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Inserito il - 31/01/2013 : 10:46:24 Raccolta di Aforismi dai più grandi esseri della terra 1
Raccolta di Aforismi, dai più grandi esseri della terra, lungo i tempi (assemblandoti da Ilario Assagioli) - parte prima
ILARIO ASSAGIOLI "DAL DOLORE ALLA PACE"
(arcobaleno di pensieri)
con introduzioni di Roberto Assagioli
- parte prima -
“E venni dal martiro a questa pace” DANTE (Paradiso, XV, 148)
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A tutti coloro che soffrono, affinché dalla loro notte spunti l’alba dell’accettazione e del superamento, l’autore offre questa raccolta — frutto di dolore — con l’augurio che ognuno sappia trovarvi dei semi di gioia.
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PREFAZIONE
Quando, durante lunghi anni di malattia (1), andavo trovando nelle mie numerose letture qualche massima, aforisma o pensiero e li trascrivevo per formarne una raccolta (questa raccolta, le cui rubriche nascevano una dopo l’altra quasi spontaneamente), non pensavo che sarebbe venuto il momento in cui verrebbe pubblicata in volume. Era mio vivo desiderio di farla conoscere, poiché sapevo per esperienza personale quanto possono sollevare ed aiutare certe affermazioni sulla gioia, sull’ottimismo, sulla speranza, nei momenti più oscuri della vita.
Il valore umano di questo volume è dato, oltre che dal contenuto, dal fatto che esso è frutto di sofferenza reale e che il primo ad aver attinto aiuto dalle sue pagine è il compilatore stesso. Suo scopo immediato è, come ho detto nella dedica, quello di aiutare ad accettare e vincere il dolore, riconoscendone la funzione purificatrice ed elevatrice. Però esso si rivolge — non meno che a chi soffre fisicamente o moralmente — ad un’altra ed ampia categoria di persone: agli insoddisfatti, a coloro che si sentono a disagio nella vita comune, piena di cose piacevoli ma vuote, e che cercano qualcosa di meno effimero e di più profondo, qualche base salda e duratura su cui fondare la propria dimora interna.
Ed oggi che i disorientati e gli insoddisfatti sono più numerosi che mai, il riflettere su certe verità eterne, presentate in forma varia dai grandi spiriti di ogni tempo e nazione, può far apparire meno lontana la prima mèta di ogni realizzazione spirituale, la rivelazione del Sé interiore, del proprio Centro spirituale. Affinché ciò avvenga, bisogna che alla lettura dei precetti segua la loro attuazione; infatti, per dirla con i cinesi, “l’insegnamento che entra solo nell’orecchio è come un pasto consumato in sogno”. E i pasti sognati non sono molto nutrienti!
Tuttavia occorre ricordare che l’insoddisfazione prelude alla ricerca e che la ricerca è già in parte possesso. Con chi è insoddisfatto vi è sempre speranza e chi è disorientato può esser condotto a trovare la sua via, mentre è molto difficile, direi quasi impossibile, smuovere e interessare a cose superiori chi è tutto immerso nei propri interessi materiali ed egoistici o chi è soddisfatto di sé.
Ad ognuna delle tre parti in cui è divisa la raccolta è premessa una breve introduzione, scritta da mio padre Roberto Assagioli, al quale devo già tanta gratitudine per tutto quello che ha fatto, umanamente e spiritualmente, per me. Vi sono anche qua e là alcuni pensieri tratti dai suoi scritti inediti, mentre non ho voluto di proposito includere pensieri miei personali, salvo alcuni pochi che ho messo tra quelli anonimi. La cernita accurata dei pensieri più significativi e meno conosciuti, fra le molte migliaia che avevo raccolti, è stata fatta in modo da dare un panorama universale: così, accanto a quelli di pensatori e scrittori occidentali, ve ne sono non pochi di autori indiani o orientali in genere. Ciò che ho cercato di fare durante la selezione è stato di scartare le massime più note e quelle più ovvie e di preferire i pensieri che avessero insieme a un significato profondo anche una forma viva ed originale, sforzandomi di evitare il pericolo indicato dallo Chamfort quando afferma che “La maggioranza dei raccoglitori di versi o di motti di spirito somiglia a coloro che mangiano ciliege oppure ostriche: scelgono dapprima le migliori e finiscono per mangiarle tutte!”.
