[Amadeux BiblioForum]
Clicca qui per andare al sito di Audioterapia, Musica ed elementi subliminali benefici
11/12/2018 - 20:58:59
    [Amadeux BiblioForum]                               Ip: 54.167.15.6 - Sid: 1067661374 - Visite oggi: 551 - Visite totali: 31.489.843

Home | Forum | Calendario | Registrati | Nuovi | Recenti | Segnalibro | Sondaggi | Utenti | Downloads | Ricerche | Aiuto

Nome Utente:
Password:
Salva Password
Password Dimenticata?




 Tutti i Forum
 Forums e Archivi PUBBLICI
 SUBLIMEN BiblioForum
 Iperspazio e fenomeni temporali 1
 Nuova Discussione  Rispondi alla discussione
 Versione Stampabile Bookmark this Topic Aggiungi Segnalibro
I seguenti utenti stanno leggendo questo Forum Qui c'è:
Autore Discussione Precedente Discussione n. 21392 Discussione Successiva  

admin
Webmaster

8hertz

Regione: Italy
Prov.: Pisa
Città: Ponsacco


21529 Messaggi

Inserito il - 04/12/2018 : 09:48:59  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Iperspazio e fenomeni temporali 1

di Michele Nardelli

prima parte

Quando vengono espresse nell’ambito delle dimensioni superiori, le leggi della natura si fanno più semplici ed eleganti, perché le dimensioni superiori costituiscono la loro collocazione ideale. Quando vengono espresse nello spazio-tempo multidimensionale, le leggi dell’elettromagnetismo e della gravità trovano una loro espressione naturale. La sola chiave per riuscire ad unificare le varie leggi della natura, consiste nell’aumentare il numero delle dimensioni dello spazio-tempo, di modo che possano esservi contenute tutte le forze possibili e immaginabili. Nelle dimensioni superiori, in effetti, c’è abbastanza “spazio” per unificare tutte le forze fisiche conosciute. Nel 1963 Roy Kerr, un matematico neozelandese, trovò un’altra soluzione esatta alle equazioni della relatività generale di Einstein. Kerr ipotizzò che ogni stella in fase di collasso fosse dotata di un movimento rotatorio; una stella rotante finirebbe inevitabilmente per accelerare non appena iniziato il processo che porta alla morte. Kerr finì per scoprire che una grande stella rotante non conclude il suo processo di collasso riducendosi ad un punto. Al contrario, si appiattisce fino a comprimersi nella forma di un anello. Se una sonda dovesse essere lanciata dall’alto o dal basso, sperimenterebbe un’enorme curvatura, ma non una curvatura infinita, quindi la forza gravitazionale non sarebbe infinita. Questa conclusione dell’ipotesi di Kerr implica che una qualsiasi sonda spaziale lanciata attraverso un buco nero rotante in modo da attraversarlo lungo il suo asse di rotazione potrebbe, in linea di principio, sopravvivere a quell’enorme ma non infinito campo gravitazionale, e proseguire la sua corsa raggiungendo un altro universo, un’altra dimensione, senza essere distrutta dalla curvatura spazio-temporale. Il “ponte di Einstein-Rosen” è come un tunnel che collega due regioni diverse dello spazio-tempo: in pratica è un cunicolo spazio-temporale, quindi un buco nero, così come concepito da Kerr, è una porta su un altro universo.

Hawking è uno dei fondatori di una nuova disciplina scientifica, chiamata cosmologia quantistica. La novità del pensiero di Hawking consiste nel trattare tutto l’universo come se fosse una particella quantistica. Si parte con una funzione d’onda capace di descrivere l’insieme di tutti i possibili universi. Ciò significa che il punto d’inizio della teoria di Hawking deve essere una serie infinita di universi paralleli, vale a dire la funzione d’onda dell’universo. In base a questa rappresentazione, la funzione d’onda di un universo si diffonde ovunque, verso ogni altro possibile universo. Se prendiamo alla lettera l’ipotesi di Hawking, ciò implica che dobbiamo cominciare la nostra analisi con tutti i possibili universi, ovvero un numero infinito di universi coesistenti, dove con il termine universo si deve intendere “tutto ciò che potrebbe esistere”. Nella cosmologia quantistica di Hawking si ipotizza anche che la funzione d’onda dell’universo permetta la collisione di altri universi: i cunicoli spazio-temporali potrebbero svilupparsi collegando tali universi. Secondo l’ipotesi di Hawking, ci sono cunicoli spazio-temporali che mantengono realmente una connessione continua tra il nostro universo e miliardi di altri universi paralleli. È importante sottolineare che le dimensioni di tali cunicoli sono in linea di massima infinitesimali, ovvero equivalenti alla misura di Planck (circa 100 miliardi di miliardi di volte più piccole di quelle di un protone). Inoltre, bisogna considerare che le transizioni quantiche, cioè la possibilità di un effetto tunnel mediante cunicoli spazio-temporali tra un universo e l’altro, tra questi universi sono tutt’altro che frequenti.

Secondo Hawking, quindi, potrebbero esserci infiniti universi, coesistenti con il nostro, e tutti collegati tra loro da una rete infinita di cunicoli spazio-temporali intercomunicanti. Il fisico dell’Università di Harvard Sidney Coleman afferma che i cunicoli spazio-temporali potrebbero diventare oggetto di esperimenti del tutto tangibili e ben misurabili, non in un lontano e ancora immaginabile futuro, ma a brevissimo termine. Coleman ha provato a sommare gli elementi di tale serie infinita e si è trovato di fronte ad un risultato sorprendente: la funzione d’onda dell’universo preferisce avere una costante cosmologica prossima allo zero, proprio come ci si deve attendere per confermare l’ipotesi di infiniti universi paralleli. Infatti, se la costante cosmologica fosse zero, la funzione d’onda diventerebbe enorme e ciò vorrebbe dire che sarebbe altamente probabile trovare un universo con costante cosmologica pari a zero. In altri termini, la costante cosmologica, dai calcoli eseguiti da Coleman, era pari a zero perché quello era il risultato più probabile. L’unica cosa che derivava dall’avere miliardi e miliardi di universi paralleli era il mantenimento della costante cosmologica del nostro universo a livello zero. La ricerca di Coleman potrebbe dimostrare che i cunicoli spazio-temporali che collegano il nostro universo con un numero infinito di universi, sono in realtà fondamentali, in quanto impediscono al nostro universo di “raggomitolarsi” fino a formare una piccola “palla” compatta o di esplodere scagliando la sua materia verso l’esterno a velocità vertiginosa. I cunicoli spazio-temporali sarebbero quindi un elemento “stabilizzatore” irrinunciabile e garantirebbero al nostro universo un relativo equilibrio.

