altresì a chi insegna in una scuola, dentro una classe di 25 alunni scalmanati e svogliati, a chi opera in un ospedale, assistendo e curando gli infermi, a chi deve pulire i bagni, a chi altrove è condannato a sgobbare, travagliare, crepare, senza nemmeno più la speranza o l’aspettativa di una vecchiaia serena e decorosa.

Lavori usuranti o meno, i soldi sono sempre i nostri! Purtroppo, sono un povero ingenuo…
Miseri e tapini, questi padroncini. Che pena mi fanno! E dire che si erano pure illusi!
E’ proprio così, questo accordo concertativo è una “rapina” organizzata in piena regola contro le grandi e potenti imprese neocapitaliste (ma chi ci crede?), tant’è vero che i rappresentanti della Confindustria hanno approvato e sottoscritto l’intesa. Sono stati davvero così sciocchi?

Altrove, invece, cioè negli ambienti dell’estrema sinistra, al di fuori dell’area filo-governativa, in quei settori che un tempo si definivano “extraparlamentari” (che bei tempi quei tempi, benché all’epoca io fossi ancora in fasce a vagire e poppare il latte materno) si urla e ci si indigna contro lo scandalo dell’ennesimo “esproprio capitalistico” perpetrato ai danni di noi “ricchi” lavoratori (dalle dichiarazioni fiscali rese note nell’ultimo anno risulta che un umile maestro elementare guadagnerebbe più di un dentista indigente, anzi nullatenente, o di un miserabile gioielliere: che bella soddisfazione!).
La classe lavoratrice è stata scippata anche del TFR, ossia dei preziosi e sudati risparmi accumulati durante un’esistenza di fatiche, di stenti, rinunce e sacrifici.
Penso soprattutto ai milioni di operai, produttori e lavoratori salariati, a tutti quelli che per anni svolgono lavori davvero usuranti e logoranti, e che alla fine della loro “carriera” si trovano totalmente stressati, sfiniti fisicamente e mentalmente, senza una pensione degna di tal nome, senza la liquidazione (ormai liquidata e svenduta a tutti gli effetti), senza un reddito accettabile, magari con un mutuo bancario ancora da saldare, con altri obblighi arretrati da onorare, oppure con schiaccianti interessi da restituire agli usurai. Che bella prospettiva!

Tra la prima interpretazione (“esproprio proletario” contro i padroni) e la seconda (“esproprio capitalistico” contro la classe lavoratrice), io (chissà perché?) propendo per la seconda versione. Ma che ci volete fare! Sarà forse che sono di parte, essendo anch’io un lavoratore dipendente che versa interamente le tasse al fisco. Ma che soddisfazione quando ho appreso di guadagnare più di un dentista o di un gioielliere. Se lo sapesse la mia compagna, mi porterebbe immediatamente in un negozio di Cartier a fare spese folli e rovinose.
Sì, mi sento davvero rapinato, umiliato, beffato, non una ma tre volte!
Prima di tutto mi è stato sottratto il sacrosanto diritto ad andare in pensione ad un’età ancora decente, in grado di godermi il meritato riposo, quantomeno quando sarò ancora vivo, e non invece da morto, oppure da vecchio decrepito e rimbambito.
Quindi sono stato privato della possibilità di percepire una pensione decorosa, ossia un reddito tale da rendermi autosufficiente nella cosiddetta “terza età”, e non ricevere un’elemosina, costringendomi ad “integrare” la pensione dell’INPS con altri fondi di varia matrice o natura (banche, assicurazioni, sindacati, INPS, ecc., sono tutti in competizione per accaparrarsi i ghiottissimi miliardi di euro del TFR estorti come ben sappiamo alle classi lavoratrici).

Infine, sono stato derubato della cosiddetta “liquidazione”, che mi viene letteralmente estorta e prosciugata con l’accordo sulla “previdenza integrativa”: in pratica il TFR diventa un “fondo perduto”, in tutti i sensi. Ma se io lo perdo qualcun altro lo intercetta. Anzi, ne fa incetta!
Tutto questo grazie a chi? Ma alla “cara e buona” concertazione tra le “parti sociali”, tra cui dovrebbe esserci (se non erro) anche quella parte che avrebbe dovuto rappresentare e tutelare i miei interessi, ovvero gli interessi dei lavoratori.
Se non si fosse capito chiaramente, la parte a cui mi riferisco è il sindacato. Amen!
Insomma, sono stato ingannato, scippato, svenduto, schiaffeggiato, deriso, per almeno tre volte. Allora dico addio al TFR! Addio alla pensione!
Ma mi spetta almeno l’estrema unzione? Gratis… o devo pagare ancora?
Ai posteri l’ardua sentenza… Al governo Prodi(torio) e alle “parti sociali” (sembra un film con un cast di quelli eccezionali) va il mio più sentito e caloroso ringraziamento.

TFR = Ti Faccio un Regalo!

Lucio Garofalo

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