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 Condizionamento operante o strumentale
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Inserito il - 04/06/2020 : 11:18:05  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Condizionamento operante o strumentale

Il condizionamento operante è un metodo di apprendimento che utilizza il rinforzo o il castigo per aumentare o ridurre le probabilità che un comportamento appaia di nuovo in futuro.

Il condizionamento operante, noto anche come condizionamento strumentale, è un metodo di apprendimento prodotto tramite l’associazione di rinforzi (ricompense) e castighi a un determinato comportamento o modello di condotta. Attraverso il condizionamento operante, si associano i comportamenti alle loro conseguenze.

Fu descritto per la prima volta dallo psicologo comportamentale Burrhus Frederic Skinner come un metodo d’apprendimento per aumentare o ridurre le probabilità che una condotta appaia di nuovo in futuro.

Questo meccanismo si basa su una premessa semplice: le azioni seguite dal rinforzo tenderanno a essere ripetute. Al contrario, le azioni a cui segue un castigo o una conseguenza negativa si indeboliranno e difficilmente riappariranno in futuro.

Immaginiamo, per esempio, un topo di laboratorio che premendo un pulsante blu riceve un bocconcino di cibo in premio; se preme un bottone rosso, invece, riceve una lieve scarica elettrica. Come risultato, l’animale impara a premere il pulsante blu evitando quello rosso.

Come vedremo, il condizionamento operante non ha valenza esclusivamente in laboratorio in fase sperimentale; questo meccanismo gioca un ruolo fondamentale anche per l’apprendimento di tutti i giorni. Il rinforzo e il castigo vengono messi in atto quasi tutti i giorni sia nei contesti naturali che in quelli più strutturati.

Skinner e il condizionamento operante

Skinner utilizzò il termine ‘operante’ per riferirsi a qualsiasi “comportamento attivo che opera nell’ambiente per generare conseguenze”. In altre parole, la teoria di Skinner cerca di spiegare in che modo acquisiamo gran parte dei comportamenti giornalieri.

Skinner riteneva che il comportamento non fosse spiegabile attraverso un approccio sui pensieri e sulla motivazione interna. Al contrario, suggerì che ci si dovesse concentrare soltanto sulle cause esterne e osservabili del comportamento umano.

La teoria del condizionamento operante di Skinner fu molto influenzata dal lavoro dello psicologo Edward Thorndike. Questi propose la cosiddetta legge dell’effetto. Secondo questo principio, è più probabile che si ripetano le azioni a cui seguono conseguenze positive, mentre le azioni che portano a conseguenze indesiderate hanno meno possibilità di ripetersi.

Tipi di comportamento secondo Skinner

Skinner fece una distinzione tra due diversi tipi di comportamento: le risposte istintive e i comportamenti operanti.

I comportamenti istintivi sono quelli messi in atto in modo autentico e riflessivo, come ritirare la mano da una stufa che scotta o muovere la gamba quando il medico tocca il ginocchio. Questi comportamenti non sono appresi, ma avvengono automaticamente e involontariamente.
I comportamenti operanti sono determinati dal nostro controllo consapevole. Alcuni possono avvenire in modo spontaneo e altri di proposito, e sono le conseguenze di queste azioni a determinare se li ripeteremo o no in futuro. Le nostre azioni sull’ambiente circostante e le conseguenze di tali azioni costituiscono una parte importante del processo di apprendimento.

Se da una parte il condizionamento classico sembrava essere la spiegazione a tutti i comportamenti dei soggetti studiati, Skinner si rese conto che non poteva spiegare tutto quello che apprendiamo. Fu così che suggerì che il condizionamento operante avesse un ruolo importante nel determinare il nostro modo di agire: gli esseri umani, per regola generale, tendono a ripetere le azioni che, a un costo accettabile, portano al successo.

La promessa o la possibilità di una ricompensa determina l’aumento di frequenza o di intensità del comportamento (già avvenuto in passato) che pensiamo possa portarci a ottenerla. Tuttavia, il condizionamento operante può essere utilizzato anche per ridurre un comportamento. Eliminare un risultato positivo o favorire una conseguenza negativa serve a inibire comportamenti indesiderati.

In questo senso, Skinner identificò due aspetti chiave del condizionamento operante: il rinforzo e il castigo. Il rinforzo serve ad aumentare il comportamento, il castigo a ridurlo. Inoltre, il rinforzo variabile è molto più efficace del rinforzo costante, e aiuta a consolidare maggiormente il comportamento acquisito. Parlò di due diversi tipi di rinforzo e altrettanti tipi di castigo.

Il rinforzo positivo consiste nel presentare un risultato favorevole, mentre il rinforzo negativo implica l’eliminazione di uno stimolo indesiderato. In entrambi i casi, il rinforzo porta all’aumento della frequenza o dell’intensità del comportamento.
Il castigo positivo significa applicare un evento spiacevole a seguito di un comportamento, mentre il castigo negativo implica eliminare qualcosa di gradevole come conseguenza di un’azione. In entrambi i casi, il comportamento si riduce (tende a estinguersi).

Il condizionamento operante oggi

Sebbene il comportamentismo abbia perso tutto il protagonismo che lo ha contraddistinto nella prima metà del XX secolo, il condizionamento operante è ad oggi ancora un importante strumento usato spesso negli interventi di correzione del comportamento. Molti genitori, di fatto, lo usano senza conoscerne la teoria.

Come abbiamo visto, il condizionamento operante è uno strumento per generare associazioni che incidono sul comportamento, e possiamo riconoscerlo nella nostra vita di tutti i giorni. Per esempio, nell’educazione dei nostri figli o nell’addestramento dei nostri animali domestici. Anche la pubblicità e le campagne marketing ne fanno uso nelle sue varie declinazioni per vendere prodotti e servizi ai consumatori.

Bibliografia

Burgos, J. (2014). Historia de la psicologi#769;a. Madrid: Palabra.
Caballo, V. (2015). Manual de te#769;cnicas de terapia y modificacio#769;n de conducta. Madrid: Siglo XXI de Espan#771;a.
Commons, M., Staddon, J., & Grossberg, S. (1991). Neural network models of conditioning and action. Hillsdale: Lawrence Erlbaum Associates.


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