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 Chiavi Mistiche Yoga: Divina Provvidenza
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Inserito il - 27/11/2019 : 09:49:35  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Chiavi Mistiche Yoga: Divina Provvidenza

Le Chiavi Mistiche dello Yoga: "La Divina Provvidenza"

di Guido Da Todi

- LA DIVINA PROVVIDENZA -

San Giovanni Bosco, il magnifico fondatore del Cottolengo di Torino, da cui
oggi derivano le decine di istituzioni affiliate, soleva affidarsi alla
Divina Provvidenza, quando era necessaria una certa somma urgente per
sanare un buco amministrativo della sua nascente opera filantropica.

Strano - ma vero - l'assegno di uno sconosciuto donatore arrivare il giorno
prima della data fatidica, in risposta alla sua fiduciosa richiesta;
oppure, da qualche altra via spuntava fuori la cifra necessaria.

Il che non stupiva affatto Don Bosco. La Divina Provvidenza era sempre
all'opera per lui....

L'uomo ha due, e solo due modi per evocare una risposta dalle profonde
risonanze della vita universale, di cui fa parte. Una risposta che attenga
ai suoi intimi e sani desideri.

La prima, è divenire consapevole delle leggi sottili che governano la vita.
Ossia, sapere che la visualizzazione costante e calda di un obiettivo non
lo <avvicinano> a noi, ma costruiscono le strutture ed i parametri affinché
lo si crei addirittura, facendolo emergere dai piani mentali a quelli
fisici e concreti.

Quanta e quanta energia elettromagnetica si scialacqua, quotidianamente, in
mille rivoli di una
<polvere da sparo bruciata all'aperto>, senza che ci si decida di
concentrarla nel plasmare e seguire e costruire un unico progetto
liberatorio, per la nostra vita individuale!

Non starò, qui, evidentemente a ripercorrere quel che molti degli
appartenenti al nostro gruppo conoscono e sanno ripetere, forse, meglio di
me, in riferimento al lato nascosto ed occulto della vita.

Che, poi, valga la pena, per molti progetti, di essere portati alla luce è
tutto un altro discorso.

La volontà dell'uomo, oltre che rappresentare la gradevolissima pulsione di
un talento del tutto naturale in ognuno di noi, è veramente ed alla lettera
capace di issare nella sua dimensione delle risposte <fisiche e materiali>
del tutto inimmaginabili, a priori.

Ma, anche qui esistono testi forbiti e culture del metafisico adatte a
enunciare ed enumerare ogni principio che si riferisca a questa <natura
magica> dell'uomo.

Puntualmente, in ogni sforzo creativo da parte sua, interviene sempre
qualcosa che ne adombra e solleva l'intensità, facendogli percorrere il
ciclo volitivo con delle ipotesi realizzatrici di successo, già esistenti e
potenziali. È come se ognuno di noi, una volta che abbia deciso di mettere
in atto la propria volontà magnetica, si trovasse di già a navigare su una
corrente marina che porta nella direzione prescelta; si tratterà, allora,
di seguirne il flusso, con ampi e comodi colpi di remo.

C'è chi la chiama Provvidenza Divina. Chi, la naturale reazione di un atto
portato sulla natura energetica del cosmo. Chi, semplicemente, afferma che
la volontà plastica dell'uomo preme la
<molla> del tessuto esistenziale celato, che, subito, comincia a
decomprimersi - per sua potenza generatrice innata - comportandosi da quel
volano centuplicatore che è, la materia primordiale, viva ed inerte, di
fronte ad ogni atto dinamico che si esprime ed imprime su di essa.

La costruzione di <modelli mentali> è parte inscindibile, allora, di tale
primo metodo.

Non farebbe male a tutti noi soffermarsi un attimo nell'analisi di quella
<placenta> che soggiace ad ogni nostro impulso espressivo di vita: e che
rappresenta la fisionomia, la sensazione, la forma complessa di come
vediamo dipinto - appena sotto le <acque del nostro quotidiano esistere> -
il nostro io.

Certo, ad una prima analisi mentale, ci si presenteranno un volto, due
occhi, un'espressione, alcune qualità, dei principi emozionali, delle
abitudini, delle preferenze; insomma, un coacervo vivo e pulsante che
consideriamo come la visualizzazione costante - dietro il pelo della nostra
coscienza immediata - di noi stessi. Di quel che siamo, possediamo, del
come ci presentiamo agli altri ed a noi stessi....

La scuola esoterica tradizionale ha raffinato quest'analisi ed ha
districato il gomitolo istintivo che indichiamo quale visualizzazione del
nostro essere <quotidiano> e lo ha suddiviso in una funzione organica,
emozionale e razionale.

Sta di fatto che la <polla elettromagnetica> di cui parliamo ci fa,
indiscutibilmente, percorrere, sempre e comunque, delle medesime corsie
preferenziali - siano esse giuste, meno giusto o errate, e rappresentano il
nostro comportamento, le nostre priorità di scelta, il nostro destino.

Rappresentano le varie sfumature ed i chiaroscuri della nostra personalità.
Un <mandala> attivo di energia vivente, costantemente rinnovato dal
risultato di nuove esperienze, che si <ossidano> all'interno di esso,
ampliandone costantemente il potenziale energetico.

