|
admin
Webmaster
    

Regione: Italy
Prov.: Pisa
Città: Capannoli
24949 Messaggi |
Inserito il - 07/07/2010 : 11:57:59
|
Vivere meglio, conoscendo di più il mondo del pensiero 2
del Dr. Mario Rizzi
(seconda parte)
°°°
3. STRUMENTI PER MIGLIORARE
"Durante la vita, figlio, prova te stesso. Conosci ciò che ti è nocivo e non te lo concedere." Ecclesiastico (Bibbia
- Ognuno è responsabile delle proprie malattie (11) -
Ognuno partecipa in ogni momento al proprio stato di salute o di malattia. Usiamo il termine partecipare per indicare il ruolo vitale che ciascuno svolge nel determinare il proprio livello di salute. La maggior parte di noi dà per scontato che la guarigione sia qualcosa che ci viene fatto, che se abbiamo un problema di tipo medico la nostra responsabilità si limiti all'andare da un dottore che penserà a guarirci. In parte è così, ma solo in parte. Con le nostre idee, i nostri sentimenti, il nostro atteggiamento verso la vita, oltre che più direttamente con l'esercizio fisico e la dieta, noi tutti partecipiamo a mantenerci o a ritornare sani. Inoltre, anche la reazione del nostro corpo alle cure mediche è influenzata dalle nostre idee sull'efficacia delle cure che riceviamo e dalla fiducia che nutriamo verso i medici che ci curano.
Capire che si può partecipare attivamente alla propria salute come alla propria malattia costituisce per tutti un primo importante passo verso la guarigione.
Abbiamo notato però che i pazienti convinti che solo un trattamento medico li può aiutare (ma i dottori gli hanno detto che la medicina non può più far molto e che probabilmente non gli restano che pochi mesi di vita), si sentono condannati, impotenti e abbandonati, e di solito le aspettative dei medici si avverano. Quelli invece che mobilitano le proprie risorse personali e partecipano attivamente alla propria guarigione, possono vivere più a lungo del previsto modificando in modo significativo la qualità della loro vita.
Nessuno resta deluso se prima non si è illuso! (11)
Il primo passo, per chiunque cerchi di guarire, consiste nell'individuare gli atteggiamenti e le convinzioni che lo tengono imprigionato nel modello della vittima passiva. In effetti quando una persona rimane attaccata alle convinzione che devono venire prima i bisogni degli altri, di fatto sarebbe stato impotente a soddisfare i propri bisogni emotivi. E chiaro che questa convinzione doveva cambiare. Una persona, perciò, dovrebbe sforzarsi di analizzare la sua situazione famigliare e professionale, e capire le delusioni che ha subito perché, tutto sommato, si era illusa che gli altri si comportassero in un modo diverso. Nessuno, infatti, resta deluso se prima non si è illuso!
Spesso le persone ambiziose, incanalano le loro energie principalmente verso lo sviluppo di una carriera sul lavoro. Altre volte, invece, è i matrimonio che delude perché ci si aspettava che il coniuge ci donasse la felicità eterna, invece... In questi caso è giusto valutare fino a che punto abbiamo delegato la nostra felicità personale ad altre persone, piuttosto che considerarla qualcosa che dipende esclusivamente dal modo come noi affrontiamo la vita.
Queste osservazioni non vogliono essere una critica nei confronti di nessuno, molti di noi hanno reagito in maniera analoga a situazioni analoghe. Il problema sta nel fatto che le convinzioni che abbiamo adottato da bambini, come reazione al conflitto tra noi e i genitori o tra il padre e la madre, ci impediscono di trovare risposte alternative alle inevitabili delusioni della vita.
Invece le alternative esistono. Quando le persone si sentono paralizzate e come in trappola, è perché le loro idee e le loro modalità abituali di reazione limitano il loro campo d'azione e di espressione.
- E' necessario cambiare le proprie convinzioni (11) -
Queste osservazioni non vogliono essere una critica nei confronti di nessuno, molti di noi hanno reagito in maniera analoga a situazioni analoghe. Il problema stà nel fatto che le convinzioni che abbiamo adottato da bambino, come reazione al conflitto tra noi e i genitori (o tra il padre e la madre), ci impediscono di trovare risposte alternative alle inevitabili delusioni della vita.
Invece il punto è che le alternative esistono. Quando le persone si sentono paralizzate e come in trappola, è perché le loro idee e le loro modalità abituali di reazione limitano il loro campo d'azione e di espressione.
