[AmadeuX BiblioForum]
Clicca qui per andare al sito di Audioterapia, Musica ed elementi subliminali benefici
02/04/2026 - 21:37:43
    [AmadeuX BiblioForum]                                     Ip: 216.73.216.124 - Sid: 738568713 - Visite oggi: 54365 - Visite totali: 78.632.236

Home | Forum | Calendario | Registrati | Nuovi | Recenti | Segnalibro | Sondaggi | Utenti | Downloads | Ricerche | Aiuto

Nome Utente:
Password:
Salva Password
Password Dimenticata?

 Tutti i Forum
 Forums e Archivi PUBBLICI
 SUBLIMEN BiblioForum
 La contemplazione attraverso le 6 porte sensoriali
 Nuova Discussione  Rispondi alla discussione
 Versione Stampabile Bookmark this Topic Aggiungi Segnalibro
I seguenti utenti stanno leggendo questo Forum Qui c'č:
Autore Discussione Precedente Discussione n. 14714 Discussione Successiva  

admin
Webmaster

8hertz

Regione: Italy
Prov.: Pisa
Cittā: Capannoli


24973 Messaggi

Inserito il - 12/12/2012 : 11:20:19  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
La contemplazione attraverso le 6 porte sensoriali

del monaco buddhista Dhamma Sami


Il soggetto dell'insegnamento odierno :" La contemplazione attraverso
le 6 porte sensoriali". Le persone che si allenano in vipassana
bhavana concentrano la loro attenzione sulle percezioni che si
manifestano dalle sei porte sensoriali. Che sono: l'occhio,
l'orecchio, il naso, la lingua, il corpo e la mente.

L'oggetto principale che viene notato durante la seduta (lo stare
seduti) il movimento del gonfiarsi e dello sgonfiarsi dell'addome,
la postura assisa ed i punti del contatto. Onde prevenire i
vagabondaggi dello spirito, a seconda della concentrazione e dei
bisogni, l'attenzione del senso del tatto verr ripartita su uno, due,
cinque o, al pi, dieci punti di contatto.

Oltre a questo oggetto principale, conviene stare attenti alle altre
percezioni, suscettibili di nascere dalle sei porte sensoriali. Il
fulcro principale rappresentato dal muoversi dell'addome rappresenta
il fatto di trovarsi a casa propria, nella nostra abitazione. Quando
frequentiamo la scuola, oppure il liceo, una volta terminati i corsi,
torniamo nel nostro alloggio. Quando ci rechiamo a fare dello
shopping, ultimati gli acquisti, rientriamo da noi. Quando lavoriamo,
allorch trascorsa la giornata di attivit, andiamo a casa.

Cos, durante la seduta, dopo avere osservato altre percezioni, una
volta finito, si ritorna ad essere attenti al movimento dell'addome.

Se attraverso l'occhio appare una visione (anche ad occhi chiusi
possono mostrarsi delle visioni) si annota "vedere, vedere", senza
perdere molto tempo e senza accordare il minimo interesse a quando
guardato. Una volta registrata questa percezione visiva, si ritorna
sull'oggetto principale il movimento dell'addome osservandolo.

Se attraverso l'orecchio sorge un suono, si annota "ascoltare,
ascoltare"; e subito dopo si ritorna al movimento dell'addome.

Se attraverso il naso si mostra un odore manifesto (gradevole,
sgradevole, oppure neutro) si annota "sentire, sentire" e, di nuovo,
si ricomincia a portare la propria attenzione sul moto dell'addome.

Se dalla lingua sopravviene un gusto, si osserva:"gustare, gustare";
e, dopo, si ritorna all'analisi del movimento dell'addome.
Se dal corpo nascono delle sensazioni corporee, come delle punture di
insetto, dei dolori, dei colpi di calore, delle sensazioni di freddo,
ecc., si annota "prurito","dolore","caldo","freddo",ecc. e si ritorna
al movimento dell'addome.
Se, attraverso la mente vengono dei pensieri, se lo spirito si
distrae, si osserva"distratto, distratto",oppure"pensare, pensare" e
si ritorna al muoversi dell'addome.

Quando si provano delle sensazioni fisiche insopportabili, diventa
possibile pensare di modificare la propria posizione, esaminando molto
attentamente ogni gesto. Prima di iniziare un qualunque movimento,
conviene osservare l'intenzione di farlo. Rilevata la "volont di
cambiare la posizione", aprendo gli occhi, si esaminano accuratamente
tutti i gesti che vengono effettuati quando si varia la postura. Fatto
ci, una volta che quest'ultima stata adottata, si ritorna sul nuovo
oggetto, prendendone nota.

