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Inserito il - 18/11/2002 : 10:09:40
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Frenesie nucleari di Tom Bosco
Non vorrei risultare noioso, ma quest’ennesima “boutade” di bin Laden è talmente ridicola che non riesco a credere che qualcuno possa ancora perderci del tempo (certamente non ha nulla a che fare col fatto che il Pentagono stia aumentando l’utilizzo di reparti per operazioni speciali, compresi quelli che effettuano operazioni coperte congiuntamente alle forze paramilitari della CIA... o forse sì?), ma naturalmente fanno gioco i titoli roboanti sulle minacce dello sceicco rinnegato nei confronti del nostro paese, così come sono senz’altro più degne di attenzione certe notizie, certi modi di fare “informazione”, come quello che ho potuto gustare oggi pomeriggio (14 novembre), quando ho acceso un attimo la televisione giusto per vedere la maestra sopravvissuta al terremoto in Molise intervistata attraverso il vetro, sul suo letto d’ospedale, con indosso una tragicomica cuffietta con radiomicrofono... questo sì che è giornalismo!
Sono invece rimasto profondamente colpito da certe dichiarazioni del neo eletto presidente brasiliano, Luis Inacio Lula da Silva, e riportate dal National Post canadese, secondo il quale Lula ha promesso di espandere le capacità militari del più grande paese dell’America Latina sino a trasformarla in una potenza nucleare. Rivolgendosi ad un gruppo di alti ufficiali a Rio de Janeiro, ha detto: “Perché qualcuno mi chiede di rinunciare ai miei armamenti e di tenermi un taglierino, tenendo nel contempo puntato un cannone su di me? Il Brasile verrà rispettato nel mondo solo quando si trasformerà in una potenza economica, tecnologica e nucleare.”
Oltre agli armamenti nucleari, Lula da Silva ha chiesto appoggio per avviare un programma col quale la Embraer, un’industria aeronautica brasiliana, inizierà la produzione di un nuovo caccia e della relativa tecnologia missilistica, in grado di competere con l’F-16 statunitense. Non è chiaro come verrebbero finanziati questi programmi, ad ogni modo si pensa che questa sia una mossa di Lula da Silva per ottenere l’appoggio dei militari, che hanno sempre visto con sospetto i politici di sinistra. A Washington, comunque, non regna molta allegria per questa iniziativa di Lula da Silva, ex sindacalista e comunista, vicino tanto a Fidel Castro che al presidente venezuelano, Hugo Chavez. Constantine Menges, membro anziano dell’Hudson Institute di Washington ed ex membro del National Security Council statunitense, ha detto: “Potrebbe benissimo emergere una nuova minaccia terroristica e nucleare da un asse formato dalla Cuba di Fidel Castro e il neo eletto presidente radicale in Brasile, tutti legati all’Irak.” Come se non bastasse, in vari discorsi Da Silva ha dichiarato di auspicare relazioni più strette con la Cina...
Insomma, per gli americani sono tempi duri, soprattutto ora che quel vecchio volpone di Saddam ha accettato senza condizioni la risoluzione dell’ONU. Certo, fa un po’ specie sentir tuonare l’amministrazione Bush contro le presunte minacce chimico-biologico-nucleari (e chi più ne ha, più ne metta...) di Baghdad al mondo, soprattutto dopo la trasmissione, da parte della televisione nazionale tedesca (ARD), di un documentario il quale dimostrerebbe non soltanto che gli Stati Uniti conducono programmi segreti relativi allo sviluppo di armamenti biologici, ma che addirittura li avrebbero usati nel 1952, durante la guerra di Corea.
Il documentario, il cui titolo in italiano sarebbe “Nome in Codice: Artichoke - Gli esperimenti segreti della CIA sugli esseri umani” è andato in onda ancora in agosto, ed è incentrato sulla storia del dr. Frank Olson, un biochimico morto misteriosamente nel novembre del 1953 dopo una strana caduta dal tredicesimo piano di un albergo, a New York.
Ad ogni modo, a togliere il sonno agli americani giungono adesso le rivelazioni di Pepe Escobar, sull’Asia Times, il quale riporta come alla rete televisiva Al-Jazeera sia stata concessa un’intervista da parte di Mohammed al-Usuquf, presumibilmente il numero tre di al-Qaeda. Sembra che al-Usuquf sia laureato in fisica e in economia internazionale. Una copia dell’intervista è stata spedita al quotidiano londinese in lingua araba Al Quds Al Arabi, che ha scelto di non pubblicarla. Tanto per cominciare, dice che Bin Laden è “vivo e vegeto, insieme ai suoi comandanti Mohammed Atef, Khalid Shaik Mohammed e il Mullah Omar". Poi afferma esplicitamente che l’America verrà distrutta, e nella prossima guerra le sue portaerei, i suoi sottomarini nucleari e i suoi satelliti spia saranno del tutto inutili. Negli Stati Uniti sarebbero presenti più di un migliaio di infiltrati di al-Qaeda, mentre in tutto il mondo ce ne sarebbero 20.000. Il piano sarebbe quello di devastare l’economia americana "distruggendo le sette maggiori città degli Stati Uniti". Come? Con delle bombe nucleari che sarebbero già da tempo posizionate in loco: sette di queste testate, giunte per nave, sarebbero state pronte ad esplodere ancora prima dell’11 settembre. Le testate sarebbero state acquistate al mercato nero: cinque proverrebbero dalla Russia, da missili T-3, o RD-107, ed hanno una potenza di circa 100 kilotoni ciascuna, mentre le restanti, pakistane, sono meno potenti, arrivando a malapena a 10 kilotoni. Ognuna delle testate russe sarebbe stata pagata circa 200 milioni di dollari: il denaro sarebbe stato fornito ad al-Qaeda da numerosi paesi, non tutti arabi, ma persino europei, tutti stanchi dell’egemonia americana. al-Usuquf prosegue poi spiegando nei dettagli come verrebbe portata avanti quella che sembra una vera e propria Armageddon. Sinceramente, a me sembra un ottimo soggetto hollywoodiano, ma mi riesce difficile dare credibilità a questo scenario. Ad ogni modo, se prima dell’11 settembre qualcuno mi avesse raccontato in anticipo cosa sarebbe successo quel giorno fatale, ci avrei creduto.
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