Teorie delle dimensioni e tarlature nell’universo

Per introdurre gli argomenti, presentiamo due esempi pratici di eventi accaduti nella regione delle Bahamas. Il primo caso riguarda un Boeing 727 della National Airlines, durante l’ultimo tratto di volo verso Miami, nell’anno 1969. L’apparecchio sta arrivando da nordest e la sua rotta viene seguita sullo schermo del radar. Ad un tratto l’aereo non si vede più e, temendo un tremendo disastro, gli addetti alla torre di controllo entrano in grande agitazione. Dopo una decina di minuti, però, l’apparecchio ricompare sullo schermo ed infine atterra senza problemi. Accolti da un grande trambusto, i membri dell’equipaggio restano perplessi. Poi, controllando l’ora – l’ultima volta che l’avevano fatto era poco prima che l’aereo sparisse temporaneamente dal radar – salta fuori che tutti gli orologi a bordo sono rimasti indietro di 10 minuti. Dov’è stato l’aereo nel frattempo? Di qualunque “posto” si tratti, deve essere una dimensione in cui il tempo è fermo. Il secondo esempio riguarda l’esperienza fatta dal pilota Bruce Gernon il 4 dicembre del 1970, durante un volo dall’isola di Andros a Palm Beach, in Florida. Mentre sorvola con il suo aereo i banchi delle Bahama, ad un tratto Gernon vede dinanzi a sé, nel cielo azzurro splendente, un’insolita nuvola di forma ellittica che cresce molto velocemente. Nel giro di pochi minuti, la nuvola raggiunge dimensioni gigantesche, ed il pilota comincia ad avere davvero paura; studia un modo per aggirarla, anche a costo di uscire dalla rotta. Ma non fa in tempo, perché la nuvola circonda già completamente l’aereo, lasciando aperta, proprio dinanzi a lui, solo una via a forma di galleria. Gernon vede la salvezza in quel tunnel e ci si infila, con il motore al massimo. Nel frattempo, la galleria, che luccica di uno strano candore bianco ed ha pareti che sembrano ruotare in senso orario, diventa sempre più stretta. Nell’apparecchio c’è assenza di gravità, e le punte delle ali toccano la superficie interna del tunnel. Infine Gernon esce dalla galleria e si trova immerso in una nebbia di un colore verde pallido: ovunque giri lo sguardo non vede altro che quella nebbia. Gli strumenti di bordo sono fuori uso, la radio non riesce a stabilire nessun collegamento. Poi, però, la foschia gradualmente si dirada ed il pilota constata di trovarsi già sopra Miami Beach. In base alla rotta che stava tenendo ed alla velocità normalmente possibile, avrebbe dovuto essere soltanto nella zona di Bimini. In ogni modo, ora può raggiungere Palm Beach senza altri problemi e, dopo essere atterrato, constata di aver volato all’impossibile tempo record di 45 minuti: mezz’ora meno di quanto ci si impiega per quel tratto. Ma come possono verificarsi delle curvature spaziotemporali e quali eventuali conseguenze comportano? Per spiegarlo è necessario descrivere la teoria delle “tarlature”.

I buchi neri hanno una forza gravitazionale talmente alta da non consentire neppure la fuoriuscita dell’energia luminosa, come abbiamo detto già diverse volte in precedenza, e attirano a sé qualunque particella di materia arrivi nelle vicinanze. Attorno ad essi persino il tempo si ferma. Infatti, con l’aumento della velocità (o della gravitazione, il che è equivalente) il trascorrere del tempo rallenta. Se potessimo raggiungere la velocità della luce, il tempo si fermerebbe, e qui avremmo il passaggio verso il super-spazio, che in realtà non è affatto uno spazio, ma un mondo senza spazio né tempo. Ma la materia che il buco nero “inghiotte” dove va a finire? Per il fisico John A. Wheeler, che per primo ha formulato nei dettagli la teoria delle tarlature, i punti di partenza collegati, tramite il super-spazio, con i buchi neri sono i cosiddetti “buchi bianchi”, un fenomeno che gli astronomi chiamano “quasar”, letteralmente “radiosorgente quasi stellare”, e cioè una sorgente di onde radio rilevabile radioastronomicamente, che ha l’aspetto simile ad una stella ma tale non è. Finora delle quasar sappiamo per certo solo che sono fonti energetiche potentissime. Tra i molti tentativi di spiegazione, il più ragionevole sembra quello che vede nella quasar un posto di transito per materia ed energia, trasportate da un buco nero attraverso il super-spazio. Secondo Fred Hoyle, una volte giunte nella quasar, materia ed energia vengono ricacciate fuori con la stessa potenza con cui erano state attirate nel buco nero. Wheeler parte dall’immagine di uno spazio che, pur essendo uniformemente piano fino alla grandezza atomica, sotto però presenta dei buchi, come fossa una spugna: a questi buchi Wheeler conferisce il nome di “tarlature”. In base a questa sua teoria, molto ragionevole, i buchi neri possono, proprio perché “fuori del tempo”, fungere da luoghi d’accesso verso altri universi o dimensioni. Secondo l’ampliamento delle teorie di Einstein attuato dal matematico e fisico Roger Penrose, tutto ciò che viene “inghiottito” dai buchi neri non cade nella singolarità che quelli costituiscono, ma “ci passa attraverso”, per essere “spinto via” nella struttura spazio-temporale. Quindi, in base a tutte le teorie della fisica moderna, i buchi neri possono essere visti come “tarlature”. Riguardo allo “spazio” attraversato dalle tarlature, secondo Meckelburg, questo super-spazio (o “iperspazio”) comprende tutte le “strutture per ora comprensibili ed intelleggibili solo al livello matematico e non nei termini normali della fisica, che stanno al di là del nostro universo quadridimensionale”. In questo “spazio” non c’è né spazio, così come lo conosciamo noi, né tempo. Perciò l’uscita può avvenire in qualunque tempo, indipendentemente da quando ha luogo l’entrata. Ed allo stesso modo l’uscita può avvenire in uno qualunque degli infiniti universi che la concezione del “multiverso”, scaturita dalle nuove conoscenze fisiche, contempla necessariamente.