Un altro punto su cui vorrei richiamare l’attenzione del lettore è il valore intrinseco della “massima” quale modo e mezzo di espressione; lo farò con le parole che Michel Epuy premette alla sua raccolta di pensieri Comment être heureux (Paris, Payot): “Una frase breve ha spesso un’efficacia maggiore di un intero libro. Per la brevità stessa, la verità che esprime ha più forza e il suo significato sembra più essenziale, più alto, più ricco.
Essa s’incide meglio nella mente e per poco che abbia (1) Ai quali seguì un sereno trapasso, all’alba del 6 novembre 1951 (R.A.) qualche riferimento nascosto alla nostra preoccupazione o al nostro stato d’animo del momento, ci colpisce, rimane in noi; la possiamo così ripetere nelle ore in cui più abbiamo bisogno di credervi e di metterla in pratica; così può avere un notevole influsso sulla nostra volontà e quindi sul nostro destino”.
Non bisogna dimenticare però che la “massima” è uno stimolo più che un alimento; essa esige da parte del lettore più acutezza e spirito di sintesi che un’opera complessa. Essa gli lascia la cura di raccordare, di completare, di unificare e fa alla sua intelligenza ampio credito. “Non vi sono pensieri che per l’uso di coloro che pensano...”. Ciò dice Gustave Thibon nella prefazione del suo ottimo Pain de chaque jour (Ed. du Rocher, Monaco) e così continua: “L’autore di massime orienta il lettore verso le differenti vie del pensiero, ma non s’impone a lui quale un cicerone importuno, lasciandogli la gioia di scoprire, o meglio ancora quella d’indovinare. Mentre un’opera didattica si impone a noi con tutto il peso delle sue prove e delle sue deduzioni, vere o false che siano, l’aforisma non può produrre i suoi frutti che in un clima di libertà, di fiducia, di intimità; il suo autore fa continuamente credito al lettore, ma ha bisogno che il lettore a sua volta gli faccia continuamente credito.
Egli non aspira a illuminare gli uomini con la propria lanterna: sua unica ambizione è di aiutarli a meglio contemplare il sole”. Fin qui il Thibon, ed io non avrei saputo dir meglio. Del resto questa universalità della saggezza, questa unità della verità, riconosciuta dai più grandi spiriti di ogni tempo, è affermata già nella Bibbia: “Le parole dei savi sono come degli stimoli e le collezioni di sentenze sono come paletti ben piantati; esse sono date da un solo Pastore” (Ecclesiaste, XII, 13).
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ILARIO ASSAGIOLI
PARTE PRIMA
LA RICERCA
- DAL DOLORE ALLA MEDITAZIONE -
Si può dire che dolore e pace sono i due punti estremi della traiettoria che l’uomo percorre nel corso della sua evoluzione interna, da quando comincia ad acquistare una vera coscienza di se stesso fino a quando giunge ad unirsi in modo volenteroso con la Vita universale, ad inserirsi armonicamente nei ritmi cosmici.
Durante la maggior parte del lungo pellegrinaggio sulla via evolutiva il dolore è, in qualche misura, inevitabile. Esso ha funzioni utili, anzi preziose e necessarie. Tali funzioni sono molteplici; ma ve ne sono quattro principali e particolarmente benefiche. Nei primi stadi della evoluzione umana — ma in qualche misura anche in quelli successivi — soltanto, o soprattutto, il dolore vale a scuotere l’uomo da un passivo adagiamento, dalle comode “routines”, dalla sua fondamentale pigrizia mentale e morale, dal suo ristretto egocentrismo. Il “buon dolore”, nelle sue numerose e svariate forme, lo induce, lo obbliga a “svegliarsi”, a suscitare le proprie energie latenti, a volere e a metter in valore i suoi “talenti”.
La seconda funzione benefica del dolore è in un certo senso inversa della prima: è quella di svincolare l’uomo da attaccamenti eccessivi a cose o persone; di affrancarlo dalla schiavitù in cui lo tengono i suoi istinti, le sue passioni, i suoi desideri; di impedirgli di commettere nuovi errori e nuove colpe. Questa è dunque una funzione purificatrice e liberatrice.
La terza funzione del dolore, collegata con la precedente, è quella di indurre l’uomo a disciplinarsi, a dominare le incomposte energie istintive, emotive, mentali che si agitano in lui; a ordinarle ed organizzarle, in modo che esse divengano costruttive e non distruttive; a trasformarle, incanalarle, utilizzarle per attività feconde, e benefiche, per fini elevati ed umanitari. Ciò richiede un’energica e assidua “azione interna”; ma i mirabili risultati che se ne ottengono compensano ampiamente della fatica. Il possesso di sé, il senso di sicurezza e di potenza nel proprio reame interiore danno profonde e durevoli soddisfazioni. E l’ordine significa armonia e bellezza.