Quando non appare nulla di particolare, si osserva il movimento
dell'addome. Tuttavia, vanno egualmente distinte tutte le percezioni
visive, uditive, olfattive, gustative, tattili e mentali che appaiono
alla coscienza. Lo yogi pu chiedersi perch considerare le percezioni
delle sei porte sensoriali. Lo scopo di vipassana bhavana di
sradicare l'avidit, l'avversione e l'ignoranza (che sono le radici di
tutti i kilesa), per non permettere a questi tre veleni di esprimersi
attraverso le sei porte sensoriali.

E' detto nel maha satipa??hana sutta: "vineyya loke abhijjha
domanassa?". Questa frase in pali significa che soltanto contemplando
ogni fenomeno che appare nella coscienza si pu impedire a lobha, dosa
e moha (le radici di ogni kilesa) di manifestarsi attraverso
upadanakkhandha (aggregati dell'attaccamento) e di perseguitarci.

Ogni persona dotata di occhi, di orecchie, di un naso, di una
lingua, di un corpo e di una mente. Cos come per entrare in una casa
esistono diverse porte, le percezioni (visive, uditive, olfattive,
ecc.) si esprimono attraverso queste porte sensoriali, chiamate dvara,
in pali.

Se le porte di un'abitazione non sono bene serrate, dei ladri, dei
briganti, degli insetti, dei cani, dei serpenti, o altri esseri
indesiderabili possono entrare. Affinch ci non avvenga, bisogna
chiudere bene tutte le porte della casa. Nello stesso modo, a che
l'avidit, l'avversione e l'ignoranza (lobha, dosa e moha) non possano
esprimersi, lo yogi deve imperativamente chiudere le sei porte
sensoriali. Per serrare queste sei porte non esiste che un modo:
contemplare tute le percezioni che vi si manifestano.

Quando appare un suono, se lo yogi prende nota "ascoltare, ascoltare",
in quel momento lobha e dosa non possono esprimersi attraverso la
porta uditiva. Invece, quando egli non fa attenzione a questo suono,
se esso gradevole, si svilupper l'attrazione, o del desiderio
intenso, che lobha; se sgradevole, nascer un rifiuto, o
dell'irritazione, che dosa. Lobha e dosa spingono sempre a
commettere delle azioni insane, o a pronunciare delle parole nocive.
Ogni intenzione ed ogni stato dello spirito, prodotti sotto l'avidit,
l'avversione, oppure l'ignoranza sono akusala.

Lo stesso accade per le altre porte sensoriali...

Attraverso la porta visiva, quando una visione non notata, se essa
piacevole svilupper lobha; se spiacevole, apparir dosa. Qualunque
visione lo yogi percepisca, egli dovr annotare "vedere, vedere".

Attraverso la porta olfattiva, quando non si fa attenzione ad un
odore, se quello delizioso svilupper lobha; se ripugnante, dosa.
Qualunque odore lo yogi percepisca, egli dovr annotare "sentire,
sentire".

Attraverso la porta gustativa, durante il pasto, quando ad un gusto
non si fa attenzione, se succulento, si svilupper lobha; se,
invece, disgustoso, apparir dosa. Qualunque sia il gusto che lo
yogi percepisce, egli dovr annotare "gustare, gustare".

Attraverso la porta tattile, quando una sensazione fisica non viene
avvertita, se confortevole, far nascere lobha; se non confortevole,
svilupper dosa. Qualunque sia la sensazione che lo yogi avverte,
dovr annotare, di conseguenza "sensazione",
"dolore","caldo","freddo", "prurito", "leggerezza", ecc.

Attraverso la porta mentale, quando un oggetto non viene osservato, se
piacevole far nascere lobha; se spiacevole, dosa. Qualunque oggetto
mentale lo yogi percepisca, dovr annotare "pensare", "riflettere",
"progetti", "scoraggiamento", "motivazione", "noia", ecc..

