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 Il primo discorso pubblico di Sai Baba
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Inserito il - 10/11/2011 : 11:56:50  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Il primo discorso pubblico di Sai Baba

Bhagavân Shrî Sathya Sai Baba

giorno di Vijayâ Dashamî 1953

Mânasa Bhajare Guru Charanam

Questo Discorso storico, in cui Bhagavân proclama la Sua Missione , è
il primo Discorso pubblico da Lui tenuto nel fausto giorno di Vijayâ
Dashamî nell’anno 1953.

---

La fede incondizionata è il segreto del successo spirituale

Voi sapete che, quando ero alla scuola superiore di Uravakonda, un
giorno andai via, gettai i libri e dichiarai: “Ho il Mio lavoro che Mi
aspetta.” Nel suo discorso, il pandit (erudito) in telugu vi ha
raccontato il fatto di quella sera. Quel giorno, quando Mi rivelai
pubblicamente come Sai Baba, il primo canto che insegnai alla gente
riunita nel giardino in cui andai dalla casa di Seshama Râju fu:

Mânasa bhajare guru charanam

dustara bhava sâgara taranam.


Ho invitato tutti coloro, che soffrono nel ciclo interminabile della
nascita e della morte, ad adorare i piedi del Guru, il Guru che
annunciava Se Stesso ed era venuto di nuovo per prendere su di Sé il
fardello di quelli che cercavano rifugio in Lui. Questo fu proprio il
Mio primo Messaggio all’umanità: “Mânasa bhajare” (Adorate nella
mente!) Io non ho bisogno delle vostre ghirlande di fiori e frutti,
cose che si comprano per un anna (un sedicesimo di rupia) o due; esse
non sono autenticamente vostre. DateMi qualcosa di vostro, qualcosa di
pulito e profumato di virtù e innocenza, e lavato nelle lacrime del
pentimento! Le ghirlande e i frutti che portate come elementi di scena
sono un’esibizione della vostra devozione. I devoti più poveri, che
non possono permettersi di portarli, si sentono umiliati; sono
addolorati di non avere mezzi e di non poter dimostrare la loro
devozione nel modo grandioso in cui lo state facendo voi. Insediate il
Signore nel vostro cuore e offriteGli i frutti delle vostre azioni e i
fiori dei vostri pensieri e sentimenti nascosti: quella è l’adorazione
che Io gradisco di più, la devozione che preferisco.


Rieducazione dell’uomo in tutte le ere

Nei negozi, le cose sono tenute in contenitori separati e ogni negozio
si specializza in qualche articolo o tipo particolare di articoli, ma,
in una mostra, centinaia di espositori si riuniscono per offrire tutti
i tipi di articoli disponibili, per cui c’è un grande addobbo di
vetrine, di composizioni e cose in mostra. Generalmente, in tutti
questi giorni, Io ho dato consigli individuali rispondendo a domande
personali come i contenitori che ci sono nei negozi. Per voi, il
Discorso odierno è un’esperienza nuova; oggi Io mi rivolgo a
un’assemblea. Per voi è una cosa nuova, ma non lo è per Me. In
passato, ho dato consigli a grandi folle anche se non in questa Forma.
Dovunque il Senzaforma (Nirâkâra) diventi l’Uno con Forma (Sâkâra),
deve compiere la Missione. Egli lo fa in modi diversi, ma lo scopo
unico, la rieducazione dell’uomo, persiste in qualunque era. I primi
sedici anni di questa Vita sono stati, come vi ho detto spesso, il
periodo in cui i Giochi del Bambino Divino (Bala Lîlâ) hanno
predominato, e i sedici seguenti sono stati usati, nella maggior
parte, per i Miracoli (Mahima) al fine di dare Gioia (Santosha) a
questa generazione. La gioia e la soddisfazione sono sensazioni che
durano poco; voi dovete cogliere questo stato d’animo e farne una
proprietà permanente: Beatitudine (Ânanda). Dopo il trentaduesimo
anno, Mi vedrete sempre più attivo nell’impegno dell’Istruzione
Spirituale (Upadesha) per insegnare all’umanità che sbaglia e dirigere
il mondo sulla strada della Verità, della Rettitudine, della Pace e
dell’Amore (Satya, Dharma, Shânti e Prema). Non ho deciso di escludere
i Giochi e i Miracoli dalla Mia attività dopo questo: dico
semplicemente che la restaurazione del Dharma, la correzione della
tortuosità della mente umana e il ricondurre l’umanità all’Universale
Religione Eterna (Sanâtana Dharma) sarà il Mio Lavoro da lì in poi.
Non fatevi sviare dal dubbio e da dispute vane, non discutete sul
“come” e sul “se” Io possa fare tutto questo. Anche i mandriani di
Brindâvan dubitavano del fatto che il ragazzino cresciuto tra loro
potesse sollevare il monte Govardhana (Govardhanagiri) e tenerlo in
alto! La cosa necessaria è la fede e ancor più fede.


