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 Guarire da dentro
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Inserito il - 23/01/2013 : 12:11:01  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Guarire da dentro

di Giampiero Cara

Che cos'è la malattia? Soltanto un cattivo funzionamento della
macchina fisica, ossia il nostro corpo, che all'improvviso s'inceppa a
causa dell'intervento di agenti esterni, siano essi i batteri che
respiriamo insieme all'aria o le sostanze nocive che ingeriamo
attraverso il cibo? Oppure è anche e soprattutto un pensiero negativo
che ci assilla, magari a livello inconscio, un'emozione triste o
dolorosa, l'ansia e lo stress che ci impediscono di godere la vita?

ORIENTE E OCCIDENTE A CONFRONTO

Quest'ultimo è, in sostanza, il punto di vista delle dottrine
spirituali antiche e moderne, delle medicine tradizionali
dell'Oriente, come quella cinese o indiana, ma anche dei "padri" della
medicina occidentale. Infatti, Ippocrate e Galeno, i più grandi medici
dell'antica Grecia, ritenevano che pensieri ed emozioni si muovessero
all'interno del corpo e influenzassero per contatto le condizioni di
salute dei vari organi.

Di simile avviso erano anche i medici del Rinascimento, secondo i
quali le emozioni erano in grado di stimolare particolari stati
fisici. Nel Seicento, invece, con la divisione tra mente e materia
teorizzata dal filosofo francese René Descartes (Cartesio), cominciò
ad affermarsi la concezione secondo cui la malattia avrebbe cause solo
fisiche, che è rimasta a fondamento della medicina occidentale
praticamente fino ai giorni nostri.

DALLA MEDICINA PSICOSOMATICA A QUELLA OLISTICA

Negli ultimi decenni, però, quest'idea è stata messa sempre più in
discussione, dapprima con il progressivo affermarsi della medicina
psicosomatica e con la riscoperta di terapie orientali, poi con la
creazione di discipline mediche sempre più attente al ruolo di
pensieri ed emozioni nel mantenimento della salute, fino ad arrivare
ad un approccio "spirituale" alla malattia, che ha portato un numero
crescente di specialisti ad inserire tra i loro metodi di cura antiche
pratiche soprattutto religiose come la meditazione e la preghiera.

Insomma, sembra che finalmente la medicina occidentale, almeno quella
più all'avanguardia, stia tornando ad una concezione unitaria
dell'essere umano nella sua totalità psicofisica. Buona parte del
merito di questo va ad alcuni medici "illuminati" che, dopo essere
stati testimoni di "guarigioni miracolose" soprattutto da parte di
pazienti affetti da cancro e giudicati "incurabili", si sono aperti ad
un approccio olistico nei confronti della malattia.

E' il caso, per esempio, dei celebri oncologi americani Carl e
Stephanie Simonton che già negli anni Settanta riportavano notevoli
successi curando gli ammalati di cancro con tecniche di
visualizzazione e di pensiero positivo. Oppure del chirurgo Bernie
Siegel, il quale, nel suo best-seller "Amore, medicina e miracoli",
afferma che la malattia nasce da pensieri e stati psicologici
negativi, e cita casi illuminanti in questo senso.

Uno di questi è quello di una sua paziente affetta da sclerosi
multipla che perse l'uso della mano destra dopo che il suo
collaboratore domestico se ne andò lasciandola con cinque figli da
curare (aveva letteralmente perso il suo braccio destro). Un'altra
donna, invece, avendo perduto due mariti a causa del cancro, aveva a
sua volta sviluppato un cancro all'utero ed un fuoco di sant'Antonio
alla mammella. "Non credo che fosse una coincidenza", scrive Siegel.
"Dopo due perdite di quel genere si era ammalata agli organi sessuali
per evitare che altri uomini potessero avvicinarsi a lei".

LA "RICETTA PER LA SALUTE"

Se dunque la malattia nasce da emozioni e pensieri negativi, il
segreto per star bene, secondo il dottor Siegel, consiste nel vivere
pienamente la propria vita, con gioia e senza rimpianti. Ecco dunque
la sua meravigliosa "ricetta per la salute": "Vivi la tua vita. Dai
ascolto alla tua splendida intelligenza interiore. In essa è contenuto
il programma per essere veramente te stesso. In un senso mistico, il
seme da cui sei cresciuto conteneva il progetto del tuo sviluppo
fisico, intellettuale, emotivo e spirituale. Lascia che questo evento
si realizzi pienamente; cresci e fiorisci. Fa' che la gioia ti guidi e
sii ciò che vuoi essere".