- Superare il risentimento -
Se Dio avesse considerato opportuno che l'uomo guardasse indietro gli avrebbe posto gli occhi nella nuca. (Victor Hugo)
E' molto probabile che in futuro tutte quelle tecniche che aiutano le persone a liberarsi dal risentimento, a dare espressione ai sentimenti negativi ed a perdonare i torti passati (non importa se reali o immaginari), diventeranno una parte importante della medicina preventiva. Spesso coloro che non stanno bene covano risentimenti irrisolti o rimangono per vari motivi emotivamente legati alle esperienze negati vissute con uno o entrambi i genitori. Per aiutarli a star bene perciò indispensabile insegnar loro ad eliminare il passato. Il nostro organismo, infatti, prova una situazione di stress non soltanto durante l'esperienza che provoca il nostro risentimento, ma anche ogni volta che la ricordiamo. La tensione che deriva da questo stress chiuso dentro di noi e prolungato nel tempo può provocare gravi problemi al sistema immunitario ed altri organi del nostro corpo. Ciò è stato ampiamente dimostrato da vari ricercatori.
- Il risentimento non è la stessa cosa della collera -
Mentre la collera è un'emozione circoscritta e relativamente di breve durata (noi tutti l'abbiamo provata), il risentimento è un sentimento prolungato che, giorno dopo giorno, riproduce continuamente lo stress. Supponiamo, per fare un esempio, che mentre siete in macchina siete quasi investito da un'automobile piena di ragazzotti. Subito provate una reazione di stress: il cuore batte più in fretta, la respirazione accelera, il livello di adrenalina aumenta, e così via. Di solito, in un caso del genere, si provano due emozioni distinte: dapprima paura, poi rabbia per l'incoscienza dell'altro automobilista. Si tratta di reazioni del tutto normali.
E quando il momento è passato, tuttavia le nostre azioni e reazioni diventano sempre più significative. Una possibile reazione a questo evento, sarebbe quella di rincorrere l'altra automobile e rimproverare i ragazzi per la loro guida. Se quelli fanno le loro scuse o spiegano i motivi della loro guida spericolata (magari c'era una situazione d'emergenza, oppure erano in ritardo per il lavoro), la collera si placa. Questa conclusione, però, è quasi sempre impraticabile.
Quando non ci è data alcuna possibilità di far qualcosa per disperdere le emozioni connesse con l'evento, allora può succedere che la collera venga generalizzata, e si estenda, per esempio, ad altri ragazzi al volante, o addirittura a tutti gli automobilisti, sicché la collera provata inizialmente rimane in noi. Se questi sentimenti non hanno modo di sfogarsi, spesso danno luogo al risentimento e allo stress.
- Ci sono risentimenti che durano per anni -
Ci sono persone che lasciano covare per anni il risentimento per un'infinità di cause. Molti adulti si portano dietro sentimenti del genere fin dall'infanzia, per esperienze che ricordano in modo incredibilmente particolareggiato. Può trattarsi di esperienze da loro vissute come mancanza di amore da parte dei genitori, come rifiuto da parte dei compagni o di un insegnante, o di ingiustizie o crudeltà da parte dei genitori, e di infinite altre esperienze dolorose. Chi si porta dietro simili risentimenti, non fa' che ricrearsi nella testa quegli episodi, e la cosa può continuare anche quando la persona che ha arrecato l'offesa è morta da un pezzo.
Non importa se questi sentimenti erano giustificati al momento in cui ebbe luogo l'esperienza: il fatto è che portarseli dietro comporta dei costi fisici ed emotivi pesantissimi. Quando si covano sentimenti del genere, la prima cosa che bisogna riconoscere è che la fonte ultima del nostro stress siamo noi, e nessun altro.
- Una tecnica per perdonare le offese ricevute -
Una cosa è sapere che voi avete bisogno d'imparare a superare il risentimento e perdonare le offese, è una cosa ben diversa è trovare un metodo efficace per riuscire a farlo. Il perdono ci viene predicato dai profeti di tutte le religioni e dai filosofi di tutte le scuole: non ci sarebbe bisogno di tanta insistenza se il perdono fosse una cosa facile. Ma neppure se ne parlerebbe tanto se fosse una cosa impossibile.
