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 La Scienza Sacra" di Sri Sri Yukteswarji 1
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Inserito il - 07/01/2013 : 12:54:29  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
La Scienza Sacra" di Sri Sri Yukteswarji 1

prima parte

Sri Sri Yukteswarji, il Santo Maestro di Yoganandaji, è
silenziosamente amato da moltissimi discepoli, viventi o no, di
Yogananda. Sono convinto di rendere loro omaggio, inserendo in Sadhana
la più importante opera del Maestro del loro Guru "La Scienza Sacra",
che essi dovrebbero tenere in grande considerazione, nella propria
casa, vista anche la sua rarità editoriale. In un intero capitolo
dell'Autobiografia, Yogananda parla, con emozione, di questa
Opera.del suo Guru)

***************

"LA SCIENZA SACRA"

(prima parte)

***************

Swami Sri Yukteswar

CASA EDITRICE ASTROLABIO - ROMA

TITOLO ORIGINALE DELL'OPERA:" THE HOLY SCIENCE"

Questa pubblicazione è autorizzata dall'International Publications
Council della Self-Realization Fellowship.

Nel 1920, lo Swami Sri Yukteswar inviò negli Stati Uniti il suo più
qualificato discepolo, Paramahansa Yogananda, per portare
all'Occidente l'antica scienza dello Yoga originaria dell'India. Con
la benedizione del suo Guru, Paramahansaji fondò la Self-Realization
Fellowship per diffondere in tutto il mondo il Kriya Yoga, secondo
quanto insegnato dalla linea dei Guru della Self-Realization
Fellowship.

L'autenticità delle pubblicazioni è garantita dal marchio registrato
Self-Realization Fellowship o dall'Autorizzazione dell'International
Publications Council riportati sull'opera.

Traduzione italiana a cura della SELF-REALIZATION FELLOWSHIP

************************

LA SCIENZA SACRA


- Premessa -

Nel corso dei secoli i profeti di ogni Paese sono
riusciti a trovare Dio perché hanno raggiunto
lo stato della vera illuminazione, il nirbikalpa samadhi,
in cui, al di là delle parole e delle forme,
si realizza la Realtà Suprema. La loro saggezza e
il loro messaggio spirituale sono diventati le Sacre
Scritture del mondo e queste, malgrado le
differenze esteriori dovute alla diversità delle
parole usate, sono tutte espressioni - a volte
chiare e palesi, a volte oscure e simboliche - delle
stesse verità fondamentali dello Spirito.

Il mio gurudeva, lo Jnanavatar ('Incarnazione della saggezza',
dal sanscrito jnana (saggezza) e avatara (incarnazione divina))
Swami Sri Yukteswar (1855 -1936) di Serampore,
ha eccezionalmente intuito l'unità intrinseca fra le Scritture
del Cristianesimo e del Sanatana Dharma (Letteralmente 'religione eterna',
è il nome dato al corpus degli insegnamenti vedici che
costituiscono la base dell'Induismo).

L'assoluta purezza della sua mente gli ha consentito
di sezionare i sacri testi con il bisturi
dell'intuizione e di separare le interpolazioni e
le interpretazioni errate degli studiosi dalle
verità originarie tramandate dai profeti.

È proprio grazie all'infallibile intuito spirituale
dello Jnanavatar Swami Sri Yukteswar, trasfuso
in questo libro, che adesso è possibile riconoscere
la fondamentale armonia esistente tra l'oscuro
testo biblico dell'Apocalisse e la filosofia Sankhya
dell'India.

Il mio gurudeva, come ha spiegato nella sua
introduzione, ha scritto queste pagine per obbedire
a una richiesta rivoltagli da Babaji, il gurudeva di
Lahiri Mahasaya, a sua volta gurudeva di Sri Yukteswar.
Nella mia Autobiografia di uno Yogi ho
descritto la vita di questi tre divini Maestri, la cui
grandezza è paragonabile a quella del Cristo.