Infine il dolore induce, obbliga al raccoglimento, alla riflessione, alla meditazione. Esso ha il prezioso e necessario ufficio di richiamarci dalla vita volta all’esterno, dispersa e dissipata, superficiale e materialistica che troppo spesso conduciamo. Il dolore ci scuote, ci fa “rientrare in noi stessi”; arresta la nostra corsa affannosa; ci fa volgere lo sguardo al di dentro e verso l’alto. Così noi cominciamo veramente a pensare, a porre a noi stessi i grandi problemi della vita, a cercar di trovarne la giustificazione, di comprenderne il significato, di intuirne lo scopo e la mèta. Allora cominciamo a creare il silenzio in noi stessi, a “interrogare”, a pregare, a invocare. Allora comincia il colloquio, il “dialogo” interno con un Principio, una Realtà superiore, con la nostra Anima profonda, con Dio.
Vedremo più oltre, nella seconda Introduzione, quali ne sono i frutti preziosi. Riguardo al dolore occorre però fare una riserva e prevenire eventuali esagerazioni. Il riconoscimento delle preziose funzioni del dolore non deve indurci a sopravalutarlo, a farne un culto, fino a non tentar di alleviarlo o peggio ad infliggerlo agli altri (o anche a noi stessi), quando ciò non sia veramente necessario o sicuramente utile. Si può dire, un po’ paradossalmente, che il dolore ha valore se ed in quanto porta alla propria eliminazione, al proprio superamento. In altre parole il dolore non è fine a se stesso, ma un mezzo per produrre certi effetti, per insegnare certe lezioni. Quando esso ha assolto queste funzioni, possiamo e dobbiamo dirgli “grazie” e poi lasciarlo indietro risolutamente.
La valutazione del dolore non deve renderci sospettosi e diffidenti della gioia. Questa ha, al pari del dolore, alte e necessarie funzioni. Anzitutto essa è “dinamogena”; il suo primo dono è quello di risvegliare ed accrescere le nostre energie, di attivare persino il ricambio organico, di elevare il nostro tono vitale; essa può considerarsi veramente come un efficace mezzo di cura. La gioia scaccia le nebbie della depressione, ci libera dalla paura e soprattutto dal malsano “impietosimento di noi stessi”. La gioia poi è “comunicativa”: si effonde, s’irradia sugli altri beneficandoli, creando fra noi e loro rapporti armonici e fecondi. Perciò la gioia, lungi dall’essere qualcosa di cui farsi scrupolo, costituisce un vero e proprio dovere verso gli altri.
ROBERTO ASSAGIOLI
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I GIOIA - DOLORE
Vi ho detto queste cose affinché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia completa. GESÙ
Un grande dolore è sempre un messaggero di Dio. Al suo tocco l’uomo si sveglia dal sogno della vita, i fantasmi si dileguano, le agitazioni si acquietano, i frastuoni tacciono. Un grande dolore porta con sé un grande riposo e un grande silenzio; e allora l’anima ascolta. D. CAPRILE
Ha visto solo metà dell’universo chi non ha mai visitato la casa del Dolore. R. W. EMERSON
L’uomo è uno scolaro e il dolore è suo maestro; nessuno si conosce finché non ha sofferto. DE MUSSET
Chi non ha sofferto non sa niente; non conosce né il male, né il bene, non conosce gli uomini, non conosce se stesso. FÉNÉLON
Domina il tuo dolore, altrimenti esso dominerà te. Domina il tuo dolore e apprendi così che sei un uomo. E. HUBBARD
Io ricevetti il dono della sofferenza e divenni poeta. E. IBSEN
La sofferenza è una notte seminata di stelle. Sentenza indiana
Quantunque il dolore come un torrente sopraggiunga impetuoso, mentre il saggio con calma lo guarda, ecco è passato. Sentenza indiana
L’albero torna a germogliare dopo reciso, anche la luna calante torna poi a ricrescere; riflettendo a questo il saggio non si lascia sopraffare dal dolore nelle calamità della vita. Sentenza indiana Quando io penso all’instabilità del piacere e del dolore mi dico: Perché mi lascerei prendere dall’afflizione? Che posso fare io e quale azione mia potrebbe sottrarmi al dolore? Io dunque cerco con tutte le mie forze di non cadere nella tristezza. Sentenza indiana
Sorridi con pazienza e fiducia quando viene il dolore, portalo in tua compagnia: per vincerlo non v’è miglior mezzo. Sentenza indiana
