|
admin
Webmaster
    

Regione: Italy
Prov.: Pisa
Città: Capannoli
24945 Messaggi |
Inserito il - 09/07/2010 : 10:39:51
|
Vivere meglio, conoscendo di più il mondo del pensiero 4
del Dr. Mario Rizzi
(quarta parte)
°°°
- La critica ed il pettegolezzi sono distruttivi (
Ognuno di noi dovrebbe osservare ogni cosa e persona in modo metodico e trarne delle conclusioni allo scopo di coltivare la facoltà del ragionamento logico. La logica è la miglior maestra nel Mondo Fisico, come è la più sicura guida in qualsiasi mondo.
Praticando questo metodo di osservazione, si dovrebbe sempre ricordare che esso è impiegato unicamente per raccogliere dei fatti e non a scopo di critica, tanto meno di critica superficiale e malevola. La critica costruttiva che sottolinea i difetti e indica i mezzi per correggerli, è la base del progresso; ma la critica distruttiva che demolisce vandalicamente tanto il buono che il cattivo senza mirare ad un più alto fine, è una piaga del carattere e deve essere sradicata. Il pettegolezzo e l'ozioso riportare i fatti altrui sono ostacoli e impedimenti. Certo non si richiede che noi affermiamo che il nero è bianco, e che si giustifichino azioni manifestamente cattive; ma la critica dovrebbe essere fatta allo scopo di aiutare, e non per offuscare alla leggera la reputazione del nostro prossimo del quale abbiamo sorpreso una piccola colpa.
Ricordando la parabola della pagliuzza e della trave, dovremmo rivolgere la nostra critica più severa verso noi stessi. Nessuno è così perfetto da non aver bisogno di migliorarsi. Più un uomo è irreprensibile, meno egli è propenso a trovare difetti in un altro ed a scagliare la prima pietra contro di lui. Se indichiamo le manchevolezze e suggeriamo i modi di miglioramento ciò deve esser fatto senza risentimento personale. Dobbiamo sempre cercare il bene che è celato in ogni cosa. Il coltivare questo atteggiamento di discriminazione è di particolare importanza.
- Mostrate agli altri che apprezzate le loro idee
"Il saggio impara molte cose dai suoi nemici." (Aristofane)
Nel suo libro Getting Through to People (Creare buone relazioni con gli altri), il dottor Gerald S. Nirenberg commenta: "Nella conversazione, l'accordo si raggiunge immediatamente se mostrate di considerare le idee e i sentimenti dell'altro altrettanto importanti dei vostri. Cominciate a parlare dando all'altro la possibilità di guidare il dialogo nella direzione voluta, e date più importanza a quello che sentite anziché a quello che dite, e accettando il punto di vista dell'interlocutore indurrete l'altro a mostrarsi altrettanto aperto quando si troverà ad ascoltare le vostre opinioni."
Vedere le cose dal punto di vista altrui facilita molto in caso di problemi personali. Elizabeth Novak del New South Wales, in Australia, era in ritardo di sei settimane col pagamento della rata dell'automobile. "Un venerdì," racconta la Novak, "ricevetti una telefonata molto dura da parte della persona che aveva in mano la mia pratica che mi informava che se non avessi provveduto a pagare, la ditta mi avrebbe fatto causa.
Purtroppo non avevo modo di procurarmi i quattrini durante il week-end, così il lunedì mattina non potevo far altro che aspettare il peggio; però, invece di guardare la cosa dal mio punto di vista, cercai di mettermi nei panni del mio creditore. Attaccai a scusarmi con grande sincerità e gli dissi che dovevo essere una cliente davvero impossibile, tanto più che non era la prima volta che ero in ritardo con le rate.
Il tono di voce dell'uomo cambiò immediatamente: si senti perfino in dovere di rassicurarmi che non ero poi questa gran spina al fianco. Mi raccontò esempi di quanto fossero a volte tremendi i suoi clienti e cercassero di mentirgli o di non farsi trovare quando lui telefonava. Io lo stetti a sentire, lasciando che si sfogasse con me. Alla fine, senza che io accennassi a niente, lui spontaneamente mi disse che non importava se non pagavo tutto e subito. Potevo versargli magari venti dollari entro la fine del mese e scaglionare il resto a mio piacere."