I sutra sanscriti riportati ne La scienza sacra
diffonderanno molta luce sulla Bhagavad Gita e
sulle altre grandi Scritture dell'India.
Paramahansa Yogananda

249 Dvapara (1949 d.C.).



Prefazione di W.Y. Evans-Wentz

"Ho avuto il grande privilegio di incontrare...
Sri Yukteswar Giri. Un'immagine del venerabile
santo appare sul frontespizio del mio libro Lo
yoga tibetano e le dottrine segrete (edizione
italiana, Astrolabio, Roma 1973). È stato a Puri,
Orissa, nel Golfo del Bengala, che ho incontrato
Sri Yukteswar. Allora egli era a capo di un
tranquillo eremitaggio vicino al mare, e si occupava
soprattutto della disciplina spirituale di un
gruppo di giovani discepoli... Sri Yukteswar aveva
un tratto e una voce gentili, un aspetto piacevole
ed era degno del profondo rispetto che i seguaci
gli offrivano spontaneamente. Chi lo conosceva,
che appartenesse o meno alla sua comunità,
aveva per lui la più alta considerazione.

Lo ricordo perfettamente, quando mi aspettava sulla
soglia dell'eremitaggio per darmi il benvenuto
con la sua alta, eretta, ascetica figura avvolta nella
veste ocra di chi ha rinunciato al mondo. Aveva
scelto come sua dimora terrena la sacra città
di Puri, nella quale moltitudini di devoti indù,
provenienti da tutte le province dell'India, si recano
ogni giorno in pellegrinaggio per visitare il
famoso tempio di Jagannath, 'il Signore del mondo'.

Fu a Puri che nel 1936 Sri Yukteswar chiuse
i suoi occhi mortali allo spettacolo di questo
stato transitorio dell'essere e lasciò la terra consapevole
che la sua incarnazione si era trionfalmente compiuta.
"Sono veramente lieto di offrire questa testimonianza
della grande figura spirituale e della santità di Sri Yukteswar".

Introduzione

[Questa esposizione della Verità Ultima, Kaivalya
Darsanam è stata scritta da Priya Nath Swami, figlio
di Kshetranath e Kadambini della famiglia Karar (Nel
1894, quando fu scritto questo libro, Babaji insignì
il suo autore del titolo di 'Swami'; in seguito questi fu
iniziato ufficialmente nell'Ordine degli Swami dal Mahanta
(il Superiore del monastero) di Buddha Gaya nel Bihar,
con il nome monastico di Yukteswar. Egli apparteneva al
ramo Giri (montagna) dell'Ordine degli Swami).
Verso la fine del 1940 anno del Dvapara Yuga,
nella città di Allahabad, il grande Maestro Mahavatar
Babaji espresse la volontà che tale interpretazione
fosse pubblicata a beneficio del mondo intero.]

Lo scopo di questo libro è quello di mostrare,
quanto più chiaramente possibile, che esiste una
unità di fondo fra tutte le religioni; che non vi è
differenza fra le verità professate dalle varie fedi;
che il mondo si evolve, sia esteriormente sia interiormente,
secondo il medesimo procedimento e
che tutte le Scritture riconoscono una sola Mèta.

Eppure questa verità fondamentale non è facilmente
compresa. Il disaccordo esistente tra le diverse
religioni, e l'ignoranza umana, rendono
quasi impossibile sollevare il velo e intravedere
questa grande verità. Le varie confessioni religiose
alimentano l'ostilità e le divergenze, mentre
l'ignoranza accentua il divario che separa una fede
dall'altra. Solo pochi esseri particolarmente
dotati riescono a sottrarsi all'influenza del proprio
credo e a scorgere l'identità perfetta delle
verità sostenute da tutte le grandi religioni.

La scienza sacra si propone di mettere in evidenza
la fondamentale armonia insita in tutte le
religioni e di favorirne l'unione. Si tratta di una
fatica davvero erculea, ma questa è la missione
che mi è stata affidata per ordine divino ad Allahabad
- il sacro Prayaga Tirtha, punto di confluenza
dei fiumi Gange, Yamuna e Sarasvati -
dove si radunano, in occasione del Kumbha Mela,
sia gli uomini ancora schiavi del mondo sia
gli esseri interamente votati allo spirito. I primi
non possono trascendere i limiti terreni dai quali
si sono lasciati imprigionare e gli altri, avendo
rinunciato al mondo, non accettano di ritornarvi
per lasciarsi nuovamente travolgere dalla sua
confusione.

