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Inserito il - 11/01/2013 : 10:50:02 La Scienza Sacra di Sri Sri Yukteswarji 5
parte quinta
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"LA SCIENZA SACRA"
(parte quinta) ________________
SUTRA 12 -18
Quindi la schiavitù sparisce.
Le otto schiavitù o insidie sono: l'odio, la vergogna, la paura, il dolore, la critica, i pregiudizi razziali, l'orgoglio della propria discendenza e la presunzione. L'eliminazione di queste otto schiavitù conduce alla grandezza d'animo.
In tal modo si è in grado di praticare Asana, Pranayama e Pratyahara, e di godere la vita del capofamiglia nella quale realizzare tutti i propri desideri e così liberarsene.
Asana significa una posizione del corpo immobile e confortevole.
Pranayama significa il controllo del prana, la forza vitale. Pratyahara significa ritirare i sensi dagli oggetti esterni.
Le otto indegnità del cuore. Quando si consegue una grande forza d'animo è possibile eliminare tutti gli ostacoli dalla via della salvezza.
Questi ostacoli sono di otto tipi: l'odio, la vergogna, la paura, il dolore, la critica, i pregiudizi
razziali, l'orgoglio della propria discendenza, la presunzione e corrispondono alle otto indegnità del cuore umano.
Il risveglio della grandezza d'animo. L'eliminazione di questi otto ostacoli apre la via a Viratvam o Mahattvam (la grandezza d'animo) che rende idoneo l'uomo a mettere in pratica Asana (posizione del corpo immobile e confortevole), Pranayama (controllo del prana, ossia delle forze elettriche dei nervi involontari) e Pratyahara
(rivolgere all'interno le correnti dei nervi volontari). Queste pratiche permettono all'uomo di appagare il cuore godendo degli oggetti dei sensi così come è previsto che accada nella vita familiare (Garhasthyasrama).
Il valore del Pranayama. In qualsiasi momento l'uomo può mettere in azione il sistema nervoso volontario, o farlo riposare se è affaticato.
Quando tutti i nervi volontari hanno bisogno di riposo, l'uomo scivola naturalmente nel sonno durante il quale i nervi stessi si ritemprano e, quindi, possono riprendere a lavorare con nuovo vigore. I nervi involontari, invece, fin dalla nascita dell'uomo e indipendentemente dalla sua volontà sono costantemente in funzione. Non disponendo della capacità di controllarli, l'uomo non può minimamente interferire con la loro attività.
Quando questi nervi sono stanchi, sentono anch'essi la necessità di riposare e quindi si addormentano naturalmente. Il sonno dei nervi involontari e chiamato Mahanidra, il grande sonno o morte. Quando sopravviene la morte, poiché la circolazione, la respirazione e le altre funzioni vitali si interrompono, il corpo fisico comincia naturalmente a decomporsi. Dopo un certo periodo di tempo, al termine del grande sonno (Mahanidra), l'uomo si risveglia con tutti i suoi desideri e rinasce in un nuovo corpo fisico per poterli soddisfare. In tal modo l'essere umano si lega alla catena della vita e della morte e non riesce a conseguire la salvezza finale.
Il controllo sulla morte. Al contrario, se l'uomo riesce a controllare i nervi involontari grazie al Pranayama, può anche interrompere il decadimento naturale del corpo fisico facendo riposare periodicamente i nervi involontari (del cuore, dei polmoni e degli altri organi vitali) così come fa con i nervi volontari durante il sonno. Il riposo ottenuto per mezzo del Pranayama vivifica i nervi involontari che possono riprendere a funzionare con rinnovata vitalità.
L'uomo non ha bisogno di nessun aiuto per svegliarsi spontaneamente dal sonno, durante il quale i nervi volontari si riposano; allo stesso modo, dopo aver goduto di un riposo totale durante la morte, l'essere umano si risveglia naturalmente alla vita terrena in un corpo nuovo. Se l'uomo è capace di 'morire', vale a dire, se riesce a far riposare coscientemente ogni giorno l'intero sistema nervoso volontario e involontario grazie alla pratica del Pranayama, tutto il suo corpo fisico funzionerà con grande vitalità.