Lo studioso Ivan Sanderson, ha sviluppato una teoria che ha individuato una “rete” di dodici anomalie magnetiche e gravitazionali, che danno luogo ad anomalie magnetiche di tempo e di spazio, ad intervalli di 72° intorno alla Terra, e più esattamente situate al 36° latitudine nord e sud; cinque nell’emisfero settentrionale, cinque nell’emisfero meridionale, oltre ai Poli nord e sud. In maggioranza, queste aree attive si estendono verso l’est delle masse continentali, dove le correnti calde dell’oceano, che salgono verso nord, s’incontrano con le correnti fredde che scendono verso sud. Oltre a questa collisione di correnti, tali aree rappresentano anche i punti nodali in cui le correnti di superficie girano da una parte, mentre le correnti sottomarine si volgono verso un’altra direzione. Le grandi correnti superficiali di marea, scorrendo tangenzialmente ed essendo influenzate da diverse temperature, creano vortici magnetici che danneggiano le comunicazioni radio, il magnetismo, forse anche la gravità, e infine, in particolari condizioni, provocano la scomparsa di mezzi marini ed aerei (triangolo delle Bermuda). Sanderson mette in evidenza un particolare interessante che riguarda le irregolarità di queste zone, descrivendo certi stupefacenti arrivi anticipati di voli con orari controllati accuratamente, come l’evento accaduto al Boeing 727 della National Airlines prima descritto. Adesso, riguardo all’ipotesi dell’uscita da una tarlatura che può avvenire in qualunque tempo, che avvalora la teoria di altre dimensioni, è interessante raccontare il seguente avvenimento. Un esploratore ed aviatore famoso, l’ammiraglio Richard Byrd, che intraprese voli sopra i campi magnetici intensificati dei Poli, fece una trasmissione incredibile nel 1929, durante un volo sopra il Polo Sud. Raccontava di essere arrivato, attraverso una luce nebulosa, in un’area di terra verde, con laghi non ghiacciati, e diceva di vedere enormi bestie simili a bisonti, altri animali, ed esseri che sembravano uomini primitivi. Può quindi essere che nelle dodici zone prima menzionate, si formino dei “buchi dimensionali”, delle “lacerazioni magnetiche nella cortina del tempo” che permettono il passaggio attraverso “tarlature”. Se così fosse, allora la “visione” dell’ammiraglio Byrd è una sorta di visione di come era il Polo Sud in un’epoca preistorica, in cui il ghiaccio ancora non si era formato e la superficie era ricoperta ancora da una fitta vegetazione: l’aereo dell’ammiraglio avrebbe praticamente, per pochi minuti, viaggiato nel tempo, precisamente nel passato remoto del nostro pianeta.

Il matematico e fisico Hawking nel 1973, osserva che determinati buchi neri rilasciano delle particelle. Da qui deduce che questi strani “corpi” celesti si sono formati al momento dell’origine dell’universo, non solo con il collasso gravitazionale classico, ma per effetti di meccanica quantistica: teoricamente, ai potentissimi buchi neri e bianchi dell’universo corrispondono, nel mondo dell’infinitamente piccolo, in una grandezza inferiore a quella dell’atomo, i cosiddetti minibuchi neri e bianchi. Calcoli fisici permettono di giungere al risultato che un buco nero con massa iniziale pari a 10 volte quella del Sole, ruota attorno al proprio asse 1000 volte al secondo, ha un diametro totale di 60 km e, grazie alla forza centrifuga, presenta nel centro una “galleria” di circa 600 metri di diametro.

Un ipotetico “shuttle interdimensionale” potrebbe quindi utilizzare questa galleria, andando però ad una velocità pari a circa il 60% di quella della luce, in modo da adeguarsi a quella periferica del buco. È possibile provare ad ipotizzare di poter “addensare” della materia, di poter cioè aprire una tarlatura. Lo shuttle, quindi, costruisce nelle sue immediate vicinanze il minibuco nero che gli permetterà di entrare nel super-spazio. Poi si piazza davanti al buco in uno “stato vibratorio ad altissima frequenza”, fin quando le vibrazioni lo “scuotono” facendolo entrare in uno stato interdimensionale in risonanza con il super-spazio che esiste all’interno della tarlatura. Una volta raggiunto quello stato o forma, lo shuttle può muoversi da una dimensione ad un’altra; e all’uscita dalla tarlatura, o dal minibuco bianco, procedere all’inverso recuperando, per mezzo delle vibrazioni, il suo stato o la sua forma originari. (Praticamente lo stato vibratorio ad altissima frequenza “modifica” la forma dello shuttle prima che questo entri nella tarlatura. Una modifica che ricorda il principio della relatività ristretta della contrazione delle lunghezze e della dilatazione dei tempi). Tutto questo è, da un punto di vista teorico, non solo possibile ma anche decisamente più ragionevole, secondo le teorie di Einstein.

