[AmadeuX BiblioForum]
Clicca qui per andare al sito di Audioterapia, Musica ed elementi subliminali benefici
06/01/2026 - 01:29:52
    [AmadeuX BiblioForum]                                     Ip: 216.73.216.121 - Sid: 540359694 - Visite oggi: 10284 - Visite totali: 72.696.864

Home | Forum | Calendario | Registrati | Nuovi | Recenti | Segnalibro | Sondaggi | Utenti | Downloads | Ricerche | Aiuto

Nome Utente:
Password:
Salva Password
Password Dimenticata?

 Tutti i Forum
 Forums e Archivi PUBBLICI
 SUBLIMEN BiblioForum
 Ayurveda. I suoi principi e concetti base 6f
 Nuova Discussione  Rispondi alla discussione
 Versione Stampabile Bookmark this Topic Aggiungi Segnalibro
I seguenti utenti stanno leggendo questo Forum Qui c'è:
Autore Discussione Precedente Discussione n. 11668 Discussione Successiva  

admin
Webmaster

8hertz

Regione: Italy
Prov.: Pisa
Città: Capannoli


24910 Messaggi

Inserito il - 21/07/2010 : 10:31:33  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ayurveda. I suoi principi e concetti base 6f

(di Anonimo)

(sesta parte e fine)

°°°

Le forme metriche delle Upanishad sono costituite da
quattro semiversi ciascuno chiaramente definito, versi che sono
generalmente completi e dotati di senso, semiversi che presentano due
pensieri o parti distinte di un pensiero che sono unite o si completano
reciprocamente, e la cadenza sonora segue un principio corrispondente,
ciascun passo conciso e marcato della chiarezza del proprio intervallo,
colmo di ritmi echeggianti che permangono a lungo vibrare nell'ascolto
interiore; ciascun passo è come un'onda dell'infinito che porta in se stessa
interi la voce e il suono dell'oceano.

E' un genere di poesia, parola della
visione, ritmo dello spirito, che non è più stato scritto, ne prima ne dopo.
Il linguaggio figurato delle Upanishad si è in larga parte sviluppato dal
genere di linguaggio figurato dei Veda e sebbene esso solitamente
preferisca la svelata chiarezza di una immagine direttamente illuminante,
a volte esso usa gli stessi simboli in un modo che è profondamente simile
allo spirito e all'aspetto meno tecnico del metodo di quel simbolismo più
antico.

E' in larga misura questo elemento non più afferrabile dal nostro
modo di pensiero che ha sconcertato certi studiosi occidentali e li ha fatti
affermare che queste scritture sono una combinazione delle più alte
speculazioni filosofiche con i primi goffi balbettii della mente bambina
dell'umanità. Le Upnaishad non rappresentano uno scostamento
rivoluzionario dalla mente vedica, dal suo temperamento e dalle sue idee
fondamentali, piuttosto una continuazione e uno sviluppo e in una certa
misura un ampliamento nel senso di una resa in aperta espressione di
tutto ciò che fu tenuto nascosto nel discorso simbolico dei Veda come un
mistero segreto.

Esse iniziano a raccogliere il linguaggio figurato e i
simboli rituali dei Veda e dei Brahmana e a trasformarli in modo da
esprimere un senso interiore e mistico che serve come una sorta di punto
di partenza psichico per la propria filosofia, più evoluta e più puramente
spirituale.

Esiste un grande numero di passaggi specialmente nelle
Upanishad in prosa che sono interamente di questo genere ed azione, in
un modo recondito, oscuro e persino incomprensibile per il pensiero
moderno, con il senso psichico di idee allora comuni nella mente religiosa
vedica, la distinzione tra i tre generi di Veda, i tre mondi e altri soggetti
simili; ma, conducendo come fanno nel pensiero delle Upanishad a più
profonde verità spirituali , questi brani non possono essere scartati come
infantili aberrazioni dell'intelligenza privi di senso e di ogni rintracciabile
rapporto con il più alto pensiero nel quale essi culminano. Al contrario
troviamo che essi possiedono un significato sufficientemente profondo
quando riusciamo a penetrare il loro significato simbolico. Questo
significato si mostra in una ascesa psicofisica a una conoscenza
psicospirituale per la quale noi useremmo oggi termini più intellettuali,
meno concreti e immaginativi, ma che è ancora valida per coloro che
praticano lo yoga e riscoprono i segreti del nostro essere psicofisico e
psicospirituale.