La vita e la morte cadono allora sotto il dominio dello yogi che persevera nella pratica del Pranayama. Evitando in tal modo il decadimento prematuro del corpo cui è soggetta la maggior parte degli uomini, lo yogi può rimanere quanto desidera nella sua attuale forma fisica, avendo così il tempo di bruciare il proprio karma in un Solo corpo e di esaudire tutti i desideri del suo cuore e così liberarsene. Finalmente purificato, non è più obbligato a tornare nuovamente sulla terra sotto l'influenza di Maya, le Tenebre, o a subire la 'seconda morte'.
"Io affermo in nome della gioia che abbiamo in Cristo [cioè nella Coscienza Cristica], io muoio ogni giorno". Corinti, I, 15, 31
"Sii fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita... Il vincitore non sarà colpito dalla seconda morte". Apocalisse, 2, 10-11
La necessità del Pratyahara. L'uomo gode di una cosa quando ne ha il desiderio. Tuttavia, se nel momento in cui prova un senso di piacere indirizza i sensi, per mezzo dei quali gode, verso l'oggetto del proprio desiderio, non può mai sentirsi soddisfatto e il desiderio stesso si fa più intenso. Al contrario, se riesce a rivolgere i sensi interiormente verso il proprio Sé, può immediatamente soddisfare il cuore. Per questo, la pratica del Pratyahara ricordata in precedenza, cioè far convergere verso l'interno le correnti dei nervi volontari (che per loro natura si dirigono all'esterno), e un modo meraviglioso per esaudire i propri desideri terreni. Infatti l'uomo deve reincarnarsi innumerevoli volte fino a quando non riesce a esaudirli e a liberarsene completamente.
La necessità dell'Asana. L'uomo non può avere percezioni o tanto meno pensieri giusti se la sua mente non è serena; le diverse parti del corpo umano sono così armoniosamente collegate fra loro che, se anche la più piccola parte prova un sia pur minimo disagio, l'intero organismo ne risente. Quindi per comprendere una cosa, cioè per percepirla chiaramente nel proprio cuore, si deve mettere in pratica Asana, la posizione immobile e confortevole del corpo.
SUTRA 19-22
Smrti, la vera concezione, porta alla conoscenza di tutta la creazione.
Samadhi, la vera concentrazione, consente di abbandonare l'individualità per l'universalità.
Di qui nasce Samyama ('controllo' o superamento del sé egoistico), grazie al quale si può percepire la vibrazione Om che rivela Dio.
Così l'anima (è battezzata) nel Bhukti Yoga (devozione). Questo è lo stato della Divinità.
Smrti, la vera concezione. Quando l'uomo diventa esperto nelle pratiche sopra indicate comincia a concepire o a sentire per mezzo del cuore ogni aspetto della creazione. Questa vera concezione viene detta Smrti.
Samadhi, la vera concentrazione. Quando l'uomo rivolge fermamente tutta la sua attenzione su un oggetto qualsiasi, concepito nel modo di cui si è detto, e si identifica con esso a tal punto da spogliarsi della propria individualità, raggiunge il Samadhi, la vera concentrazione.
Pranava Sabda, il Verbo di Dio. Quando l'uomo dirige tutti i sensi verso il loro centro comune - il sensorio o Susumnadvara, la porta del mondo interiore - percepisce il proprio corpo divino rifulgente di luce, Radha o Giovanni il Battista, e ode il particolare suono 'che bussa' Pranava Sabda, il Verbo di Dio.
"Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla Luce, perché tutti credessero per mezzo di lui". Giovanni, 1, 6-7
"Io sono la voce di uno che grida nel deserto". Giovanni, 1, 23
Samyama, la concentrazione del sé. Quando l'uomo ha questa percezione crede spontaneamente nell'esistenza della vera Luce Spirituale e ritraendo il proprio sé dal mondo esterno, si concentra sul sensorio. Questa concentrazione del sé è chiamata Samyama.
Bhakti Yoga o battesimo, la seconda nascita dell'uomo. Grazie al Saynyama o concentrazione del sé sul sensorio, l'uomo viene battezzato, o assorbito nella sacra corrente del Suono Divino.