Quando il dolore non riesce ad abbattere il cuore dell’uomo, vinto e disfatto se ne va. Sentenza indiana
Soffrire non basta. Vi sono dei dolori sterili, vi sono dei dolori che diminuiscono. Il fuoco purifica, ma può anche disseccare e indurire. Soffrire conta poco: ciò che importa è la qualità del nostro dolore, è soprattutto l’accoglienza che facciamo alla prova. Vi è una “ars dolendi” più preziosa della sofferenza. GUSTAVE THIBON
Le gioie di quaggiù ci rivelano, come dice Pascal, che le cose create sono l’immagine di Dio; ma la disperazione ci insegna che esse non ne sono che una immagine. La felicità è nelle nostre anime il riflesso di Dio immanente e creatore, ma la disperazione è l’ombra di Dio trascendente e solitario. E l’una e l’altra sono delle prove che, fedelmente superate, ci elevano, la prima verso Dio in quanto Egli si manifesta e la seconda verso Dio in quanto Egli si nasconde. G. THIBON
Le nostre lacrime sono fatte per la terra e i nostri sguardi per il Cielo. Piangi, ma volgi in alto gli occhi. G. THIBON
Sei capace di soffrire senza ribellione? Allora, te ne prego, gioisci senza rimorsi! G. THIBON
La gioia è l’espressione della sicurezza dell’anima. ALICE A. BAILEY
Non posso fare a meno di pensare che il mondo sarebbe migliore e più bello se gli educatori insistessero sul dovere della gioia altrettanto quanto sulla gioia del dovere. Sì, noi dovremmo essere quanto più possibile gioiosi, poiché essere felici è un metodo eccellente per contribuire alla felicità degli altri. LUBBOCK
Non vi è nulla che il corpo soffra che non possa giovare all’anima. Come la gioia condivisa si raddoppia, l’affanno condiviso diminuisce, o almeno se ne tempera assai l’amarezza. Le più forti e fedeli amicizie furono sempre fondate più sul dolore che sulla letizia. LEA
Fa che dal dolore di ognuno nasca l’amore per tutti. NINO SALVANESCHI
La felicità dell’uomo è l’armonia morale con sé medesimo. E. ZELLER
Oh! il tremore del fogliame di quella palma così solitaria in tanta altezza di cielo! Si batte coi venti che l’erba minima ignora. MOSAMO AKIKO
11 La pena di non sentire Dio è un modo di sentire Dio. ROBERTO ASSAGIOLI Dio è la gioia: perciò ha appeso il sole dinanzi a casa sua. X
Se il cielo ti prova oggi è per renderti più compassionevole domani ai mali degli altri. Il cuore è come quelle specie di alberi che non danno il loro balsamo, per sanare le ferite, se non dopo essere stati essi stessi feriti. CHATEAUBRIAND
Ricordatevi che si può “andare” direttamente a Dio seguendo pacificamente la via comune: ma che non si ritorna a Dio che per la via del dolore. H. LASSERRE
La palla cadendo a terra si risolleva subito; l’avversità non dura a lungo per il saggio. Sentenza indiana Siate gioiosi, poiché la gioia fa entrare la Luce e dove vi è la gioia non vi è illusione né incomprensione. ALICE A. BAILEY
Tutte le fonti della mia gioia sono in Te! Salmo 87, v. 7
La sofferenza, nella forma scelta da Dio è un pilota infallibile; tutto sta nel saperne e volerne trarre profitto. Quando guardiamo in noi senza volerci lusingare restiamo sempre sorpresi nel vedere fino a qual punto il dolore ha colpito nel punto giusto. Sta a noi di non soffrirne invano; il modo con cui si sa sopportare la prova è l’indice del valore morale di un uomo. S. BLANCHE
Guai all’ammalato che non sente mai dolore! Egli non si cura dalla infermità nascosta che insidia la sua esistenza. Il dolore invece gli rivela sicuramente la malattia e gliene indica la sede. G. ROSTAGNO
Ho dato al mio dolore un nome e l’ho chiamato: “Il mio cane...”. F. NIETZSCHE
... ma non poterono impedirgli che dal suo dolore brillasse un sorriso, come dalla pioggia l’arcobaleno e molti arcobaleni conosce il dolore che il sole dell’anima irradia. (Heine). A. CERVESATO
Qualunque prova venga inflitta all’uomo forte, la sua costanza non si smentirà. Rovesciate la candela, la fiamma salirà sempre verso l’alto. Sentenza indiana È più facile contenere il dolore che la gioia. Il dolore tende ad isolarsi, la gioia ad espandersi. E. Z.