Siccome le varie dimensioni sono tra loro collegate, per mezzo del super-spazio, ovunque ed in qualunque momento, viaggiare tra le dimensioni significa anche viaggiare attraverso la quarta, cioè il tempo. Perciò, da qui e ora diventerà possibile arrivare ovunque, anche nel nostro passato o nel nostro futuro. Purtroppo tali teorie non prevedono un meccanismo di “regolazione”; cioè una volta usciti da una tarlatura non è possibile sapere in quale dimensione si sia giunti. (Ritornando per un’attimo all’esperienza fatta dall’ammiraglio Byrd, in quel caso l’uscita di quella tarlatura fu nel passato remoto del nostro pianeta, quindi nel passato remoto del nostro universo). A questo punto, ormai giunti alla conclusione, riepiloghiamo i principi che abbiamo menzionato nel corso di questa trattazione, estrapolati sulla base di alcuni fatti reali, convincenti e scientificamente plausibili, anche se soltanto teoricamente.

1) Esiste un super-spazio, in cui non c’è né tempo né spazio, che può collegare qualunque punto di qualunque dimensione con qualunque altro punto di qualunque altra dimensione;
2) Esistono delle tarlature che, come punti di collegamento, permettono di entrare nel super-spazio e di riuscirne in un qualunque punto di qualunque dimensione;
3) Siccome nel super-spazio non c’è tempo, il viaggio ha la sola durata del tempo necessario, praticamente un tempo “nullo”, per andare dalla partenza all’ingresso della tarlatura e dalla sua uscita all’atterraggio;
4) Siccome nel super-spazio non esistono distanze, nello stesso tempo, sempre equivalente a “zero”, è possibile raggiungere qualunque punto, indipendentemente dalla distanza che c’è tra le singole dimensioni;
5) In conclusione, senza perdere nemmeno un attimo di tempo, per mezzo delle tarlature e del super-spazio è possibile raggiungere qualunque punto di qualunque dimensione, indipendentemente dalla distanza spaziale o temporale a cui si trova: in pratica è possibile compiere viaggi nel tempo e nello spazio, fin nei posti più remoti dell’universo.

Voglio concludere affermando che queste teorie fisiche e matematiche anche se sono ancora lontane dall’essere utilizzate per fini tecnologici (il viaggio nel tempo, almeno per adesso, non è attuabile. Solo per le particelle subatomiche è stato possibile osservare, nei grandi acceleratori, alcuni fenomeni connessi alla dilatazione del tempo, e quindi confermare alcune affermazioni della teoria della relatività generale, che fino ad oggi è e rimarrà la teoria più coerente e avvalorata da numerosissimi esperimenti), sono utilissime dal punto di vista concettuale: avvicinano infatti l’uomo di scienza ad una migliore comprensione della meravigliosa armonia del Cosmo e delle sue sublimi leggi.

Tecnologia WormCam. L’uomo, la mente e Dio

L’idea più ambiziosa della tecnologia WormCam, sempre in un lontano futuro, è quella di un piccolo generatore di wormholes a vuoto compresso che, insieme ad un apparato sensore neurale, viene inserito in profondità nella corteccia cerebrale di un individuo. Il generatore contiene prodotti chimici che agiscono sui tessuti nervosi, con il risultato che, nel corso di parecchi mesi, i neuroni della persona si “scavano” il proprio percorso nel generatore. Il sensore neurale è altamente sensibile, analizzatore degli schemi di attività e capace di localizzare le giunzioni sinaptiche individuali. (Ricordiamo che il neurone è in anatomia un’unità morfologica e funzionale del sistema nervoso, costituita dal corpo cellulare e dai suoi prolungamenti. La sinapsi è la giunzione che si stabilisce fra le terminazioni di due cellule nervose, e tra la fibra nervosa e l’organo periferico di reazione, consentendo il passaggio dell’impulso nervoso da una cellula all’altra). Con un atto di cosciente volontà, il portatore può stabilire un collegamento WormCam tra la propria mente e quella di qualunque altra persona (a sua volta munita di tale apparecchiatura). Le comunità di menti connesse con altre menti, tra loro si definiscono i “Comunicanti”. In tal modo, il Clarke immagina che una tale scienza possa portare alla “sopravvivenza della mente dopo la morte del corpo fisico”. Il proprio “io”, la propria consapevolezza, i propri ricordi, non saranno residenti nel corpo di un membro o di un altro della “comunità”, ma saranno distribuiti, ripartiti tra tutti i membri di essa.

Nel centro della Galassia è situato un enorme buco nero, grande un milione di volte la massa del Sole che cresce continuamente; nubi di polveri e di gas, stelle morte, fluiscono nel buco da tutte le direzioni. Il Clarke immagina che nel futuro remoto, punti di osservazione delle WormCam, osservatori senza corpo che vagano nello spazio e nel tempo, possano studiare da vicino il buco nero. L’idea è praticamente quella di inviare menti umane attraverso un blocco di spazio-tempo largo 200.000 anni-luce e profondo 100 millenni, attraverso 100 miliardi di sistemi stellari, risalendo fino all’origine del genere umano. Le nuove super-menti cominceranno a porsi le più grandi sfide, che esigeranno il meglio dell’intelletto umano, insieme alla soppressione dell’egoismo e delle peggiori tendenze discriminatorie. Le sempre più nuove generazioni di “Comunicanti” che sarebbero maturate, lavoreranno a “plasmare il futuro”, un futuro in cui la democrazia apparirà irrilevante ed i principi delle religioni in comunione con quelli della scienza, in quanto i “Comunicanti” pian piano riusciranno addirittura ad abolire la morte. Sarà quindi possibile guardare “indietro nel tempo” e leggere una sequenza DNA completa iniziando da qualunque momento della vita di una persona. Sarà possibile il “download” della mente di un individuo: dopo averla resa temporaneamente “comunicante” per anni o per decenni, la mente potrà essere “scaricata” e “ricongiunta” al corpo rigenerato, risanando l’individuo in questione. Ci sarà anche la possibilità di scaricare menti umane nella “schiuma quantistica”. Facendo ciò si cercherà di ripristinare ogni anima umana risalendo fino all’inizio della specie; si cercherà di “raddrizzare” il passato e debellare l’orrenda tragedia della morte in un universo che potrà durare decine di miliardi di anni.