Questo battesimo è chiamato Bhakti Yoga. In tale stato l'uomo si pente, volge cioè le spalle alla creazione fisica delle Tenebre, Maya, e ascende alla sua Divinità, il Padre Eterno, dal cui seno era caduto; passando attraverso la porta del sensorio, entra in una sfera interiore, Bhuvarloka.
Entrare nel mondo interiore costituisce la seconda nascita dell'uomo che diventa allora un essere divino, o Devata.
SUTRA 23
La traduzione di questo Sutra coincide col commento che segue.
I cinque stati del cuore umano. Cinque sono gli stati del cuore umano: oscuro, ispirato, costante, consacrato e puro. Questi cinque diversi stati del cuore permettono di classificare gli uomini e determinarne il livello evolutivo.
SUTRA 24
Quando il cuore si trova nello stato oscuro, l'uomo nutre concezioni sbagliate (su tutte le cose). Questo stato è il risultato di Avidya, l'Ignoranza, e dà origine ai Sudra (uomini che appartengono alla casta più bassa). Essi possono afferrare soltanto le idee riguardanti il mondo fisico. Questo è lo stato mentale prevalente nel Kali Yuga, l'Età Oscura di un ciclo.
Il cuore oscuro. Nello stato oscuro del cuore l'uomo si forma concezioni sbagliate; egli pensa che la creazione fisica sia l'unica e vera sostanza esistente e che non vi sia niente altro al di fuori di essa. Questo però e contrario alla verità, come è stato spiegato in precedenza, ed è soltanto l'effetto dell'Ignoranza, Avidya .
Sudra, la casta dei servitori. In questo stato l'uomo è chiamato Sudra, o colui che fa parte della casta dei servitori, perché il suo dovere naturale è servire chi appartiene alle caste più alte per assicurarsene la compagnia e preparare così il suo cuore a raggiungere uno stadio superiore.
Kali Yuga, il ciclo oscuro. Questo stato dell'uomo è chiamato Kali. Ogni qual volta, in qualsiasi sistema solare, l'uomo permane in questo stato ed è in linea di massima privo del potere di superarlo, si dice che l'intero sistema si trova nel Kali Yuga, il ciclo oscuro.
SUTRA 25-26
Superato il primo stadio del piano di Brahma l'uomo fa ogni sforzo per raggiungere l'illuminazione ed entra nella casta dei guerrieri, Ksatriya.
Egli è spinto (dalle forze evolutive) a combattere (per la verità). Cerca un guru e comprende il valore dei suoi divini consigli. In tal modo uno Ksatriya diventa idoneo ad abitare i mondi della comprensione superiore.
Il cuore ispirato. Quando l'uomo percepisce i primi segni dell'illuminazione, comincia a paragonare le esperienze della creazione fisica che si forma durante lo stato di veglia, a quelle del sogno; rendendosi conto che queste ultime sono soltanto idee, dubita dell'esistenza sostanziale delle prime. Il suo cuore allora si sente ispirato a penetrare la vera natura dell'universo e, facendo ogni sforzo per chiarire i propri dubbi, cerca delle prove per stabilire che cosa sia la verità.
Ksatriya, la casta dei guerrieri. In questo stato l'uomo è chiamato Ksatriya, o colui che appartiene alla casta dei guerrieri; combattere nella maniera illustrata in precedenza diventa il suo compito naturale, adempiendo il quale può riuscire a comprendere la natura della creazione e ottenerne la reale conoscenza.
Sandhisthala. Lo stato intermedio fra il piano inferiore e quello superiore. Lo stato Ksatriya dell'uomo è chiamato Sandhisthala, o stato intermedio, in cui gli uomini sono ansiosi di raggiungere la vera conoscenza e sentono la necessità di aiutarsi l'un l'altro. Quindi nel loro cuore si manifesta l'amore reciproco che è la condizione primaria della salvezza.
Ispirato dalla tendenza dinamica di questo amore, l'uomo ama stare in compagnia di coloro che dissolvono le sue angosce, chiariscono i suoi dubbi e gli concedono la pace. Evita, pertanto, qualsiasi cosa produca gli effetti opposti; inoltre, studia scientificamente gli scritti degli esseri illuminati.