Il segreto del successo spirituale

Una volta, Krishna e Arjuna camminavano per una strada non coperta di
alberi. Vedendo un uccello volare, Krishna chiese ad Arjuna: “È un
colombo?” Egli rispose: “Sì, è un colombo.” Krishna domandò allora: “È
un’aquila?” “Sì, è un’aquila”, fu la pronta risposta. “No, Arjuna, a
Me sembra un corvo; non è un corvo?” Arjuna rispose immediatamente:
“Scusa, è certamente un corvo.” Krishna rise e lo riprese per questo
suo accondiscendere a qualunque suggerimento gli venisse dato, ma
Arjuna disse: “Per me le Tue parole hanno molta più importanza
dell’evidenza che i miei occhi mi mostrano. Tu puoi farne un corvo, un
colombo o un’aquila, e quando dici che è un corvo, deve essere tale.”
La fede incondizionata è il segreto del successo spirituale. Il
Signore ama non il devoto, ma la sua devozione: ricordalo. La grazia
del Signore è come la pioggia, acqua pura che cade egualmente
dovunque, ma cambia sapore a seconda del terreno attraverso il quale
scorre; anche le parole del Signore sono dolci per alcuni e amare per
altri. Le vie del Signore sono misteriose; Egli benedisse Vidura con
le parole: “Sii distrutto”, e Duhshâsana con: “Vivi per mille anni.”
Egli voleva dire che l’io di Vidura sarebbe stato distrutto e che il
malvagio Duhshâsana avrebbe dovuto soffrire i mali e le tribolazioni
di questo mondo per dieci secoli. Voi non conoscete le ragioni
effettive delle azioni del Signore, e non potete capire le motivazioni
degli altri uomini che sono come voi pressoché in tutto, sono mossi
dalle stesse ragioni e hanno le stesse simpatie e antipatie! Eppure,
con quanta facilità scoprite i motivi dell’Uno che è molto, ma molto
al di sopra del livello dell’uomo! Come parlate e giudicate facilmente
qualcosa che vi è estraneo come l’aria a un pesce!


Le afflizioni indicano la nascita di una Nuova Vita

Ci sono quattro tipi di persone:

i “morti”, che negano il Signore e dichiarano che esistono soltanto
loro, indipendenti, liberi, autodeterminati e autonomi;
i “malati”, che si rivolgono al Signore quando incontrano qualche
calamità o quando si sentono temporaneamente abbandonati dalle fonti
usuali di soccorso;
gli “ottusi”, che sanno che Dio è il compagno e custode eterno, ma Lo
ricordano soltanto a volte o quando l’idea è potente e incoercibile;
i “sani”, che hanno fede stabile nel Signore e vivono sempre nella Sua
presenza creativa e confortante.

Voi procedete dalla “morte” alla “vita” e dalla “malattia” alla
“salute” attraverso l’esperienza delle avversità del mondo. Il mondo è
una parte del tutto essenziale del percorso di vita dell’uomo; tramite
l’ansia della ricerca nasce l’infante: la saggezza. I dolori sono
utili; indicano la nascita della nuova vita. Dall’irrequietezza
(ashânti) voi ottenete la pace assoluta (Prashânti); da questa
raggiungete lo splendore dell’illuminazione spirituale (Prakânti) e,
da quest’ultimo, la Suprema Luminosità Divina (Paramajyoti). Questa
alternanza di gioia e dolore è come il susseguirsi del giorno e della
notte che sono gemelli, ambedue necessari per aumentare la fertilità
del terreno, per attivare e rinnovare la vita. Sono come l’estate e
l’inverno. Ci sono alcuni che Mi chiedono: “Baba, rendi questa estate
meno rovente!” ma nel calore dell’estate la terra assorbe dal sole
l’energia necessaria a produrre un raccolto abbondante quando arrivano
le piogge.