Sembra il consiglio di una guida spirituale orientale, più che di un
medico occidentale. Eppure, per quanto strano possa ancora sembrare,
oggi ce ne sono molti di medici che parlano in modo analogo, facendo
riferimento all'Oriente.

IL "SUPERSISTEMA"

Ecco per esempio cosa dice, nel suo libro "Superimmunità", il celebre
psichiatra americano Paul Pearsall, primario presso il Sinai Hospital
di Detroit, a proposito del nostro sistema immunitario, che avrebbe il
compito di "difenderci" dalle malattie: "Fino a poco tempo fa,
ritenevamo che il sistema immunitario fosse qualcosa di separato da
noi, che eseguisse le sue funzioni in modo automatico, al di là del
nostro controllo. Studi recenti rivelano invece che il sistema
immunitario agisce all'interno di un Supersistema che comprende sia la
sfera fisica sia quella mentale. Questo Supersistema è contraddistinto
da due modalità di funzionamento: quella 'fredda' (Yin) e quella
'calda' (Yang). Il sistema immunitario è fiacco se si verifica un
iper-funzionamento della modalità fredda; risulta esageratamente
attivo, invece, quando predomina la modalità calda".

Sembra quasi di leggere il "Classico di Medicina Interna
dell'Imperatore della Cina", un testo risalente al 50 a.C., in cui si
dice che la malattia altro non è che la perdita di equilibrio tra i
due elementi fondamentali della vita: lo Yin e lo Yang. Lo Yin è
l'energia femminile, ricettiva, e un suo predominio causa malattie
"fredde", da deficienza, mentre l'eccesso di Yang, l'energia maschile,
espansiva, produce malattie "calde", da sovrabbondanza.

Secondo Pearsall, le malattie "fredde" sono infezioni, allergie e
patologie autoimmuni, tra cui l'artrite reumatoide, il diabete, il
lupus, la sclerosi multipla e la degenerazione cellulare (ossia le
varie forme di cancro). Quelle "calde", invece, sono le emicranie, le
ulcere, le coliti spastiche, l'ipertensione, i disturbi cardiaci e le
irritazioni intestinali.

PENSIERI "CALDI" E "FREDDI"

Per evitare questi disturbi è necessario quindi rimettere in
equilibrio le energie Yin e Yang dentro di noi. Ma in che modo? Il
professor Pearsall è convinto che si debba innanzitutto regolare la
"temperatura" del nostro "dialogo interiore", ossia di tutti quei
pensieri che ci passano per la testa ogni giorno, perché "frasi,
pensieri e sentimenti sono più potenti di qualsiasi batterio".

I pensieri "caldi", ossia quelli che ci vengono quando siamo ansiosi e
sotto stress e ci predispongono alle malattie "yang", sono improntati
ad impazienza, ostilità e competitività, mentre quelli "freddi", che
ci rendono più soggetti alle malattie "yin", sono caratterizzati da un
senso di passività, di inettitudine, di rinuncia e di sconfitta.

Sostanzialmente, i metodi consigliati da Pearsall per riequilibrare la
temperatura del nostro dialogo interiore si possono ricondurre a sette
elementi principali che, secondo lo studioso americano, rafforzano la
nostra salute e ci guariscono.

Innanzitutto, la fiducia, perché credendo in se stessi, nella propria
buona salute, si sostiene il morale del sistema immunitario. Poi
l'atteggiamento, che -- se orientato alla speranza, all'ottimismo e
all'autostima - rafforza le difese dell'organismo.

Quindi, la possibilità di sperimentare, senza reprimerli, tutti i
propri sentimenti, compresa rabbia e tristezza, cosa che lascia il
sistema immunitario più libero di espletare le sue funzioni. E ancora
la capacità di immaginarsi in perfetta salute ed armonia, magari
attraverso esercizi di visualizzazione in grado di produrre una
risposta positiva da parte dell'organismo.