Quando l'uomo trova il Sat Guru, il Salvatore. In questo modo l'uomo riesce a comprendere il valore della vera fede, e a capire l'autentico ruolo degli esseri divini nel momento in cui ha la fortuna di assicurarsi la divina compagnia di uno di essi, che amorevolmente accetterà di essere il suo Maestro Spirituale, Sat-Guru, o Salvatore.
L'uomo, seguendo devotamente i suoi sacri precetti, impara a concentrare la mente, dirigendo i sensi verso il loro centro comune o sensorio, Susumnadvara, la porta della sfera interiore. E là percepisce il corpo luminoso di Giovanni il Battista, o Radha, e ode il Suono sacro (Amen, Om) simile a quello di una corrente o di un fiume; ed essendo assorbito e battezzato in esso, l'uomo intraprende il viaggio di ritorno che conduce alla sua Divinità, il Padre Eterno, attraversando le diverse sfere della creazione o Loka.
SUTRA 27
I mondi o Loka della creazione sono sette: Bhu, Bhuvar, Svar, Mahar, Jana, Tapo e Satya. (Questa terra e lo stadio terreno' della coscienza umana, sono chiamate Bhuloka).
I Sette Loka. Lungo il cammino che conduce alla Divinità si attraversano sette sfere o stadi della creazione, che i saggi dell'Oriente chiamano Svarga o Loka, come già illustrato nel primo capitolo, Sutra 13. Essi sono Bhuloka, la sfera della materia fisica; Bhuvarloka, la sfera degli elementi sottili o attributi elettrici; Svarloka, la sfera dei poli magnetici e delle auree o forze elettriche; Maharloka, la sfera dei magneti, gli atomi; Janaloka, la sfera dei Riflessi Spirituali, i Figli di Dio; Tapoloka, la sfera dello Spirito Santo, lo Spirito universale; Satyaloka, la sfera di Dio, la Sostanza Eterna, Sat. Di questi sette piani, i primi tre (Bhuloka, Bhuvarloka, e Svarloka) comprendono la creazione materiale, il regno delle Tenebre, Maya; e gli ultimi tre (Janaloka, Tapoloka e Satyaloka) comprendono la creazione spirituale, il regno della Luce; Maharloka, ossia la sfera dell'Atomo, trovandosi nel mezzo, viene indicata come la 'porta' di comunicazione tra i due mondi - la creazione materiale e quella spirituale - ed è chiamata Dasamadvara, la decima porta; oppure Brahmarandhra, la strada che conduce alla Divinità.
SUTRA 28
Entrando nel Bhuvarloka ('aria' o 'il mondo del divenire') l'uomo diventa un Dvija o nato due volte'. Egli è in grado di comprendere la seconda parte della creazione materiale, quella delle forze sottili. Questo è lo stato mentale prevalente nel Dvapara Yuga.
Dvija o nato due volte. L'uomo, essendo stato così battezzato, comincia a ravvedersi e a intraprendere il cammino di ritorno verso il Padre Eterno; ritraendo il suo sé dal mondo della densa materia fisica, Bhuloka, entra in quello della materia sottile Bhuvarloka, e diventa così Dvija o nato due volte. In questo stato l'essere umano comprende le sue forze elettriche interiori, la seconda parte della creazione formata dalla materia sottile. Si rende conto allora che l'esistenza del mondo esterno e soltanto una mera combinazione o unione - determinata dall'azione della mente e della coscienza (consapevolezza) - dei suoi oggetti interiori o sottili dei sensi (gli attributi negativi delle forze elettriche) con i suoi cinque organi dei sensi (gli attributi positivi), tramite i suoi cinque organi dell'azione (i relativi attributi neutralizzanti).
Il cuore costante. Questo stato dell'uomo si chiama Dvapara, e quando, in un qualsiasi sistema solare diviene lo stato naturale di tutto il genere umano, si dice che l'intero sistema si trova nel Dvapara Yuga. Nello stato Dvapara il cuore consegue la fermezza.
Se l'uomo continua a rimanere immerso nella corrente sacra, a esserne battezzato, perviene gradualmente a un piacevole stato in cui il suo cuore abbandona del tutto le idee del mondo esteriore e si dedica interamente a quello interiore.
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