C'è un libro, intitolato il Discorso della Montagna, di Emmett Fox che ci offre un metodo specifico e pratico per attuare il perdono (ne parleremo tra breve). A prima vista, sembrerebbe un processo semplicissimo. In sostanza, si tratta di mettere a fuoco la persona verso la quale si ha del risentimento e di immaginarsi che le succedano delle cose belle. L'efficacia del metodo, però, può lasciare perplessi, perché sembra negare la validità delle proprie sensazioni, quando riconoscerne la validità è condizione indispensabile per riconoscere e soddisfare i propri bisogni.
All'inizio, ci può risultare molto difficile visualizzare che succedano delle cose belle e piacevoli ad una persona per la quale proviamo rabbia e ostilità. Ma poi, continuando ad applicare il metodo, incominceremo a vedere in una nuova prospettiva non solo il nostro rapporto con quella persona ma anche il suo stesso comportamento. Per esempio, mentre continueremo a disapprovare il suo modo di comportarsi in una data situazione, riusciremo però a comprendere il fatto che lui agisce seguendo ciò che per lui sono validi motivi. Col tempo, ripetendo il processo di visualizzazione (soprattutto quando ci accorgeremo di stare riproducendo l'evento doloroso), incominceremo a essere capaci di visualizzare quella persona mentre gli succedono cose piacevoli e questo ci farà sentire molto meglio. Inoltre, anche i momenti in cui saremo fisicamente in contatto con la persona in questione diventavano più rilassati e piacevoli.
Il processo di visualizzazione per superare il risentimento ci aiuta infatti ad allentare una tensione che altrimenti ci saremmo portati dietro per molto tempo. Va sottolineato che non si tratta affatto di negare la nostra iniziale reazione di collera e di dolore, bensì di acquisire una nuova e più profonda comprensione verso l'altro ed i motivi che lo hanno spinto, o lo spingono, ad agire in un certa maniera. I benefici saranno certamente evidenti . - Esercizio di visualizzazione per superare il risentimento -
Descriveremo ora come si pratica il processo di visualizzazione. Prima di iniziare, tuttavia, sarà bene individuare una persona adeguata. Non sarà difficile trovarla. Se vi cogliete a rivangare una ferita passata, a riandare con la mente a un episodio doloroso, a rimuginare di continuo su quello che avreste dovuto fare o dire, a ricordare il comportamento ingiusto dell'altro, vuol dire che avete sentimenti irrisolti su quell'esperienza, e con la tecnica di Emmett Fox potete farvi fronte. Ecco come si fa:
1. Sedete su una sedia comoda, con i piedi a terra e gli occhi chiusi.
2. Se vi sentite tesi o distratti, come preparazione fate l'esercizio di rilassamento descritto più innanzi.
3. Evocate nella vostra mente un'immagine nitida della persona verso la quale provate risentimento.
4. Immaginatevi che le succedono delle cose belle. Visualizzatela mentre riceve amore, riconoscimento o denaro, qualunque cosa secondo voi quella persona considera piacevole.
5. prendete coscienza delle vostre reazioni. Se vi riesce difficile visualizzare che a quella persona succedano delle cose piacevoli, non preoccupatevi. E' una reazione naturale e si modificherà con l'esercizio.
6. Ripensate alla parte che avete svolto voi in quell'episodio doloroso, e a come si potrebbe interpretare diversamente l'episodio e il comportamento dell'altro. Provate a immaginarvi come potrebbe apparire la situazione dal punto di vista dell'altro.
7. prendete coscienza di quanto ora vi sentiate più rilassati, più in pace. Ripetetevi che non dimenticherete quello che avete capito ora.
8. Ora siete pronti per riaprire gli occhi e riprendere le vostre attività. Bastano meno di cinque minuti per eseguire questo esercizio. Fatelo ogni volta che vi rendete conto di stare rivangando un episodio passato spiacevole, doloroso o frustrante. Potreste stare dei mesi senza avere bisogno di eseguirlo, o trovarvi in condizione di eseguirlo cinque o sei volte al giorno.
Lo si può applicare addirittura mentre la situazione spiacevole si sta verificando. Per esempio, in un caso come quello dei ragazzi in macchina che vi tagliano la strada, potreste immaginarveli che arrivano sani e salvi dove devono arrivare, che fanno bene a scuola o sul lavoro o negli sport. Potreste ripensare a quando eravate ragazzi voi, alle stupidaggini che facevate allora, e anche capire certi problemi dei giovani.