Questa la fantascienza. Ma vediamo adesso cosa dice la scienza unita alla fede riguardo alla possibilità di una cronovisione e di una sconfitta totale della morte. Le singolarità sono rotte di uscita dall’universo osservato, vie verso universi paralleli. Una singolarità è uno “stargate”, una porta tra due mondi: l’uscita, cioè la scomparsa da uno e l’ingresso ovvero la comparsa in un altro. Consideriamo adesso i buchi neri che ruotano intorno al proprio asse, sia quelli giganti, astrofisici, che quelli microscopici, cioè le particelle elementari che compongono tutti i corpi fisici. Tutte le particelle possono considerarsi mini buchi neri, sostengono oggi le teorie del tutto, quindi anche la teoria di stringa. Le particelle perciò, malgrado ci appaiano divise tra loro nello spazio e nel tempo, nel cuore sono tutte in reciproca comunione; difatti così provano vari esperimenti che hanno messo in luce le loro proprietà non locali. (Una particella a spin 0 si divide in due particelle a spin 1/2, un elettrone ed un positrone, ad esempio. La misura dello spin di una, fissa istantaneamente lo spin dell’altra, anche se si trovano a distanza reciproca tale da richiedere un messaggio a velocità superluminale).

L’anello che mette in comunione ogni corpo con il Computer Cosmico, è la composizione di tutti gli anelli, ovvero delle singolarità anulari cioè delle particelle che compongono un corpo. L’anello è una comunione non nello spazio, ma con altri tempi, futuro e passato. S. Hawking ha dimostrato che i buchi neri sono sorgenti di ordine. Tutte le particelle sono minibuchi, neri e bianchi dello spazio-tempo. Hawking ha dimostrato l’evaporazione dei buchi neri: questi “evaporano” nel senso che emettono radiazione o informazione e quindi sono sorgenti di ordine; assorbono materia, cioè forma e trasmettono informazione, generando ordine o sintropia nello spazio circostante. I buchi bianchi viceversa, assorbono informazione ed emettono forma cioè eruttano la materia, accrescendo il disordine ovvero l’entropia. Poichè, per legge, i buchi neri sono tanti quanti i buchi bianchi, devono coesistere entrambe le due frecce del tempo: dal futuro al passato e dal passato al futuro. La temperatura interna dei minibuchi neri e bianchi è elevatissima. Secondo i calcoli riportati da vari autori, la loro temperatura interna è circa 10 elevato alla 11 °K, cioè circa cento miliardi di gradi. Questa enorme temperatura interna avvalora la tesi che i minibuchi neri, ovvero le particelle nucleari o quark, siano “cavi” collegati con il Computer Cosmico (la Forza Elettrodebole) che si trova a temperature ancora più elevate (10 elevato alla 16°K). I buchi neri ruotanti sono comunque dei tunnel dello spazio-tempo: le singolarità al loro interno possono connettere all’istante sia punti di questo universo, distanti nello spazio, sia universi paralleli, distanti tra loro migliaia se non miliardi di anni. Il nostro corpo, formato anch’esso da quark e quindi da minibuchi neri, può essere perciò unito al futuro.

Rotazione e carica dei buchi neri, dimostrano i calcoli, cambiano in modo radicale le condizioni fisiche del viaggio nell’iperspazio, che coincide con un “viaggio nel tempo”. Il primo a scoprirlo fu il matematico Kurt Godel, con la scoperta di alcune soluzioni delle equazioni della relatività generale di Einstein. In base a queste, un turista può partire dalla Terra, fare il giro di tutto l’universo e poi ritornare sulla Terra prima della data della sua partenza; può cioè spingersi nel passato di questo pianeta tanto quanto vuole. Quella di Godel fu la prima ipotesi scientifica di “macchina del tempo” ed anche la scoperta che l’universo stesso è una macchina del tempo. La rotazione dell’universo di Godel era molto aderente a quella reale, perchè considerava ogni punto come centro di rotazione, dotato cioè di spin, come lo è di fatto: l’universo infatti è composto da particelle, stelle, pianeti e galassie che ruotano tutti intorno al proprio asse. Da allora i viaggi nell’iperspazio sono oggetto di studio teorico della fisica. Il viaggio nell’iperspazio, però, può benissimo non richiedere astronavi o “macchine del tempo”, ma soltanto l’evoluzione del veicolo che l’uomo già possiede: il suo corpo. Questo, infatti, è composto da particelle elementari che sono tutte singolarità anulari microscopiche. Nel loro insieme tutte le particelle che compongono un corpo possono comporre un’unica singolarità, una “porta” dell’iperspazio. La “macchina del tempo”, o meglio il “cronovisore”, già esiste e in alcuni casi funziona: è il cervello umano. Questo potrebbe funzionare miliardi di volte meglio se l’uomo sapesse utilizzare le sue infinite potenzialità. Il fatto che molti “illuminati” o “santi” abbiano visto e vedano realtà diverse o anticipino eventi, è l’evidenza che le “porte” si possono aprire. Soltanto se il corpo umano è una singolarità nuda compie un balzo verso il futuro (o il passato) più avanzato: il modo per diventarlo è la conoscenza di se stessi. Il passaggio da un universo parallelo all’altro è oggi oggetto di studio e di calcoli accurati. Uno stargate è come un anello, affermano le teorie; chi entra nell’anello sbuca all’istante o quasi in un mondo parallelo, ed all’interno dell’anello avviene un fenomeno incredibile ma rigorosamente matematico: l’inversione della gravità. La forza di gravità cioè cambia segno; diviene repulsiva anzichè attrattiva. Il fenomeno è ormai noto come anti-gravità: dentro l’anello, infatti, il buco nero che attrae tutto irresistibilmente, diviene buco bianco il quale, invece, respinge tutto, sia la materia che la luce. L’anti-gravità è la spinta verso l’alto, anzichè verso il basso: in altre parole è ascensione. Questi sono gli elementi scientifici più idonei a spiegare il fenomeno dell’ascesa e scomparsa di un corpo umano descritto da vari testi sacri antichi. La scomparsa in questo caso, coinvolge il corpo e non è la “morte”, ma l’evidenza che l’uomo ha saputo imboccare la Via, la Vita, la Verità interiore, ricevendo e riconoscendo l’Energia della Fonte, il Messaggio unico ed unitario che può allineare gli spin nucleari del corpo umano.

