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La Scienza Sacra" di Sri Sri Yukteswarji 1
prima parte
Sri Sri Yukteswarji, il Santo Maestro di Yoganandaji, è silenziosamente amato da moltissimi discepoli, viventi o no, di Yogananda. Sono convinto di rendere loro omaggio, inserendo in Sadhana la più importante opera del Maestro del loro Guru "La Scienza Sacra", che essi dovrebbero tenere in grande considerazione, nella propria casa, vista anche la sua rarità editoriale. In un intero capitolo dell'Autobiografia, Yogananda parla, con emozione, di questa Opera.del suo Guru)
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"LA SCIENZA SACRA"
(prima parte)
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Swami Sri Yukteswar
CASA EDITRICE ASTROLABIO - ROMA
TITOLO ORIGINALE DELL'OPERA:" THE HOLY SCIENCE"
Questa pubblicazione è autorizzata dall'International Publications Council della Self-Realization Fellowship.
Nel 1920, lo Swami Sri Yukteswar inviò negli Stati Uniti il suo più qualificato discepolo, Paramahansa Yogananda, per portare all'Occidente l'antica scienza dello Yoga originaria dell'India. Con la benedizione del suo Guru, Paramahansaji fondò la Self-Realization Fellowship per diffondere in tutto il mondo il Kriya Yoga, secondo quanto insegnato dalla linea dei Guru della Self-Realization Fellowship.
L'autenticità delle pubblicazioni è garantita dal marchio registrato Self-Realization Fellowship o dall'Autorizzazione dell'International Publications Council riportati sull'opera.
Traduzione italiana a cura della SELF-REALIZATION FELLOWSHIP
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LA SCIENZA SACRA
- Premessa -
Nel corso dei secoli i profeti di ogni Paese sono riusciti a trovare Dio perché hanno raggiunto lo stato della vera illuminazione, il nirbikalpa samadhi, in cui, al di là delle parole e delle forme, si realizza la Realtà Suprema. La loro saggezza e il loro messaggio spirituale sono diventati le Sacre Scritture del mondo e queste, malgrado le differenze esteriori dovute alla diversità delle parole usate, sono tutte espressioni - a volte chiare e palesi, a volte oscure e simboliche - delle stesse verità fondamentali dello Spirito.
Il mio gurudeva, lo Jnanavatar ('Incarnazione della saggezza', dal sanscrito jnana (saggezza) e avatara (incarnazione divina)) Swami Sri Yukteswar (1855 -1936) di Serampore, ha eccezionalmente intuito l'unità intrinseca fra le Scritture del Cristianesimo e del Sanatana Dharma (Letteralmente 'religione eterna', è il nome dato al corpus degli insegnamenti vedici che costituiscono la base dell'Induismo).
L'assoluta purezza della sua mente gli ha consentito di sezionare i sacri testi con il bisturi dell'intuizione e di separare le interpolazioni e le interpretazioni errate degli studiosi dalle verità originarie tramandate dai profeti.
È proprio grazie all'infallibile intuito spirituale dello Jnanavatar Swami Sri Yukteswar, trasfuso in questo libro, che adesso è possibile riconoscere la fondamentale armonia esistente tra l'oscuro testo biblico dell'Apocalisse e la filosofia Sankhya dell'India.
Il mio gurudeva, come ha spiegato nella sua introduzione, ha scritto queste pagine per obbedire a una richiesta rivoltagli da Babaji, il gurudeva di Lahiri Mahasaya, a sua volta gurudeva di Sri Yukteswar. Nella mia Autobiografia di uno Yogi ho descritto la vita di questi tre divini Maestri, la cui grandezza è paragonabile a quella del Cristo.