Il progresso dipende dalla somma di dolore che è sopportato... La legge del dolore è inerente all’essere nostro. Bisogna imparare a soffrire volontariamente e a trovare in questo la nostra gioia. La libertà non si potrà acquistare che a questo prezzo. GANDHI
Abbandonarsi al dolore senza resistervi, uccidersi per sottrarsi ad esso, vale quanto lasciare il campo di battaglia prima di aver vinto. NAPOLEONE I
Le croci reggono noi più che noi le croci. N. TOMMASEO
La beatitudine è la gioia di Dio è la gioia della mia anima e sarà la mia forza eterna. ALICE A. BAILEY
Il dolore è il grande educatore dell’uomo. Esso gli ha insegnato le arti, la poesia, la morale; gli ha ispirato l’eroismo con la pietà; ha dato pregio alla vita permettendo che essa fosse offerta in sacrificio. ANATOLE FRANCE
I grandi dolori ci salvano dai piccoli. G. P. RICHTER
Considerate come argomento di completa allegrezza le prove svariate in cui venite a trovarvi. S. GIACOMO
La sofferenza è la forma superiore dell’azione, la più alta espressione dell’ammirevole Comunione dei Santi, e soffrendo si è sicuri di non errare (come talvolta agendo), sicuri di essere utili agli altri e alle grandi cause che si sogna di servire. E. LESEUR
Soffrire ed essere infelici non sono affatto la stessa cosa. E. LESEUR
Non lasciamo vedere delle nostre lacrime se non quelle che cadono sui mali altrui. Esse solo sono feconde. G. MICHELET
Molti sventurati furono fatti poeti dall’ingiustizia patita. Impararono soffrendo quanto insegnano cantando. SHELLEY
La sofferenza ha questo di vero e di profondo: che ci fa necessariamente o salire o scendere; non conosce uno status quo, né una linea orizzontale, porta al cielo o all’inferno. Colui che cammina nel dolore non cammina in pianura. G. THIBON
Ogni elevazione è il frutto di un dolore superato. Salire è sormontare. G. THIBON 13 Sofferenza e tragedia: Il tragico non è né negli avvenimenti né negli atti, è nei cuori. La vita meno caotica in apparenza può racchiudere più angoscia e inferno interiore che quella di Priamo o di re Lear. Poiché l’inferno, come il cielo, è dentro di noi: il cielo nell’anima, l’inferno nell’io personale. G. THIBON
Quando arriviamo allo stadio in cui è avvenuto il perfetto accomodamento tra il finito che è in noi e l’infinito, il dolore stesso diviene un capitale prezioso; esso è la misura con cui stimiamo il vero valore della nostra gioia. Il più importante insegnamento che si può ricavare dalla vita consiste non già nel riconoscere l’esistenza del dolore in questo mondo, ma nel comprendere che dipende da noi il convertirlo in grande beneficio e in altrettanta gioia. E ciò può effettuarsi soltanto quando noi comprendiamo che l’io individuale non costituisce lo scopo supremo del nostro essere, ma che in noi v’è l’Essere Universale il quale è imperituro, non teme la morte e la sofferenza e considera il dolore soltanto come l’altro aspetto del piacere... Poiché il dolore è la vestale consacrata al sacrificio dell’immortale perfezione; quando prende il suo vero posto davanti all’altare dell’infinito, allontana il bruno velo e scopre il volto a chi la contempla come una rivelazione di gioia suprema. R. TAGORE
Chi non ha mai mangiato il suo pane in tristezza, Chi non ha mai trascorso le ore della notte Piangendo e aspettando l’aurora, Non vi conosce ancora, o Potenze Celesti. GOETHE
Quale tremenda croce essere senza croce. S. AGOSTINO
Anche se Cristo fosse nato mille volte a Betlemme Se non è nato in te stesso, la tua anima resta isolata; Tu guardi invano verso la croce del Golgota A meno che essa non sia stata in te stesso innalzata. ANGELO SILESIO
Non hai compiuto tutti i tuoi doveri se hai trascurato quello di essere allegro. C. BUXTON
Siamo allegri ricordandoci che le disgrazie più gravose a sopportare sono quelle che non arrivano mai. LOWELL