Passaggi tipici di questo genere di espressione peculiare di
verità psichice sono la spiegazione di Ajatashatru del sonno e dei sogni o i
brani della Prashna Upanishad sul principio vitale e le sue azioni, o ancora
quelli in cui l'idea vedica della lotta tra dèi e demoni è ripresa e guadagna
il suo significato spirituale e le divinità vediche, più chiaramente che nel
Rig o nel Sama Veda, sono caratterizzate e invocate per la loro funzione
interiore e per il loro potere spirituale

Le Upanishad abbondano di passaggi che sono ad un tempo poesia e
filosofia spirituale, di chiarezza e bellezza assolute, ma nessuna traduzione
priva delle suggestioni e dei solenni e sottili e luminosi echi di senso delle
parole e dei ritmi originali, può dare alcuna idea del loro potere e della
loro perfezione. In altri le più sottili verità psicologiche e filosofiche sono
espresse in modo completamente sufficiente senza mancare di una perfetta
bellezza nell'espressione poetica e sempre in modo tale da vivere nella
mente e nell'anima e non essere semplicemente offerte alla comprensione
intelligente.

C'è in alcune delle Upanishad in prosa un altro elemento di
vivido racconto e tradizione che ci restituisce, sebbene solo in brevi fugaci,
il quadro di quella animazione e di quel movimento di ricerca spirituale e
di passione verso la più alta conoscenza che hanno reso possibili le
Upanishad. Le scene del mondo antico rivivono davanti a noi in alcune
pagine, i saggi che siedono nei boschi pronti ad ammaestrare chi si
presenta, prìncipi e dotti Bramini e grandi proprietari terrieri alla ricerca
della conoscenza, il figlio del re nel suo carro e il figlio illegittimo della
serva, ricercando ogni uomo che avrebbe potuto portare in se stesso l'idea
della luce e la parola della rivelazione, le tipiche figure simboliche e
personalità, Janaka e la sottile mente di Ajatashatru, Raikwa del carro,
Yoinavalka soldato della verità, calmo ed ironico, che prende con
entrambe le mani senza alcun attaccamento i beni del mondo e le
ricchezze spirituali e lascia alla fine tutti i suoi averi per peregrinare come
un asceta senza casa, Krishna figlio di Devaki che udì una sola parola del
Rishi Gora e conobbe immediatamente l'Eterno, gli Ashram, le corti di re
che furono anche ricercatori e conoscitori spirituali, le grandi assemblee
sacrificali dove i saggi si incontravano e confrontavano la loro conoscenza.

Così noi vediamo come nacque l'anima dell'India e come scorse questo
grande canto delle origini nel quale essa si levò in volo dalla terra verso i
supremi cieli dello spirito. I Veda e le Upanishad non sono solo la
bastevole sorgente della filosofia e della religione indiana, ma di tutta
l'arte e la letteratura indiana.

Fu l'anima, il temperamento, lo spirito ideale
in essi formato ed espresso che costruì in seguito le grandi filosofie, edificò
la struttura del Dharma, testimoniò la sua eroica gioventù nel
Mahabharata e nel Ramayana, si intellettualizzò infaticabilmente
nell'epoca classica della sua maturità, produsse così tante intuizioni
originali nella scienza, creò un così ricco fervore di esperienze estetiche,
vitali e sensibili, rinnovò la sua essenza spirituale e psichica nei Tantra e
nei Purana, si gettò nella magnificenza e nella bellezza delle linee e del
colore, scolpì e fuse il suo pensiero e la sua visione nelle pietre e nel
bronzo, si riversò in nuovi canali di autoespressione nei linguaggi
successivi e ora dopo una lunga eclissi riemerge sempre identico nella
diversità e pronto per nuova vita e nuova creazione.

La fissata concezione fondamentale del Vedanta è che là esiste in qualche
luogo - e non potremmo non trovarla - accessibile all'esperienza o
all'autorivelazione anche se negata alla ricerca puramente intellettuale,
una verità sola onnicomprensiva e universale nella luce della quale l'intera
esistenza si trova rivelata e chiarita nella sua natura e nel suo fine. Questa
esistenza universale, con tutta la moltitudine della sua realtà e la diversità
delle sue forze, è una in sostanza ed origine; ed esiste una quantità non
conosciuta, X o Brahman, alla quale essa può venire ridotta, perché da lui
è originata e in lui e attraverso di lui persiste.

