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 Tipi di insonnia, cause e trattamenti
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Inserito il - 11/12/2018 : 09:42:41  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Tipi di insonnia, cause e trattamenti

Quando facciamo fatica ad addormentarci affermiamo spesso che soffriamo di insonnia, ma sapevate che esistono diversi tipi di insonnia? Ebbene, sì. Non ce n’è uno solo, ma diversi e ognuno richiede un trattamento specifico.

In questo articolo parliamo dei diversi tipi di insonnia e dei rispettivi trattamenti. Vediamo più in dettaglio di cosa si tratta.

Quando è giusto parlare di insonnia?

L’insonnia è uno dei disturbi più comuni per cui ci rivolgiamo al nostro medico di base e, inoltre, uno dei sintomi che accomuna, in pratica, tutti i disturbi psicologici.

Come succede in caso di altri disturbi frequenti nella nostra società (come l’ansia o la depressione), molte persone usano impropriamente il termine insonnia. Ad esempio, far fatica ad addormentarsi una notte o due non vuol dire soffrire di insonnia; così come essere stressati e non riuscire a dormire bene non è considerato disturbo del sonno. In quest’ultimo caso, siamo piuttosto dinnanzi a una situazione stressante che si manifesta attraverso sintomi come l’insonnia.

Conoscere determinate caratteristiche è indispensabile per comprendere questo problema, valutarlo e studiare un trattamento su misura. Vediamo a seguire ognuno di questi aspetti.

Cos’è l’insonnia?

Tecnicamente definita come insonnia primaria, ovvero un disturbo del sonno che manifesta le seguenti caratteristiche:

Per almeno quattro settimane il soggetto ha difficoltà ad addormentarsi.
La difficoltà può presentarsi durante la fase iniziale del sonno, durante il sonno stesso o la fase finale, oppure con la sensazione che il sonno non sia stato rigenerante (ovvero, aver dormito senza sentirsi riposati).
Non esiste alcuna causa organica (trauma cranico encefalico, demenza, ictus) né medica né fisiologica che possa spiegare l’insonnia (uso di droghe, medicinali, malattie che si manifestino con l’insonnia).
Non esiste nemmeno un disturbo psicologico come l’ansia o la depressione. Se così fosse, ci troveremmo di fronte a una diagnosi di disturbi dell’ansia o di altri tipi di disturbi (con sintomi di insonnia relativi ad altri disturbi mentali, secondo il Manuale DSM-5).
Tipi di insonnia
Alla luce di ciò, possiamo affermare che esistono tre diversi tipi di insonnia, in base alla fase in cui si presenta la difficoltà ad addormentarsi:

Insonnia iniziale, ovvero difficoltà a conciliare il sonno.
Insonnia intermittente o di mantenimento.
Insonnia terminale o del risveglio precoce.

Per poter affermare di soffrire di insonnia (nel senso vero del termine), è necessario che si presentino tutti i criteri diagnostici precedentemente descritti. Se soffriamo di un altro disturbo o problema che si manifesta con l’insonnia, trattare semplicemente il disturbo del sonno non risolverà il problema.

Bisogna diagnosticare e trovare un approccio al disturbo principale per poter risolvere l’insonnia. A seguire, vedremo più in dettaglio in cosa consistono i tre tipi di insonnia riconosciuti.

Insonnia da conciliazione o iniziale

È il tipo di insonnia più comune e il più conosciuto. Consiste nella difficoltà ad addormentarsi quando ci mettiamo a letto. L’insonnia iniziale è solitamente dovuta alla massima “dormiamo come viviamo”: cioè, se trascorriamo le nostre giornate in modo stressante o preoccupandoci, è davvero difficile per la mente disconnettersi ed entrare in modalità di risposo (sleep mode).

Nella maggior parte dei casi, l’insonnia iniziale risponde a uno stato di malessere psicologico, responsabile della difficoltà ad addormentarsi. Tuttavia, è possibile anche sperimentare problemi di insonnia quando si verificano cambiamenti rispetto agli orari in cui andiamo a dormire di solito o rispetto alla quantità di ore in cui ci esponiamo al sole.
-Ralph Wando Emerson-

Tipologie di insonnia

Trattamento dell’insonnia di conciliazione o iniziale

Il trattamento consigliato per l’insonnia iniziale prevede diverse fasi. In primo luogo, deve esservi la cosiddetta igiene del sonno. Questo perché nella maggior parte dei casi, con il manifestarsi dell’insonnia, l’individuo acquisisce abitudini malsane che peggiorano la sua situazione. Di conseguenza, come prima misura bisogna intervenire sulle abitudini scorrette e spezzare l’associazione “andare a letto – non dormire – ansia che anticipa il fatto di non riuscire a dormire”.

Se le linee guida sull’igiene del sonno non sono sufficienti, si procederà con diverse tecniche o strategie che abbiano l’obiettivo di spezzare l’associazione tra il momento di andare a dormire e il non potere dormire, insieme al malessere che tale stato porta con sé. Lo psicologo elabora un piano terapeutico specifico e pianifica una serie di obiettivi al fine di generare cambiamenti nella vita quotidiana del paziente.