- La storia di Edith -
Quando Edith aveva poco più di quarant'anni suo padre morì di cancro. Edith soffrì molto per questa perdita, e si ritrovò ad avere la responsabilità della madre, anziana e ricoverata in una casa di riposo. La madre pretendeva che la figlia la andasse a trovare ogni giorno, e quando non le faceva visita la faceva sentire in colpa. Ora Edith non solo doveva far fronte al problema di accudire alla madre, ma era anche costretta a far fronte al risentimento che datava dall'infanzia. A questo punto le venne il cancro al seno.
Quando ebbe preso coscienza del suo risentimento, le proponemmo di provare a visualizzare che alla madre succedessero delle cose piacevoli.
Dopo diverse settimane di esercizio, Edith incominciò a capire la grande solitudine della madre, soprattutto dopo che era rimasta vedova, e a rendersi conto che le pretese della donna e i suoi rimproveri non erano tanto diretti verso di lei personalmente, ma nascevano dalle sue paure e dalle sue frustrazioni. Edith prese inoltre coscienza del senso di insicurezza e di inadeguatezza che la morte del padre aveva attivato.
Per questa nuove prese di coscienza ora Edith divenne in grado di decidere se andare o meno a fare visita alla madre senza sentirsi in colpa.
4. PENSIAMO VERAMENTE IN MODO POSITIVO?
Essere, o non essere, questo è il problema. Se sia più nobile per la mente soffrire, per i colpi e le ferite del destino avverso. O armarsi per lottare contro un mare di guai e con la lotta annullarli per sempre?( Amleto, principe di Danimarca)
- Credete di vivere o vivete in modo positivo? -
Alcuni credono di vivere in modo positivo. Dicono, per esempio: "Voglio bene al mio prossimo, mi è caro. Vado d'accordo, anzi sono in completa armonia con mio fratello, con mia sorella, mia moglie, mio marito, i miei colleghi e le mie colleghe di lavoro." Ma, è veramente così?
Se non esaminiamo il mondo dei nostri pensieri e delle nostre sensazioni, crediamo spesso che ciò che diciamo sia positivo. I pensieri e le sensazioni che si trovano più in profondità mostrano invece che ci inganniamo. Le nostre parole apparentemente positive non hanno in realtà niente a che fare con un atteggiamento positivo nei confronti della vita, perché i nostri pensieri e le nostre sensazioni sono contro il nostro prossimo. In tal modo non possiamo fare quasi nulla di positivo e nemmeno utilizzare le forze positive dentro di noi.
Se pensiamo solo a noi stessi, se abbiamo in mente solo il nostro bene, il nostro benessere, il nostro profitto e il nostro vantaggio; se siamo, quindi, egocentrici, allora il nostro modo di pensare e di agire è negativo, ossia contrario al divino.
Rendiamoci conto quindi che ogni pensiero che non è a favore del nostro prossimo, è contro di lui ed è quindi rivolto anche contro Dio.
- Un esame per conoscersi meglio -
L'autoconoscenza è un passo fondamentale per dare un nuovo corso alla nostra vita; essa costituisce il primo passo sulla via verso la guarigione interiore. Di seguito elenchiamo alcune domande che possono contribuire a conoscere meglio il nostro carattere
Esame:
- Di cosa ho paura (morte, malattie, violenza, polizia, autorità, disoccupazione, povertà, ecc.)?
- In che misura agiamo in modo dominante o assillante, anche legando i miei simili?.
- Tendo a dare la colpa ai miei genitori per qualcosa che è accaduto nella mia infanzia o nell'adolescenza?
- Sono forse risentito perché il mio partner non mi dà tutto l'amore che desidero, ma che non ci può dare perché non lo possiede neppure lui?
- Cerco di legare altre persone a me usando la mia capacità di persuasione?
- Sono gelosi di qualcuno?
- Mi sono reso dipendente o indipendente dall'amore o dall'affetto di altri?
- Di chi non ho fiducia?
- Chi odio?
- Quanto sono orgoglioso?
- Quanto sono arrogante?
- Quanto sono vanitoso?
- Quanto sono generoso in modo disinteressato?
- Tendo a criticare o denigriamo delle persone? Chi?
- Cerco di mettermi in mostra?
- Nutro ancora sentimenti e pensieri di vendetta verso chi penso mi abbia offeso o ferito?