E’ questo l’evento cosmico che coinvolge l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande: l’unità dei tre principi sovrani, saggezza, amore e volontà di evolvere è il richiamo alla Fonte della Vita, l’Energia Intelligente di altissima qualità che può allineare gli spin nucleari di ogni corpo, trasformandolo in una singolarità nuda. E’ importante sottolineare che per Fonte della Vita o Energia Intelligente si deve intendere il “Campo di Higgs”. Nell’universo esistono due tipi di particelle: messaggere (bosoni) e materiali (fermioni). E’ possibile che entrambi i due tipi di particelle discendano da un’unica Fonte, ovvero da un unico Campo? Dal Campo di Higgs sgorgherebbero tutte le particelle esistenti, materiali e messaggere, fermioni e bosoni (quindi stringhe bosoniche e fermioniche). Tale Campo si trova ad energie ancora superiori a quelle del Campo Elettrodebole e potrebbe identificarsi con il campo che unifica la forza elettrodebole con quella forte (sarebbe quindi composto da superstringhe, cioè da stringhe sia bosoniche che fermioniche).

La Fonte della Vita è il “combustibile” necessario per il “viaggio” che richiede l’evoluzione genetica del corpo fisico. Solo la Fonte della Vita può renderlo una singolarità nuda, pronta all’ascesa verso il nuovo mondo. Il “viaggio” è verso la piena coscienza di sè. Questo proseguirà a livello individuale, fino al momento cosmico in cui ci sarà una “massa cosciente” tale da consentire l’ascesa istantanea e collettiva di tutta l’umanità al nuovo mondo, alla dimensione o universo parallelo a questo in cui regnerà in eterno la pace e l’amore ed in cui la morte ed il peccato saranno per sempre sconfitti.

Universo fisico e Universo psichico: tra Scienza e Fede

William James ha postulato l’esistenza di un “continuum” di coscienza cosmica che è un universo a substrato sostanzialmente psichico. In termini più semplici è possibile parlare di “universo delle forze psichiche”, che potrebbe benissimo sussistere accanto all’universo della materia e dell’energia. La mente può allargarsi indefinitamente oltre le esperienze personali, fino ad includere nella propria sfera un passato che non gli appartiene ma che diviene accessibile in virtù della chiaroveggenza retrospettiva, una sorta di viaggio mentale nel passato. E’ possibile che il passato abbia una sua esistenza reale ed imperitura. L’orientalista Pietro Silvio Rivetta afferma:” tutto ciò che è accaduto, esiste realmente, ossia “è”, soltanto le limitazioni dei sensi ci impediscono di avere coscienza attuale di tale persistente realtà”. Se il passato esiste, non può trovarsi che nella dimensione infinita del tempo, che racchiude l’intero universo materiale nel suo divenire, secondo il concetto relativistico del continuum spazio-temporale. E’ in questa dimensione che si inoltra la mente di un soggetto sensitivo, seguendo una linea cronotopica (cronotopo=riferito allo spazio-tempo quadridimensionale, nel caso della teoria della relatività generale) che si dipana nel continuum spazio-temporale. Il concetto di esistenza non è valido per la coscienza supertemporale che appartiene all’io segreto e che è stato definito “coscienza di eternità”, una dimensione eterna ed immutabile dove il passato non fugge e dove il futuro non è inaccessibile al pensiero presente. Il continuum è un grande, immobile panorama che si estende nelle due direzioni del tempo. L’esistenza dei due fenomeni simmetrici di retrocognizione e precognizione ci dice che in una dimensione superiore a quelle spaziali, e cioè nel continuum spazio-temporale, esistono tutto il passato e tutto l’avvenire. Attribuire il requisito dell’esistenza solo alle situazioni presenti, sarebbe come considerare esistenti i fotogrammi di una pellicola nell’attimo in cui essi vengono illuminati da un proiettore cinematografico, trascurando il fatto che esistono anche i fotogrammi già passati e quelli che devono ancora arrivare. Resta da vedere entro quali limiti una simile concezione può trovare riscontro nei modelli d’universo proposti da fisici e matematici. Hinton parlava di “un meraviglioso insieme nel quale tutto ciò che è esistito, o esisterà, coesiste”. Vi è inoltre lo schema più moderno detto di “esistenza totale” del grande matematico Luigi Fantappiè. In tale quadro la possibilità della precognizione è un piccolo spiraglio che si apre qualche volta sul panorama del futuro, vale a dire su ciò che esiste in una dimensione superiore o supertemporale. L’uomo sembra apparire un essere a più di tre dimensioni, che può spaziare mentalmente lungo la dimensione del tempo, ben oltre i limiti fissati dall’origine e durata del suo corpo. Il futuro esiste e ciò non vieta che da una dimensione superiore si possa conoscere quale sarà la futura e libera espressione della nostra volontà. In punti ancora lontani del continuum spazio-temporale, esistono già le “conseguenze” dei nostri liberi atti di volontà dei quali l’io cosciente non sa ancora nulla, perchè non è ancora arrivato a “viverli”. Tutto ciò che noi sappiamo, presentiamo o indoviniamo, non ci appartiene direttamente; esso non è che il riflesso di qualcosa che esiste sotto forma imponderabile e assolutamente inconcepibile, nella “centrale della conoscenza”, un luogo dell’intelligenza suprema ed universale, situato oltre le quattro dimensioni del nostro universo. Emerge quindi l’autonomia e la sovranità della “psiche”, che appare capace di estendere l’io, con tutte le sue facoltà e prerogative anche fisiche, oltre ogni limite di distanza e di tempo. Esiste cioè un certo piano della realtà al quale si può accedere solo in particolari stati di coscienza; un luogo “dove il tempo e la distanza non contano”, la dimensione iperspaziale dell’universo. La via d’accesso alla “dimensione psichica” passa attraverso l’inconscio.