I sutra sanscriti riportati ne La scienza sacra diffonderanno molta luce sulla Bhagavad Gita e sulle altre grandi Scritture dell'India. Paramahansa Yogananda
249 Dvapara (1949 d.C.).
Prefazione di W.Y. Evans-Wentz
"Ho avuto il grande privilegio di incontrare... Sri Yukteswar Giri. Un'immagine del venerabile santo appare sul frontespizio del mio libro Lo yoga tibetano e le dottrine segrete (edizione italiana, Astrolabio, Roma 1973). È stato a Puri, Orissa, nel Golfo del Bengala, che ho incontrato Sri Yukteswar. Allora egli era a capo di un tranquillo eremitaggio vicino al mare, e si occupava soprattutto della disciplina spirituale di un gruppo di giovani discepoli... Sri Yukteswar aveva un tratto e una voce gentili, un aspetto piacevole ed era degno del profondo rispetto che i seguaci gli offrivano spontaneamente. Chi lo conosceva, che appartenesse o meno alla sua comunità, aveva per lui la più alta considerazione.
Lo ricordo perfettamente, quando mi aspettava sulla soglia dell'eremitaggio per darmi il benvenuto con la sua alta, eretta, ascetica figura avvolta nella veste ocra di chi ha rinunciato al mondo. Aveva scelto come sua dimora terrena la sacra città di Puri, nella quale moltitudini di devoti indù, provenienti da tutte le province dell'India, si recano ogni giorno in pellegrinaggio per visitare il famoso tempio di Jagannath, 'il Signore del mondo'.
Fu a Puri che nel 1936 Sri Yukteswar chiuse i suoi occhi mortali allo spettacolo di questo stato transitorio dell'essere e lasciò la terra consapevole che la sua incarnazione si era trionfalmente compiuta. "Sono veramente lieto di offrire questa testimonianza della grande figura spirituale e della santità di Sri Yukteswar".
Introduzione
[Questa esposizione della Verità Ultima, Kaivalya Darsanam è stata scritta da Priya Nath Swami, figlio di Kshetranath e Kadambini della famiglia Karar (Nel 1894, quando fu scritto questo libro, Babaji insignì il suo autore del titolo di 'Swami'; in seguito questi fu iniziato ufficialmente nell'Ordine degli Swami dal Mahanta (il Superiore del monastero) di Buddha Gaya nel Bihar, con il nome monastico di Yukteswar. Egli apparteneva al ramo Giri (montagna) dell'Ordine degli Swami). Verso la fine del 1940 anno del Dvapara Yuga, nella città di Allahabad, il grande Maestro Mahavatar Babaji espresse la volontà che tale interpretazione fosse pubblicata a beneficio del mondo intero.]
Lo scopo di questo libro è quello di mostrare, quanto più chiaramente possibile, che esiste una unità di fondo fra tutte le religioni; che non vi è differenza fra le verità professate dalle varie fedi; che il mondo si evolve, sia esteriormente sia interiormente, secondo il medesimo procedimento e che tutte le Scritture riconoscono una sola Mèta.
Eppure questa verità fondamentale non è facilmente compresa. Il disaccordo esistente tra le diverse religioni, e l'ignoranza umana, rendono quasi impossibile sollevare il velo e intravedere questa grande verità. Le varie confessioni religiose alimentano l'ostilità e le divergenze, mentre l'ignoranza accentua il divario che separa una fede dall'altra. Solo pochi esseri particolarmente dotati riescono a sottrarsi all'influenza del proprio credo e a scorgere l'identità perfetta delle verità sostenute da tutte le grandi religioni.
La scienza sacra si propone di mettere in evidenza la fondamentale armonia insita in tutte le religioni e di favorirne l'unione. Si tratta di una fatica davvero erculea, ma questa è la missione che mi è stata affidata per ordine divino ad Allahabad - il sacro Prayaga Tirtha, punto di confluenza dei fiumi Gange, Yamuna e Sarasvati - dove si radunano, in occasione del Kumbha Mela, sia gli uomini ancora schiavi del mondo sia gli esseri interamente votati allo spirito. I primi non possono trascendere i limiti terreni dai quali si sono lasciati imprigionare e gli altri, avendo rinunciato al mondo, non accettano di ritornarvi per lasciarsi nuovamente travolgere dalla sua confusione.
