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 Leggere le emozioni: anche i preconcetti contano
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Inserito il - 25/07/2018 : 09:42:28  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Leggere le emozioni: anche i preconcetti contano

24 luglio 2018

Interpretare le emozioni sul viso di un'altra persona non è un meccanismo così universale come si pensa - un'ipotesi introdotta per la prima volta da Darwin - ma dipende dalle convinzioni individuali sulle emozioni fondamentali. Se per esempio un soggetto associa strettamente rabbia e disgusto, percepirà come simili anche le espressioni facciali corrispondenti (red)

d lescienze.it/news

Leggere le emozioni sul viso di chi ci sta di fronte è una capacità fondamentale per noi esseri umani. Ma non tutti lo fanno allo stesso modo. Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Nature Human Behaviour” il riconoscimento dipende infatti in modo cruciale da come la persona ha concettualizzato le emozioni più semplici, come rabbia o disgusto, che inconsciamente possono essere associate tra loro fino quasi a essere scambiate.

Alla luce di questi risultati, dovrebbe essere modificata almeno in parte l’idea – risalente a Charles Darwin, e verificata più volte sperimentalmente – che l’espressione facciale delle emozioni di base sia universale, e che universale sia anche la capacità di interpretarle.

Nel corso dello studio, alcuni volontari sono stati sottoposti a una serie di questionari per stimare quanto le sei diverse emozioni ritenute universali – rabbia, disgusto, gioia, paura, tristezza e sorpresa – fossero loro familiari. Per esempio, rabbia e tristezza per alcune persone possono essere associate, mentre altri le considerano nettamente distinte.

Successivamente, i soggetti dovevano giudicare alcune serie di immagini che ritraevano diverse espressioni facciali. Durante il test, i ricercatori hanno anche monitorato le emozioni non verbalizzate dai soggetti con uno speciale software in grado di tracciare, grazie a un mouse, i movimenti inconsci della loro mano.

http://www.lescienze.it/images/2018/07/24/104230177-0791afdc-c409-4c2f-a488-e099f8f38412.jpg
Le sei espressioni facciali delle emozioni fondamentali e le loro possibili associazioni, secondo lo studio. Partendo dal vertice in alto a sinistra: rabbia, tristezza, disgusto, sorpresa, gioia e paura (Credit: Jonathan Freeman)

Il dato rilevante emerso dalle registrazioni è che quando una persona credeva che due emozioni fossero concettualmente simili tra loro, le espressioni facciali corrispondenti erano percepite altrettanto simili tra loro. Se, per esempio, un soggetto considerava due emozioni come rabbia e disgusto concettualmente simili tra loro, i movimenti inconsci della mano tendevano a indicare simultaneamente “rabbia” e “disgusto” quando il soggetto vedeva sullo schermo un viso che rappresentava una di queste due emozioni.

In un secondo esperimento, i ricercatori hanno usato una tecnica nota come correlazione inversa per visualizzare, per ciascun soggetto, le sei differenti immagini mentali delle facce associate alle emozioni fondamentali.

Gli autori hanno considerato una singola faccia neutra e ne hanno creato centinaia di versioni diverse, con variazioni casuali dei tratti del volto: per esempio, in una versione poteva comparire un leggero sorriso, in un’altra un movimento del sopracciglio. Una volta visualizzate queste immagini di espressioni create artificialmente, i soggetti dovevano decide quale di due versioni diverse apparisse come l’espressione di un’emozione specifica.

Sulla base dei modelli di variazioni casuali scelti da un soggetto, è stato possibile visualizzare un "prototipo" medio di viso per ognuna delle sei emozioni. A conferma di quanto emerso nei test di tracciamento dei movimenti inconsci del mouse, quando due facce erano concettualmente simili per un soggetto, erano simili anche le emozioni corrispondenti.

"I risultati suggeriscono che il modo in cui percepiamo le espressioni facciali può non riflettere solo ciò che è nel viso stesso, ma anche la nostra comprensione concettuale di ciò che significa l'emozione", spiega Freeman.

Gli autori osservano che i risultati dello studio sono in contrasto con le teorie classiche dell'emozione che presuppongono che ogni emozione abbia la propria espressione facciale specifica, che gli esseri umani riconoscono universalmente. Sa stessa espressione facciale esatta, come un volto accigliato per rabbia, dovrebbe quindi essere percepita come rabbia, e le nostre convinzioni personali su ciò che costituisce "rabbia" non dovrebbero influenzare il processo.

La scoperta, osserva Freeman, può avere implicazioni notevoli per le ricerche sull'intelligenza artificiale e sull'apprendimento automatico. Gli algoritmi automatizzati per il riconoscimento delle emozioni facciali e altre applicazioni per la visione e la sicurezza dei computer sono infatti progettati per individuare le emozioni, e quindi potrebbero essere potenziati integrando una teoria dei processi concettuali.

http://dx.doi.org/10.1038/s41562-018-0376-6


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