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 Come fa l'anestesia generale a spegnere coscienza
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Inserito il - 01/07/2020 : 10:07:35  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Come fa l'anestesia generale a spegnere la coscienza?

Dopo 175 anni è finalmente più chiaro il meccanismo molecolare che induce la temporanea perdita di coscienza durante l'anestesia generale.

30 GIUGNO 2020 | ELISABETTA INTINI

L'anestesia generale ci preserva ufficialmente dal dolore dal 1846, da quando il dentista statunitense William Green Morton diede pubblica dimostrazione delle virtù anestetiche dell'etere, addormentando un paziente prima che gli venisse esportato un tumore al collo. Tuttavia l'esatto meccanismo molecolare che le consente di congelare momentaneamente la coscienza non è ancora del tutto chiaro, nonostante siano già state formulate varie ipotesi. Le proprietà chimiche dei farmaci usati per l'anestesia generale suggeriscono una loro interazione con le membrane delle cellule nervose, e ora un nuovo studio pubblicato su Proceedings of the National Academies of Sciences, avvenuto addormentando i moscerini della frutta, prova a spiegare in che modo questa avvenga.

DUE FASI. Abbinando tecniche di microscopia su nanoscala agli studi sulle drosofile e su colture di cellule umane, gli scienziati della Scripps Research di San Diego, California hanno dimostrato che l'azione dell'anestesia avviene mediante due passaggi fondamentali. Nella prima, l'esposizione ai farmaci anestetici crea una situazione di disordine in una popolazione di zattere lipidiche, ossia regioni della membrana cellulare dove si accumulano lipidi e proteine che influenzano la fluidità della membrana stessa e regolano il traffico attraverso di essa; questo processo attiva a sua volta un canale ionico (cioè una proteina capace di attraversare la membrana cellulare) che blocca l'abilità dei neuroni di scaricare, un meccanismo che porta alla perdita di coscienza.

PROSPETTIVE. Il meccanismo in due fasi, inizialmente osservato con una tecnica microscopica a super risoluzione, è stato poi validato sul modello animale delle drosofile, spesso usato per gli studi di biologia: applicando i passaggi studiati gli scienziati sono riusciti prima a rendere gli ignari moscerini meno sensibili all'anestesia, poi a rendere sensibile all'anestesia un canale ionico che di norma non lo è. Secondo gli autori dello studio, queste osservazioni potrebbero svelare il funzionamento anche di altri importanti meccanismi neurologici, come quelli che ci permettono di addormentarci, ma anche aiutare nelle terapie dei disordini del sonno e della coscienza.

https://www.pnas.org/content/early/2020/05/27/2004259117

---

Ci si può svegliare durante un'anestesia?

Il peggiore incubo di ogni paziente si può avverare: ma è un evento estremamente raro, e le sensazioni riportate sono diverse da quelle che ci aspetteremmo.

5 FEBBRAIO 2015 | ELISABETTA INTINI

I risvegli involontari durante le operazioni chirurgiche non esistono solo nei film: si possono verificare, in rari casi, anche nella realtà.

La più ampia ricerca sul tema condotta dagli Istituti ospedalieri dell'Università di Oxford (Inghilterra) su oltre 3 milioni di pazienti, e pubblicata sulla rivista Anaesthesia, rivela che i risvegli intraoperatori sono meno frequenti del previsto: riguardano circa un paziente su 19.600 e non uno su 1.000 come sostenuto in precedenti studi.

LE CAUSE. Gli episodi di awareness (anestesia cosciente) possono avvenire nei casi in cui non si sia somministrata al paziente la giusta dose di anestetico, soprattutto in interventi di emergenza o in traumatologia, o nei cesarei di emergenza, in cui un'eccessiva dose di anestetico potrebbe nuocere al nascituro. Nel caso di interventi con anestesia più lieve, come il parto cesareo, i risvegli salgono a un caso ogni 670.

QUANDO AVVIENE? Contrariamente a quanto si vede nei film, la maggior parte dei pazienti che sperimenta il traumatico risveglio non lo fa in pieno intervento chirurgico, ma appena prima o appena dopo l'operazione. Anche i lunghi momenti di panico non sono realistici: tre quarti delle esperienze dura meno di 5 minuti (che in una situazione del genere sono comunque un'eternità).

CHE COSA SI PROVA? Le sensazioni riportate includono:

soffocamento;
panico;
paralisi;
dolore;
allucinazioni e
la sensazione di trovarsi sul punto di morire.

Al contrario di quanto potremmo pensare non è il dolore la parte peggiore dell'esperienza, ma la paralisi: sia perché per la maggior parte dei pazienti è un'esperienza nuova e terrificante, sia perché comporta l'impossibilità di comunicare il proprio stato.

EFFETTI INDELEBILI. Eventi del genere lasciano segni molto più profondi delle cicatrici operatorie. In metà dei pazienti interessati causano disturbo post-traumatico da stress e depressione a lungo termine.

INCUBO AD OCCHI APERTI. Carol Weihrer, reduce da anestesia cosciente intervistata dalla CNN, si è risvegliata durante un intervento all'occhio. Vigile e ad occhi aperti, era però completamente paralizzata. «Sentivo il chirurgo che diceva a un tirocinante di tagliare più in profondità - racconta - urlavo, ma nessuno mi sentiva. Provavo a muovermi, ma non ci riuscivo. Non sentivo dolore, solo la sensazione di essere strattonata. Ho creduto che stessi per morire».

CORRERE AI RIPARI. Negli ultimi 16 anni la donna ha dovuto dormire semiseduta, perché la posizione sdraiata rievoca il trauma di quei momenti. Proprio i farmaci paralizzanti usati in alcune forme di anestesia sarebbero alla base delle sensazioni di immobilità e costrizione riportate da questa e altri pazienti. Ridurre al minimo il loro utilizzo, testando durante l'intervento l'intensità dell'effetto con stimolazioni nervose, permetterebbe ai pazienti che dovessero svegliarsi di comunicare il loro problema.

Lo studio servirà a prevenire nuovi casi di anestesia cosciente, identificare la tipologia di paziente più spesso interessata dal fenomeno, e trovare migliori trattamenti per i traumi di chi ci è passato.

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/anae.12826/abstract

da focus.it



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