Eppure gli uomini completamente immersi nelle preoccupazioni terrene hanno un grande bisogno dell'aiuto e della guida di quegli esseri sacri che illuminano il genere umano. Così deve esistere un luogo in cui gli uni e gli altri possano incontrarsi. Situato sulle rive del mondo, al riparo dai marosi e dalle bufere, il sacro Tirtha è uno di questi luoghi; gli asceti (sadhu) che portano al mondo un messaggio da cui tutti possono trarre beneficio, ritengono che il Kumbha Mela sia l'ambiente ideale per offrire i loro insegnamenti a chi sappia ascoltarli.
Io ero già stato prescelto per diffondere un messaggio del genere quando mi recai al Kumbha Mela che si tenne ad Allahabad nel gennaio del 1894. Mentre passeggiavo sulle rive del Gange, fui avvicinato da un uomo che mi condusse alla presenza di un grande santo, Babaji, il gurudeva del mio stesso guru, Lahiri Mahasaya di Benares. Il santo del Kumbha Mela era quindi il mio paramguruji maharaj (Paramguru, letteralmente 'oltre il guru', quindi guru del proprio guru. Il suffisso ji denota rispetto. Maharaj, 'grande re', è un titolo spesso aggiunto al nome di personaggi di eccezionale levatura spirituale) che incontravo per la prima volta.
Durante il mio colloquio con Babaji, parlammo delle particolari categorie di persone che frequentano questi luoghi di pellegrinaggio. Gli feci umilmente notare che in terre molto lontane, ad esempio in Europa e in America, vivevano uomini con un'intelligenza di gran lunga superiore a quella della maggior parte dei presenti, che appartenevano a religioni diverse e ignoravano il vero significato del Kumbha Mela. Molti di loro, pur avendo le capacità intellettuali necessarie a intendersi perfettamente con gli uomini spirituali, erano dediti al materialismo più totale. Alcuni, peraltro famosi per i loro studi scientifici e filosofici, non riconoscevano l'unità fondamentale delle diverse religioni. Le varie dottrine servono soltanto a innalzare barriere quasi insormontabili che minacciano di dividere per sempre il genere umano.
Il mio paramguruji maharaj Babaji sorrise e, onorandomi del titolo di Swami, mi affidò il compito di scrivere questo libro. Non so per quale motivo abbia scelto proprio me per rimuovere quelle barriere e aiutare a diffondere la verità che è alla base di tutte le religioni.
Il libro è diviso in quattro parti, che corrispondono alle quattro fasi di sviluppo della conoscenza. La mèta suprema della religione è la conoscenza del Sé, Atmajnanam, ma per raggiungerla è necessario conoscere il mondo esteriore.
Quindi la prima parte del libro tratterà dei Veda, le Sacre Scritture, e cercherà di stabilire quali siano le verità fondamentali della creazione e di descrivere l'evoluzione e l'involuzione del mondo.
A ogni livello della creazione vediamo che tutte le creature, dalla più grande alla più piccola desiderano ardentemente tre cose: l'Esistenza, la Conoscenza e la Beatitudine. Questi scopi o traguardi saranno l'oggetto della seconda parte del libro. La terza tratterà del metodo idoneo a raggiungere le tre finalità della vita. La quarta parte, infine, illustrerà tutto ciò che sarà rivelato a chi, avendo percorso un lungo tratto di strada verso la realizzazione dei tre ideali della vita, è ormai prossimo alla mèta.
Nei capitoli che seguiranno ho riportato in caratteri sanscriti i sutra (aforismi) dei saggi orientali facendo poi riferimento, nella spiegazione successiva, alle Sacre Scritture occidentali. In questa maniera ho cercato di fare del mio meglio per dimostrare che tra gli insegnamenti spirituali orientali e quelli occidentali non solo non esistono reali divergenze, ma neppure vere contraddizioni. Poiché il libro è stato ispirato dal mio paramgurudeva ed è stato scritto nel Dvapara Yuga
- un'èra di rapido sviluppo in tutti i campi della conoscenza - confido che il suo significato venga compreso da coloro ai quali è destinato.
