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 Frammenti di Jiddu Krishnamurti

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V I S U A L I Z Z A    D I S C U S S I O N E
admin Inserito il - 25/01/2013 : 11:34:34
Frammenti di Jiddu Krishnamurti

frammenti liberamente estrapolati da: "On living and dying"

di Jiddu Krishnamurti

"...per poter sperimentare la morte mentre siamo ancora vivi, dobbiamo
abbandonare ogni sotterfugio mentale, ovvero tutto ciò che ci impedisce
un'esperienza diretta.. siamo plasmati dal passato, dalle abitudini, dalla
tradizione, dagli schemi di vita; siamo invidia, gioia, angoscia, zelo,
godimento, ognuno di noi è questo, ovvero il processo di continuità.. ..ognuno è
attaccato alle proprie opinioni, al proprio modo di pensare, ed ha paura che
senza i suoi attaccamenti non sarebbe nulla, allora si identifica con la casa,
la famiglia, il lavoro, gli ideali... ma quanti sono quelli capaci di porre fine
a tale attaccamento e realizzare il distacco?

E' necessario comprendere i processi del pensiero poiché la comprensione di ciò
che chiamiamo pensiero è la cessazione del tempo.. il pensiero, tramite un
processo psicologico, crea il tempo, il tempo poi controlla e configura il
nostro pensiero.. ..il senso di continuità è stato edificato dalla mente, quella
mente che guida se stessa per mezzo di precisi schemi e che ha il potere di
creare ogni sorta di illusione, lasciarsi intrappolare da tutto ciò mi sembra
una scelta tanto inutile quanto priva di maturità.. ..non sappiamo neppure cos'è
vivere, come potremo mai sapere cos'è la morte?

Vivere e morire potrebbero essere la stessa cosa, e il fatto che le abbiamo
separate potrebbe essere fonte di grande sofferenza.. abbiamo separato la morte
trattandola come un evento che accadrà alla fine della vita, tuttavia è sempre
presente.. avendo paura di quella cosa che chiamiamo morte l'abbiamo separata
dalla vita relegandole entrambi in compartimenti stagni separati l'uno
dall'altro da spazi immensi.. ..una mente imprigionata in tale processo non
riuscirà mai a comprendere, comprendere è libertà, ma tra noi sono ben pochi
coloro che vogliono essere liberi.. ..lasciamo che l'oceano della vita e della
morte sia così com'è.. ..l'io che ha goduto, sofferto e conosciuto, potrà
continuare?

L'io esiste solo a causa dell'identificazione con la proprietà, con un nome, una
famiglia, con successi e fallimenti, con tutto ciò che siamo stati e vogliamo
essere. Siamo ciò con cui ci siamo identificati: è di questo che siamo fatti, e
senza di questo non siamo. Vogliamo che tale identificazione con gli altri, con
le cosa e le idee non abbia fine, persino dopo la morte; ma si tratta davvero di
qualcosa di vivo? Oppure non è nient'altro che una massa di desideri
contraddittori, di progetti, di successi, di frustrazioni, un groviglio in cui
il dolore supera la gioia?

..Meglio il conosciuto che il non conosciuto vero? Eppure il conosciuto è
talmente piccolo, insignificante, limitante; il conosciuto è dolore, eppure si
desidera che continui.. ..ci affanniamo molto per sapere, quando cessa ogni
tentativo di sapere, c'è ancora qualcosa che la mente non è riuscita ad
afferrare e a far quadrare. Il non conosciuto è infinitamente più grande del
conosciuto: il conosciuto non è che un'imbarcazione in mezzo al mare del non
conosciuto.. ..lasciamo che tutto scorra naturalmente.. ..la verità è assai
strana: più la inseguiamo più ci sfugge. Non possiamo afferrarla in nessun modo,
per efficace e astuto che sia; non possiamo imprigionarla nella rete del nostro
pensiero.

Comprendetelo a fondo e lasciate andare tutto. Nel cammino della vita e della
morte dobbiamo camminare da soli; è un viaggio durante il quale conoscenza,
esperienza e memoria non possono offrire alcun conforto. La mente deve essere
ripulita da tutto ciò che ha afferrato nel suo bisogno di trovare certezze; i
suoi dèi e le sue virtù devono essere restituiti alle società che li hanno
generati. Occorre raggiungere una solitudine completa e incontaminata..."





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