Questa quantità non
conosciuta è chiamata Brahman. Ma intanto i veggenti dell'antica India
avevano completato, nei loro esperimenti e sforzi di disciplina spirituale e
di conquista del corpo, una scoperta che nella sua importanza per il futuro
della conoscenza umana oscura le intuizioni di Newton e Galileo; persino
la scoperta del metodo induttivo e sperimentale nella Scienza non è
risultato così fondamentale; perché essi penetrarono sino ai suoi processi
ultimi il metodo dello yoga e attraverso il metodo dello yoga si elevarono
al culmine di una triplice realizzazione. Essi compresero dapprima come
una realtà l'esistenza, aldisotto del flusso e della molteplicità delle cose, di
quella suprema Unità e immutabile Stabilità che era stata sino ad allora
ipotizzata solo come una teoria necessaria, una inevitabile
generalizzazione.

Giunsero a comprendere che Quello è la sola realtà e
tutti i fenomeni non sono che le sue apparenze e le sue sembianze, che
Quello è il vero Sé di tutte le cose e i fenomeni non sono che le sue vesti e
i suoi ornamenti.

Essi impararono che Quello è assoluto e trascendente,
perciò eterno, immutabile, indiminuibile e indivisibile. E guardando allo
sviluppo passato del pensiero, compresero che questa era anche la meta
alla quale li avrebbe condotti il puro ragionamento intellettuale. Poichè
ciò che è nato nel tempo deve nascere e morire; ma l'Unità e la Stabilità
dell'universo sono eterne e devono perciò trascendere il Tempo. Ciò che è
nello Spazio deve crescere e diminuire, possedere parti e relazioni, ma
l'Unità e la Stabilità dell'Universo non sono diminuibili, non sono
aumentabili, sono indipendenti dalla modificazione delle proprie parti e
non toccate dal mutarsi delle loro relazioni, e devono perciò trascendere lo
Spazio; e se trascendono lo Spazio non possono possedere parti; poiché lo
spazio è la condivisione della divisibilità materiale; la divisibilità deve
perciò essere, come la morte, un'apparenza e non una realtà. Infine ciò che
è soggetto alla Casualità è necessariamente soggetto al Cambiamento; ma
l'Unità e la Stabilità dell'Universo sono immutabili, identiche a ciò che
furono negli eoni trascorsi e a ciò che saranno negli eoni futuri e devono
perciò trascendere la Casualità.

Questa fu dunque la prima realizzazione
ottenuta attraverso lo Yoga, nityonityanam, l'Eterno Uno nella
moltitudine transitoria. Allo stesso tempo essi compresero una verità
interiore - una verità sorprendente; compresero che il Sé trascendente e
assoluto dell'Universo costituiva anche il Sé degli esseri viventi; anche il
Sé dell'uomo, l'essere supremo tra quelli che abitano il piano materiale
sulla terra. Il Purusha, l' Io conscio nell'uomo che aveva sconcertato i
Sankhyas, si è rivelato nella sua realtà ultima esattamente identico a
Prakriti, la sorgente apparentemente non conscia della realtà, la noncoscienza
di Prakriti, come molto altro, si è dimostrata un'apparenza, non
una realtà, perché dietro ogni forma inanimata una intelligenza conscia
all'opera è, agli occhi dello yogi, luminosamente autoevidente. Questa fu
dunque la seconda realizzazione ottenuta attraverso lo Yoga,
cetanascetananam, la Coscienza Una nella moltitudine delle Coscienze.
Infine alla base di queste due realizzazioni se ne trova una terza, la più
importante per la nostra umanità, cioè che il Sé trascendente in ogni uomo
è così completo perché esattamente identico al Sé trascendente
dell'Universo;

perché il Trascendente è indivisibile e il senso
dell'individualità separata non è che una delle apparenze fondamentali
dalle quali la manifestazione dell'esistenza fenomenica perpetuamente
dipende. In questo modo l'Assoluto, che sarebbe altrimenti aldilà di ogni
conoscenza, diventa conoscibile; e l'uomo che conosce il suo intero Sé
conosce l'intero Universo. Questa stupenda verità è per noi rinchiusa nelle
due famose formule del Vedanta, "so ham", Egli ed io, e "aham brahma
asmi", io sono il Brahman, l'Eterno. Basata su queste quattro grandi
verità, nytonityanam, cetanascetanam, so ham, aham brahma asmi, come
su quattro possenti pilastri la suprema filosofia delle Upanishad ha eretto
il suo fronte tra le più lontane stelle.



  Discussione Precedente Discussione n. 11668 Discussione Successiva  
 Nuova Discussione  Rispondi alla discussione
 Versione Stampabile Bookmark this Topic Aggiungi Segnalibro
Vai a:



Macrolibrarsi


English French German Italian Spanish


[AmadeuX BiblioForum] © 2001-2026 AmadeuX MultiMedia network. All Rights Reserved. Torna all'inizio della Pagina