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 SADHANA: un cammino verso Dio
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Inserito il - 07/09/2018 : 10:12:18  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
SADHANA: un cammino verso Dio

ANTHONY DE MELLO


NOTA

Anthony de Mello è divenuto per tanti di noi una persona amica. Attraverso i suoi aneddoti, le sue storie colorate, le sue massime a volte paradossali raccolti nelle opere 'Il Canto degli uccelli', 'Un minuto di saggezza nelle grandi religioni', 'Alle Sorgenti', 'La Preghiera della rana' abbiamo capito di più di noi stessi, esplorato i sentimenti più nascosti del nostro cuore, colto la vita nella sua semplicità e complessità. C'era solo un libro che non avevamo ancora pubblicato per completare il quadro dell'intera opera di De Mello ed è questo che ora presentiamo, in realtà il primo, in ordine cronologico, scritto dall'autore.

Qui Anthony De Mello si rivela non tanto arguto narratore, quanto grande maestro di vita spirituale ed è così che lo vogliamo ricordare, colmi di gratitudine per quanto ci ha trasmesso. Pensiamo di rendere cosa gradita agli affezionati lettori di De Mello sigillare con questo libro, purtroppo dobbiamo aggiungere "l'ultimo", l'eredità lasciataci da questo grande gesuita indiano, cioè entrare in contatto con Dio attraverso la piena consapevolezza di sé.

Firmato L'EDITORE

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Quando Francesco d'Assisi distaccò amorevolmente Gesù dalla croce, sapeva sicuramente che Gesù non pende più dalla croce.

Quando Antonio di Padova prese in braccio Gesù bambino, egli, grande dottore della Chiesa, era sicuramente consapevole che Gesù non è più un bambino. Eppure questi grandi santi praticavano queste forme di contemplazione e, al di sotto di queste immagini fantastiche, qualcosa di profondo e di misterioso avveniva nei loro cuori.

E così Teresa d'Avila affermava che la sua forma preferita di meditazione consisteva nell'essere presente a Cristo mentre pativa la sua agonia nell'orto degli ulivi. E Ignazio di Loyola invita l'esercitante a farsi un piccolo servo e ad accompagnare amorevolmente Maria e Giuseppe nel loro viaggio verso Betlemme, servendoli nei loro bisogni, conversando con loro - traendo così profitto spirituale nel trattare con loro.

Egli non è interessato alla precisione geografica e così, benché personalmente avesse visitato i luoghi sacri e avrebbe potuto dare una descrizione accurata di Betlemme e Nazaret, invita l'esercitante a inventare la sua propria Betlemme, la sua Nazaret, la strada per Betlemme, la grotta dove Gesù era nato, ecc. Evidentemente non era molto interessato all'accuratezza storica nel senso odierno del termine. Non sarebbe certamente stato distolto da questa forma di contemplazione dalla critica delle forme letterarie e dalle scoperte della ricerca moderna sulla Scrittura.
Queste contemplazioni devono essere intraprese con un atteggiamento descritto ammirevolmente in una storia, che era tra le preferite del mistico indù Ramakrishna.

Un ragazzo di un povero villaggio doveva andare a scuola in un villaggio vicino. Doveva andare la mattina presto, quando era ancora buio, e tornare la sera, quando imbruniva. Per arrivare alla scuola doveva attraversare una foresta. Siccome aveva paura di andare solo, domandò a sua madre vedova di dargli un servo come compagno. Sua madre disse: "Figlio mio, siamo troppo poveri per permetterci un servo. Tuo fratello Krishna è il Signore della giungla. Digli di accompagnarti avanti e indietro a scuola".

Questo è proprio ciò che fece il ragazzo. Il giorno dopo chiamò suo fratello Krishna, e Krishna acconsentì alla richiesta del ragazzo. Per un po' tutto andò bene.

Poi venne il giorno del compleanno del maestro e ci si aspettava che tutti i bambini gli portassero dei doni. La vedova disse a suo figlio: "Figlio, siamo troppo poveri per poter fare un regalo al tuo maestro. Chiedi a tuo fratelli Krishna di darti un regalo per lui". E questo è ciò che Krishna fece. Diede al ragazzo un boccale pieno di latte che il ragazzo pose orgogliosamente ai piedi del maestro, insieme ai doni degli altri scolari. Il maestro ignorò il dono, cosicché dopo un po' il ragazzo cominciò a lamentarsi, come usano fare i bambini. "Nessuno dedica alcuna attenzione al mio regalo... nessuno apprezza il mio regalo".

