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 Vie di fuga che alimentano l'angoscia
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Inserito il - 07/07/2020 : 10:16:16  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Vie di fuga che alimentano l'angoscia

Di fronte alle situazioni che ci preoccupano tendiamo a fuggire. Scopriamo insieme perché, cosa sono le vie di fuga e cosa fare per evitarle.

La mente umana reagisce in modi diversi di fronte alle esperienze negative ad alto impatto: si blocca, inizia ad alimentare i pensieri negativi o, in alcuni casi, crea delle vie di fuga per sfuggire a quella realtà spiacevole. Il problema è che, il più delle volte, queste fughe, lungi dal dissipare l’angoscia, la rafforzano e la autorizzano, soprattutto se si basano su determinate aspettative e ipotesi.

A volte l’essere umano percepisce come pericolose delle situazioni che non lo sono. Di solito ciò succede perché le associa a esperienze scioccanti avute in passato, sebbene queste non abbiano nulla a che fare con quella presente. Come quando si ha paura di tutte le persone che ci circondano, perché in passato alcune sono state crudele o offensive nei nostri confronti.

“Fuggire non ha mai portato nessuno da nessuna parte.”
-Antoine de Saint-Exupéry-

La verità è che la mente crea delle vie di fuga come meccanismi per proteggere e controllare l’ansia. In questo articolo vi presentiamo tre vie di fuga che, lungi dal calmare l’ansia, al contrario finiscono per alimentarla.

3 vie di fuga che alimentano l’angoscia

1. Proiettare se stessi in un futuro minaccioso

La cosa migliore da fare quando ci si trova in una situazione difficile è analizzarla, affrontarla e cercare di superarla al meglio. Tuttavia, quando le esperienze negative del passato incombono sulle nostre vite, potremmo non essere in grado di agire in modo ragionevole.

Spesso accade che invece di individuare e affrontare la minaccia, cerchiamo piuttosto delle vie di fuga. Una di queste è proiettarci in un futuro minaccioso. Facciamo un esempio: abbiamo perso il lavoro e abbiamo dei debiti in sospeso. Sarebbe ragionevole impegnarsi a fondo per trovare un nuovo lavoro e provare a rinegoziare i debiti con la banca.

Tuttavia, se qualcuno in passato ha avuto un’esperienza traumatica relativa all’esclusione o alla disoccupazione, potrebbe agire diversamente. Forse potremmo sentirci sopraffatti dall’ansia e dal pensiero di un futuro terribile, in cui ci immaginiamo a chiedere l’elemosina per strada o in prigione. Tuttavia, se non affrontiamo la situazione presente, nemmeno le vie di fuga portano a risolvere il problema.

2. Confrontare se stessi con modelli ideali tra le vie di fuga

A volte siamo proprio bravi a incolpare noi stessi. Spesso l’angoscia ci induce a percorrere il cammino verso le vie di fuga legate al martirio. Invece di analizzare la situazione e capire come correggere un errore e imparare da esso, iniziamo a tormentarci pensando a tutto quello che avremmo potuto fare. O addirittura a tutto quello che avremmo potuto essere.

Uno dei modi spesso adottati per sfuggire all’angoscia è paragonare se stessi con dei modelli di ideali. Da questo confronto finiremo per perdere.

Questo è il risultato delle esperienze passate che ci hanno influenzato emotivamente, in particolare il rifiuto o la punizione per non aver fatto “la cosa giusta” E che si riflettono così nel presente, generando un’angoscia eccessiva di fronte a qualunque fallimento.

3. Pensare al passato per rivivere situazioni che non esistono più

L’ultima delle vie di fuga dall’angoscia ci porta nel passato. Ciò si verifica quando ci troviamo di fronte a situazioni frustranti o dolorose che non riusciamo ad accettare, ad esempio una perdita emotiva a causa della morte di una persona cara o di una relazione che è finita. Di conseguenza, proviamo a dissipare l’ansia recuperando più volte i ricordi di ciò che era una volta, ma oggi non è più.

Questo modo di agire non ci aiuta a ridurre l’angoscia della situazione, anzi. Talvolta non ci sentiremo neppure confortati nel rivivere mentalmente gli eventi del passato. E poi, in ogni caso, prima o poi dobbiamo tornare al presente e provare nuovamente l’ansia che ci attanaglia.

Questo percorso prevede una grande perdita di energia emotiva. Non ci rendiamo conto che impiegheremo meno energia sforzandoci di accettare l’accaduto, piuttosto che ossessionandoci con il passato.

Come vediamo, è molto importante elaborare le esperienze traumatiche del passato. Queste non verranno mai dimenticate, sebbene possano essere retrocesse o represse. Ma non smettono di esserci, di inseguire il nostro presente.

Da ciò l’importanza di affrontare queste situazioni negative, lavorare su di esse e liberarsene. Quando non lo facciamo, finiscono per trasformarsi in angoscia. In seguito a ciò, ci portano facilmente a ricorrere a una delle vie di fuga viste, che a loro volta alimentano nuove ansie.

Bibliografia

Moreno-Jiménez, B., Morante, M. E., Garrosa, E., & Rodríguez, R. (2004). Estrés traumático secundario: el coste de cuidar el trauma. Psicología conductual, 12(2), 215-231.
Sandín, B. (2005). Evitación interoceptiva: Nuevo constructo en el campo de los trastornos de ansiedad. Revista de Psicopatología y Psicología Clínica, 10(2), 103-114.
Soriano, C. L., Martínez, O. G., & Valverde, M. R. (2005). Análisis de los contextos verbales en el trastorno de evitación experiencial y en la terapia de aceptación y compromiso. Revista latinoamericana de psicología, 37(2), 333.

https://www.ipsico.it/news/senso-di-colpa/



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