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 Olfatto e patologie neurodegenerative
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Inserito il - 26/03/2019 : 09:53:36  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Olfatto e patologie neurodegenerative

Olfatto - oltre a farci percepire gli stimoli odorosi e a consentirci di relazionarci con il mondo che ci circonda ha un impatto sulle relazioni umane

L'olfatto ci fa percepire gli stimoli odorosi e ci consente di relazionarci con il mondo che ci circonda.
Se non esistesse, la nostra vita sarebbe molto diversa. È un senso fondamentale per gli esseri umani, anche se spesso non ci rendiamo della sua importanza. L'olfatto, oltre a farci percepire gli stimoli odorosi e a consentirci di relazionarci con il mondo che ci circonda, ha infatti impatto sulle relazioni umane. “Fino agli anni '70, questo senso era considerato poco importante poiché nelle varie fasi dell'evoluzione dell'uomo la sua funzione si è ridotta, diversamente da quanto accaduto negli animali”, spiega Alessandro Tonacci, ricercatore dell'Istituto di fisologia clinica (Ifc) del Cnr di Pisa.

A spingerci a sottovalutarne l'importanza è anche il fatto che la perdita della funzione olfattiva ha impatto minore sulla qualità della vita rispetto a quella di altri sensi, come ad esempio la vista.

“Intorno agli anni '70 studi condotti negli Stati Uniti hanno invece dimostrato che esiste una correlazione tra la perdita o la diminuzione dell'olfatto e patologie neurodegenerative, in primis – ma non solo – Alzheimer e Parkinson”, spiega il ricercatore. “Ciò avviene in quanto alcune delle aree corticali nelle quali si verificano i primi episodi di morte cellulare dovuta a queste patologie sono coinvolte anche nel processing del segnale olfattivo rendendo, di fatto, la valutazione olfattiva un utile biomarcatore precoce di insorgenza della patologia. Nel tempo c'è stata quindi una sua rivalutazione e molte sono state le ricerche scientifiche in questo ambito, tanto che nel 2004 il Nobel per la Medicina è stato assegnato agli americani Richard Axel e Linda Buck per le loro ricerche sui recettori olfattivi e sul funzionamento del sistema olfattivo, che hanno permesso di spiegare i meccanismi che permettono di percepire 10.000 odori diversi e di collegarli alla memoria umana insieme alle emozioni che il nostro cervello lega a essi”.

L'olfatto ha un ruolo decisivo poi in ambito alimentare e, insieme al gusto, vede la centralità della caratterizzazione edonica dello stimolo sensoriale, classificandolo in due categorie: buono e cattivo. “Questo elemento porta a una forte polarizzazione quando dobbiamo scegliere i cibi: gli odori legati a sostanze edibili sono principalmente categorizzati come 'buoni', mentre quelli che colleghiamo a un fattore di pericolosità che potrebbe intaccare la nostra sopravvivenza vengono quasi sempre identificati come 'cattivi'. In questa classificazione, la memoria olfattiva è importante, dato che si riferisce alla nostra esperienza pregressa con odori specifici”, prosegue Tonacci.

Studi recenti stanno poi evidenziando la rilevanza dell'olfatto nell'influenzare i rapporti con il partner. “Nell'essere umano esistono stimoli olfattivi e l'odore del maschio dominante può portare al tradimento del partner anche nelle relazioni stabili”, aggiunge Tonacci. “A determinare ciò sono segnali olfattivi che fanno percepire un uomo come di maggior successo nella sfera riproduttiva: la donna avverte insomma che un maschio è più 'utile' rispetto a un altro a fini riproduttivi”.

L'olfatto è importante infine in ambito commerciale, dove sempre di più sta prendendo piede il concetto di “neuromarketing”, ovvero una branca del marketing in cui la classificazione degli odori guida nel mettere in atto comportamenti specifici quando si decide di acquistare beni particolari. “Oggi, oltre a studiare in modo accurato la disposizione dei beni di consumo, si cerca di profumare gli ambienti dei negozi e dei punti vendita. Aggiungendo una stimolazione sensoriale olfattiva si sta iniziando a 'suggerire' ai clienti l'acquisto di determinati prodotti”, conclude Tonacci. “È il caso degli odori floreali e agrumati, come quello del limone, che portano una maggior propensione, in generale, verso gli acquisti. Al contrario, profumi come quelli della camomilla e della lavanda vengono utilizzati per favorire il relax della clientela”.

Autore: Giovanni Bruscia
Fonte: Alessandro Tonacci, Istituto di fisiologia clinica, Pisa, email alessandro.tonacci@ifc.cnr.it -


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