Il maestro disse al suo servo: "Per amor del cielo, versa quel latte in un recipiente e restituisci il boccale al ragazzo, altrimenti non avremo più pace!".

Il servo versò il latte in un recipiente e stava per restituire il boccale quando, con sua grande sorpresa, si accorse che il boccale era di nuovo colmo di latte. Lo vuotò ancora una volta, e ancora una volta si riempì fino all'orlo. Il maestro, avvertito di ciò, chiamò il ragazzo e gli chiese dove avesse preso quel boccale di latte.

"Me l'ha dato il fratello Krishna", fu la sua risposta. "Il fratello Krishna? E chi è?". "E' il Signore della giungla", disse solennemente il ragazzo. "Mi accompagna ogni giorno a scuola e poi di nuovo a casa". "Bene", disse il maestro con evidente incredulità, "Ci piacerebbe conoscere questo Krishna di cui parli. Accompagnaci da lui".

E così il ragazzo tornò indietro verso la giungla alla testa di un piccolo gruppo di persona, il maestro, il servo e i suoi compagni di scuola. Era deliziato dall'idea di poter presentare a tutti loro il suo meraviglioso fratello Krishna. Quando raggiunsero il bordo della giungla dove egli incontrava Krishna ogni giorno, lo chiamò, sicuro che sarebbe venuto, come sempre faceva. Ma non ci fu risposta. Allora chiamò ancora. Poi ancora. Poi con voce più forte. Ancora più forte. Nessuna risposta. Si era creato un clima di presa in giro e di divertimento fra tutti i suoi compagni. Il ragazzo scoppiò in lacrime. Cosa era accaduto?

"Fratello Krishna", egli gridò tra le lacrime, "Ti prego vieni. Se non vieni, diranno che sono un bugiardo. Non mi crederanno più". Ci fu un momento di silenzio e quindi egli udì la voce di Krishna che gli diceva chiaramente: "Figlio, non posso venire. Solo quando il tuo maestro avrà la tua purezza di cuore e la tua semplice fede di bambino, io verrò".

La prima cosa che mi ha colpito, quando ascoltai questa storia, fu il fatto che il Signore risorto apparve solo a quelli che avevano fede in lui. Poteva essere visto solo da quelli che credevano in lui. Egli dice: "Credete, e allora vedrete". E' come dire a qualcuno: "Amami e allora vedrai la mia bellezza!". "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio" (Matteo 5,8). "In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli". (Matteo 18,3; cfr. Marco 10,14-15; Luca 9,46-48).

Questo è lo spirito con cui dobbiamo abbordare queste contemplazioni ignaziane. Quando ci saremo lanciati completamente in esse, sapremo che attraverso il semplice uso "puerile" della fantasia, abbiamo raggiunto una verità che va molto al di là della fantasia, la verità del mistero, la verità dei mistici.

ESERCIZIO 23
FANTASIE SIMBOLICHE

- Dalla cima di un monte in una città per trovare Dio;
un simbolo di Dio; guardarsi con gli occhi del simbolo
- La nostra statua
- Fantasie e sogni: conoscenza di sé ed efficacia trasformante.

In un certo senso tutte le contemplazioni immaginative sono simboliche. Però ,le contemplazioni ignaziane sono fondate su precisi elementi storici, che mancano in quelle che sto per proporvi adesso.

Immaginate di essere seduti sulla cima di una montagna che domina dall'alto una grande città. E' il crepuscolo, il sole è appena tramontato e voi vedete le luci della città accendersi. Osservatele apparire finché tutta la città diventa un lago di luci. Voi sedete qui completamente soli, contemplando questo bello spettacolo. Che cosa provate?

Dopo un po' udite dietro di voi un rumore di passi e sapete che è un eremita che vive da queste parti. Egli vi viene vicino, vi guarda con dolcezza e dice: "Se questa notte scenderai nella città, troverai Dio".

Detto questo, volta le spalle e se ne va. Nessuna spiegazione. Né tempo per fare domande.

Voi siete convinti che quest'uomo sa quello che dice. Vi sentite spinti ad agire secondo il consiglio e ad andare in città? O piuttosto preferite restare lì dove siete?

Qualunque sia la vostra inclinazione, immaginate ora di scendere in città alla ricerca di Dio. Cosa provate mentre scendete?