Eppure gli uomini completamente
immersi nelle preoccupazioni terrene hanno un
grande bisogno dell'aiuto e della guida di quegli
esseri sacri che illuminano il genere umano. Così
deve esistere un luogo in cui gli uni e gli altri
possano incontrarsi. Situato sulle rive del mondo,
al riparo dai marosi e dalle bufere, il sacro
Tirtha è uno di questi luoghi; gli asceti (sadhu)
che portano al mondo un messaggio da cui tutti
possono trarre beneficio, ritengono che il
Kumbha Mela sia l'ambiente ideale per offrire i
loro insegnamenti a chi sappia ascoltarli.

Io ero già stato prescelto per diffondere un
messaggio del genere quando mi recai al
Kumbha Mela che si tenne ad Allahabad nel
gennaio del 1894. Mentre passeggiavo sulle rive
del Gange, fui avvicinato da un uomo che mi
condusse alla presenza di un grande santo, Babaji,
il gurudeva del mio stesso guru, Lahiri
Mahasaya di Benares. Il santo del Kumbha Mela
era quindi il mio paramguruji maharaj
(Paramguru, letteralmente 'oltre il guru', quindi guru
del proprio guru. Il suffisso ji denota rispetto. Maharaj,
'grande re', è un titolo spesso aggiunto al nome di personaggi
di eccezionale levatura spirituale) che incontravo per la prima volta.

Durante il mio colloquio con Babaji, parlammo
delle particolari categorie di persone che frequentano
questi luoghi di pellegrinaggio. Gli feci
umilmente notare che in terre molto lontane, ad
esempio in Europa e in America, vivevano uomini
con un'intelligenza di gran lunga superiore a
quella della maggior parte dei presenti, che
appartenevano a religioni diverse e ignoravano il
vero significato del Kumbha Mela. Molti di loro,
pur avendo le capacità intellettuali necessarie a
intendersi perfettamente con gli uomini spirituali,
erano dediti al materialismo più totale. Alcuni,
peraltro famosi per i loro studi scientifici e filosofici,
non riconoscevano l'unità fondamentale
delle diverse religioni. Le varie dottrine servono
soltanto a innalzare barriere quasi insormontabili
che minacciano di dividere per sempre il genere umano.

Il mio paramguruji maharaj Babaji sorrise e,
onorandomi del titolo di Swami, mi affidò il
compito di scrivere questo libro. Non so per
quale motivo abbia scelto proprio me per rimuovere
quelle barriere e aiutare a diffondere la verità
che è alla base di tutte le religioni.

Il libro è diviso in quattro parti, che corrispondono
alle quattro fasi di sviluppo della
conoscenza. La mèta suprema della religione è
la conoscenza del Sé, Atmajnanam, ma per
raggiungerla è necessario conoscere il mondo esteriore.

Quindi la prima parte del libro tratterà
dei Veda, le Sacre Scritture, e cercherà di stabilire
quali siano le verità fondamentali della creazione
e di descrivere l'evoluzione e l'involuzione del mondo.

A ogni livello della creazione vediamo che tutte
le creature, dalla più grande alla più piccola
desiderano ardentemente tre cose: l'Esistenza, la
Conoscenza e la Beatitudine. Questi scopi o traguardi
saranno l'oggetto della seconda parte del
libro. La terza tratterà del metodo idoneo a
raggiungere le tre finalità della vita. La quarta parte,
infine, illustrerà tutto ciò che sarà rivelato a
chi, avendo percorso un lungo tratto di strada
verso la realizzazione dei tre ideali della vita, è
ormai prossimo alla mèta.

Nei capitoli che seguiranno ho riportato in
caratteri sanscriti i sutra (aforismi) dei saggi orientali
facendo poi riferimento, nella spiegazione
successiva, alle Sacre Scritture occidentali. In
questa maniera ho cercato di fare del mio meglio
per dimostrare che tra gli insegnamenti spirituali
orientali e quelli occidentali non solo non esistono
reali divergenze, ma neppure vere contraddizioni.
Poiché il libro è stato ispirato dal mio paramgurudeva
ed è stato scritto nel Dvapara Yuga

- un'èra di rapido sviluppo in tutti i campi della conoscenza -
confido che il suo significato venga compreso da
coloro ai quali è destinato.

