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Inserito il - 01/06/2009 : 14:29:45
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La tristezza è davvero tristezza?
di Gioia Lussana
Ci sono giornate che iniziano sotto il segno della pesantezza, delle membra e del cuore. Ogni piccolo passo o scambio con il mondo sembrano un po' faticosi e richiedono quel quid di energia che ci pare di non avere.
Accade però, per me alquanto misteriosamente, che questo stato non possa essere classificato necessariamente come una ‘disgrazia’. Il regime mentale e fisico di ridotto impatto col mondo funge infatti da ‘agente semplificante'. Abbiamo meno energia, ma per questo siamo più lucidi e selettivi e sappiamo dosare con attenzione ciò che in altri momenti della vita elargiamo a piene mani e con scarsa presenza mentale.
Ecco ciò che accade:
Suddivido il tempo a disposizione con una certa programmazione, senza affollare eccessivamente l'orizzonte.
Prima mi dedico a cuocere il pranzo. Sono giù di corda, ma ci metto una certa cura e noto che questo mi dà un minimo di sollievo.
Poi lascio un certo tempo per giocare insieme ai bambini. Non sarà lo scambio creativo ed eccitante di alcuni giorni, ma è un tempo per loro e con loro, e loro lo sentono. Sono lì. Avviene quindi un contrattempo: uno dei bimbi fa un capriccio e comincia a prendermi a male parole perché io non cedo. Tutto questo, nella ridotta sfera del mio orizzonte, non mi coglie impreparata: invece di perdere le staffe, come spesso mi accade se mi sento insultata, anche se a farlo è un figlio piccolo, rispondo con calma che non cederò e aspetto le sue scuse per continuare il nostro dialogo.
Quindi servo il pranzo e riordino, non con la leggerezza o l'entusiasmo, ricordo lontano di giorni migliori, ma con la puntualità e il rigore di chi non può permettersi uno spreco di energie.
Risultato: mi sento rinfrancata. La tristezza col suo carico doloroso ha cercato di sopraffarmi, ma non c'è riuscita del tutto. Lei viene e se ne va quando vuole e non è in mio potere trasformarla in gioia, ma ci sono giorni che, misteriosamente, so trovare qualcosa di buono anche in lei. Come quando sappiamo infondere un sorriso di simpatia in una persona decisamente antipatica.
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