La gioia e il dolore degli altri dipendono anche da noi stessi; non ci si rende conto in generale di quanto male possa fare un giudizio sfavorevole e pessimistico gettato là alla leggera e quanto bene una parola buona detta senza parere e “en passant”. X
Santa Caterina da Siena attribuiva alla tristezza un’origine diabolica. Infatti lo scopo del demonio è quello di opprimere l’anima con la noia, la tristezza, il turbamento, l’angoscia. Santa Teresa diceva di non temere nulla quanto la perdita della gioia in un’anima. Sì, i Santi hanno gioito intensamente, essi sono stati unti con l’olio della allegrezza. VAN HOUTRYVE
Se alcuno di voi è triste: preghi! S. GIACOMO
È meglio per il cuore umano piangere e consolarsi, che cessare, non piangendo, di essere un vero cuore umano. S. AGOSTINO
Gioire è saggezza; far gioire è virtù. Proverbio persiano Un’oncia di sofferenza val più che una libbra di azione. S. FRANCESCO DI SALES
Tanta sofferenza per giungere a questo punto: ma per giungere a questo punto è necessaria tutta questa sofferenza. VITTORIO PIFFER
Riflettete sulla gioia, sulla felicità, sulla gaiezza e sulla beatitudine, poiché esse aprono i canali della vita interiore... Esse risanano e purificano il corpo ed aiutano ad eseguire il proprio lavoro con poco sforzo, con un giusto senso dei valori e con un distacco basato su l’amore e non sull’isolamento. ALICE A. BAILEY
La miglior gioia della vita è nel saper soffrire. NINO SALVANESCHI
Nessuno mi sembra più infelice di chi non conobbe sventura. SENECA
Gli sciocchi vivono senza trovare la gioia di vivere. DEMOCRITO
La sofferenza è la via più breve verso la saggezza. MEISTER ECKART
Il lavoro è il miglior medico del dolore. Negli affanni e nei disinganni lavorate ostinatamente. X
Abbi il coraggio di vivere il domani del tuo dolore e sarai salvo. Proverbio cinese Questo è saggezza per l’uomo: preservare lo spirito divino che è dentro di noi sereno e incontaminato al di sopra di ogni dolore e piacere. MARCO AURELIO
D’essere felici ci si stanca presto: render gli altri felici è un piacere che si rinnova all’infinito. BISMARCK
Quando non possiamo far sprizzare luce dai nostri dolori, è meglio lasciarli nell’ombra. X
15 Qual’è la causa perché il mondo dura? L’ignoranza. Di che? Delle quattro nobili verità: 1.- L’esistenza del dolore. 2.- L’origine del dolore. 3.- La cessazione del dolore. 4.- La via che conduce alla cessazione del dolore. BUDDHA
Quando si sa mettere la gioia nel dolore, oh, che pace deliziosa! SUOR ELISABETTA DELLA TRINITÀ
Vivere ardendo e non sentire il male! GASPARE STAMPA
Felice è la vita nostra, di noi che nulla possediamo, perché è nostro cibo la gioia, che ci fa pari agli Dei luminosi. BUDDHA
Tutte le creature sono originate dalla gioia, per la gioia si conservano, progrediscono verso la gioia e alla gioia ritornano. R. TAGORE
Scintille di viva luce sprizzano dall’acceso ferro, quando è tormentato dal maglio; pensieri luminosi sorgono dall’anima quando è tormentata dal dolore. ROSA BORGHINI
Che altro sono i servi di Dio se non i giullari di Lui, destinati a rialzare il cuore degli uomini e portarli alla gioia dello spirito? S. FRANCESCO
È dalla castità del cuore e dal fervore della preghiera che nasce la gioia dello spirito. S. FRANCESCO
Quando siete tristi sforzatevi di mantenere sollevati gli angoli della bocca e diverrete allegri. E. COUÉ
O gioia! o ineffabile allegrezza! O vita intera d’amore e di pace! O senza brama sicura ricchezza! DANTE
Colui che teme di soffrire, soffre già ciò che teme. MONTAIGNE
La gioia più grande è di dare la felicità e coloro che la ignorano hanno ancora tutto da imparare dalla vita. GEORGE DUHAMEL
La felicità non è nelle cose, ma negli uomini: chi l’ha dentro la trova subito nelle cose piccole; chi non l’ha la cerca invano nelle grandi. SALVATORE FARINA
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