Anche un modo di pensare responsabile e creativo contribuisce ad
eliminare le sostanze chimiche nocive prodotte nel corpo dal
rimuginare continuamente su torti e colpe. Inoltre, il miglioramento
delle proprie esperienze ed abitudini di vita gratifica il sistema
immunitario. E' quindi importante, secondo Pearsall, mangiare sano,
non assumere sostanze eccitanti, respirare aria pulita e fare del
movimento divertendosi.

Infine, si possono usare anche i ricordi: rievocando le gioie della
propria vita, si offrono al sistema immunitario elementi positivi su
cui fondare il proprio benessere. Certo, non è facile cambiare il
proprio modo di pensare dall'oggi al domani. Se ci sono delle
difficoltà, ossia se le vecchie e negative abitudini di pensiero e di
azione continuano ad affiorare e a danneggiare la nostra salute
psicofisica, può essere necessario "riprogrammare" la propria mente,
soprattutto attraverso esercizi di meditazione.

LA MEDITAZIONE PER LA SALUTE

E' questo il parere di molti medici attenti alla dimensione mentale
della malattia, ma soprattutto della biologa americana Joan Borysenko,
autrice di numerosi testi divulgativi di successo (pubblicati, negli
Stati Uniti, dalla casa editrice di Louise L. Hay) e fondatrice della
Clinica Mente/Corpo del New England Deaconess Hospital. In questa
clinica, la Borysenko ha messo a punto un programma di dieci settimane
con tecniche fisiche e mentali volte a risvegliare la potentissima
energia di guarigione che è dentro ognuno di noi.

La meditazione ha un ruolo preponderante all'interno del programma
perché fa emergere più facilmente i nostri vecchi modelli di pensiero
e ricordi inconsci, affinché sia possibile prenderne coscienza e
modificarli. "Questa situazione può risultare temporaneamente
inquietante", avverte la dottoressa Borysenko nel suo libro "Guarire
con la mente" (Sperling & Kupfer), "poiché la vostra mente ha
investito notevoli energie per reprimere il ricordo traumatico. Una
volta usciti alla luce del giorno, però, questi ricordi sono
solitamente meno spaventosi di quando, prima, sono stati relegati in
un angolo recondito dell'inconscio".

Una volta tolti dall'armadio del nostro inconscio i vecchi scheletri
mentali, che altrimenti continuerebbero a creare problemi per la
nostra salute psicofisica, è possibile, come dicevamo, "cambiare
programma". Il modo più semplice ed efficace di far questo è ricorrere
alle affermazioni positive, almeno secondo la Borysenko, la quale
consiglia di concentrarsi almeno su una o due di esse durante la
meditazione quotidiana.

UNA PREGHIERA PER GUARIRE

Un altro medico americano, lo specialista di medicina interna Larry
Dossey, consiglia invece, quale strumento per attivare le nostre
capacità di autoguarigione, la pratica religiosa della preghiera,
attraverso la quale la mente umana diviene capace di sintonizzarsi con
un'energia superiore e di affidarsi ad essa, ricevendone grandi
benefici. Tali benefici, secondo il professor Dossey, sono documentati
da numerosi studi scientifici che però vengono ignorati dalla maggior
parte dei medici.

Come esempio di questo, nel suo libro "Il potere curativo della
preghiera" (Red Edizioni), Dossey cita la ricerca compiuta nel 1991 da
due psichiatri americani, David e Susan Larson, i quali passarono in
rassegna vent'anni di pubblicazioni dell'American Journal of
Psychiatry e gli Archivi di Psichiatria Generale statunitensi,
scoprendo che la partecipazione a cerimonie religiose, ma anche la
preghiera privata ed il rapporto personale con Dio, erano spesso
associati a benefici per la salute psichica: il 92% degli studi
riportava effetti benefici, il 4% era neutro e un altro 4% riferiva
effetti dannosi.

Un anno prima, un altro psichiatra americano, F.C. Cragie, aveva
esaminato dieci anni di pubblicazioni di un altra importante rivista
scientifica, il Journal of Family Practice, trovando risultati simili
per la salute fisica: l'83% degli studi dimostrava effetti benefici,
il 17% era neutro e nessuno riportava effetti dannosi.

Particolarmente significativo, tra quelli riportati da Dossey, è anche
l'esperimento compiuto più di recente dal dottor Randolph Byrd,
cardiologo dell'Università della California, il quale ha studiato 400
pazienti ammessi al reparto di assistenza coronarica del General
Hospital di San Francisco. A tutti questi pazienti sono state offerte
le normali cure mediche, ma per metà di loro sono stati incaricati di
pregare dei gruppi di persone reclutati in tutti gli Stati Uniti. Né i
medici curanti, né gli infermieri, né i pazienti sapevano però quali
fossero esattamente i pazienti per cui tali gruppi stavano pregando.