Come dice il proverbio:" Meglio vale prevenire, che guarire". Seguendo
lo stesso concetto, per prevenire a s medesimi tutte le produzioni
negative (lobha, dosa, ecc.)bisogna fare attenzione ad ogni fenomeno.
Percependo una visione, lo yogi deve considerare "vedere, vedere". Se
esamina in questo modo qualunque visione non appena essa si manifesta,
l'avidit e l'avversione non avranno mai il modo di manifestarsi, e
neppure vi sar posto per futili commentari. Rester solo la
coscienza, che ha nozione dell'oggetto visuale, cos come esso in
realt.

Se lo yogi non prende nota in tal maniera, egli si attaccher a questa
visione, che essa sia piacevole o spiacevole e, di conseguenza,
nasceranno lobha , oppure dosa.

"di??he di??ha matta? bhavissati". Ci significa che se un oggetto
uditivo fissato appena appare, esso rimarr solamente una percezione
uditiva, e non lascer alcun posto ad una sensazione, n piacevole e
neppure spiacevole. Con il risultato che nessun attaccamento di natura
lobha, o dosa potr apparire.

Nello stesso modo, gli oggetti delle sei porte sensoriali dovranno
venire colti non appena appaiono.

Mangiando, conviene annotare ogni movimento implicato durante il
processo del pasto, come pure gli oggetti gustativi. In tal modo,
lobha e dosa non potranno manifestarsi.

Gli oggetti tattili debbono venire percepiti nel momento in cui essi
appaiono e proprio cos come appaiono. In tal modo non vi saranno
distinzioni tra sensazione gradevole e sensazione sgradevole; di
conseguenza, nessun attaccamento di natura lobha, o dosa potr
manifestarsi.

"mute muta matta? bhavissati". Se un oggetto olfattivo, un oggetto
gustativo, oppure un oggetto tattile sono notati quando appaiono,
rester solo una percezione olfattiva, gustativa, o tattile, che non
lascia alcun posto ad una sensazione, n piacevole, n spiacevole.
Dunque, non potr apparire nessun attaccamento di natura lobha, o
losa.

"via te via tamatta? bhavissati". La coscienza che conosce pu
venire protetta da lobha, dosa e moha se viene osservata tale quale si
presenta al momento della sua apparizione.

Ecco la ragione per la quale ogni yogi deve esaminare tutti i fenomeni
che appaiono attraverso le sei porte sensoriali. Non deve contentarsi
di osservare il solo movimento dell'addome. Il fatto di contemplare
tutti i fenomeni che si esprimono alle sei porte sensoriali
chiamata"la tradizione di Potthila".

Ai tempi di Buddha viveva un monaco erudito, molto versato nel
pariyatti (la teoria dell'insegnamento del Dhamma), il cui nome era
Potthila. Era un monaco che insegnava il Dhamma attraverso diciotto
sette diverse. Ed era molto rispettato dai suoi numerosi allievi. Un
giorno, il mahathera si rec presso Buddha. Quando giunse vicino al
Beato, costui si indirizz cos al suo visitatore "Vieni qui, Grande
Potthila, l'inutile!" " Prosternati, Grande Potthila, l'inutile!"
Siediti, Grande Potthila, l'inutile!"

"Vattene, Grande Potthila, l'inutile!"

Dopo questa visita, il mahathera Potthila si disse:" A me, che insegno
il Dhamma a numerosi allievi con successo, come mai il Buddha
interpella come "Potthila, l'inutile"? Riflettendo su lui stesso, si
rese conto che aveva consacrato la sua vita esclusivamente al
parypatti e negletto il pa?ipatti (pratica del Dhamma), il kamma??hana
(la meditazione) e il vipassana bhavana (disciplina per lo sviluppo
della conoscenza diretta della realt).

Per rimediare a ci, decise di smettere di insegnare per comportarsi
come tradizione degli esseri nobili. In altre parole, prese la sua
ciottola e le sue tre vesti e part alla ricerca di un pa?ipatti,
fermamente risoluto di praticare il satipa??hana, sino "alla completa
realizzazione dei doveri di monaco"; cio, lo stadio di arahant.

Questa la decisione giusta. Per colui che ha bisogno di studiare i
testi del Dhamma, la cosa migliore di recarsi in un centro di
paryatti, ove ci sono degli insegnanti eruditi e tutti i libri
necessari. Per colui che ha bisogno di disciplinarsi allo sviluppo di
vipassana, il meglio consiste nel recarsi in un centro di meditazione,
ove esistono degli istruttori competenti in vipassana ed ogni
condizione necessaria a questo insegnamento.