Scrive Jung che quando l’anima prende contatto con l’inconscio viene a trovarsi in un certo senso in rapporto con la collettività delle anime passate, presenti e future e con la dimensione ad essa associata. In questa dimensione attingono le proprie “visioni” tutti coloro che intrattengono un dialogo attivo ed aperto con il proprio inconscio e cioè i sensitivi, la cui mente va e viene da quella dimensione evocandone i contenuti. La natura è retta da leggi più ampie di quelle dell’universo sensibile; la realtà investigata dalla scienza non è che un settore di quella globale. Tirrell è convinto che i fenomeni paranormali “non costituiscono fatti insoliti e privi di legami con altri fenomeni naturali, nè infrangono le leggi fisiche dell’universo”; essi dimostrano semplicemente “l’esistenza di una vita e di un universo al di là di quelli investigati dalla scienza”. Non meno esplicita è la posizione del matematico Fantappiè: “appare chiaro che non tutta la realtà si esaurisce nello spazio-tempo dell’universo sensibile. Per poterla spiegare in tutta la sua completezza, bisogna dunque cercare uno schema più ampio al di là di questo”. Fantappiè ha cercato e trovato questo schema. Dopo aver elaborato un modello matematico dell’universo alquanto più complesso di quello proposto a suo tempo dal de Sitter, si è dedicato al compito di ricercare e definire per via matematica tutte le categorie degli “universi possibili”, secondo certe premesse geometriche che la “teoria dei gruppi” permette di stabilire per ogni tipo di realtà fisica, in dipendenza dei possibili “gruppi di trasformazione” che caratterizzano ciascun universo. (Ricordiamo che nell’universo di de Sitter, lo spazio è finito ed il tempo è infinito. Infatti, come osservava Eddington, partendo da “qui” – dimensione spaziale – si finirà con il tornare “qui”, mentre partendo da “ora” – dimensione temporale – non si tornerà più a “ora”. Quindi adoperando la scala delle misure assolute, l’universo risulta infinito nel tempo e finito nello spazio). Non si tratta di pure e semplici astrazioni concettuali; tali universi potrebbero esistere e “forse esistono veramente”, sarebbero anzi “inclusi l’uno dentro l’altro, presentando così una inesauribile varietà di forme e di possibilità, pur nell’unità organica da cui essi tutti derivano”. La conclusione importante a cui giunge il Fantappiè è che “quanto sembra inesplicabile in un universo, può invece trovare la sua logica sistemazione in un altro universo associato ad un gruppo di trasformazioni più ampio e quindi ad un numero maggiore di gradi di libertà”. L’esempio che egli porta in proposito si basa su quel piccolissimo universo rappresentato dall’atomo di idrogeno. Secondo le notazioni dello studioso, esso corrisponderebbe all’universo “numero uno della categoria B”. A volte gli atomi di idrogeno si trovano ad essere urtati da fotoni (quanti di energia luminosa) e fanno, in conseguenza, un balzo da un livello di energia ad un altro. Un fenomeno come questo risulterebbe assolutamente inesplicabile per un osservatore di quel mondo infinitesimo, dato che il fotone non appartiene al suo “universo”; ma ciò non toglie che esso sia manifestazione di una realtà più ampia. Allo stesso modo, osserva il grande matematico, “molti fenomeni inesplicabili del nostro universo, potrebbero essere interpretati in termini di un altro universo più ampio”. E’ come dire che questo “universo più ampio o più complesso”, è l’unica cornice possibile per tutti quei fenomeni paranormali che sembrano contraddire alle leggi del mondo fisico, ma che potrebbero essere benissimo spiegati ricorrendo ad ulteriori “dimensioni” ed a leggi più vaste, di cui quelle a noi note sarebbero soltanto casi particolari.

I “gradi di libertà” sono molti se ci riferiamo al nostro “io” trascendente, che non è vincolato al condizionamento psichico. Fantappiè sostiene che “noi, grazie al nostro io spirituale, apparteniamo a tutta la catena degli universi” e, conseguentemente, siamo potenzialmente anche liberi di spaziare in essi. Tale tentativo permette di collegare la pura speculazione matematica alla fenomenologia collegata ai poteri trascendenti della psiche, e sulla naturale ambientazione di quest’ultima in un quadro cosmico caratterizzato da dimensioni che non possiamo neppure immaginare. Scrive ancora Fantappiè: “se vogliamo conoscere la realtà dei fenomeni psichici, dobbiamo muoverci nell’universo psichico e secondo tutti i gradi di libertà di quell’universo; questo vale in particolare per i fenomeni paranormali”. Secondo lo scienziato gli eventi paranormali, come del resto tutti i fenomeni della vita, appartengono alla categoria dei fenomeni “sintropici”, i quali, almeno apparentemente, si evolvono in deroga ad una delle leggi più generali dell’universo fisico: quella cioè che comporta un progressivo e fatale “livellamento” dei potenziali di energia (legge dell’entropia).

