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 Ritiri di meditazione e vantaggi
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Inserito il - 08/03/2019 : 08:58:45  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ritiri di meditazione e vantaggi

Sono definiti ritiri di meditazione giornate nelle quali ci si distacca dalla propria vita quotidiana (casa e luogo di lavoro)

Quanto tempo dedico a me stesso (solo ed esclusivamente a me stesso)? È una domanda che dovremmo porci tutti. Probabilmente la maggior parte di noi si ritroverebbe a rispondere che molto raramente si riesce a trovare del tempo per concentrarsi solo su se stessi. Il tempo, e quindi la vita, ci sfuggono mentre ci dedichiamo ad altre questioni, che sono più una distrazione che una necessità. Per questo, di tanto in tanto, è importante fare dei ritiri di meditazione.

Sono definiti ritiri di meditazione giornate nelle quali ci si distacca dalla propria vita quotidiana (casa e luogo di lavoro). Il principale obiettivo consiste nel pensare a se stessi, alla propria vita. L’attività principale è la riflessione e la motivazione essenziale, conoscersi meglio e valutare come ci si sente.

Idealmente, un ritiro di meditazione dovrebbe durare almeno una giornata intera. È assolutamente necessario farlo in totale solitudine. Bisogna scegliere un luogo in cui stare tranquilli, senza troppe distrazioni e dove ci si sente a proprio agio. Gli effetti di questa pratica sono portentosi. A seguire elenchiamo cinque dei principali vantaggi di quest’attività.

“La vita di ogni uomo è una via verso se stesso, il tentativo di una via, l’accenno di un sentiero.”
-Hermann Hesse-

La solitudine elimina molti pretesti

Trascorriamo la maggior parte del nostro tempo circondati da altre persone . Ci concentriamo dunque sulle interazioni che abbiamo con gli altri; su quello che ci viene detto, sul modo in cui gli altri ci vedono, sul modo in cui ci rispondono, ecc… In poche parole, siamo sempre proiettati verso l’esterno.

Durante i ritiri di meditazione questi stimoli esterni vengono a mancare perché ci allontaniamo dagli altri. Rimaniamo da soli con noi stessi. Inizialmente, non essendo un’abitudine comune, alcune persone si sentono a disagio, forse anche a causa del fatto che talvolta ci si sente “abbandonati” e “sconfortati”.

Tuttavia, concentrandosi su quello che bisogna fare, queste sensazioni negative svaniscono. A poco a poco, scaviamo dentro di noi e ci diamo l’opportunità di adottare un punto di vista diverso, di guardare le cose da una prospettiva diversa dal solito.

Prendendo le distanze riusciamo a vedere in prospettiva

Allontanandoci di poco dalla nostra routine quotidiana, riusciamo ad avere una visione d’insieme della nostra vita. È come se ci posizionassimo, mentalmente, in una posizione strategica che ci permette di vedere il panorama completo. Buona parte dei dettagli sarà impercettibile, ma la vista nel suo insieme sarà più chiara.

Ponendoci in questa posizione, ci mettiamo in condizione di fare una “revisione” del momento della vita in cui ci troviamo. Da questa prospettiva è più facile capire se ci troviamo dove vorremmo essere o siamo ben lontani da questo luogo ideale. Riusciamo anche a placare le nostre emozioni e di conseguenza vediamo il ”panorama” della nostra vita in maniera più obiettiva e spassionata.

La disconnessione

Disconnettersi significa darci un taglio con tutti i mezzi tecnologici, ma anche con la routine. Già solo questo rappresenta una fonte di riposo. Il cervello ha bisogno, di tanto in tanto, di ridurre al minimo indispensabile gli stimoli esterni. Staccare per un po’ dalla vita quotidiana è l’unico modo per riuscirci. E dunque cosa potrebbe esserci di meglio dei ritiri di meditazione?

Disconnettersi, non solo dà al nostro cervello l’opportunità di riorganizzarsi con calma, ma favorisce anche uno stato di rilassamento e di serenità emotiva. Questa disconnessione comporta un abbassamento della velocità in cui dobbiamo dare a noi stessi il tempo di “digerire” le sensazioni, i pensieri e le emozioni. Questo, senza ombra di dubbio, ci porta a sentirci più tranquilli e a riprendere il controllo della nostra vita.

Riattivare le emozioni represse

Così come alcune emozioni perdono la loro eccessiva intensità durante i ritiri di meditazione, ci sono anche altre realtà soggettive che iniziano a emergere. Tra queste, troviamo i sentimenti e le emozioni represse. A volte si tratta di tristezza, altre di disagio, paura o collera.

Quando dedichiamo del tempo a noi stessi, uno degli effetti che possiamo osservare consiste nel fatto che il nostro vero Io ha più occasioni per emergere. Per questo, senza accorgercene, ci vengono in mente ricordi su avvenimenti che pensavamo di aver dimenticato o si presentano sensazioni che sembrano volerci dire qualcosa di cui non siamo ancora consapevoli. Il ritiro è un momento in cui non abbiamo altra voce da ascoltare che la nostra.

Riposo, nel senso più profondo

Riposare non significa solo essere inattivi o sottrarsi alle distrazioni. Non si riposa mai davvero fin quando non ci si allontana dalle preoccupazioni quotidiane e le si sostituisce con l’esercizio creativo e/o liberatorio. La stanchezza psicologica è molto più incisiva di quella fisica. Per questo, più che del riposo fisico, dovremmo preoccuparci di far riposare la nostra mente lasciando andare le emozioni.

I ritiri di meditazione ci permettono di riposare nel vero senso della parola. Non è necessario prefissarsi obiettivi rigidi o pretendere che quest’esperienza sia produttiva in termini di risultati tangibili. A volte ritiri di questo tipo ci spingono semplicemente a divagare. Ma ciò è sufficiente a farci spalancare le porte della nostra anima e a depurarci da ciò che ci teniamo dentro.

È altamente consigliabile dedicare almeno due giorni l’anno a questi ritiri. Non ci sono formule esatte. Meditare significa innanzitutto calma e contemplazione. Si tratta di un regalo che non dovremmo mai smettere di fare a noi stessi. Un modo per dimostrarci affetto e interesse.

anonimo

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