Il mahathera Potthila raggiunse il celebre monastero pa?ipatti del
grande abate Padhana, ove tutti i monaci ed ogni novizio sono degli
arahant. Avvicinandosi al mahathera Padhana, gli chiese
rispettosamente di prenderlo come allievo, per insegnargli la
vipassana bhavana. Il grande abate gli rispose:" Venerabile Potthila,
io non oserei mai accettarvi come allievo, voi che siete un celebre
mahathera, insegnante di Dhamma, e con cos numerosi allievi." Questo
rifiuto aveva, di fatto, lo scopo di dissipare il mana (la vanit) del
mahathera Potthila dovuta al fatto di avere come istruttore qualche
personalit celebre; fatto che pu ostacolare la pratica.

Subito dopo, il mahathera Potthila chiese di essere accettato come
monaco, dagli altri monaci, interpellati da lui per ordine di
anzianit. Basandosi sullo stesso pretesto, anch'essi rifiutarono
egualmente, sino al pi giovane dei monaci. Il mahathera Pothila si
rivolse ai novizi, ricevendone lo stesso rifiuto; sino a che arriv al
pi giovane dei novizi, gi divenuto arahant, a dispetto della sua
giovine et. Quando il mahathera rivolse la sua domanda al novizio,
essa, sulle prime,venne rifiutata, per le stesse ragioni.

In maniera molto rispettosa, il mahathera Potthila implor nuovamente
il giovane novizio di accettarlo, come allievo da istruire. Essendosi
quest'ultimo ancora rifiutato, il mahathera insistette ancora,
promettendogli che avrebbe obbedito alla lettera alle sue istruzioni.
Per mettere, allora, alla prova la sincerit del mahathera,
indicandogli uno stagno, il novizio gli chiese di immergersi in esso,
sino in fondo. Ansioso di obbedire rispettosamente al novizio, il
mahathera esegu subito quanto gli era stato richiesto.

Finalmente convinto della sua umilt e della sua volont, quello lo
richiam, annunciandogli che lo avrebbe accettato come allievo. Per
convincere il mahathera Potthila dell'importanza di osservare i
fenomeni che appaiono dalle sei porte sensoriali, il giovane novizio
gli pose la seguente domanda:" Come vi comportereste per prendere un
iguana, che si trova all'interno di una collinetta, provvista di sei
entrate?" Il mahathera rispose:" Tapperei cinque orifizi e dovrei solo
attendere che quella esca dall'entrata rimanente per afferrarla".

Il giovane novizio spieg, allora, al suo allievo che bisogna
contemplare tutti i fenomeni fisici e mentali che si manifestano
attraverso i sei orifizi, che sono l'occhio, l'orecchio, il naso, la
lingua, il corpo e la mente. Procedendo in tal modo, ogni yogi pu
purificare la propria mente, giungendo allo sradicamento dei kilesa,
grazie alle conoscenze di magga e phala, l'obiettivo finale di ogni
yogi.

Cogliendo il senso di queste parole, il mahathera si mise, senza pi
indugi, ad osservare con attenzione tutte le percezioni che si
manifestavano attraverso le sue sei porte sensoriali. Grazie a questo
allenamento corretto, egli raggiunse rapidamente lo stato di arahant.

Ecco perch la contemplazione delle percezioni delle sei porte
sensoriali chiamata, oggi:"la tradizione di Potthila".
Cos, auguro di tutto il cuore che ogni monaco ed ogni yogi segua
l'esempio del mahathera Potthila, contemplando con perseveranza le
visioni, i suoni, gli odori, i gusti, i tatti ed i pensieri percepiti,
sino al raggiungimento di magga e phala (la via ed il frutto).

Possano tutti gli yogi essere capaci di applicare correttamente ed
attivamente le indicazioni che sono state appena date, per giungere,
cos, il pi rapidamente possibile, al risultato finale, che il
nibbana.

sadhu! sadhu! sadhu!

(Tratto da it.dhammadana.org, del monaco theravada Dhamma Sami)

  Discussione Precedente Discussione n. 14714 Discussione Successiva  
 Nuova Discussione  Rispondi alla discussione
 Versione Stampabile Bookmark this Topic Aggiungi Segnalibro
Vai a:



Macrolibrarsi


English French German Italian Spanish


[AmadeuX BiblioForum] © 2001-2026 AmadeuX MultiMedia network. All Rights Reserved. Torna all'inizio della Pagina