Dio e la scienza

Dio è amore; Egli è trascendente come l’infinito, Dio trascende anche sè stesso. L’anima è “generata” non creata della stessa sostanza di Dio. Il corpo è creato, l’anima è generata, è parte di Dio, è un microcosmo di Dio. L’infinito è dentro ognuno di noi, il pensiero non si ferma mai, non ha limiti, è infinito. Noi siamo eterni nel tempo e nello spazio come esseri coscienti, come era nel principio (passato), ora (presente) e sempre (futuro). Il pensiero “anticipa” l’evento; da qui la spiegazione di come gli scienziati del calibro di Galilei, Newton ed Einstein, hanno anticipato in via puramente speculativa teorie che molti anni dopo sono state confermate o che hanno permesso ulteriori sviluppi nel campo delle tecnologie. La coscienza di ognuno di noi è gia preesistente, sin dall’inizio del tempo (Big Bang). L’uomo è microcosmo perchè è costituito dagli stessi elementi di cui è costituito l’universo, è microstoria perchè fa parte integrante dell’intera storia del genere umano, cioè da quando è stata generata la coscienza iniziale del primo essere pensante. Ma perchè è nato l’universo? In base alle possibilità infinite esistenti in natura, il nostro universo sembra essere il migliore possibile per lo sviluppo di vita intelligente. Inoltre, se l’anima sopravvive dopo la morte in una dimensione superiore (e sappiamo che esistono dimensioni “invisibili”, cioè quelle dimensioni dell’infinitamente piccolo, le cosiddette dimensioni “arrotolate” o “compattificate” di cui si occupa la teoria delle stringhe), in quello che viene definito il superspazio, cosa se non l’amore di una grande Intelligenza Divina ha fatto in modo che noi gradualmente ci potessimo sviluppare, in varie esistenze, in incarnazioni sempre più perfette, fino allo scopo ultimo di arrivare alla Perfezione Divina e di essere un tutt’uno con Essa? Cosa se non l’amore ha fatto in modo che l’universo si sviluppasse in maniera così armoniosa ed intelligente e che l’uomo potesse essere originale nei più svariati campi (artistico, musicale, scientifico…), fino a chiedersi la provenienza di tutta quest’armonia meravigliosa? Allora, perchè l’universo esiste? Se, per il secondo principio della termodinamica, ogni cosa procede verso il disordine, e l’universo è destinato a “spegnersi” o a “ricollassare” ed esplodere in un nuovo Big Bang (universo ciclico: Big Bang – Big Crunch…), perchè è nato? E’ nato perchè il nostro vero “io” cioè l’anima, la mente, il pensiero, sopravviva al trascorrere del tempo ed alle sue conseguenze sulla materia, in altre dimensioni in cui potremo svilupparci e perfezionarci ulteriormente fino a identificarci con il Creatore.

E questo perchè Egli ci ama. E’ quindi l’amore il perchè, il fine dell’esistenza di ogni cosa. Per la teoria della relatività speciale, la velocità della luce è una velocità limite, è cioè una quantità che si definisce “invariante”. Avvicinandoci sempre di più alla velocità della luce, andiamo incontro ad effetti relativistici del tipo “dilatazione del tempo” e “contrazione delle lunghezze”. Se si potesse superare questa barriera sarebbe possibile viaggiare a ritroso nel tempo. Ammettiamo, per ipotesi, che ciò sia possibile. Secondo la tesi della “molteplicità degli universi” della meccanica quantistica, non è detto che viaggiando nel passato si debba giungere necessariamente nel passato di “questo” universo. E’ possibilissimo, cioè, che si giunga nel passato di uno qualsiasi degli infiniti universi possibili. Per il futuro vale lo stesso ragionamento: un viaggio nel futuro, quindi, non conduce necessariamente nel futuro del nostro universo, ma nel futuro di uno qualsiasi della molteplicità degli universi. Ci sono però delle fenomenologie paranormali che non sembrano inquadrarsi in tale contesto. Come esempio prendiamo la tragedia del Titanic. Se il futuro è ancora incerto (non è già scritto), come è possibile che alcuni soggetti altamente sensibili hanno avuto la visione precognitiva di ciò che sarebbe successo di lì a vari giorni? L’unica spiegazione plausibile è che il Titanic era già destinato ad affondare e quindi che nell’universo il futuro è già segnato. Ciò fa nascere delle interessanti constatazioni alla tesi della molteplicità degli universi. Se il futuro non è ancora stabilito, come sono riuscite le menti di tali soggetti ad ottenere la “visione” di un evento futuro che si è poi correttamente verificato? Sembrerebbe che il futuro sia già scritto e se ciò è reale, passato, presente e futuro di “ogni universo” sono già stabiliti dall’inizio del tempo. Secondo tale tesi, quindi, quello che mi accadrà domani era già delineato in forma embrionale, sin dall’inizio del tempo. Ma ciò non contraddice la tesi della molteplicità degli universi se si adotta la seguente spiegazione: gli universi possibili sono infiniti e quindi gli “eventi” possibili sono infiniti. Sono gli eventi di ogni universo ad essere già determinati all’inizio del tempo di ognuno. Allora, se tutto è destinato, se la linea temporale di ogni evento in ogni universo è già stabilita a priori, e ogni essere vivente che è esistito, che esiste e che esisterà è già destinato ad evolversi in un determinato modo, ciò significa che alla base di tutto esiste una “causa”, non la casualità, che interviene soltanto in un secondo momento, in un modo simile al noto “libero arbitrio” della religione. Essendo il nostro, tra gli infiniti universi possibili, un universo idoneo alla nascita della vita intelligente, la “causa prima” deve necessariamente essere un’Intelligenza cosmica Divina.


continua...



  Discussione Precedente Discussione n. 21392 Discussione Successiva  
 Nuova Discussione  Rispondi alla discussione
 Versione Stampabile Bookmark this Topic Aggiungi Segnalibro
Vai a:

CLICCA QUI per andare su Macrolibrarsi.it un circuito per lettori senza limiti





[Amadeux BiblioForum] © 2001-2018 Amadeux MultiMedia network. All Rights Reserved. Torna all'inizio della Pagina