Il fattore <decentralizzante>, indicato con abituale costanza da ogni
scuola spirituale, non è, in fin dei conti, solo un caro, benevolo
consiglio morale; esso tende a costituire la leva possente che giungerà ad
infilarsi nelle medesime radici di questo Dr.Hyde, sgranandone il
piedistallo stesso e frantumandone, alla fine, ogni respiro sinuoso e di
mediocre istintualità

Il <modello mentale> giunge, allora, opportuno, nel momento critico della
frantumazione della personalità. <Non si caccia l'oscurità da una camera,
spazzandola via con una scopa; ma, aprendo le finestre...>

Abituiamoci sin da ora a questo dato di fatto. Sino a che,
pigramente, subiremo la <polla energetica> che ben conosciamo, come
complesso della nostra personalità, con le sue virtù ed i suoi difetti, ne
saremo schiavi, e continueremo a sentirci trainati nelle corsie
preferenziali che essa - per forza di cose - deve percorrere.

I nostri lamenti, le nostre malinconie e le paure e i desideri frustrati
per una vita migliore continueranno a sussistere, fin tanto che avremo,
schiumante tra i denti del Sé, il morso fedele della nostra personalità
antica ed onnipresente.

Apriamo, allora, le finestre alla luce del sole; rinnoviamo i
parametri gracidanti e muffi che
<sobbollono> in noi, sotto forma di un io che non è il nostro vero io; di
abitudini ed acquisizioni superate, a cui siamo morbosamente affezionati.

Ma, cessiamo, tuttavia, di lamentarcene.

Cosa e come desideriamo essere? Buoni? Ricchi di un elettromagnetismo che
nutra costantemente il nostro prossimo, vicino o lontano? Pieni di
quell'amore silenzioso, privo di ticchettanti manifestazioni verbali e
formali, ma che avvolga ogni creatura incroci la nostra strada, oppure
giunga sulle ali del nostro magico pensiero, a coloro che <intercettiamo>
negli eteri planetari?

Creiamocene un <modello mentale>, la cui visualizzazione costante ben
presto cesserà di essere solo una realtà formale, ma prenderà il posto e
scalzerà quella polla e quel mandala di personalità sofferente ed
anchilosata posseduta sino ad oggi!

Si tratta di una decisione che dobbiamo prendere, nelle linee maggiori,
adesso, in questo momento. Si tratta, anche, di avere il coraggio
d'esaminare finalmente a fondo tutte le indicazioni che ci hanno sin qui
dato i testi di luminosa verità che abbiamo tanto amato.

Sono vere, queste affermazioni? Crediamo ai costanti suggerimenti di
successo del nobile sforzo verso una vita di Figli di Dio, oppure no?...

Il secondo modo per evocare una risposta ai nostri desideri morali è la Via
di Bhakty.

Soltanto voi potrete appurare se quel barlume di gioia infinita che, a
volte, avete provato nel fondo del vostro cuore appartiene alla trepida
carezza della <divinità diluita nel tutto, e che è il tutto stesso>.

Diceva Helena Petrowna Blavatsky che la Voce del Silenzio la si percepisce
unicamente chiusi nel Sancta Sanctorum del proprio Sé, ed isolati da tutto
ciò che rappresenti l'illusione di una qualunque identità separata dal
resto del mondo.

Soltanto voi sarete in grado di restare certi, o di continuare a dubitare,
del <brivido che vi solca l'animo> quando percepite la Presenza Universale
dell'Uno.

Ed allora, è a questo Uno che chiederete.

E <tutto ciò che chiederete, vi sarà concesso>. Sono parole?
Per me no. Io ho avuto tutto ciò che ho chiesto.

Certamente, l'ho avuto in modi che non si allineavano - molto spesso - a
quanto credevo sarebbe avvenuto. Certamente, la realizzazione dei miei
desideri mistici è avvenuta in un maniera che, sovente, appariva
frammentaria; ma che, adesso, vedo completa e coerente.

Certo, il karma antico deve avere soddisfazione; ed esso, sovente, si
introduce tra la richiesta e l'obiettivo da raggiungere.

Ma, continuate, persistete a chiedere. Ed otterrete, anche in questa stessa
esistenza. "Bussate, e vi sarà aperto!"
Così agiva San Giovanni Bosco; e domandava, senza indugio, quella somma di
denaro, che gli urgeva dopo tre giorni; o, avrebbe dovuto chiudere il
Cottolengo.

La somma di denaro arrivava.

Siete certi che non era il suo Grande Amico a mandargliela, attraverso le
Sue vie misteriose?

A voi, amici cari, la risposta.

Il giovane Yogananda (Autobiografia di uno Yoghi - Paramahansa
Yogananda - Astrolabio Editore) aveva l'abitudine (che non perderà, sino
al termine della sua vita) di rivolgersi, per ogni sua minuta necessità,
all'aspetto Materno di Dio. Molti episodi miracolosi sono riportati nel
magnifico libro, in proposito.

Egli asseriva:" ...Non cessava mai in me il meraviglioso senso di
riconoscenza nella certezza e nel riscontro che non vi era cosa che la
Madre Divina mi avrebbe mai potuto negare!..."

Uno dei codici di comportamento buddista è <lo sviluppo
dell'attenzione>. Che io, forse, chiamerei: lo <sviluppo della
vigilanza>.

Il buddista perde la via se cessa di tenere accesa la lampada del suo
sguardo interiore su ogni aspetto della natura, dal minimo al maggiore.

Così resta vigile ed attento, e così scopre quanto l'Uno, a Sua volta, sia
sempre vigile ed attento all'universale, che contiene in Sé.

E così raggiunge l'illuminazione.

Mi domando, allora:" Se l'uomo comune sviluppasse tale qualità, quante
volte si renderebbe conto che molte sue preghiere vengono costantemente
realizzate; e che viene risposto di continuo ad esse, senza che egli
minimamente se ne accorga, occupato com'è a lamentarsi di non venire preso
in considerazione?..."


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