Domani, prima di chiedere a qualcuno di fare qualcosa, perché non provate a chiudere un attimo gli occhi e a mettervi nei panni dell'altro? Provate a chiedervi: "Perché costui (o costei) dovrebbe darmi retta?" Si, ci perderete un attimo di tempo, ma eviterete di farvi dei nemici e otterrete risultati ottimi, senza bisogno di lottare come disperati.
"Preferirei andar su e giù per il marciapiede di fronte due ore prima di un colloquio," dice Dean Donham dell'Harvard Business School, "piuttosto che entrare in un ufficio senza avere un'idea chiara di quello che io dovrò dire e di quello che il mio interlocutore, per quanto ne posso sapere io, vorrebbe sentirsi chiedere."
E' un concetto estremamente importante che dovreste tenere sempre presente.
- Otto principi basilari
Parlare è il modo di esprimere se stessi agli altri. Ascoltare è il modo di accogliere gli altri in se stessi (Wen-Tzu)
PRINCIPIO 1 Siate prodighi si apprezzamenti onesti e sinceri.
PRINCIPIO 2 Richiamate l'attenzione degli altri sui loro errori in maniera indiretta.
PRINCIPIO 3 Parlate dei vostri errori prima di sottolineare quelli altrui.
PRINCIPIO 4 Fate in modo che l'altra persona ne esca salvandosi la faccia e al reputazione.
PRINCIPIO 5 Lodate ogni più piccolo progresso. Siate generosi con le approvazioni e con le lodi.
PRINCIPIO 6 Fate in modo che la persona veda un suo interesse nel fare quello che gli suggerite.
PRINCIPIO 7 Date agli altri la sensazione che siano stati loro per primi ad avere l'idea giusta.
PRINCIPIO 8 Cercate onestamente di vedere le cose dal punto di vista del vostro interlocutore.
- Il rimorso continuo non è produttivo
La pena più grande è portare sul cuore, giorno e notte, il testimone delle proprie colpe" (Giovenale)
La mancanza di una riflessione personale porta a considerare responsabile del male che ci capita qualcun altro: una persona, Dio, il destino, ecc. Si proietta sugli altri la colpa delle nostre sventure e ciò ci procura un senso di sollievo.
In tal modo, non facciamo mai i conti con la nostra coscienza, e quindi non progrediamo: restiamo degli eterni bambini incapaci di diventare autonomi. L'uomo che riflette capisce questo meccanismo elementare e incomincia a considerare le proprie responsabilità Naturalmente, per far questo, ha bisogno di guardarsi dall'esterno, di esaminare se stesso come se osservasse un estraneo; e, a questo punto, rischia di attribuirsi tutte le colpe che prima addossava agli altri.
Ma anche questa è una posizione estrema e poco realistica. Più si dilata la visione delle cose, più si vede la realtà come un gigantesco processo di interrelazione, in cui ognuno influenza gli altri ed è da loro influenzato. Ciò non significa, però, che la responsabilità individuale scompaia: se infatti è vero che la nostra volontà è condizionata da mille fattori esterni, è anche vero che ogni nostra decisione, ogni nostra azione, contribuirà a conferire un corso diverso al mondo.
Il risultato ultimo di questo percorso di consapevolezza non è dunque né il senso di colpa masochistico né la deresponsabilizzazione totale, ma una via di mezzo, da cui emerge la necessità di allargare la comprensione e di restare vigili, anche nei propri confronti. Solo una coscienza continuamente in azione è in grado di farci capire l'esatta misura delle nostre responsabilità. Quando mai l'uomo, si chiede Confucio, sarà capace di vedere i propri errori e di giudicarsi da solo?
- E' necessario evitare il rimorso continuo
Il senso di colpa, è un piccolo strumento di precisione si può usare quando non si vuole assumere le responsabilità della propria vita. Usatelo ed eviterete ogni rischio, ma impedirete a voi stessi di crescere (Wayne W. Dyer)
Bisogna evitare di pensare continuamente alla nostra colpa per eventuali cose accadute nel passato. Questo modo di agire consuma molta energia che potremmo utilizzare per fare qualcosa di buono e così neutralizzare il male fatto. Un rimorso continuo costituisce un ostacolo alla nostra crescita piuttosto che un aiuto.
- Come eliminare i legami con altre persone
Se vi sembra di essere legati ad un'altra persona, perchè essa vi ha fatto del male o voi lo avete fatto a lei, questa tecnica, magari ripetuta per un certo numero di giorni, vi può certamente aiutare.