Risplendete della vostra Vera Natura

Il freddo e il caldo sono ambedue nel progetto di Dio; voi dovete
soltanto saperlo e trattarli come cose preziose. In natura ci sono le
piante spinose e quelle non spinose; il saggio conosce il valore di
tutte, pianta quelle non spinose e le circonda con le altre in modo
che ciò che coltiva ne sia protetto. L’attività può salvare come
uccidere; è come il gatto che afferra con la bocca il micino per
portarlo in un luogo sicuro oppure che morde il topo per ucciderlo e
mangiare. Diventate il gattino, e quel comportamento vi salverà come
una madre amorevole; diventate un topo e sarete perduti. Dio attrae a
Sé l’individuo; avere questa affinità è la natura di ambedue perché
sono la stessa Entità, sono come la calamita e il ferro; se però
questo è rugginoso e coperto da strati di sporcizia, il magnete non
potrà attrarlo. Eliminate l’impedimento: è tutto quello che dovete
fare. Risplendete della vostra Vera Natura e il Signore vi attirerà
nel Suo seno. Le prove e le tribolazioni sono i mezzi con cui viene
fatta questa pulizia; questo è ciò per cui Kuntî pregò Krishna: “Dacci
sempre il dolore in modo che possiamo non dimenticaTi mai.” Esse sono
come la dieta e le altre restrizioni che il medico prescrive per
incrementare l’effetto del farmaco del Canto del Nome del Signore
(Nâmasmarana).


Non abbandonate la pratica spirituale (sâdhanâ)

Sai è amato da tutti (sarvajanapriya), per cui potete usare qualunque
nome vi dia gioia. I gusti cambiano a seconda del temperamento e del
carattere che uno si è formato durante le generazioni di attività come
essere umano in questo mondo. Il proprietario di un bar va dal
farmacista lì vicino a prendere una pillola contro il mal di testa
mentre il farmacista, quando ha lo stesso disturbo, va al bar a
prendere una tazza di caffè che pensa lo rimetterà in sesto. Gli
uomini sono così.


Lokobhinna rucih

I gusti delle persone sono diversi.


Il saggio (jñânin) dice: Sarvam brahmamâyâm, “Tutto è in Dio.” Uno
yogin afferma: “Tutto è energia.” Un bhakta dice: “Tutto è un gioco
del Signore (Bhagavân).” Ognuno percepisce in relazione al suo gusto e
al progresso nella pratica spirituale. Non derideteli, né metteteli in
ridicolo: sono tutti pellegrini sulla medesima strada. La pratica
spirituale è assolutamente necessaria per controllare la mente e i
desideri dietro ai quali essa corre. Se scoprite di non essere in
grado di ottenere il successo, non abbandonate la sâdhanâ; applicatela
con maggior vigore perché è la materia in cui non siete stati promossi
a richiedere uno studio particolare, non è vero? La pratica spirituale
porta la pulizia interiore come quella esteriore. Se indossate
biancheria sporca dopo il bagno, non vi sentite rinfrescati, siete
d’accordo? Non vi sentite freschi neppure se indossate abiti puliti,
ma non vi lavate; sono ambedue necessari, la pulizia esteriore come
quella interiore (bâhya e bhâva).

I bambini credono alle vostre parole se affermate che il poliziotto li
prenderà o il fantasma li sculaccerà; essi sono pieni di fede e
timore, ma, una volta cresciuti con la testa piena di ogni tipo di
dottrine, dogmi, teorie e argomentazioni, dovranno usare la
discriminazione e scoprire Dio per la via difficile. Questo vi dico:
tutte le creature devono raggiungere Dio un giorno o l’altro, per la
via breve o per quella lunga; non c’è modo di evitarlo.


Prashânti Nilayam, 1953,

Primo Discorso pubblico in occasione di

Vijayâ Dashamî nel 1953


(Tradotto da Sanâtana Sârathi, ottobre 2010



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