Tutte queste domande indicano dei modi di comportarsi degli esseri umani, esse ci mostrano il nostro stesso comportamento.
Dopo aver fatto l'esame dovremmo perciò decidere di cambiare ciò che ca cambiato perché, alla fine, un comportamento non corretto, così come il pensare negativo, ricade alla fine su noi stessi e ci può portare malattie o problemi mentali come disperazione, confusione, ansia, paura, depressione ed altro ancora.
- 100% Controllo = 100% Felicità -
"La vita è un continuo rifare noi stessi finché sapremo come vivere..."(A. Besant)
Per creare l'armonia in noi stessi l'unica cosa necessaria è un continuo controllo sulle nostre azioni, le nostre emozioni e i nostri pensieri.
Perciò il controllo di sé stessi è il segreto per conquistare la felicità. Perché? Perché nella esatta proporzione con cui controlliamo ciò che facciamo, diciamo e pensiamo raccoglieremo serenità o sofferenza. Se, per esempio, controlliamo il sessanta per cento delle nostre azioni, il dieci per cento delle nostre emozioni e il cinque per cento dei nostri pensieri, noi possiamo attenderci lo stesso grado di armonia sui corrispondenti piani. Se la nostra influenza sui vari piani viene aumentata a circa il settanta per cento, sarà inevitabile il godimento di un'armonia del settanta per cento.
Va anche ricordato che il sacrificio di se stessi è una via per raggiungere la felicità.
- Cinque semplici punti per vivere ora -
A tutti coloro che cercano la felicità possiamo dire che la felicità può essere ottenuta per mezzo della Legge di causa ed effetto. Questa Legge è sempre in azione e ci riporta indietro le energie che abbiamo generato sui vari livelli, ovvero:
Sul piano Spirituale:
Le aspirazioni portano gli ideali
Sul piano Mentale:
Gli apprezzamenti portano l'ispirazione Le critiche portano le noie
Sul piano Emozionale: La simpatia porta la gioia. Il risentimento e le antipatie portano i dispiaceri
Sul piano Fisico: Gli atti benevoli portano il benessere. Gli atti dannosi portano il dolore.
Il controllo di sé stessi è perciò il segreto per creare armonia ORA.
- La felicità mediante la Legge di Causa ed Effetto -
"La felicità è nobile e nasce dalle cose costruttive. Il piacere, basato sulla vanità e sul desiderio, non dura e si tramuta sempre in pena." (Dal "Nakulamata)
I tipi materialisti ed intellettuali, dovrebbero considerare la Legge di causa e di effetto, così come considerano la Legge di gravità, la Terra attira tutto ciò che si allontana da lei, noi attiriamo tutto ciò che si è allontanato da noi. Tutte le religioni confermano questa grande Legge, ma citerò soltanto quanto ha detto Gesù di Nazareth: "Ciò che l'uomo semina, quello raccoglierà".
Possiamo aggiungere: "Qualsiasi cosa un uomo raccoglie, quello è ciò che ha seminato nel suo passato". In Cina questa legge è enunciata in questi termini: "Semina un frutto per quel frutto, semina semi di zucca se vuoi raccogliere zucche".
Lork Kilmur, primo ministro inglese, quando parlò alla Westminster Hall di Londra ad una udienza di magistrati e di avvocati inglesi ed americani, disse che per risolvere i mali che affliggono l'umanità non c'è che un mezzo: insegnare agli uomini come funziona la Legge di causa e di effetto e come creare buone cause al fine di raccogliere degli effetti benefici.
Tutti i nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre azioni appartengono ad una di queste due categorie:
1. quella che determina armonia, 2. quella che semina disarmonia.
Noi spargiamo i semi dell'armonia o della disarmonia in ogni momento della nostra vita quotidiana e nella stessa precisa misura raccogliamo armonia di disarmonia dalle persone che ci circondano e dalle situazioni che incontriamo.
Quando i nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre azioni sono incontrollate, generalmente noi reagiamo nello stesso verso ad un qualsiasi stimolo. Perciò se qualcuno ci parla in modo critico di cose o persone noi, generalmente, ci uniamo a lui con il nostro risentimento e le nostre critiche, senza renderci conto che così facendo attiriamo disarmonia su noi stessi.
Poiché questa è la sola Legge che insegna a vivere, basterà controllare le cause per essere sicuri di controllare gli effetti.
...
|
|