Visualizzate la persona in oggetto (anche se fosse defunta) in piedi davanti a voi, immaginate ora che il vostro plesso solare (bocca dello stomaco) sia collegato al suo con una linea di luce o un cordone scuro. Immaginate quindi di avere nella mano destra una piccola spada con l'impugnatura a croce, ed invocare su di essa la benedizione di Dio. Nella mano sinistra immaginate di avere una torcia fiammeggiante, ed invocate su di lei il potere dello Spirito Santo, di cui costituisce il simbolo.
A questo punto affermate "Nel nome di Gesù Cristo io ti perdono per tutto il male che mi hai fatto, volontariamente o involontariamente, in questa vita o in quelle passate. E nello stesso tempo ti chiedo perdono per tutto il male che io posso aver fatto a te, volontariamente o involontariamente, in questa vita o in quelle passate. Amen. Ora io taglio questo legame che non ha più ragione di esistere, io ti lascio libero e divento libero".
Tagliate ora la corda con la spada bruciando immediatamente i due moncherini della medesima con il fuoco consacrato della torcia. Se resta qualcosa attaccato al vostro corpo insistete con il fuoco fintanto che non avvizzirà e si staccherà completamente.
Dopo una separazione del genere bisogna, naturalmente, prendere ogni precauzione per evitare che il legame possa riformarsi. Rifiutate di incontrare ancora la persona in oggetto ed anche solo di leggere o rispondere a lettere che provengano da essa. Interrompete ogni comunicazione fisica decisamente e risolutamente per un periodo di almeno alcuni mesi.
- Un semplice decalogo per fare di vostro figlio un delinquente
1. Fin dall'infanzia date al bambino tutto quello che vuole. Così crescerà convinto che il mondo abbia l'obbligo di mantenerlo.
2. Se impara una parolaccia, ridetene. Crederà d'essere divertente.
3. Non dategli alcuna educazione spirituale. Aspettate che abbia 21 anni e lasciate che allora "decida da sé".
4. Mettete in ordine tutto quello che lui lascia in giro: libri, scarpe, abiti. Fate voi quello che dovrebbe far lui in modo che s'abitui a scaricare sugli altri tutte le responsabilità.
5. Litigate spesso in sua presenza. Così non si stupirà troppo se a un certo momento vedrà disgregarsi la famiglia.
6. Date al ragazzo tutto il denaro da spendere che vi chiede. Non lasciate mai che se lo guadagni. Perché dovrebbe faticare per avere quel che vuole, come avete fatto voi?
7. Soddisfate ogni suo desiderio per il mangiare, il bere e le comodità. Negargli qualche cosa potrebbe dargli pericolosi "complessi".
8. Prendete le sue parti contro i vicini di casa, gli insegnanti, gli agenti di polizia. Sono tutti prevenuti verso vostro figlio.
9. Quando si mette in un guaio serio, scusatevi con voi stessi dicendo: "Non sono mai riuscito a farlo rigar dritto".
10. Preparatevi a una vita d'amarezze. Non vi mancheranno.
- Accettate tutto...
Accettate tutto con gratitudine... così la gioia e l'amore rimarranno in voi. Accettate con gratitudine le preoccupazioni, i problemi e le sofferenze ed essi scompariranno. Nel ringraziamento c'è la forza. La vera gratitudine è vivere positivamente. Chi percepisce, pensa e parla in modo positivo, vive e ringrazia incessantemente. Le forze positive dell'infinito sono così al suo servizio. Esse suscitano gioia, amore, armonia, fiducia e pace nell'uomo.
Le preoccupazioni, i problemi e le difficoltà si allontaneranno da lui, dato che nella vera gratitudine non c'è posto per le sofferenze e le preoccupazioni di questo mondo. La gratitudine è segno di grandezza. La vera gratitudine racchiude in sé la certezza che Dio, l'eterna Legge, guiderà ogni cosa nel migliore dei modi.
La gratitudine racchiude in sé anche la protezione e la vicinanza di Dio. La protezione e la vicinanza di Dio apportano, a loro volta, pace. Chi è ricolmo di pace è anche ricolmo di amore ed è altruista. Lo Spirito di Dio fiorisce così dall'interiore dell'uomo. L'uomo che è appagato in Dio emana, come una rosa, il sacro profumo dell'eterno Io Sono. La gratitudine racchiude in sé la speranza, la consolazione e la fiducia.
...
|
|