Tuttavia, bisogna ricordare che tutti gli approcci terapeutici menzionati si riferiscono all’insonnia di conciliazione come disturbo principale. Ovvero, sono trattamenti e approcci che vanno messi in atto nel caso in cui nascondano altri tipi di insonnia o disturbi psicologici come l’ansia, la depressione, il disturbo ossessivo-compulsivo o il disturbo bipolare.

Trattamento farmacologico

D’altra parte, se il paziente non riesce a dormire pur mettendo in atto le tecniche psicologiche, potrebbe essere necessario ricorrere ai farmaci. Le migliori opzioni per l’insonnia di conciliazione sono gli induttori del sonno non benzodiazepinici. Si tratta di farmaci che agiscono in fretta, senza effetti ansiolitici né residui il giorno dopo. Ad esempio, zolpidem, zaleplon o zopiclona.

In ogni caso, il trattamento farmacologico dell’insonnia deve essere sempre supervisionato e dosato da un medico, l’unica figura che può decidere se è la soluzione adatta e l’unica in grado di stabilire per quanto tempo va assunto.

A quanto sembra, l’insonnia si manifesta in modi diversi in ogni individuo, come la vita quotidiana e le aspirazioni.
-F. Scott Fitzgerald-

Insonnia di mantenimento o del sonno intermittente

Nel caso dell’insonnia di mantenimento, si osserva una difficoltà a dormire in modo continuativo. In altre parole, il soggetto riesce ad addormentarsi, ma sperimenta frequenti e prolungate interruzioni del sonno notturno, che si verificano soprattutto nel cuore della notte. Le conseguenze negative sono notevoli, dato che non è possibile riposare bene.

In caso di diagnosi di sonno a intermittenza, è fondamentale escludere cause organiche o fisiologiche come responsabili del problema. Ad esempio, disturbi ormonali che provochino il risveglio del soggetto. Ad esempio, svegliarsi nel cuore della notte è molto frequente in caso di problemi alla ghiandola tiroidea, oppure, nel caso delle donne, quando si verificano irregolarità nel ciclo ormonale.

Trattamento dell’insonnia di mantenimento o del sonno intermittente

In caso di manifestazioni di cause mediche che spieghino l’insonnia di mantenimento o da sonno intermittente, vanno trattate prima proprio tali cause. Quando le suddette cause vengono tenute sotto controllo o sono state scartate, il trattamento implicherà tutte le tecniche utilizzate nell’insonnia di conciliazione, ma va incluso anche un trattamento farmacologico.

In questo caso, si ricorre alle benzodiazepine, che agiscono durante la notte, dato che c’è bisogno di un farmaco che tenga il paziente addormentato per tutto il tempo.

D’altra parte, non esiste un trattamento psicologico efficace a tal punto da permettere di ridurre subito il numero di risvegli notturni. Tuttavia, il lavoro di uno psicologo in questi casi è fondamentale.

La maggior parte delle persone che soffre di sonno interrotto ha anche problemi psicologici, come il disturbo d’ansia o il disturbo depressivo maggiore. Di conseguenza, a breve termine bisogna fare in modo che il soggetto dorma correttamente, per poter poi intervenire, attraverso la psicoterapia, su tutti gli aspetti psicologici che sono causa di questo tipo di insonnia.

Insonnia terminale o del risveglio precoce

La persona non ha difficoltà a conciliare il sonno e non si sveglia durante la notte, ma non riesce a dormire per tutte le ore necessarie. Questo si verifica se puntando la sveglia alle 7:00 ci svegliamo alle 5:00 senza riuscire a riprendere sonno. Ciò ci rende stanchi per tutto il resto della giornata e provoca anche una sensazione di ansia o angoscia.

Questo tipo di insonnia è associato a problemi come la depressione o lo stress sul lavoro. La depressione, infatti, comporta una serie di cambiamenti nel ciclo del sonno; tali cambiamenti provocano un risveglio della persona alle prime luci dell’alba, senza alcuna possibilità di riprendere sonno. Di fronte a un carico di lavoro eccessivo, è facile che la persona si svegli prima del dovuto e che non sia in grado di tornare a dormire.

Trattamento dell’insonnia terminale o del risveglio precoce

Il trattamento dell’insonnia terminale consiste in una combinazione tra trattamento farmacologico, per prevenire un risveglio anticipato, e un trattamento psicologico, per gestire le emozioni che causano tale risveglio.

L’approccio psicologico è simile a quello degli altri tipi di insonnia, ma in questo caso è indispensabile intervenire sulla gestione dello stress e delle emozioni relative al risveglio.

Per quanto possa sembrare strano, se ci svegliamo prima dell’orario stabilito e non riusciamo a riaddormentarci, dobbiamo alzarci dal letto. Aumentare i livelli di stanchezza è uno dei migliori rimedi contro l’insonnia; inoltre, in questo modo spezzeremo l’associazione tra rimanere a letto e la sensazione di angoscia provocata dal non riuscire a dormire.

Mentre nel caso dell’insonnia da conciliazione il trattamento è prima di tutto psicologico, negli altri due tipi di insonnia (di mantenimento o terminale) vanno abbinati una terapia farmacologia e un trattamento psicologico.

da lista mente

approfondimento:
http://www.amadeux.net/sublimen/dossier/sonno_e_sogni.html

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