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 Ascoltare il silenzio
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Inserito il - 15/03/2019 : 09:30:46  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ascoltare il silenzio

di Fabio Gabrielli


Il silenzio non è il luogo della passività o dell’isolamento, ma lo
spazio originario dove ridare voce all’essenziale, alla dimensione più
vera di noi stessi, al senso complessivo del vivere.

"Dopo aver camminato a lungo per le vie, in mezzo alla gente, alle
cose e ai segnali, ho voglia di isolarmi dal rumore: cerco un luogo
tranquillo per riposare, rilassarmi, pensare; per non pensare a
niente, svuotarmi i sensi e la testa; per concentrarmi, smettere di
sentire, cominciare ad ascoltare... Questa condizione di silenzio e di
solitudine mi permette di ritrovare una percezione di me e del mondo
che mi sta attorno, precisamente un ascolto. Il silenzio che mi sono
procurato, isolandomi dai rumori normali, mi permette di ascoltare...
Mi accorgo che in questo rilassarmi ho lasciato essere una dimensione
di apertura della mia esperienza che di solito è messa a tacere".

Questa penetrante riflessione, tratta da L’esercizio del silenzio di
Pier Aldo Rovatti, ci suggerisce la dimensione feconda del silenzio,
inteso come spazio privilegiato per dare voce a ciò che, in un mondo
che ci appare sempre più imprevedibile, disorientante, quando non
ostile, teniamo segregato in quella gabbia d’acciaio che è diventata
la nostra anima, in modo da poterci omologare ai linguaggi e ai
vissuti dei più.

E questo perché l’omologazione esistenziale ci offre una sorta di
rassicurante rifugio contro la fatica del vivere e, soprattutto, non
mette alla prova il nostro coraggio, la nostra libera volontà di
progettare percorsi alternativi a quelli efficientistici e
produttivistici che connotano in modo radicale questo nostro stare al
mondo.

Ascoltare il silenzio, di contro, mette in gioco la nostra “realtà
totale” di uomini e ci permette di guadagnare alcune feconde
dimensioni dell’esistenza, che qui ci limitiamo ad elencare, per
approfondirle, comunque, nel prossimo intervento:

- Il silenzio come distanza dalla parola consueta;

- il silenzio come farmaco contro l’iperattivismo dell’”uomo-vetrina”;

- il silenzio come primato della “persona” sul “ personaggio”;

- il silenzio come scelta contro la decisione;

- Il silenzio come via privilegiata al dubbio metodologico e non esistenziale.



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