I risultati? I pazienti "oggetto" di preghiera hanno fatto registrare
un numero nettamente inferiore di decessi e di complicazioni
cardiopolmonari, nonché una diminuzione nella quantità di diuretici e
di antibiotici somministrati. Di fronte a tali risultati, anche il
dottor William Nolen, un medico molto noto in America per il suo
scetticismo nei confronti delle "guarigioni con la mente", ha
riconosciuto l'importanza dello studio, dicendo che forse sarebbe il
caso che i medici scrivessero sulle loro prescrizioni: "Pregare per il
paziente tre volte al giorno".

Ma quale sarebbe il modo migliore di pregare? Anche per rispondere a
questa domanda si sono compiuti degli studi scientifici. Per un
decennio, la Spindrift Organization di Salem, nello stato americano
dell'Oregon, ha condotto degli esperimenti sulla capacità di chi prega
di provocare dei cambiamenti in semplici sistemi biologici come dei
germogli o delle colture di lievito, oltre che sugli esseri umani, e i
risultati ottenuti dimostrano che il modo di pregare più potente
consiste nell'usare un approccio indiretto, ossia nel non dire
specificamente all'entità pregata cosa fare, limitandosi a pronunciare
frasi come "Sia fatta la Tua volontà" o "Possa accadere la cosa
migliore per questa persona".

"Queste scoperte", conclude il professor Dossey, "dovrebbero essere
rassicuranti per noi, poiché indicano che in ogni caso di malattia è
all'opera una saggezza superiore alla nostra, e quindi non sta a noi
decidere quale risultato specifico sia il migliore. Insomma, si può
dire sia dimostrato scientificamente che è meglio fidarsi della
saggezza illimitata di Dio o dell'Universo piuttosto che delle nostre
limitate preferenze".

LA SAGGEZZA CHE GUARISCE

Ma la saggezza dell'universo invocata attraverso la preghiera è
davvero qualcosa di diverso da noi ? La posizione del professor Dossey
sembra risentire, in effetti, del vecchio concetto occidentale di una
divinità esterna e superiore a noi. Ma un altro medico, che forse più
di ogni altro ha abbracciato le dottrine del movimento New Age,
l'endocrinologo Deepak Chopra, non è d'accordo.

Per spiegare la sua posizione, il dottor Chopra, che è nato e
cresciuto in India ma si è formato professionalmente negli Stati
Uniti, si richiama alle Upanishad, in cui è scritto: "Poiché tutto
nasce dalla nostra coscienza, non esiste nulla di esterno a noi nel
creato".

"Dunque dentro di noi", scrive Deepak Chopra sulla celebre rivista
americana New Frontier, "c'è la capacità di dirigere qualsiasi forza
della natura, di influenzare ogni atomo dell'universo. Tuttavia, lo
stato di coscienza in cui attualmente si trova la maggior parte di noi
ci ha convinto di essere piccoli ed impotenti. Accettare una simile
realtà è la forma più penalizzante di ignoranza, perché si trasforma
in una profezia. Se non conosciamo il nostro vero Io, questo Io si
rimpicciolisce per adattarsi alla nostra concezione di esso. Ogni
volta che gridiamo, la nostra voce non raggiunge altri che noi stessi.
Quando abbiamo paura, siamo noi stessi a farci spaventare".

Allora, se davvero non siamo separati da ciò che esiste nell'universo
perché Dio è in tutti noi, quando preghiamo è importante ricordare
che, in sostanza, ci stiamo rivolgendo a noi stessi, ossia al Dio che
è in noi. In questo senso, la saggezza dell'universo di cui parla
Dossey è la nostra stessa saggezza più profonda, la cui voce,
solitamente coperta dal frastuono dei nostri pensieri di paura, riesce
a raggiungerci magari soltanto nel silenzio interiore della
meditazione o della preghiera. Ma bastano questi momenti per portarci
alla piena guarigione di mente e corpo, ossia della totalità di noi
stessi. E il fatto che a dirlo siano dei medici occidentali fa davvero
ben sperare per il futuro della scienza.

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