Ora siete giunti alla periferia della città e dovete decidere dove andare a cercare Dio. Nella scelta del posto dove andare, badate di seguire i dettami del vostro cuore. Non fatevi guidare da ciò che pensate che "dovreste" fare, né da dove pensare che "dovreste" andare. Andate semplicemente dove il vostro cuore vi dice di andare.

Cosa vi accade quando arrivate in questo posto? Che cosa vi trovate? Cosa fate? Che vi accade? Lo trovate Dio? In che modo? O siete delusi? Che cosa fate in tal caso? Scegliere di andare altrove? Dove? Oppure restate semplicemente dove siete?

Ora cambiate immaginazione. Abbiate "trovato" Dio o no, scegliete un simbolo di Dio - il volto di un bambino, una stella, un fiore, un lago tranquillo. Prendete il vostro tempo per la scelta del simbolo...

Una volta scelto il vostro simbolo, soffermatevi davanti ad esso con riverenza. Cosa provate guardando questo simbolo? Ditegli qualche cosa.

Ora immaginate che esso vi parli.

Ora diventate questo simbolo... e osservate voi stessi mentre state in piedi con atteggiamento riverente. Cosa provate ora, osservando voi stessi dal punto di vista del simbolo?

Ora tornate voi stessi, in piedi di fronte al simbolo. Restate per un po' in contemplazione silenziosa... Poi salutate il vostro simbolo, prendetevi un minuto o due per far questo, poi aprite gli occhi e terminate l'esercizio.

Alla fine di questo esercizio generalmente invito i membri del gruppo a condividere l'un l'altro quello che hanno sperimentato durante la fantasia. Spesso essi fanno scoperte sconcertanti su se stessi, su Dio, sul loro rapporto con Dio.

Ecco un'altra fantasia simbolica:

Uno scultore è stato incaricato di scolpire la vostra effigie. La statua è ormai pronta e voi andate al suo studio per darle un'occhiata. Egli vi dà la chiave dello studio dove sta la statua, in modo che possiate restare tutto il tempo che volete ad esaminarla, prima che sia esposta al pubblico.

Aprite la porta. Al centro della stanza c'è la vostra statua, coperta con un panno. Voi andate verso la statua e levate il panno.

Retrocedete di un passo e guardate la statua. Qual è la vostra prima impressione? Siete contenti o insoddisfatti? Osservate tutti i dettagli della statua. Quanto è grande. Di che materiale è fatta. Camminatele attorno. Guardatela da varie angolazioni. Guardatela da molto lontano, quindi avvicinatevi fino a cogliere i dettagli. Toccatela. Osservate se è ruvida o liscia. Fredda o calda al tatto. Quali sono le parti della statua che vi piacciono? Quali le parti che non vi piacciono?

Dite qualcosa alla vostra statua. Lei cosa risponde? Voi cosa replicate? Proseguite nella conversazione finché voi o la statua avete qualcosa da dire.
Ora voi diventate la statua. Cosa si prova ad essere la proprio statua? Che tipo di esistenza avete come statua?

Immaginate adesso, mentre voi siete la vostra statua, che Gesù entri nella stanza. Come vi guarda? Cosa provate mentre vi guarda? Cosa vi dice? Cosa rispondete? Continuate il dialogo fino a quando o voi o Gesù ha qualcosa da dire.

Dopo un po' Gesù se ne va. Ora tornate in voi stessi e guardate di nuovo la statua. C'è qualche cambiamento nella statua?

C'è qualche cambiamento in voi o nelle vostre sensazioni?

Salutate la vostra statua. Prendetevi un minuto o due per fare questo e quindi aprite gli occhi.

Le fantasie, come i sogni, sono strumenti utili per imparare qualcosa su voi stessi, perché ciascuno proietta il proprio io nelle fantasticherie.

Le fantasie non solo vi danno una penetrazione nel profondo di voi stessi, ma anche, in modo misterioso, esse vi cambiano! Talvolta uscirete da una fantasia sentendovi cambiati, senza sapere esattamente come o perché il cambiamento è avvenuto. E' molto probabile che, nelle sue fantasie che vi ho suggerito, troverete che il vostro rapporto con Dio si è approfondito, anche se non sapete spiegarvi il perché.

Non accontentatevi di praticare queste fantasie solo una volta. Per ricavarne un pieno profitto dovete ripeterle più e più volte.

Quindi date sfogo al vostro istinto creativo e inventate voi stessi le vostre fantasie simboliche.


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