Una breve illustrazione degli yuga o ère, corredata
da alcuni calcoli matematici, servirà a dimostrare
che il mondo si trova attualmente nel
Dvapara Yuga e che, ora (1894), sono trascorsi
194 anni dal suo inizio durante i quali la conoscenza
umana si è andata evolvendo sempre più rapidamente.

Apprendiamo dall'astronomia orientale che le
lune descrivono un'orbita intorno ai rispettivi
pianeti; che i pianeti, mentre ruotano sul proprio
asse, girano insieme alle loro lune intorno al sole;
e che il sole, assieme ai suoi pianeti e alle loro
lune, prende una data stella come suo doppio e
le ruota intorno per un periodo di tempo equivalente
a circa 24.000 anni terrestri. Questo fenomeno
celeste provoca la precessione dei punti
equinoziali intorno allo zodiaco. Il sole compie
poi un'ulteriore rotazione intorno a un grande
centro chiamato Visnunabhi, la sede di Brahma,
il potere creativo, il magnetismo universale.

Brahma controlla la virtù mentale (dharma) del
mondo interiore.

Nel momento in cui il sole, nella sua rivoluzione
intorno al proprio doppio, raggiunge il
punto più vicino al grande centro o sede di
Brahma (evento che si verifica quando l'equinozio
di autunno entra nella prima casa di Ariete),
la virtù mentale (dharma) raggiunge un grado di
sviluppo tale per cui l'uomo riesce a comprendere
facilmente tutte le cose, perfino i misteri dello Spirito.

All'inizio del XX secolo l'equinozio di autunno
cadrà (ricordiamo al lettore che il libro è stato scritto
nel 1894) tra le stelle fisse della costellazione
della Vergine, nella prima parte della fase ascendente
del Dvapara Yuga (vedi diagramma di pagina 19).

Dopo 12.000 anni, quando il sole raggiunge il
punto della sua orbita più distante dal grande
centro o sede di Drahma (evento che si verifica
quando l'equinozio di autunno si trova nella prima
casa della Bilancia), la virtù mentale, dharma,
si riduce a tal punto che l'intelligenza umana
non riesce a comprendere nessuna delle cose esistenti
al di là della creazione fisica. Analogamente,
quando il sole, nel corso della sua rivoluzione,
torna ad avvicinarsi al grande centro, la virtù
mentale, dharma, comincia a svilupparsi gradualmente
per raggiungere il suo massimo livello dopo altri 12.000 anni.

Entrambi questi periodi di 12.000 anni ciascuno
- che vengono chiamati Daiva Yuga o Coppia
Elettrica - comportano un totale cambiamento,
sia esteriore nel mondo materiale sia interiore
nel mondo intellettuale o elettrico. Così
nell'arco di tempo dei 24.000 anni, mentre il sole
effettua una rivoluzione completa intorno al
suo doppio, si compie un ciclo elettrico pari a
12.000 anni in corrispondenza della fase ascendente
e a 12.000 anni in corrispondenza della fase discendente.
Lo sviluppo della virtù mentale, dharma, avviene
per gradi e si divide in quattro stadi di differente
durata, che coprono in totale un periodo
di 12.000 anni. I 1.200 anni durante i quali il sole
percorre un ventesimo della sua orbita (vedere
diagramma) vengono detti Kali Yuga. La virtù
mentale, dharma, è allora al primo stadio, e manifesta
solo un quarto della sua potenzialità.

L'intelletto umano può comprendere soltanto gli
aspetti più elementari ed evidenti del mondo
esteriore sempre mutevole.

I 2.400 anni durante i quali il sole percorre i
due ventesimi della sua orbita sono chiamati
Dvapara Yuga. La virtù mentale, dharma, è ora al
secondo stadio evolutivo, cioè a metà del suo
sviluppo. L'intelletto umano può quindi
comprendere la materia sottile, ossia le forze elettriche
e le relative proprietà che costituiscono i
princìpi creatori del mondo esteriore.

...

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