Una breve illustrazione degli yuga o ère, corredata da alcuni calcoli matematici, servirà a dimostrare che il mondo si trova attualmente nel Dvapara Yuga e che, ora (1894), sono trascorsi 194 anni dal suo inizio durante i quali la conoscenza umana si è andata evolvendo sempre più rapidamente.
Apprendiamo dall'astronomia orientale che le lune descrivono un'orbita intorno ai rispettivi pianeti; che i pianeti, mentre ruotano sul proprio asse, girano insieme alle loro lune intorno al sole; e che il sole, assieme ai suoi pianeti e alle loro lune, prende una data stella come suo doppio e le ruota intorno per un periodo di tempo equivalente a circa 24.000 anni terrestri. Questo fenomeno celeste provoca la precessione dei punti equinoziali intorno allo zodiaco. Il sole compie poi un'ulteriore rotazione intorno a un grande centro chiamato Visnunabhi, la sede di Brahma, il potere creativo, il magnetismo universale.
Brahma controlla la virtù mentale (dharma) del mondo interiore.
Nel momento in cui il sole, nella sua rivoluzione intorno al proprio doppio, raggiunge il punto più vicino al grande centro o sede di Brahma (evento che si verifica quando l'equinozio di autunno entra nella prima casa di Ariete), la virtù mentale (dharma) raggiunge un grado di sviluppo tale per cui l'uomo riesce a comprendere facilmente tutte le cose, perfino i misteri dello Spirito.
All'inizio del XX secolo l'equinozio di autunno cadrà (ricordiamo al lettore che il libro è stato scritto nel 1894) tra le stelle fisse della costellazione della Vergine, nella prima parte della fase ascendente del Dvapara Yuga (vedi diagramma di pagina 19).
Dopo 12.000 anni, quando il sole raggiunge il punto della sua orbita più distante dal grande centro o sede di Drahma (evento che si verifica quando l'equinozio di autunno si trova nella prima casa della Bilancia), la virtù mentale, dharma, si riduce a tal punto che l'intelligenza umana non riesce a comprendere nessuna delle cose esistenti al di là della creazione fisica. Analogamente, quando il sole, nel corso della sua rivoluzione, torna ad avvicinarsi al grande centro, la virtù mentale, dharma, comincia a svilupparsi gradualmente per raggiungere il suo massimo livello dopo altri 12.000 anni.
Entrambi questi periodi di 12.000 anni ciascuno - che vengono chiamati Daiva Yuga o Coppia Elettrica - comportano un totale cambiamento, sia esteriore nel mondo materiale sia interiore nel mondo intellettuale o elettrico. Così nell'arco di tempo dei 24.000 anni, mentre il sole effettua una rivoluzione completa intorno al suo doppio, si compie un ciclo elettrico pari a 12.000 anni in corrispondenza della fase ascendente e a 12.000 anni in corrispondenza della fase discendente. Lo sviluppo della virtù mentale, dharma, avviene per gradi e si divide in quattro stadi di differente durata, che coprono in totale un periodo di 12.000 anni. I 1.200 anni durante i quali il sole percorre un ventesimo della sua orbita (vedere diagramma) vengono detti Kali Yuga. La virtù mentale, dharma, è allora al primo stadio, e manifesta solo un quarto della sua potenzialità.
L'intelletto umano può comprendere soltanto gli aspetti più elementari ed evidenti del mondo esteriore sempre mutevole.
I 2.400 anni durante i quali il sole percorre i due ventesimi della sua orbita sono chiamati Dvapara Yuga. La virtù mentale, dharma, è ora al secondo stadio evolutivo, cioè a metà del suo sviluppo. L'intelletto umano può quindi comprendere la materia sottile, ossia le forze elettriche e le relative proprietà che costituiscono i princìpi creatori del mondo esteriore.
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